La stagione della scimmia

Siamo ufficialmente entrati nella stagione della scimmia. Niente a che vedere con lo zodiaco cinese: la scimmia è quella che si impossessa di noi ciclisti e ci porta a progettare nuove bici, acquisti, modifiche.

Io non so perché l’esplosione avviene in autunno. Forse i saloni settembrini, le novità presentate, i modelli nuovi in arrivo. Però non credo, di solito più che una bici nuova bella e pronta, quando cadono le foglie sale la voglia di una bici particolare, unica, personale. Una bici da pensare con la propria testa e costruire con le proprie mani; o una vecchia signora da riportare a nuovo; o qualche strano esperimento ma sempre, ogni scelta, legata dal filo comune di far da sé, dalla voglia di impugnare gli attrezzi e sporcarsi le mani di grasso.

Effettivamente dal punto di visto economico è un buon momento. Sia sul nuovo che sull’usato è tra ottobre e novembre che si fanno gli affari migliori, per chi compra. C’è parecchia offerta, tanti ciclisti finita la bella stagione mettono in vendita e pochi sono invogliati all’acquisto con l’inverno alle porte. Molta offerta e poca domanda si traducono, di solito, in un abbassamento generale dei prezzi.

Lo stesso in negozio, a settembre già sono stati stretti gli accordi o addirittura partiti gli ordini per la gamma dell’anno venturo e serve realizzare quello che è rimasto a magazzino, per non trovarsi poi la concorrenza diretta del nuovo modello.

Però ho imparato che se c’è una cosa di cui il ciclista tiene poco o nulla conto è il fattore economico. Quando prende la scimmia c’è poco da fare, si rinuncia a tutto ma non a quel telaio o componente. Solo sulla carta.

Perché poi dopo nottate spese davanti a un monitor a studiare compatibilità e cercare offerte si tira una linea e ci si rende conto che o si guadagna quanto un calciatore oppure la scimmia se ne può tornare sulla sua palma. Ma non ci fermiamo.

Noi siamo lì, attrezzi pronti e già pregustiamo le serate invernali passate a montare e smontare e a veder crescere piano piano il nostro progetto, la nostra bici perfetta, i soldi li troveremo. Forse.

Nove volte su dieci il tutto si conclude con un nulla di fatto, passano le settimane, le giornate si accorciano, arrivano le piogge, si esce meno e quella bici che ci ha fatto compagnia per mesi o anni non ci appare più l’orribile cancello che credevamo a settembre.

Abbiamo anche provato a venderla, intera o smontata, ma nessuno ci ha offerto la cifra che chiedevamo; e capiamo che la stavamo sparando grossa perché il prezzo lo stabilivamo sulle nostre necessità per appagare la scimmia, non sul reale valore della bici. E poi, appunto, in autunno l’offerta è alta, c’è concorrenza e giustamente nessun ciclista compra a più quando può spendere meno e soprattutto il giusto.

Ci prende allora una altra frenesia, perché gli attrezzi sono come il tomahawk per i nativi americani: una volta dissotterrati non possono tornare a riposo intonsi. Riprendiamo in mano la bici che nessuno ha voluto comprare e la smontiamo fino alla più minuscola vite per una revisione completa, perché “cavolo, ora questi mozzi li farò girare con un soffio!”.

E smontando e revisionando torna la scimmia a farci compagnia, e noi di nuovo lì davanti a un monitor a cercare qualche offerta su quel tale mozzo perché, per quanto lo abbiamo revisionato, lucidato, ingrassato e regolato, col soffio non lo muoviamo e quindi lo vogliamo nuovo. Bello, coi cuscinetti che girano da soli e al costo di una serata in pizzeria.

Ovviamente troveremo nulla che abbia tutti e tre i requisiti insieme, di solito a mancare è sempre il terzo, e rimonteremo quello che abbiamo. Contenti ma non felici. Vero, abbiamo fatto un buon lavoro però resta una insoddisfazione di fondo perché “accipinchia, avessi potuto prendere quei mozzi XY coi cuscinetti ceramici sai ora che freccia ‘stà bici…”. Solo dopo qualche settimana, quando avremo realizzato che da soli e con le nostre mani abbiamo fatto un buon lavoro e forse è addirittura la prima volta che ci siamo decisi ad affrontarlo e si, siamo stati bravi, tornerà il sorriso.

L’autunno volge al termine, arriva il Natale e, soprattutto, il dopo Natale: il periodo più pericoloso dell’anno perché partono i saldi. La scimmia scende giù dalla sua palma per posarsi nuovamente sulla nostra spalla e tutti e due ci piazziamo una altra volta davanti a un pc a spulciare le offerte.

E ci accorgiamo di due cose: quello che avremmo voluto acquistare mesi prima non è andato in saldi e se ci è andato è stato un solo pezzo ma un altro ciclista è stato più lesto. Quello che c’è in saldi costa più o meno uguale a prima, perché i prezzi li abbiamo imparati a memoria e notiamo che quello sconto favoloso del 50% è applicato su un importo doppio e alla fine pagheremo lo stesso. Che è sempre più di quanto il nostro conto corrente ci permette.

Per fortuna nel frattempo i nostri attrezzi/tomahawk non sono stati riposti e sfoghiamo la frustrazione smontando e revisionando quello che settimane prima avevamo tralasciato. Così altre serate invernali trascorrono in compagnia della nostra bici, che ormai stiamo curando come non abbiamo mai fatto; e seppure fatichiamo ad ammetterlo, un poco ci sentiamo carogne ricordando quando abbiamo impietosamente pubblicato annunci ovunque e abbiamo passato giorni nella febbrile attesa qualcuno venisse a portarsela via in cambio di qualche banconota.

Iniziamo a guardarla con occhi nuovi che nuovi non sono: è solo tornato lo stesso sguardo di quando è arrivata la prima volta in casa e ci sembrava la bici più bella mai creata.

La scimmia, delusa dal nostro sentimentalismo, torna per l’ennesima volta a rifugiarsi tra le sue palme e noi guardiamo alle giornate che si allungano assaporando le temperature via via più miti, pronti a saltare in sella a questa povera bici che abbiamo pensato di vendere intera oppure, orrore, smembrata, priva della sua armonia che ci aveva fatto innamorare.

Usciamo insieme, percorriamo le nostre strade e lei è felice perché era stanca di stare su un cavalletto. Voleva tornare a vedere il cielo, ad accompagnarci nei nostri giri, a dare tutta se stessa per farci tornare a casa col sorriso.

E ci è riuscita, è felice lei, siamo felici noi: tutti e due pronti a goderci il vento sulla faccia. E così sarà per tutta la bella stagione. Poi arriverà un nuovo autunno e si sa…

Buone pedalate.

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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