La (nuova) microfficina

Ripropongo questo articolo, perché nei dieci mesi dalla sua prima pubblicazione sono cambiate molte cose, visibili e no.

Quella visibile è la completa ristrutturazione della microfficina, quella invisibile è che, mio malgrado, ho dovuto fortemente ridurre l’impegno. Per molti motivi, dal poco tempo a disposizione al notevole onere economico che mantenere una struttura così comporta. Perché il materiale si consuma, gli attrezzi necessitano di essere sostituiti e così via. Ostacoli non insormontabili, ma a frenarmi sono state alcune spiacevoli esperienze con frequentatori occasionali (e mai più ammessi) che hanno profittato e basta, pensandosi furbi ad aver trovato il meccanico e i ricambi gratis. Perché la microfficina lavora senza compenso economico, è vero; ma a chi ne usufruisce, risparmiando spesso qualche centinaio di euro tra ricambi e manodopera, ovviamente è richiesto di contribuire con materiale, ricambi o attrezzi, in una catena di solidarietà ciclistica che non dovrebbe fermarsi.

Ovvio che non è il caso per ogni volta che si viene di presentarsi con un dono. Ma altrettanto ovvio che non bisogna nemmeno presentarsi con quell’aria di sufficienza e la misera ipocrisia di chi si ritiene “uno buono”, come diciamo da queste parti, perché approfitta degli altri. Di me, di chi collabora con la microfficina, di quei negozianti che mi praticano forti sconti per aiutarmi in questa attività.

C’è anche una altra ragione, più piacevole, per cui era necessario creare un ambiente più consono, ed è un progetto a cui stiamo lavorando da alcuni mesi, io e un paio di amici.

Ci stiamo purtroppo scontrando con molte difficoltà, di ogni genere, e dobbiamo muoverci con cautela. Per adesso preferisco non parlarne ancora. 

 

 

La microffina è il mio (piccolo) rifugio.

Purtroppo non ho un box o un garage da poter usare, quindi ho recuperato un piccolo vano a casa mia, trasformandolo nella mia stanzetta dei giochi.

C’è chi la sera preferisce passarla davanti la televisione o il pc, io invece mi rilasso con i miei attrezzi e le bici, mie e dei tanti amici che me le portano per una revisione, qualche modifica, una trasformazione o l’installazione di componenti vari.

Iniziamo dall’illuminazione: come si vede, ho una  passione per la piega da corsa…

0293 Microfficina nuova 630294 Microfficina nuova 640295 Microfficina nuova 650296 Microfficina nuova 66

A volte qualcuno che mi conosce poco, il classico amico dell’amico dell’amico, mi ha chiesto dopo una riparazione o manutenzione: ”Quanto ti devo?”.

Nulla, l’officina è gratuita, e se mi ritrovo fra i miei scatoli qualche ricambio inutilizzato che può servire a quella bici, è in regalo.

In cambio ho solo sempre chiesto di non buttare vecchie bici e ricambi, ma di darli a me, in modo che io possa sempre avere una buona scorta di pezzi se qualcuno ne ha bisogno. Oppure contribuire alle spese vive, non in denaro ma portando, chessò, una lattina di petrolio, un flacone di olio per catena, del grasso per i cuscinetti, un attrezzo; insomma, qualunque cosa possa aiutare a far vivere l’officina e renderla sempre disponibile a tutti.

Ma non è mai successo che chi si è presentato a mani vuote fosse rimandato indietro.

Gli attrezzi non sono tantissimi, ma sufficienti a coprire quasi ogni esigenza e la maggior parte degli standard.

Anche qualcosina di sfizioso, come il kit per filettare che comprende tutti i passi che ci sono di solito su una bici e i maschi per i pedali, davvero utili per recuperare qualche vecchia guarnitura.

D’accordo, il centraruote Minoura non sarà quello professionale, ma è sufficiente per centrare una ruota e con un poco di pazienza va bene anche per assemblare una ruota da zero. Utilissimo il righello Park tool per i raggi, che comprende anche i fori per misurare il diametro dei cuscinetti. Irrinunciabili le “forchette” per tenere ferma la forcella quando la bici è sul cavalletto di lavoro.

Li ho compattati e divisi su pannelli diversi in base all’utilizzo, anche per guadagnare spazio per futuri acquisti.

Ci sono attrezzi che non ho mai acquistato e che non credo acquisterò, come per esempio la pressa per la serie sterzo o la (costosissima) fresa per la scatola movimento.

Sono operazioni che eseguo assai di rado, e per quelle poche volte che ne ho necessità posso contare sulla generosità di un negoziante di bici che me li presta, ben sapendo che lo faccio per passione e non per lucro. E di tanto lo ringrazio.

Alla fine è un luogo di svago, con poche regole. Oltre a quella facoltativa di donare qualcosa che possa essere utile, si chiede ma non si pretende e non si deve avere fretta.

 

 

 

 

 

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

Commenta anche tu!