La grande fuga

Onore a Guillaume van Keirsbulck. E chi è? E’ il ciclista che alla tappa di ieri, 4 luglio, del Tour de France 2017 ha pedalato a 40 di media per quasi 195km di fuga solitaria.

Un primo tentativo al chilometro zero e nessuno è uscito con lui dal gruppo; un secondo tentativo e ancora niente; al terzo è andato via solo lui: chi ama mi segua. Non è stato seguito, non credo perché questo corazziere figlio d’arte sia poco amato. Era una tappa già scritta, anche se nel ciclismo non bisogna mai dire mai e infatti si è visto quello che è successo nel finale.

Ma nessuno se l’è sentita di mettersi in fuga per oltre 200 km in un tappa di pianura con un arrivo perfetto per i velocisti. Pure li comprendo questi ragazzi; star lì a massacrarsi per ore e poi essere ripresi dal gruppo a meno dieci dall’arrivo, con tutti i plotoni al servizio dei velocisti diligentemente schierati a tirare la volata ai capitani, è deprimente. Hai l’onore e la visibilità delle riprese televisive e questo fa bene a sponsor e carriera. E finisce lì.

E’ il ciclismo moderno baby: la fuga solitaria, la vittoria per distacco non esistono più. Novantacinque volte su cento una fuga di cinque o sei corridori viene ripresa. Sono decenni che una fuga solitaria non arriva al traguardo. E’ un copione già scritto, non ci sono speranze a meno che il gruppo non si suicida.

Sembra il gatto col gioca col topo, il gruppo che controlla a distanza ma sai che non ti lascerà andare. Chi te lo fa fare di faticare così?

L’azione di Guillaume van Keirsbulck non aveva alcuna possibilità di successo. Nessuno a cui chiedere un cambio, mai un attimo di tregua, il tempo di fermarsi anche solo per i propri bisogni, qualcuno con cui scambiare una chiacchiera, allentare la tensione. Solo pedalare forte e tutto il vento in faccia. Impossibile arrivare primo al traguardo.

Guillaume van Keirsbulck sei stato un grande!!!!!!!!!!!!! Riuscite a immaginare cosa significa pedalare a quella velocità per tanti chilometri in perfetta solitudine; con la consapevolezza che a meno che non si apriva una voragine dietro di lui capace di inghiottire il gruppo non aveva alcuna possibilità di successo? Ore e ore a prendere vento e faticare come un dannato sapendo che alla fine i baci delle miss li avrebbe goduti un altro? Chilometri su chilometri che scorrono infiniti nella monotonia della campagna francese con la certezza che il nome sull’albo d’oro non sarebbe stato il suo?

Solo chi pedala per davvero, chi non molla mai, chi sa cosa significa la fatica ha potuto immaginare lo sforzo compiuto dal solitario corridore belga. Comprenderlo no, nessuno di noi reggerebbe un ritmo simile per tante ore.

Cosa lo ha spinto a provarci è facile intuirlo; cosa lo abbia indotto a non mollare no, proprio non ci arrivo. Le riprese televisive? Mettersi in mostra? Un faraonico premio promesso all’arrivo se vittorioso? No, tutto inverosimile.

Testa bassa a pedalare: se qualcuno è con me bene, ma io non mollo. Succeda quel che deve succedere io ci provo fino in fondo. Ecco, questo è un ciclista. Nella vita e sui pedali. Questo ha pensato Guillaume van Keirsbulck.

Che sul podio è salito lo stesso ma per ricevere il numero rosso, simbolo del corridore più combattivo di giornata. In una tappa che sarà ricordata per la vittoria di un francese e la squalifica di un ragazzo con cui sono stati troppo spesso indulgenti perché, diciamolo, porta molti denari in cassa per tutti. Peter Sagan è un atleta eccezionale, ne nasce uno ogni 30 anni così. Ha vinto una volata in leggera salita dopo aver perso un pedale: mostruoso. Ma questo non basta a giustificare i suoi comportamenti all’avvicinarsi del traguardo. Non è la prima volta e sarebbe stato assai più saggio metterlo in riga prima. Adesso il Tour perde due protagonisti: due campioni del mondo e uno dei due per colpe non sue.

Per stampa, forum e tutto il popolo dei pedalatori solo con le parole quella del 4 luglio è stata la tappa del pro o contro Sagan.

Per me quella del 4 luglio è stata la tappa di un ragazzo che ci ha creduto, ci ha sperato, ci ha provato: uno che non ha mai mollato. Bravo van Keirsbulck!

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • gfdsaorg

    “Yeah, the first moment I thought ‘s***, I’ll go back’, but it looks stupid to come back. My directeur [Hilaire Van der Schueren] said some riders might join me, within five kilometres he said, but I saw nobody…. It was a long day.”

    “It was a hard day. It was a whole day of headwind and sidewind,” continued the 26-year-old Belgian. “It’s never easy because you can’t ride on a wheel or sit behind a motorbike (laughs).”

    He insisted however, that one thing it wasn’t was boring: “I’m enjoying it, it’s really nice to see all the people around the roads, it’s crazy from the start to the finish — one line of people. It was not a boring day.”

    E’ un grande

  • Giovanni

    Causa lavoro non posso godermi le tappe come vorrei però le registro e le rivedo la sera in tutta calma. Quella fuga è stata veramente un grande gesto di eroico ciclismo. Quanto avrei voluto spingerlo quando a poche decine di chilometri dall’arrivo aveva fatto il gesto alla telecamera di non farcela più. Mi sarebbe anche piaciuto come messo in rilievo da Magrini nel commento che una pacca o un sorriso in più per Guillaume ci fosse, magari nel mezzo del gruppo c’è stato, ma quelli davanti lo hanno pressocchè ignorato. Il gesto di Sagan alla fine poco ha a che fare con la gara ma sopratutto col ciclismo, magari nelle fila degli All Blacks in una finale avrebbe avuto un senso ma li no.
    Vero è anche che sono passati i tempi in cui, come in quel lontano 1940, Bartali tornava indietro ed “incitava” Coppi a non mollare a non fare “l’acquagliolo” anche perchè la “maglia rosa non mette mai i piedi a terra”, ma erano altri tempi ed altre educazioni.

  • obysamkenoby

    È stato un grande, la cosa più triste è stata la mancanza di un gesto di riconoscimento da parte degli inseguitori.
    Su Sagan (sull’episodio) la penso diversamente, ma ci sta.

  • Ivano

    È stato un grande, una fuga impressionante,ho goduto come non mai per la sua impresa solo contro tutti, col vento in faccia pazzesco. Ecco, questo è un grande campione un grande uomo anche se magari non vince le tappe o i grandi giri. Bravo Guillaume,bravo,bravo,bravo.

  • Giovanni

    Bello lo scambio finale chiarificatore fra Sagan e Cavendish…questa si che è una bella pagina di ciclismo.

  • Elessarbicycle

    Scusate la mia assenza di questi giorni, ma era saltata l’antenna per io collegamento internet e dove sono adesso il massimo che ho una tacca in Edge; impossibile aprire il blog.

    Non sono d’accordo sul fatto che è mancato un qualche gesto da parte del gruppo; forse c’è stato, magari tra chi era più dietro e noi non l’abbiamo visto. Ma se anche non ci fosse stato non lo vedo un problema.
    Perché il maggior riconoscimento il gruppo glielo ha fatto consentendogli questa giornata di gloria. Se solo avessero voluto già a meno 90km dall’arrivo avrebbero potuto annullare la fuga in un momento. Lo sapevano loro e lo sapeva van Keirsbulck.
    Avergli lasciato le attenzioni di pubblico e televisione per tanto tempo è stato il gesto più bello che i “colleghi” potessero fargli.

    Sulla questione Sagan c’è più di quel che sappiamo, altrimenti non ci sarebbe stato prima il declassamento e solo dopo la squalifica.

    Fabio

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