La ciclabile (sempre) negata

La ciclabile del titolo è quella della mia città, Napoli, definita dal sindaco a suo tempo come “la più lunga d’Europa”.
Sorvolo su questo, troppo facile lo sberleffo.

Sicuramente può fregiarsi del titolo di pista ciclabile più negata d’Europa, perché sulle sue striminzite corsie quasi ogni giorno stazionano mezzi di servizio e stand vari. Oppure, come stamattina, si transenna il tutto e arrivederci ai ciclisti.
Vero che di fatto non è ciclabile (mai omologata, la magistratura indaga…) ma solo un invito a usarla per andare in bici; vero che la usano tutti, pedoni, podisti, famigliole, semplici perdigiorno, senza rispettare alcuna regola; vero che la città oramai vive nello status di perenne festa di paese (per nascondere tra festoni e palloncini lo sfacelo a cui è stata condannata dal disinteresse dell’amministrazione), con le sue poche bellezze rimaste integre ormai irrimediabilmente compromesse da questa ansia festaiola; vero che lo sfruttamento a fini commerciali degli spazi comuni è prassi consolidata di questa amministrazione comunale; vero che dietro a lustrini e pailettes di tutte queste manifestazioni regna il degrado, con cumuli di immondizia mai raccolti, la Villa Comunale distrutta, la bellissima Cassa Armonica smantellata parzialmente per far posto (all’epoca) a quella buffonata delle barchette a Mergellina; vero che all’esterno è veicolata l’immagine di una città in fermento, peccato è un falso; vero che la macchina propagandistica è di notevoli capacità, tanto che ci sono ancora alcuni napoletani che ci credono; vero che (purtroppo) in consiglio comunale siedono diversi miei amici che ci sono cascati e adesso non sanno che pesci prendere; vero che la ciclabile è stato solo uno spot, come tutto ciò che si è (non) fatto finora; vero tutto questo, domando, a voi non fa un poco schifo vedere queste immagini?
A me si, ma la vergogna non è sentimento di moda oramai e qui, ad amministrare questa città, non è rimasto nessuno che sappia cos’è.

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A riprova della pericolosità, proprio mentre ero costretto a immettermi in bici nell’imbuto dell’unica strada percorribile, vista la militarizzazione non solo della ciclabile ma anche della rimanente sede stradale, un ciclista davanti a me è stato travolto da una auto. Molte botte, per fortuna si andava piano, bici rimessa a posto per strada visto che avevo qualche attrezzo con me dato che ero uscito a testare una bici che avevo sistemato, ciclista infuriato non con l’automobilista ma con chi costringe noi ciclisti a percorrere strade così pericolose perché i “nostri” percorsi sono sempre venduti al miglior offerente.
Come scrissi in altro articolo, questa non è una città per bici.

COMMENTS

  • Mal comune non è mezzo gaudio, ma posso dirti che il problema è comune in tutta Italia.
    Noi a Roma da anni abbiamo piste ciclabili non rispettate ed ora talmente degradate che stanno diventando inservibili. Eppure nessuno se ne preoccupa, nemmeno i ciclisti che dovrebbero usarle. Io fino a poche settimane fa tenevo un blog dedicato proprio alle piste ciclabili della mia città, poi mi sono arreso e l’ho chiuso, pur lasciando memoria storica.
    Bisogna lottare per i proprio diritti se non lo fai tu che usi la bici chi lo farà per te, quelli che non la usano ed anzi ti considerano uno squilibrato ?
    Se interessa questo era il blog: http://ciclabiliaroma.blogspot.com

    • Ciao Marco, interessante il tuo blog.
      Pensa che quando vengo a Roma mi guardo le vostre ciclabili e le invidio: questo la dice lunga su come stiamo malmessi…
      Però, almeno, a voi il sindaco non ve le spaccia come “Le più lunghe d’Europa” oppure come “Un progetto rivoluzionario”.
      Alcune ciclabili romane me le sono fatte, più che le sole ciclabili ho fatto i percorsi “turistici”, godendomi le vie consiliari e tante zone di Roma che ignoravo e che mi hanno riservato continue belle sorprese a ogni giro di pedale.
      Quella che forse sarebbe bellissima è quella del Tevere. Non so è sempre stata così o sono capitato in un momento sbagliato, ma ogni cinque minuti c’era una interruzione, era rotta e ingombra di rifiuti.
      Ho bucato tre volte e rinunciato a proseguire, credo fossi in zona Ponte Milvio, preferendo cercare altre camere di scorta che le avevo finite.
      Comunque hai ragione, bisogna lottare per i propri diritti: solo che qui se critichi la ciclabile sei considerato un folle inquinatore retrogado amico dei camorristi.
      Bellissimo, accusano me di voler girare in auto, ché la quando la prendo dal garage il tizio che ci lavora mi chiede i documenti perché mi vede una volta l’anno…

      Riprendi il blog, non mollare

      Fabio

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