La bici nel santuario dell’auto

Non sono uno di quelli che attribuisce alle auto tutte le colpe del mondo; non sogno nemmeno un mondo senza auto come invece sbandiera qualche fondamentalista. Anzi, non sono proprio un fondamentalista su nulla: ho studiato abbastanza storia per accorgermi che i guai peggiori li hanno provocati quelli pieni di certezze e dogmi.

Però un mondo popolato da persone più attente a preservare questa palluccia piazzata nell’universo lo vorrei eccome.

Una tutela che passa per ciò che potrebbero e dovrebbero fare i governi di tutte le nazioni e ciò che possiamo e dobbiamo fare noi ogni giorno.

Si blatera tanto in questi giorni di “tassa sulla spesa” perché ci viene chiesto di tirar fuori uno o due centesimi per dei sacchetti biodegradabili. Date una occhiata alla marea di plastica che soffoca i nostri mari e poi ne riparliamo. Fosse per me reintrodurrei per tutto il vuoto a rendere per il vetro, come si faceva quando ero bambino; e eliminerei le buste della spesa: che ci costa portarci un sacchetto da casa? Io la spesa la faccio con lo zaino e le borse shopper riutilizzabili (e mi sono pure inventato un sistema artigianale per attaccarle al portapacchi della bici, prima o poi lo mostrerò, appena lo rendo esteticamente gradevole) e non mi costa chissà che fatica portarmi il necessario da casa.

Non mi sembra di fare qualcosa di eccezionale, anzi: mi sembra di fare una cosa assolutamente normale.

Però sono anche convinto che alcuni comportamenti abbiano una forte valenza simbolica, al di là della loro semplice applicazione pratica. Quando quasi vent’anni fa traslocai dove vivo adesso, le prime volte che il vicinato mi vedeva inforcare una bici per uscire ad allenarmi o tornare con una bici carica delle borse della spesa era tutto un affacciarsi alle finestre per commentare questo bislacco giovanotto (beh, vent’anni fa lo ero…) che se si fosse presentato con una astronave avrebbe generato meno clamore.

Col tempo si sono abituati; col tempo hanno iniziato a fermarmi per informarsi; col tempo sono comparse altre bici. Adesso ne vedo passare tante sotto le mie finestre e nessuno più si stupisce. Mi resta la fama conquistata sul campo diciamo così e se a volte qualche corriere non sa esattamente a quale civico consegnare, basta chiedere e si sentirà rispondere “Roba di biciclette? E’ dell’avvocato, il palazzo ad angolo”.

Non è certamente merito mio se in questa strana città la gente abbia iniziato a pedalare; merito mio è aver reso familiare una bici in una strada dove non se ne vedevano da decenni. Un gesto anche simbolico.

Per questo ho accolto con estremo piacere la notizia che il Michigan, lo Stato cioè patria dell’industria automobilistica a stelle e strisce, ha deciso di dotarsi di una legislazione tra le più favorevoli degli USA per i ciclisti.

Arriva tardi rispetto ad altri Stati; in una Nazione bella e controversa, in un momento in cui la sua attuale amministrazione diserta, respinge, annulla accordi e provvedimenti a tutela dell’ambiente. Una Nazione strana, dove in alcuni Stati a 16 anni puoi possedere una arma ma devi averne 21 per comprarti una birra. Una Nazione che ha scoperto tardi una sua anima ecologista e dove avere una automobile che bevesse più di una spugna era assolutamente normale, anche perché la benzina costava poco.

Arriva tardi ma ci arriva bene; perché al di là dei provvedimenti, per esempio la distanza minima che un automobilista deve rispettare quando affianca e supera un ciclista che è già legge in oltre la metà degli Stati americani, la sua valenza simbolica è talmente forte che sono certo finirà a fare da traino per tutti gli altri.

Nella culla dell’auto si legifera a favore della bicicletta: dirompente.

Se, come sembra, verrà mantenuta la promessa di promulgare la “legge più favorevole ai ciclisti di tutta la Nazione” come ha riferito uno dei Senatori dello Stato, sono abbastanza certo di un suo effetto a catena anche su altri Stati Nord Americani.

E siccome abbiamo l’abitudine di importare parecchio da oltre Atlantico, e in mezzo a volte anche cose buone, chissà che qualcosa non arrivi anche da noi. Qualche buona idea che potrebbe trovare posto nella capuzzella del politico di turno?

Ho accolto con felicità la legge quadro sulla mobilità ciclistica approvata dal nostro Parlamento poco prima del suo scioglimento; e anche qui vale il discorso che più che il singolo provvedimento conta la valenza simbolica. Pure averla approvata prima del tutti a casa ad affilare le armi per la prossima campagna elettorale ha mostrato quanto l’argomento ormai faccia parte del sentire comune.

Io non sono un ciclista urbano nel senso comune del termine; io pedalo, che poi utilizzo la bici anche per spostarmi è un effetto collaterale. Però la uso, ogni giorno. In una città che è poco amica con i ciclisti, come denunciai anni fa e come, per fortuna direi, iniziano a capire anche le tante associazioni che all’epoca invece magnificavano la finta ciclabile. Che nel tratto più utile è stata pure chiusa.

Un singolo gesto di un singolo individuo; che però si somma ad altri singoli gesti di singoli individui. E alla fine qualche effetto lo produce.

Chissà quali effetti avrà legiferare a favore delle bici nella tana del lupo a motore. Io, che cerco sempre il buono delle cose, credo sarà un bel volano.

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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