La bici da città

La bicicletta è, suo malgrado, anche un mezzo di trasporto. Nella mia continua ricerca di una bici in grado di assecondare gli spostamenti urbani mi sono imbattuto in questa Schwinn Fastback Rx, offerta a un prezzo più che vantaggioso, e che sulla carta sembrava avere quasi tutte le caratteristiche che mi avrebbero fatto comodo in città, sui miei percorsi abituali.

Quasi e non tutte perché quando cerchiamo una bici per gli spostamenti urbani non siamo noi a scegliere la bici: è la città in cui viviamo che lo fa per noi. Una cosa è abitare in una caotica metropoli, altra un tranquillo paesino di provincia; una cosa è percorrere una città di pianura, altra una città collinare; una cosa è avere strade asfaltate, altra solo pavé e basolato; una cosa è poter ricoverare la bici al sicuro giunti al lavoro, altra doverla legare al palo sperando di ritrovarla; una cosa è avere un clima favorevole per dieci mesi, altra neve e pioggia per buona parte dell’anno; una cosa è potersi abbigliare in modo più o meno tecnico e poi cambiarsi agevolmente, altra dover uscire di casa già col gessato e i mocassini d’ordinanza; una cosa è avere la possibilità di darsi una rinfrescata arrivati a destinazione, altra limitare al massimo la sudorazione per evitare di crearsi il vuoto intorno. Insomma, quando parliamo di bici urbana non possiamo semplicemente affidarci alla distinzione che operano i costruttori, inserendo in gamma modelli a detta loro cittadini: dobbiamo fare i conti con esigenze, percorsi, furti, clima, orari e tanto altro.

Per questo non ho mai ritenuto esistere la perfetta bici da città adatta a qualunque latitudine. A parte qualche caratteristica comune, per esempio poter montare parafanghi e portapacchi, che possono far comodo a molti ma essere inutili per tanti, ogni città è una storia a sé; e nella stessa città ogni ciclista avrà necessità differenti.

L’esempio classico sono le luci: a me non servono, uso la bici la mattina, il pomeriggio sono qui e poiché ho casa e studio non ho necessità di rientrare col buio. Un mio amico ciclista e collega di lavoro ha dovuto addobbare la bici come un albero di natale per rincasare dal suo studio lontano una decina di chilometri da casa. Quindi la bici da città deve avere le luci per forza? No, dipende dall’uso.

Dopo il test pubblicato è il momento di descrivere alcune modifiche per accrescere la vocazione urbana della Schwinn Fastback Rx. Modifiche personali, quindi valide per me e non per tutti; però chissà, qualche soluzione potreste trovarla utile. L’articolo che state leggendo non è nella categoria “Officina” bensì in questa dei “Test e presentazioni”. Perché a essere descritto non sarà come eseguire i lavori, alcuni tra l’altro già trattati sul blog, altri davvero troppo semplici per necessitare di una trattazione a sé. Sono spunti, considerazioni e i motivi delle scelte ciò che vi esporrò e, come appena detto, alcune idee potrebbero far comodo.

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Alcuni componenti e accessori già li avevo, altri li ho acquistati; per esempio la guarnitura era tra i ricambi della microfficina e questo spiega perché ho usato lei anche se non era la soluzione ottimale, una doppia da Mtb l’avrei preferita. Anzi, avrei preferito la tripla ma avrebbe significato dover acquistare movimento centrale (poca cosa), deragliatore (un poco in più) e comandi cambio (troppo costosi) e quindi ho ripiegato sulla modifica che vedremo più avanti.

Infine, la visuale adottata è quella di un ciclista che usa la bici per il tragitto casa/lavoro e per svolgere commissioni, senza indossare abbigliamento tecnico (scarpe incluse) e spesso invece quello elegante diciamo così, nessuna possibilità di ricovero al sicuro, di cambiarsi giunti al lavoro e con l’esigenza di trasportare modesti carichi senza ricorrere, se non per le emergenze, allo zaino.

Partiamo da alcuni accessori che su una bici urbana fanno sempre comodo: parafanghi, portapacchi e bisacce laterali.

I parafanghi sono utili e non solo in caso di pioggia; le ruote, soprattutto la posteriore, ci buttano addosso tutta la sporcizia che si trova sulla strada. Arrivare macchiati al lavoro non è piacevole.

Abbiamo molte possibilità di scelta e se la bici è sprovvista di attacchi specifici possiamo ricorrere a quelli a sgancio rapido, che però hanno estensione minore e possono essere rimossi con facilità, anche dai ladri. Quindi meglio scegliere una versione che abbia almeno due piastrine da imbullonare: non distoglie un ladro, ma un vandalo occasionale si.

Se invece gli attacchi ci sono allora meglio prendere una versione fissa e sceglierla molto estesa, con i mudflaps di serie o comunque facilmente installabili e in materiale plastico. Io avevo in casa già gli SKS Bluemels che rispondono a tutte queste caratteristiche. L’installazione su questa bici ha richiesto del lavoro supplementare e l’utilizzo di alcuni accessori non di serie come possiamo leggere in questo articolo.

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Ho indicato in materiale plastico perché per quanto quelli in alluminio o acciaio siano decisamente più belli e alcuni li propongono anche a prezzi molto convenienti, il problema in uso urbano è il tipo di pavimentazione affrontata. Finché si viaggia solo su asfalto problemi non ce ne sono; ma se abitate in una città dove è il pavé a dominare le continue scosse portano alla rottura, pure quelli molto cari e si suppone di ottima qualità.

Anche sui portapacchi c’è ampia scelta, impossibile non trovare il modello che faccia al caso nostro. La grande distinzione è tra quelli per bici con freni a disco e tutti gli altri. Anche se, per fortuna, ormai quasi tutti i produttori stanno spostando la pinza freno all’interno del carro e non dietro, semplificando molto l’installazione. Se come nel nostro caso la pinza è purtroppo esterna al carro l’unica è ricorrere a un portapacchi specifico. Io ho risolto con lo Zefal Raider Universal e questo l’articolo in cui ne parlo; ma esistono tanti altri modelli tra cui scegliere.

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Quelli che sconsiglio sono i portapacchi da reggisella se la bici dovrà restare al palo; o almeno quelli da reggisella con fascetta e QR per la chiusura. Il loro vantaggio è la rapida installazione, senza attrezzi; l’ovvio svantaggio è il furto, facilissimo asportarlo. Nel caso optiate per un portapacchi da reggisella meglio allora sceglierne uno con fascetta chiusa da bulloni e con possibilità di avere le spondine per le bisacce.

In apertura ho indicato che il punto di vista è quello di un ciclista che, tra le altre cose, non ha possibilità di un ricovero sicuro una volta a destinazione e deve lasciare la bici legata al palo; e gli serve poter trasportare un moderato carico senza ricorrere per forza allo zaino. Quindi userà una coppia di borse laterali che dovranno avere due requisiti fondamentali: essere della misura giusta per ciò che si dovrà trasportare (nel mio caso fascicoli e toga) e costare poco, molto poco. Non possiamo ogni volta rimuoverle dalla bici e caricarle in spalla come un moderno cowboy con le sue bisacce da sella; se qualcuno se le porta via mentre siamo al lavoro almeno il danno dovrà essere limitato. Meglio una versione a borse singole e non unite tra loro, possiamo così scegliere di usarne una sola se per quel giorno è sufficiente; se ha una copertura impermeabile è meglio ma comunque assicuriamoci che un minimo di resistenza all’acqua la opponga. In fin dei conti parliamo di uso cittadino e non di turismo di lungo corso, con ore a pedalare sotto la pioggia. Se hanno una cinghia per essere portate a tracolla una volta rimosse è una comodità, e rapido deve essere il sistema di aggancio al portapacchi: due uncini superiori e una molla o una fascetta in velcro sotto per evitare che si muova. Tutte cose che un ciclista con la possibilità di chiudere la bici da qualche parte o portarsela direttamente in ufficio non dovrà proprio considerare: lui userà due buone borse di qualità, impermeabili e con tutte le caratteristiche che vuole. Chi invece si avvicina alla propria bici sperando di trovarla e di trovarci ancora attaccato sopra quello che ha lasciato allora è meglio se due conti se li fa. Io me li sono fatti e ho montato due bisacce di misura idonea per me, lievemente impermeabili, con un sistema di aggancio rapido e semplice, tracolla removibile, bruttine (che sia anche questo un deterrente ai furti?) ma soprattutto decisamente economiche. E finora sono lì, mi aiutano nel trasporto e mi piacerebbe maggior volume interno solo quando uso la bici per andare al supermercato.

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Un accessorio che non amo ma che ritengo utile su bici urbane è il cavalletto. Complicato quando poggi la bici al palo, prendi la roba dalle borse, metti la catena antifurto, ti svesti o rivesti non avere un solido appoggio. Se la bici è predisposta è semplice, basta montarne uno dietro la scatola movimento. Se non c’è alcun aggancio sfrutteremo un cavalletto da assicurare al carro. In questo caso dobbiamo distinguere: se la bici non ha freni a disco allora meglio prenderne uno che abbia doppio attacco, più solido. Se la bici ha impianto frenante a disco dovremo ricorrere a una versione ad attacco singolo. In ambedue i casi è importante che abbia il gambo di appoggio regolabile e un piedino antiscivolo in gomma.

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Se la bici è destinata ad attenderci all’aperto dobbiamo proteggerci dai furti. Per questo è meglio sostituire i QR di serie con una versione antifurto e dotarsi di una buona catena e di un cavo d’acciaio. Dei QR antifurto ho già parlato in questo articolo, mentre in questo altro articolo ho recensito una catena e il cavo d’acciaio della stessa casa.

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Fin qui ciò che più o meno può servire a tutti; adesso entriamo nel campo delle scelte più personali, dettate dall’utilizzo della bici. Abbigliamento solito, percorsi affrontati, tipo di strade: tutti elementi con cui fare i conti. Perché qui la bici è un mezzo di trasporto e come tale deve essere funzionale. Nessun romanticismo o concessione alle preferenze abituali: l’unica mia concessione è stata la piega da corsa, avere un manubrio dritto tra le mani proprio non lo sopporto.

La scelta più personale di tutte è quella dei pedali. Con aggancio o liberi? Tutto dipende da come ci abbiglia, se si ha possibilità di cambiarsi giunti al lavoro o no. Per chi è così fortunato la soluzione migliore è sempre una coppia di pedali con aggancio e un paio di scarpe civili nelle borse. Meglio ricorrere a quelli da Mtb, in città è frequente dover poggiar il piede a terra per qualche manovra di emergenza. Chi per recarsi al lavoro non affronta il traffico metropolitano ma ampie provinciali può fare quello che vuole, beato lui. I poveri disgraziati che invece si trovano ad affrontare traffico, strade strette, caos ovunque e il tutto pedalando coi mocassini hanno poca scelta: pedali flat.

Una comoda soluzione, capace di offrire buona presa senza rovinare le suole delicate delle scarpe “belline” sono i pedali da freeride. Non quelli in alluminio con le mille brugolette in metallo che la suola in cuoio la bucano ma dei più prosaici (ed economici) pedali in nylon, con le loro punte smussate in identico materiale.

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La presa resta salda e sicura anche col bagnato, la scarpe non si rovinano e la pedalata tutto sommato non è male; non precisa come quando si viaggia agganciati, ma del resto in città le distanze sono brevi e la cadenza bassa e mai regolare.

I normali pedali da trekking o da città offrono presa inferiore; quelli rivestiti in gomma sono scivolosi con scarpe eleganti. Quelli in alluminio da trekking/Mtb segnano molto le suole in cuoio delle scarpe classiche.

Non sempre i copertoni di primo equipaggiamento sono quelli giusti per le nostre necessità. Nel mio caso le coperture da ciclocross tassellate erano del tutto fuori luogo. Presto sostituite con una coppia di Continental Tour Ride, in misura 622×37.

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Hanno una scolpitura pronunciata, buon grip su umido e sporco e vantano un piacevole comfort di marcia alle basse velocità cittadine. Oltre a una ottima resistenza alle forature, perché bucare quando si ha fretta non è come bucare quando sei in giro per conto tuo. Nel secondo caso sono sempre molto serafico, la sostituzione della camera è l’occasione per riposare un poco. Nel primo caso no, ho fretta e bucare mi innervosisce.

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In città la piega da corsa, mi è dura ammetterlo, non è il massimo della praticità. Per quanto possiamo regolare l’assetto per avere un ridotto o nullo dislivello con la sella, la presa bassa che è necessario tenere per sicurezza (dobbiamo poter agire subito e con forza sui freni) stanca e se si usa una borsa tipo messenger o una zaino la guida è ancora più scomoda. Inoltre chi risiede in una città dove le strade non sono quasi mai asfaltate ma lastricate con sanpietrini e basolato si troverà a scegliere la presa alta, soprattutto in discesa. Che però ci allontana troppo dai freni. La soluzione è installare una coppia di leve freno supplementari, operazione molto semplice e descritta sia in questo articolo che più in dettaglio in quest’altro articolo. Se abbiamo freni a comando meccanico, che siano a disco o a tacchette. Impossibile con freni a comando idraulico.

Come avrete potuto leggere nell’articolo dedicato la mia scelta è andata alle Tektro RL 721, ossia la versione per pieghe oversize. Ma sappiamo esistono con collarino anche più piccolo.

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Chi non ha necessità di affrontare traffico intenso, pavé (micidiale soprattutto in discesa) e in genere può guidare più rilassato diciamo così potrà farne a meno. Per tutti gli altri vi assicuro che una volta provate è difficile rinunciarvi. Non le monto su tutte le mie bici, non avrebbero senso sull’ammiraglia da corsa che uso su strade del tutto diverse e nemmeno su Elessar con cui vago alla ricerca di zone il più possibile tranquille e solitarie; su ogni bici urbana che ho avuto le ho sempre installate; e se non erano loro ma qualche matura signora a pedali allora sono ricorso alle Weinmann a doppio comando. Reperibili solo sul mercato dell’usato ma Dia Compe le ha da poco reintrodotte.

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Non so chi le distribuisce in Italia (ma sicuramente nei grandi store online stranieri si trovano) però una ricerca vale la pena farla se la bici che avete deciso di convertire all’uso cittadino è una vecchia gloria. Che, detto tra noi, se è una mezza corsa in acciaio è tutt’ora godibilissima.

Siamo in zona manubrio, restiamoci ancora un poco per un altro componente: il nastro manubrio. Una volta che quello di serie si è usurato la cosa migliore è cambiarlo con uno che abbia l’anima in gel.

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Oppure inserire degli inserti in gel sotto il nastro manubrio che preferiamo. Bisogna considerare che non sempre, anche se dovremmo, usiamo i guanti. Che oltre a garantire comfort sono un presidio di sicurezza perché in caso di scivolata la prima cosa che mettiamo avanti sono proprio le mani. Una innocua caduta da fermo con i guanti si risolve in un attimo, senza rischiamo di tenerci per giorni fastidiose abrasioni.

Nel test di questa Schwinn ho rilevato che la rapportatura non è adeguata alla bici e ancor meno alle mie personali necessità; la compatta 50/34 mi è inutile, avrei preferito una tripla ma installarla avrebbe significato l’acquisto di movimento centrale, deragliatore e soprattutto i costosi comandi. Una doppia da Mtb sarebbe stata una validissima alternativa, ma trovare qualcosa sotto il centinaio di euro è difficile, sono tutte a perno passante data la relativa novità della soluzione e c’è qualcosa a perno quadro (studiate per la fat bike ma installabili senza problemi) ma sempre a cifre che non volevo spendere per questa bici. Pescando tra i ricambi della microfficina ho scovato una tripla da Mtb, precisamente una Alivio FC-M431 di qualche anno fa e che adesso si chiama Acera; con dentatura 44/32/22 e con su già installato l’utilissimo paracorona.

Sfruttarla per intero è impossibile, il comando deragliatore gestisce solo la doppia; installarla senza cambiare il movimento pure, la corona minore (col distanziale in gomma) impatta sulla scatola movimento visto che questa guarnitura è studiata per altre misure.

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La soluzione è molto semplice: basta eliminare la corona minore, tutta la guarnitura “rientra” verso il telaio e ci troviamo anche con una buona linea catena conservando il movimento centrale. Infatti le compatte hanno solitamente linea catena da 45mm, queste triple da Mtb lo hanno da 50mm, ma montando tutto più interno anche questo problema è risolto.

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Il paracorona è removibile.

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Ho collocato un dente di cane a collarino, perché quello dritto non è installabile quando il deragliatore ha già il suo collare integrato. Il dente di cane lo monto a protezione del telaio, per evitare che un salto di catena lo graffi. In questo caso l’ho installato a protezione delle mie mani. Se salta la catena e si incastra in basso per rimetterla in sede mi sporco. Ed è fastidioso se sto andando al lavoro.

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Borsetta sottosella con dentro camera di scorta, pezzette autoadesive e cacciacopertoni; un minitool e una pompa hanno completato l’allestimento. Cose che già avevo e removibili in pochi secondi, lasciarle sulla bici non sarebbe saggio.

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Bene, siamo in chiusura di questo elenco di suggerimenti. I primi validi un poco per tutti, gli altri solo per chi ha necessità analoghe alle mie. Molte modifiche (guarnitura, leve freno supplementari, dente di cane ecc.) le ho potute eseguire perché avevo già il materiale in casa, alla fine ho acquistato solo il portapacchi, le borse e i pedali. Dovendo acquistare tutto la spesa sarebbe stata troppo elevata e non giustificata su una bici destinata a restare ore per strada, seppure ben assicurata e, teoricamente, sotto l’attento occhio delle forze dell’ordine che presidiano la zona. Comunque sono soddisfatto, avesse avuto la bici due comandi cambio bar end (quello del deragliatore avrebbe gestito anche la tripla) sarebbe stato perfetto perché cambiando solo deragliatore e movimento avrei avuto la rapportatura perfetta. Per ora va bene così.

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COMMENTS

  • Daniele

    Gran bell’ articolo, ricco di soluzioni e suggerimenti. Hai omesso però un accessorio importante: la targhetta “NO CO2”!
    😀
    Daniele

    • Elessarbicycle

      Non vi sfugge niente 😮
      Anzi, quasi niente, perché avvolto intorno l’attacco manubrio c’è lo stringipantaloni rifrangente. L’articolo su questi oggetti e tanti altri è in coda da prima di Natale, sono commercializzati da Zona30 e uno dei soci è Antonello, quello della Surly. A cui ho chiesto da un po’ di buttarmi giù uno schema, ma latita. Appena avrò le notizie che mi servono ci scriverò un articolo. Essere ben visibili è importante.

      Fabio

  • mamolato

    bell’articolo, pieno di spunti interessanti…. ma …. quella valvola montata storta…. 🙂

  • mamolato

    …cmq, a parte gli scherzi, bel lavoro……
    io sto finendo di modificare una mia mtb stradalizzata, manca solo il montaggio di una drop bar, il modello ancora non l’ho deciso anche se la Salsa Cowchipper da 46 è in leggero vantaggio sulla Ritchey Evomax da 44, proprio per la sua maggior larghezza.
    Resta il dubbio dei comandi strada, ho visto i Sunrace 3×9 (da Ridewill) che mi assicurano perfettamente compatibili con la mia trasmissione 3×9 da mtb (mista xt-xtr), l’unico dubbio che non mi fà procedere è la compatibilità con i miei freni a disco meccanici shimano da mtb, cambiare anche le pinze con le bb5 o bb7 road in questo momento… sarebbe troppo … oneroso :-(.
    Fra piega e comandi siamo già sui 140/150…..
    Purtroppo perderei, in questa configurazione, la possibilità di montare le levette supplementari dei freni per non precludere la possibilità di montare una borsa da manubrio … qualche idea?

    Ri ciao

    Salvatore

    • Elessarbicycle

      Ciao Salvatore, come piega Salsa è più comoda, però è anche una preferenza soggettiva.
      Comandi; sui Sunrace ho qualche dubbio. Fino a due anni fa la loro compatibilità era con campy, poi hanno cambiato ma francamente in questa versione non li ho mai usati. I Microshift si, e funzionano, ma non con tutti i cambi serie xt/xtr. Di sicuro con tutte le versioni non shadow, sulle altre dovrei ristudiarmi la cosa.
      Le pinze devi cambiarle e prendi le bb7, un altra cosa rispetto alle bb5. Con le leve strada quelli da mtb funzionano una schifezza.
      Leve supplementari. Sono compatibili con la borsa, basta prenderne una versione (di borsa) con supporto fisso e borsa staccabile. I supporti sono in differenti lunghezze, proprio per chi ha bisogno di più spazio. Devi guardare i soliti noti, Ortlieb, Vaude ecc

      Fabio

  • Fausto

    Ottimo articolo e grazie per le utili indicazioni d’acquisto. Una cosa non capisco però: l’incipit. La bicicletta è il mezzo di trasporto per eccellenza, superiore a ogni altro, non “suo malgrado” dunque. E cos’altro mai potrebbe essere, un attrezzo ginnico forse? Nulla toglie, l’essere divino mezzo di trasporto, alla bellezza dell’oggetto, alla sua scienza e alla sua arte. Anzi!
    Fausto

    • Elessarbicycle

      E’ passione, emozione, amore. Il fatto mi consenta di spostarmi da un punto all’altro non è il suo scopo, il fine è vagare con me stesso.
      Non chiedo agli altri di avere la mia stessa romantica (e sdolcinata) visione, ma considerarla solo un mezzo di trasporto la sminuisce ai miei occhi, gli conferisce la rozzezza della pura utilità.
      Qui ho affrontato appunto la sola utilità, nulla concedendo alla bellezza.

      Fabio

  • zizolfi

    Volevo solo sapere forse non ho letto l’articolo con attenzione sono al lavoro, dove si puo’ acquaistare questa bici sarebbe l’ideale per me che uso una MTB poco maneggevole e pesante. Grazie

  • michele

    ciao Fabio, complimenti per l’articolo, interessante e prezioso come sempre!
    vorrei chiedere solo due cose sulle borse laterali:
    1. perchè sono preferibili le divisibili? se ne metto solo uno non creo uno sbilanciamento? credo sia preferibile utilizzarle entrambe e suddividere il peso.
    2. per chi non ha problemi di furto, quali borse laterali consiglieresti, buone e facilmente removibili (da acquistare su amazon)?

    • Elessarbicycle

      Non è che sono preferibili in assoluto, son più comode per me. Il problema del carico è limitato, sono tragitti brevi, tra i 5 e i 7 km avanti e indietro. A passo moderato, quindi preferisco la praticità di staccarmi la borsa e portarmela invece di svuotarla.

      In rete trovi molte borse economiche. Ovvio, meno costano peggio sono.

      Fabio

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