Kenda K830: poca spesa tanta resa

Non amo ricorrere alle frasi fatte ma stavolta nel titolo ho fatto una eccezione: perché questo copertoncino lo puoi giudicare solo se tieni presente il bassissimo costo di acquisto. Una ricerca fatta in rete mentre compilo queste note mi ha dato un prezzo medio di circa 9 euro; trovato in offerta per un tempo limitato a poco più di 5 euro. Praticamente meno delle camere d’aria che uso di solito.

Il Kenda K830 è disponibile in differenti diametri e sezioni, sia nella versione nera che in quella para/nero. Oggetto del test è una coppia di copertoncini in misura 700×35 (37-622 della scala ETRTO) e bicolori. Per un peso da me rilevato di 530 grammi per ogni gomma, non male per un copertoncino da 60 Tpi, quindi con tanta gomma. Non sono previsti in formato pieghevole, solo rigido.

7455-kenda-k830-01

Cercavo una copertura economica, adatta alla città, moderatamente scolpita e capace di accompagnarmi in leggero fuoristrada, niente prati umidi e fango per capirci, e che infine lavorasse con una pressione di esercizio non troppo alta per guadagnare in comfort di marcia. Due le bici usate per il test: la PlanetX London Road e la mia Elessar, con le quali ho pedalato sui miei soliti circuiti di prova, sia in strada che in fuoristrada; e come è oramai mia abitudine pure con la pioggia. Leggera però, non ho più il fisico per reggere il freddo…

Le gomme presentano un battistrada moderato (in rapporto al tipo di copertoncino) con un disegno geometrico che offre molta superfice di contatto e orientato per il senso di marcia. Manca la freccia che suggerisce il verso di montaggio ma è impossibile sbagliare.

7456-kenda-k830-02 7457-kenda-k830-03

La versione nero/para è elegante, almeno per chi come me è legato a questa classica colorazione e l’ha sempre apprezzata.

7458-kenda-k830-04 7459-kenda-k830-05

Inoltre su una bici all black come la London Road riesce a staccare la monotonia.

7464-kenda-k830-10

Sul fianco le indicazioni della misura e del range di pressione di utilizzo, ambedue in doppia scala.

7460-kenda-k830-06 7461-kenda-k830-07

Il profilo è tondeggiante e non squadrato come capita spesso con le coperture che i produttori etichettano da trekking; montato su cerchio WBT con canale da 19mm e pressione di esercizio tra 4,2 e 4,5 bar mi ha dato una larghezza effettiva di 35mm.

7462-kenda-k830-08 7463-kenda-k830-09

Installate sulle Grand Cru Raid della mia Elessar la sezione effettiva è salita a 39mm circa e questo perché il canale del cerchio è da 22mm. E sappiamo che maggiore è la dimensione del canale maggiore sarà la sezione della gomma una volta montata.

Perché ci ho tenuto ad aprire l’articolo con la considerazione sul prezzo? Perché è la chiave di volta per interpretare questo copertoncino. Quando esegui un test cerchi da capire il comportamento oggettivo ma hai sempre bisogno anche di termini di paragone. Facile sarebbe dire che i suoi 530 grammi sono tanti se pensiamo che le Panaracer Pasela che scorrazzano me ed Elessar pesano la metà: però le Pasela costano dalle quattro alle sei volte tanto.

Per questo ogni valutazione su peso, scorrevolezza, tenuta su asciutto e bagnato nonché resistenza alle forature deve tener conto dell’esborso irrisorio che è richiesto per portarsi a casa una coppia di questi copertoncini. Posto che non sono due pezzi di legno, la bici la tengono in strada e anche abbastanza bene, possiamo confermare il pregiudizio che un prodotto economico è per forza scarso? No, non possiamo e vediamo perché.

Il peso è inferiore a tanti copertoncini blasonati che spesso sfiorano i 900 grammi in uguale misura; vero che ad aumentare il loro peso contribuisce in maniera rilevante la protezione alle forature, davvero efficace come ho avuto modo di provare con alcuni (non tutti) copertoni Schwalbe, ma è altrettanto vero che malgrado percorsi urbani notoriamente mal tenuti nella mia città e moderato fuoristrada nemmeno con queste cinesine ho forato. Ed è stato un record per me che ho ancora in mente le forature a raffica quando testai su analoghi percorsi in fuoristrada la Rose Dx Randonneur, equipaggiata con copertura di alta gamma.

La scorrevolezza si è dimostrata degna in ogni frangente. Alle basse velocità tipiche della pedalata urbana te ne rendi conto quando smetti di pedalare sfruttando qualche minima pendenza, secondo la tecnica di cui ho parlato in altro articolo. Aumentando passo e ritmo perde il confronto solo con gomme di gamma e prezzo di molto superiore, per esempio la Pasela citate prima; qui però lo scontro è con un mostro sacro delle gomme turistiche e la sconfitta è naturale. Ma sopravanza, e questo mi ha sorpreso, alcune colleghe più costose: per esempio le Continental Contact o le (forse sopravvalutate) Vittoria Randonneur. Ed escono vincenti anche raffrontate alle Continental Tourride, quasi assimilabili per fascia di prezzo e che possono vantare una delle migliori protezioni antiforatura sul mercato, anche se a discapito del notevole peso; motivo per cui da tempo le ho elette a mie gomme da città. Fino ad oggi, però.

La tenuta non ha riservato sorprese. Durette nei primi chilometri e non immediatamente “amichevoli” sono bastate alcune ore sui pedali perché si rodassero (e sparissero le punte da istrice…) e offrissero una ottima tenuta sull’asciutto, decente ma non di più sull’umido, soprattutto l’infido basolato restio ad asciugarsi, e buona con la pioggia dove i larghi spazi del battistrada consentono veloce drenaggio.

Il profilo tondeggiante e regolare favorisce la discesa in piega nelle curve strette e la larga superfice laterale non cede come avviene con coperture tacchettate. Resta solida e trasmette sicurezza, che poi è la cosa più importante quando vuoi andare veloce.

E nell’uso cittadino ha regalato nuova sveltezza all’avantreno della London Road, bici votata alla stabilità, mentre ben poco ha potuto aggiungere a quello di Elessar; che è perfetto di suo e poi su di lei sono abituato alle Pasela, che come detto sono inconfrontabili.

In frenata su asfalto il grip è stato sufficiente a gestire la forza impressa dall’impianto a disco meccanico Avid BB7; qualche indecisione soprattutto al retrotreno invece nel governare la capacità dei caliper Grand Cru di Elessar. Che, e qualcuno potrà anche non crederci ma solo se non li ha mai provati, frenano ben più degli Avid. A conferma che più della tipologia contano la qualità dell’impianto frenante e il suo perfetto settaggio: vi assicuro che il notevole esborso richiesto dai Grand Cru è ampiamente giustificato.

In fuoristrada compatto, sentieri battuti, sterrato e sottobosco asciutto, queste Kenda hanno eseguito diligenti il loro dovere. Terreno pesante, prati umidi e sottobosco bagnato, peggio se coperto di foglie, proprio non sono alla loro portata. E’ difficile scendere in sicurezza, nelle salite più impervie manca del tutto il grip con slittamenti continui e incontrando fango nemmeno troppo cedevole ti pianti e basta. Ma sono io che ho chiesto più di ciò che possono offrire e per cui sono state pensate: in queste condizioni servono gomme tacchettate, poco da fare.

Elevato in ogni frangente il comfort di marcia, grazie anche a una pressione di esercizio bassa; di solito altre coperture in analoga misura chiedono circa 1 bar in più.

Della resistenza alle forature ho già parlato; non ho certo eseguito test di laboratorio ma se con altre gomme sugli stessi percorsi ho bucato spesso e stavolta no qualcosa vorrà significare.

La durata non l’ho valutata, forse fra un anno potrei darvi un responso. Ma fossero pure copertoncini da 4000km massimo (e non lo sono, se la mia esperienza vale qualcosa posso tranquillamente predirne almeno il doppio) considerando quel poco che costano non me ne farei un cruccio.

A chi consigliare queste coperture? A qualunque ciclista cerca una gomma tuttofare adatta alla città, al turismo leggero e non si tira indietro se durante una uscita decide di deviare per qualche sentiero. Il prezzo basso non deve trarre in inganno perché non è sinonimo di poca qualità. Anzi, di pregi ne ha tanti e il prezzo basso è solo uno di questi.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • michele

    ciao Fabio ottima informazione.
    al momento come tutto fare sulla mia rose ho Continental Contact 2 Reflex, 700x28C. Se il copertone oggetto di questa recensione esiste nella dimensione 700x28c o al massimo 700x32c è sicuramente da provare visto il costo….

  • francesco

    buonasera!
    mi ha incuriosito il commento sul drenaggio degli spazi sul battistrada. non avevi detto in un altro articolo che, data l’impronta a terra limitata dei copertoncini, le scalanature non servono?
    mi scuso in anticipo se sbaglio

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, molto dipende dalla misura e tipologia della gomma. Una cosa è parlare di sottili slick sportive altra di panciute gomme da trekking o larghe tessellate da fuoristrada. Insomma, in un mondo ormai così settorializzato una regola generale non c’è. Si guarda sempre al singolo elemento sotto esame.
      Comunque il mio discorso si riferiva all’acquaplaning, fenomeno difficilissimo da creare in bici per la velocità ridotta.

      Fabio

  • Francesco

    Kenda poi è un gigante nella produzione di pneumatici , quindi oltre al prezzo c’è anche una grande azienda dietro.
    Comunque sante parole sulla regolazione dei freni, più che il freno fa la regolazione.

    Francesco

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, regolazione si ma che il freno sia di buona qualità; il mio punto d vista è sempre stato di non guardare solo alla tipologia di impianto, perché ci sono dischi che sono una schifezza e cantilever eccellenti. Quindi buon impianto e che sia ben regolato, qualunque esso sia.

      Fabio

  • Andrea Battistin

    Installate e testate su strade da umide a bagnate con escursioni su strade bianche anche in salita . La mia vsf modello randonneur ha trovato subito un ottimo feeling con queste coperture. Il tuo test mi aveva convinto , ma adesso ne sono rimasto sbalordito per il comportamento sincero anche in condizioni più severe. Ho usato diversi copertoni schwalbe marathon nelle varie versioni e poi i vittoria randonneur. Per il prezzo di vendita i confronti con i marchi cosidetti premium sono imbarazzanti ,andrebbero provate senza esitazione.

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, mi fa assai piacere ti sia trovato bene. Non per Kenda, che non ha bisogno di me; ma perché avere i vostri riscontri su ciò che provo è molto importante per me. Nella mia selezione di cosa testare la stella polare non è “quello che mi capita, provo”; bensì cercare sempre qualcosa che si riveli davvero utile, che se costa poco è meglio e che renda la vita facile ai ciclisti. A volte scopro che qualcosa non è altezza delle aspettative, ma non è questo il caso. Hai ragione, sono gomme oneste e se rapportate al prezzo addirittura sbolorditive: hanno prestazioni da gomma superiore per costo, pagano giusto un poco sul peso ma coi pochi spiccioli che servono a portarle a casa sarebbe cattiveria pretendere altro…
      Grazie per questo tuo intervento

      Fabio

Commenta anche tu!