Ispirarsi va bene…

…copiare un poco meno.

Del resto questo blog è pubblico, sono sulla sterminata piazza della rete, ogni giorno non meno di 2000 persone si collegano per dare una occhiata, è normale che qualcuno tragga ispirazione.

C’è chi scopiazza i contenuti, c’è chi più educatamente avvisa che la fonte è qui, c’è chi chiede di copiare e incollare i miei articoli sul suo sito (a che pro, mi chiedo…), e c’è chi pur trattando argomenti differenti ripropone lo stile.

L’altro giorno leggiucchiavo una prova su strada, una moto che mi interessa; forse potrei guidarla malgrado i miei problemi fisici, non nascondo mi piacerebbe tornare su due ruote a motore, altra mia grande passione.

Leggo una prima volta e mi dico “beh, scritta bene, da appassionato ad appassionato”. Torno in cima e verifico la firma dell’articolista. Non l’ho conosciuto personalmente, quando ero io scrivere su riviste e siti di motociclismo era ancora un ragazzetto delle medie.

Però viene da una schiatta che in questo mondo è nata e cresciuta, mi è sembrato uno sbocco naturale trovarlo lì.

Rileggo il testo e noto costruzioni sintattiche e retoriche a me familiari.

L’uso della congiunzione a inizio frase; il “ma” preceduto da punteggiatura a dare interruzione; il punto e virgola per non troncare un periodo ma lasciar respirare il lettore; il capoverso che inizia con una domanda secca per introdurre la risposta; il tono spesso colloquiale, da chiacchierata tra amici animati da identica passione; il ricorso a determinate figure retoriche; il “sia chiaro che” a scansare ogni dubbio interpretativo e tanto altro.

Si, scrivere è anzitutto tecnica. E se c’è del talento non guasta (visto la congiunzione a inizio frase?) ma la tecnica è fondamentale.

Precise regole da rispettare, anzitutto grammaticali e sintattiche, come sempre dovrebbe essere e non è. Poi ci sono quelle che servono a lasciar fluire lo scritto. Tanti piccoli e grandi trucchetti, se così vogliamo definirli, per rendere digeribile un articolo da 5000 parole.

Mica è facile tenervi incollati allo schermo, sapete? Con tutte le distrazioni che offre la rete, trovare il modo di rendervi interessante e piacevole la lettura di una test di scarpe richiede un bell’impegno creativo…

Col tempo e l’esperienza ognuno affina e personalizza il proprio stile, difficile che chi sa cosa guardare non riconosca di chi è la penna che ha vergato quelle parole; o la tastiera che è stata colpita ripetutamente, visto che è questa che usiamo.

C’è chi di un testo legge solo il contenuto, chi va oltre e studia come quel contenuto è stato creato. Da molti anni è una mia seconda natura, leggo per questo libri di qualunque genere e di qualunque autore (purché decente) notando come ha usato e dove un tale aggettivo, come ha usato una certa figura retorica, il tono messo in bocca a quel personaggio particolare; con quelli più bravi diventa affascinante scoprire il modo in cui hanno dato nuova vita e nuovo significato a parole che prese singolarmente appaiono banali. Viaggio su una media di un centinaio di libri l’anno e di anni ne ho già un bel po’ sul groppone. Si, sono un lettore bulimico, più di quanto possa passare per grafomane incallito.

E’ naturale che, con volontà o no, abbia tratto ispirazione, mi sia rifatto a una certa struttura linguistica, abbia sperimentato costruzioni retoriche e così via.

Copiare di punto in bianco uno stile no, non ne verrebbe alcunché di buono; chi copia prima o poi è smascherato, sempre. Come minacciava la mia professoressa di greco all’inizio dei compiti in classe.

Io ho il mio stile, bello o brutto potete dirlo solo voi.

Mi ha fatto un certo effetto vederlo riproposto, pur con le necessarie personalizzazioni, altrove; mi ha fatto un certo effetto anche perché chi ha introdotto l’autore in quel mondo è chi mi ripeteva spesso che dovevo essere più asettico, più impersonale nello stile. E io ribadivo che scrivevo per appassionati, era fondamentale capissero che a chiedere la loro attenzione era qualcuno animato da uguale passione.

La mia vanità ne esce gratificata, senza dubbio; mai nascosto di essere orgoglioso delle mie creature e questo blog lo posso definire tale a buon diritto, visto che è nato solo da me e prosegue solo secondo la strada che ho scelto.

Forse, e dico forse, alla fine il mio incaponirmi su questa strada, sia nella scelta dello stile che della forma e che in tanti mi dicevano poco adatto alla rete, non è del tutto una scelta sbagliata.

Non ne faccio una colpa all’autore né recrimino. Qui è ben diverso da quando ritrovai su un noto settimanale una mia inchiesta copiata di sana pianta. Chiesi e ottenni dal Direttore una privata lettera di scuse a firma degli autori copioni, non mi interessava mettere in piazza la cosa, non è il mio stile. Del resto qui indizi per risalire a testata e autore non ne trovate, per mia precisa scelta.

In realtà mi ha fatto piacere; e non per vanità vi assicuro. Ho sempre scritto pensando a ciò che mi sarebbe piaciuto leggere. Una volta tanto ho trovato un articolo che mi ha trasmesso, finalmente, la passione senza la quale tutto banalizza. E se in qualche modo sono riuscito a fornire un minimo spunto, va benissimo così.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • E’ sempre un piacere leggerti, e poi non si dice che l’imitazione è la forma più alta di ammirazione?
    Comunque il fatto che tu riesca a leggere cento libri in un anno (sono anch’io lettore incallito, ma ormai non vado oltre i trenta parlando di libri con un minimo di “corpo”, dalle 200 pagine in su), oltretutto analizzando la struttura delle frasi, mi conferma che hai il potere di piegare il tempo alla tua volontà oppure il dono dell’ubiquità, altrimenti non si spiega come tu faccia a incastrare tutto quanto 😉
    Buona giornata e buon lavoro
    Samuele

  • Giovanni74

    Fabio, ma poi, alla fine della fiera, “sta motocicletta” come andava..? 🙂 🙂 Scusami non ho resistito. Come direbbe Camilleri,o meglio come farebbe dire a Montalbano, nello scrivere “tu sei maestro di arte fina”.

  • Giovanni74

    Possiamo sempre cambiare la guarnitura…hihih

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