Intervista a Corrado Spada

A scuola ci hanno insegnato che l’Italia è un Paese di santi, poeti e navigatori.

Sui santi sono poco ferrato, ma non ho mai ritenuto un poeta solo chi mette in sequenza rime creando emozioni; perché un poeta non è solo chi riesce a dare un significato fino a quel momento per noi sconosciuto alle parole.

E non limito i navigatori a chi solca mari sconosciuti inseguendo un sogno; o un incubo, dipende.

Ci sono poeti che non lavorano con la parole ma creano oggetti; oggetti d’arte perché sanno coniugare la bellezza con la resa, uniscono la passione per le cose fatte bene con la lavorazione accurata che è sempre frutto dell’amore. E dove c’è amore c’è poesia.

Ci sono navigatori che non percorrono i mari alla ricerca di terre promesse ma navigano tra le mille difficoltà della burocrazia e gli infiniti lacciuoli di un Paese che poco aiuta chi vuole creare. Ma continuano a tenere la rotta nonostante tutto, non abbandonando il loro sogno.

Nel nostro mondo a pedali c’è un poeta e navigatore; e mi ha colpito, io che amo tutto ciò che è ben fatto.

E’ Corrado Spada; titolare della ditta che porta il suo nome, creatore di manufatti artigianali  pensati con amore e costruiti con passione. E a rigirarsi quei mozzi tra le mani ti ricordi che l’etimologia di artigiano rimanda all’arte.

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Chi è Corrado Spada? La storia ciclistica Spada inizia prima della guerra con mio nonno, a quei tempi le bici si tenevano in piedi all’infinito con riparazioni continue; poi è stata la volta di mio padre con la vendita e infine io: ad aggiungere una altra porzione alla storia.
Mi piace ogni tipo di ciclismo, compreso il turismo con borse (uno stile per percorrere il mondo che ogni agonista dovrebbe provare)  ma vista la nostra zona siamo piu’ orientati su scalate e anche mtb in ogni sua forma.

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Come nascono i tuoi prodotti? In ogni campo i prodotti nascono dalla testa prima, un’ idea che nel mio caso nasce sempre dall’ esigenza di eliminare punti deboli. Oppure da una novità che introduce un vantaggio tangibile. Nessuna zuppa riscaldata insomma…
Ormai la progettazione avviene al Cad completamente, nei primi tempi c’era anche la mano libera per schiarirsi idee. Alcune parti adesso le creiamo direttamente su torni manuali o stampa 3d,  per poi passare al Cnc 6 assi .
Alcuni pezzi passano dal Cad direttamente al Cnc senza passare dal via!

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C’è ancora spazio per un artigiano, ossia una persona che crea con arte i propri manufatti, in questo mondo sempre più industrializzato e omologato? Oggi più che quando ho cominciato forse perché abbiamo le basi economiche numeri minimi per giustificare i progetti.
Bisogna essere parecchio curiosi e informarsi, insomma sempre avanti e nemmeno in mezzo…
La fortuna è che data la visibilità, seppur di nicchia, che abbiamo ora capita che alcune soluzioni ci vengano proposte da ditte partner.
Certo, deve esserci la prima ricchezza in ditta e cioè lo zac sulla materia; questo consente di uscire con prodotti che parlano da soli e prendono vita commerciale da soli: senza dover spendere in marketing per vendere condizionatori agli esquimesi.
Solo così ditte piccole sopravvivono a lungo.

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Qual è in questo momento il campo principale di cui ti occupi? Solamente ruote, partiti anni fa con telai acciaio fillet brazing per passare ad alluminio; ma dopo il successo degli ultimi anni delle ruote non è più possibile tenere il livello di cura e assistenza su tutti i campi e abbiamo deciso di concentrarci sulle ruote eliminando i telai.

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E’ tutto fatto in casa oppure deleghi alcune lavorazioni all’esterno? Oggigiorno ognuno deve fare il proprio lavoro specializzato.  Carbonio a chi ha attrezzature e manodopera specializzata, Cnc a chi ha le costosissime macchine che devono lavorare continuamente per ripagarsi.
Solo così si ottiene il meglio da ogni campo, i torni cnc a 6 assi da 800.000 euro non possono essere di proprietà.
Nel nostro caso Cnc viene fatto nella nostra città, il carbonio in Veneto e altri semilavorati quasi tutti in Italia.
Certo che ognuno di questi va tenuto sott’ occhio direttamente!
Tutti i semilavorati vengono poi finiti o a nostra volta lavorati e poi assemblati da noi direttamente per mantenere il controllo finale sulla qualità.

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6. Sei tu un perfezionista o gli altri a essere “approsimativi”?
E’ piaciuta parecchio questa frase che pronunciai qualche anno fa, molti ci si sono identificati: di sicuro è la firma del nostro pensiero.
La frase scherzosa nacque per difendermi da questo termine che mi accollavano troppo spesso (presumo degli approssimativi..) un gioco sul pensiero laterale che tanto mi piace, non pensare come gli altri e con un gioco di parole spostare il piano di osservazione.
Me ne stavo zitto era meglio, dopo anni sembra avverarsi che gli altri sono approssimativi. E’ una guerra continua con fornitori dai tempi di consegna biblici oltre al mancato rispetto delle caratteristiche chimiche e dimensionali.
Oggi quando fai produrre, l’onere della verifica qualitativa è tuo come pure la dimostrazione delle inadempienze. Per questo abbiamo costruito macchine test per vari semilavorati e che fino a qualche tempo fa erano adeguati alla funzione per cui erano stati ordinati .
Spesso i fornitori ti lasciano difetti e relativi oneri con perdita di immagine a carico; nessuno è più responsabile se non dopo che se la sono vista gli avvocati e spesso non ci cavi niente nemmeno da lì.

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Siamo arrivati a un livello tale di perfezione tecnica per cui nulla è più migliorabile e dobbiamo inventare nuove strade oppure c’è ancora margine per migliorare l’esistente?
Di massima è vero; ma sui particolari e sullo sviluppo raffinato di concetti direi che c’è spazio, lo dimostra l’architettura fuori dagli schemi dei nostri mozzi e ruote.
Il cliente finale fa fatica a capire, un poco per scarsa padronanza della materia e parecchio per spinta marketing di novità che alle volte sono acqua calda .
Tanto faranno in futuro gli sviluppi chimici sui materiali in evoluzione.

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8. Tu mantieni uno stretto dialogo con i tuoi clienti, non facendo mai mancare il tuo supporto. La rete facilita i contatti ma obbliga anche a un surplus di impegno. Riesci a stare dietro a tutto?
Argomento scottante soprattutto per la natura del cliente italiano, per svariati motivi quando trova un contatto reale e competente tende ad abusarne per delle inezie, risposte che può trovare gia pronte sul sito o con un minimo di ricerca. Questo potrebbe rendere impossibile in futuro avere un aiuto competente diretto quando veramente serve, oltre a rendere quasi più costoso gestire che produrre.
Sembra che l’aumento di livello di rispetto, precisione, correttezza e velocità fornito e richiesto all’utente finale non vada di pari passo a quella in direzione inversa.
Potrebbe essere generata da cattive esperienze di precedenti soggetti sul mercato che generano diffidenza, un cane che si morde la coda.
Dopo essere andato al pronto soccorso 10 volte per un torcicollo quando ti schianti in bici potresti essere in pericolo di vita per quell’ansioso davanti che si presenta per un torcicollo al pronto soccorso!

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Nel ciclismo le leggende metropolitane sono dure a morire. Per tua esperienza qual’è quella per cui daresti il carcere a vita a chi l’ha inventata?
Le 29 su asfalto piano ti danno X km/h in più, in salita alto profilo non va bene, passante 142 post superiore a 135 e altre più tecniche …

Sperimenti sempre tu ogni tua novità o ti affidi anche ad “esterni”? Dato che peso molto poco, guido estremante preciso, so cosa costa produrre quello che guido, sono un tester della mutua.
Per i test limite abbiamo delle squadre e personaggi dalla innata incuria del materiale che demoliscono qualunque cosa e ci danno il giusto feedback .
Il mio personale uso serve solo per valutare il materiale, modifiche e certe situazioni limite che se non indotte raramente si verificano.
Nonostante usiamo anche  le macchine per evidenziare debolezze, solo la strada fornisce il verdetto finale, solo lì tutte le condizioni si verificano.

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I ciclisti sono persone strane, ognuno con le sue fisime; quali sono state le richieste più bizzarre che hai avuto? Ho sentito cose che voi umani …
Una tra le tante, dopo aver visto la sindone dello scalino di casa sul cerchio del cliente (profilo deformato di centimetri con mazzata a v…) ci ha chiesto di accedere alla garanzia!
Tipo andare alla Bmw col cofano accartocciato e parlare di garanzia…
Anche la richiesta di montare una coppia di cerchi da 20 + 24 fori su mozzi a 24+28 raggi magari insistendo che siamo bravi, si può fare.
Piu che richieste particolari è il panico del profano di fronte al mare di materiale e standard disponibili che spesso fa apparire sulla fronte la ormai famosa schermata “l’applicazione non risponde, potrebbe essere bloccata o occupata“.

 

Quale è stata la tua maggiore soddisfazione fino ad ora? Per mia natura non sono mai soddisfatto: è faticoso ma utile al prodotto e ai clienti.
Direi però ultimamente le soddisfazioni arrivano; essere conosciuti ovunque dai tecnici per esempio. Forse la migliore è una segnalazione di copia delle ruote negli Stati Uniti: se provano a copiarci allora c’è un motivo!
Dal lato tecnico le soddisfazioni arriveranno, ne sono sicuro, da un nuovo prodotto che uscirà tra un poco. E guardando cosa abbiamo fatto e le nuove valenze tecniche mi dico “ma allora siamo bravi!“

Questo il sito Spadabike

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

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