Il torrente infinito – Test Bianchi via Nirone 7

Un torrente si distingue da un fiume perché non riceve costante alimentazione da sorgenti o nevai e quindi facilmente va in secca.

C’è però un torrente con due ruote che a distanza di anni dalla sua presentazione continua a essere in piena, alimentato dal continuo gradimento dei ciclisti: il Nirone. Anzi, la via Nirone 7, perché la bici non prende il nome dal torrente lombardo ma è l’indirizzo del primo negozio Bianchi a Milano, quello dove il fondatore Edoardo iniziò l’attività che si espanse in diversi stabilimenti della Brianza e che ha tutt’oggi a Treviglio nel bergamasco il suo quartier generale.

 

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Il gruppo non è “finanziariamente” italiano, in quest’epoca di globalizzazione sarebbe una eccezione, ma fa parte della galassia Cycleurope, azienda che ha molti marchi in portafoglio. Il cuore resta nella nostra penisola, con progettazione, sviluppo e soprattutto reparto corse nella sede storica di Treviglio.

Chi segue questo blog sa che non sono mai stato tenero con questo marchio, credo siano ottime bici ma vendute a un prezzo troppo elevato in rapporto all’allestimento di serie. Gran telai spesso mortificati da componentistica di bassa qualità che finiscono col frustrare tutta la bicicletta. Quello che accadde con la via Nirone 7 che provai alcuni mesi addietro e il cui test potete trovare scorrendo le pagine del blog.

All’epoca rimasi colpito dalle tante ottime qualità messe in luce dal telaio, che però non poteva esprimersi al meglio a causa di un impianto frenante al di sotto della sopravvivenza e di ruote dalla buona scorrevolezza ma pesanti ed eccessivamente morbide.

Torno quindi nuovamente in sella a questa bici, perché da quel primo test sono cambiate tante cose; di fatto sono rimasti solo telaio, guarnitura (spero ancora per poco), reggisella e attacco manubrio, tutto il resto è stato sostituito, un pezzo alla volta.

Prima...
Prima…
...e dopo
…e dopo

Per scelte tecniche, per vezzi estetici e per necessità alla fine il proprietario ha speso più denari di quelli che gli avevo consigliato: ma chi sono io per fermare un ciclista che vuole modificare la propria compagna? L’ultima persona a cui rivolgersi…

Iniziamo a vedere in dettaglio queste migliorie, partendo dalla trasmissione.

L’originale gruppo Shimano Sora a 9v con guarnitura compact è stato sostituito da un più moderno Ultegra 6800 a 11 velocità, montando il pacco pignoni 11-28…

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…il cambio a gabbia corta…

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…il deragliatore che condivide l’estetica e il principio di funzionamento ma non i materiali con il fratello maggiore Dura Ace 9000…

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…e ovviamente i comandi.

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Sempre Ultegra 6800 i freni, sia all’anteriore che al posteriore.

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Ancora Ultegra le ruote, ma le più anziane 6600 acquistate usate e revisionate; quelle “sfruttate” tra le altre per la stesura degli articoli sulla revisione dei mozzi.

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La guarnitura è rimasta la sua originale, una non eccelsa compatta Once, che prima aveva un suo ruolo; adesso nel complesso sfigura decisamente. E’ per 9-10v ma grazie alla naturale usura delle corone non si sono verificati problemi nell’accoppiamento con il ridotto spessore della catena a 11 velocità.

Un breve intermezzo perché le ruote Ultegra 6600 (come quelle montate di serie su questa bici) non hanno corpetto idoneo a ospitare gli undici pignoni. In questi casi per recuperare quel poco meno di 2mm necessari (di solito 1,8 ma dipende anche dal corpetto) si può o tornire il corpetto o molare il pacco pignoni. Qui è stata seguita la seconda via, eliminando materiale dalla parte posteriore del pacco pignoni.

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Le sella originale ha lasciato il posto a una San Marco Regale, tanto bella con quei rivetti a vista quanto scomoda, almeno per me. E dire che la uso pure io sulla mia Peugeot Anjou: cosa non si fa per amore della bellezza…

 

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La piega anatomica Deda montata in origine è finita appesa a una parete della mia microfficina: sulla bici è arrivata una Selcoff alare in fibra di carbonio. L’unica modifica che francamente non approvo, quando il proprietario della bici si presentò qui a mostrarmela e chiedermi di montarla io sconsigliai il suo utilizzo. Anch’essa acquistata usata e con diversi segni di usura, non mi convinceva (e non mi convince tutt’ora) sia per il profilo anatomico (per meglio posizionarsi in sella, anche a causa di alcuni problemi fisici resto convinto che gioverebbe una compact) che per il passaggio cavi interni, una complicazione inutile che fa compiere due “S” troppo strette ai cavi della trasmissione. I fori per i cavi freno non corrispondevano a quelli delle leve Ultegra 6800 e quindi li ho montati esterni. E dopo alcune prove anche quelli della trasmissione, il ritorno era falsato. Però ha fascino, questo si, e credo sia stata questa la molla all’acquisto. E in questi casi la tecnica conta nulla, quando un ciclista si innamora di un particolare è inutile qualsiasi analisi oggettiva: piace, tanto basta.

 

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Oltre al profilo ad ali di gabbiano la parte superiore è palmare. Io l’avrei nastrata meno, lasciando tutta la zona palmare nuda e con la tramatura della fibra di carbonio a vista, ma al solito non decido io, lascio sempre sia il proprietario della bici a indicarmi le sue preferenze. Per fermare le guaine che sporgono dal nastro non ho usato un nastro adesivo ma delle strisce ricavate da un foglio adesivo trasparente che utilizzo solitamente per creare le protezioni ai telai. Elastiche e resistenti dopo qualche giorno dall’applicazione diventano quasi invisibili.

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Del telaio parlai già nel precedente test.

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Riassumo alcuni tratti salienti, come la forcella in alluminio con foderi in fibra di carbonio…

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…l’orizzontale dal caratteristico andamento arcuato…

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…il carro ben dimensionato e con i foderi sinuosi.

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La bici si presenta snella e compatta come una bici da corsa deve essere.

 

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Questa la via Nirone 7 con tutte le sue modifiche: sono servite? E’ valsa la pena spendere tanti soldi? E poi, spenderli si, ma alla ricerca di cosa?

Si, in parte ne è valsa la pena. Alcune modifiche sono state necessarie. I freni perché i Reparto Corse di serie sono nulla più che una aspirazione a frenare, un “promemoria a rallentare” li definii nel precedente test, e ci voleva qualcosa di buono, ne va della nostra sicurezza. Le ruote perché in estate in seguito a una caduta si era irrimediabilmente danneggiata l’anteriore e trovarne una di ricambio si è rivelato ben più difficile di quanto credessi. Alla fine abbiamo fatto prima a prendere una coppia di ruote usate.

Su altre cose io avrei lavorato diversamente, non avrei preso il gruppo (semi)completo perché tutto nacque dalla volontà di montare qualcosa di ergonomicamente superiore ai comandi Sora; sarebbero bastate due leve, anche usate, di gamma Shimano a 10 velocità e un pacco pignoni, cambio e deragliatore avrebbero funzionato uguale. Della piega ho già detto.

E’ indubbio però che tutte questa modifiche hanno migliorato, e di molto, il carattere della bici, eliminando difetti altrimenti insanabili (i freni) e fornendo un deciso contributo alla resa dinamica (le ruote) con in più quegli undici pignoni di cui volendo si può fare a meno, ma quando ci sono, sono comodi.

Sono passati molti giorni da quando uscii con questa bici per testarla, nel frattempo altri articoli hanno avuto la precedenza ma è stato meglio così, ho avuto tempo per lasciar sedimentare le impressioni ricevute e confrontarle con quelle che mi diede questa bici in versione originale.

Percorso quasi solito, distanza intorno ai 110km, con l’aggiunta di un paio di salite rispetto a quelle canoniche del circuito di prova, l’immancabile pavè e qualche discesa da poter affrontare a tutta perché era in questa occasione che la bici aveva mostrato i limiti maggiori.

Dico spesso che le ruote contano più del telaio, che un buon paio di ruote “mette una pezza” a telai mediocri e un cattivo paio di ruote mortifica ottimi telai. E ne ho avuto l’ennesima conferma.

Ma mettiamoci in sella e iniziamo il nostro giro, affrontando i canonici venti chilometri di pavè per lasciare la città; come invidio quelli che abitano in provincia…

Memore della gran comodità sfoggiata nel precedente test sulla pavimentazione sconnessa ho iniziato a pedalare senza timori; non l’avessi mai fatto. Le ruote sono si morbide come tradizione Shimano ma decisamente più rigide delle precedenti e la sella è stata un incubo. Ho immediatamente calato il ritmo, messo un rapporto duro e abbassato la cadenza. Alla fine per andare andavo, ma ben più piano di come feci la prima volta. Mi sono mancate anche le leve freno supplementari (impossibile montarle su una piega palmare) che consentono di viaggiare sicuri in presa alta, la più comoda se la strada è dissestata. Ma è anche molto trafficata e quindi la prudenza impone almeno la presa sui comandi per azionare prontamente i freni; insomma, tra sella più dura e scomoda, ruote più rigide e guida in presa sui comandi/bassa tutta la favolosa comodità che ricordavo è rimasta solo un ricordo. Siamo comunque su livelli alti, ben superiori alla media di bici sportive, più specialistiche e dalla resa migliore per chi ha gambe buone, ma che si rivelano anche scomode. Le doti di passista, intesa come bici su cui passare molte ore in sella (una altra sella però…) non sono andate perdute.

Prima salita, prima sorpresa, o conferma di quanto immaginavo a seconda di come la si vede. Le ruote, più leggere e performanti di quelle di serie, hanno svolto il loro dovere. La bici sale più sciolta, non avverti fastidiosa zavorra, riesci a cambiare ritmo con facilità giocando anche coi tanti pignoni ben spaziati in zona mediana che non fanno perdere cadenza e diventa molto più naturale tentare qualche scatto in piedi sui pedali. Il ritardo di risposta del telaio c’è ancora, ma il “tempo di attesa” tra la zampata e la variazione di velocità è calato. Le continue variazioni di ritmo continuano a non essere il suo terreno ideale, ci vorrebbe una bici bella rigida come (per restare tra le pagine del blog) la Caad10 che, tra l’altro, ultimamente sfoggia l’ennesimo paio di ruote nuove, della Spada Oxygeno e quindi andrà riprovata; meglio salire costanti, di passo come suol dirsi e il 28 finale toglie da qualunque impiccio, comodamente seduti e pedalando in agilità. Con rapporti più duri si continua a fare troppa fatica, meno di prima questo si, ma comunque troppa. Tutte energie che si spendono inutilmente senza avere benefici nella media di salita, perché le ruote sono più leggere, più rigide delle precedenti ma il telaio continua a privilegiare la comodità, assorbendo potenza come dazio per non riavere indietro le imperfezioni della strada. Non è una racing pura, e lo sapevo già.

Terminata la seconda salita davanti a me si è aperta una discesa veloce, curve ampie con ottima visibilità e solo due tornanti alla fine piuttosto rognosi a causa del fondo stradale, quasi sempre umidi quale sia l’ora e la stagione in cui ci passo. La condizione che mi più incuriosiva provare, troppo bassa la velocità la volta prima, con l’avantreno che avvertivo preciso e sicuro ma impossibilitato a spingere perché non sapevo se mi sarei fermato in tempo. Qualche frenata di prova con i nuovi Ultegra l’ho fatta, certo non mi sarei fiondato in discesa senza sapere su cosa avrei potuto contare e, visto che stavolta la frenata finalmente la posso definire tale, in discesa mi sono fiondato.

Precisa e netta in traiettoria, stabilità da bici turistica, grande senso di sicurezza. Meno male. La frenata è di tutt’altra statura, troppo morbida nella prima parte di escursione della leva (un poco come tutti gli impianti Shimano, tranne il Dura Ace 9000 che è eccellente in ogni frangente) richiede di fare prima l’abitudine al poco mordente in fase iniziale, altrimenti si rischia il lungo in curva; aumentando la pressione alla leva la forza frenante arriva decisa e facilmente modulabile. Se non fosse per la leva freno che tende a piegarsi (che io faccio piegare, inutile, io a comandi Shimano mi abituerò mai…) quando agisci con forza soprattutto in presa bassa, il feeling sarebbe perfetto.

Fine della discesa e inizio della pianura. Qui ho scoperto una bici diversa, molto più veloce, scorrevole e al contempo comoda e “user friendly” come dicono dall’altra parte dell’oceano. Il ritardo di risposta provando a scattare è decisamente inferiore a quello avvertito in salita, segno che il telaio alla fine risponde meglio di quanto avevo pensato fino a quel momento e sono le ruote a denunciare un cedimento ancora troppo pronunciato. Se fosse un motore sarebbe un diesel, tu pedali, trovi la tua cadenza ottimale e non la perdi mai grazie alla ampia scelta di rapporti senza salti evidenti, prendi velocità e la mantieni all’infinito. Ok, non proprio all’infinito perché le gambe quelle sono, ma ci siamo capiti. Mi è piaciuta molto la risposta ai cambi di velocità “morbidi”, quelli che eseguiamo quando vogliamo riprendere qualcuno o semplicemente puntiamo un obiettivo senza però volerci impegnare in uno scatto deciso. La velocità sale in progressione e più aumenta più sembra di andar forte. Avessi avuto delle ruote ad alto profilo avrei attribuito la cosa all’effetto volano, ma qui il profilo è basso.

Credo, ma devo basarmi sull’esperienza e le sensazioni, non ho dati scientifici a supporto, che il telaio non digerisce l’azione violenta sui pedali mangiandosi quello che spremi sui pedali. Ma, uso una metafora poco tecnica ma penso renda l’idea, aumentando gradatamente il ritmo è come si attivasse un meccanismo a molla che accumula l’energia e poi inizia a rilasciartela gradualmente aiutandoti ad aumentare la velocità. Tester professionisti e blasonate testate saprebbero sicuramente darvi una spiegazione scientifica migliore della mia, ammesso che quello che io ho provato in sella sia ciò che vi ho descritto. Però…

Sulla trasmissione solo pochi accenni, perché preferisco attendere che il proprietario della bici acquisti anche la guarnitura (in preventivo) in modo da dedicare un articolo solo a questo comparto. Qui vale la pena giusto rimarcare la proverbiale dolcezza Shimano e la assoluta precisione. Solo il deragliatore può mostrare qualche titubanza se non regolato a puntino, risente molto del corretto passaggio cavo e consiglio l’utilizzo dell’apposito tool Shimano per valutare la giusta angolazione. Che poi con la leva freno basculante io non vada d’accordo è notorio, ma è questione di preferenze personali. L’ergonomia delle leve è decisamente migliorata in queste ultime versioni sia Ultegra che Dura Ace, solo qualche difficoltà per chi ha mani piccole; non ho controllato se è possibile montare su questi comandi i supporti per chi ha difficoltà ad impugnare correttamente le leve, suppongo di si ma andrebbe verificato.

In forma migliore io o bicicletta meno faticosa non so, comunque il giro è proseguito, allungandosi con l’aggiunta di un paio di salite non preventivate. Anzi lo so, è stata la bici, che è più pesante della mia Rose (per non dire di quella profusione di acciaio e ninnoli che è la mia Elessar) ma meno stancante per tutto il corpo, aiuta a gestire e conservare energie. In sella (sempre una altra sella però) si sta con piacere, è facile concedersi qualche pausa e tirare il fiato. Non ti sembra, come avviene (avviene a me , a voi non so) su biciclette di forte impostazione sportiva di stare commettendo un reato da pena capitale ad allentare il ritmo, la sensazione di stare sprecando tutto quel bendidio che ti ritrovi e pensi solo a pestare sui pedali pancia a terra; se sei stanco lei aspetta che ti riprendi, ti fa scivolare comodo sulla strada e quando sei pronto si riprende il ritmo. Ritmo alla fine sempre più basso di quello che riesci a tenere con una recing pura ma: quanti di noi hanno la gamba per spingere una purosangue sempre al limite?

Ecco allora che tutto ritorna nel suo alveo naturale, riportandomi alle mente le stesse sensazioni che ebbi la prima volta ma con i difetti più palesi adesso rimossi. E’ e continua ad essere una bici di impostazione sportiva ma non una sportiva pura. Con freni (assolutamente indispensabile sostituire quelli di serie) e ruote di buona fattura la bici guadagna sicurezza e velocità, perdendo poco del suo alto livello di comfort.

Continuo a non comprendere la sua collocazione tra le bici destinate ai neofiti, definizione tra l’altro priva di senso per me: scusate, ma per guidare un Dogma che devo fare, sostenere un esame o guadagnarmi qualche quarto di nobiltà pedalatoria?

E’ una bici adatta a chi pedala poco, nel senso che non ha tanto tempo per allenarsi (praticamente quasi tutti noi, compreso quelli che usano le definizioni “entry level” e “bici per neofiti” e dichiarano 15000 km l’anno quando non superano i 2000…) ma quelle volte che sale in sella vuole starci il più possibile. E la bici lo consente, con un passo dignitoso, con tanto comfort, precisione e facilità di guida. Continuo a vederla una ottima randonneur per i randagi più sportivi e minimalisti riguardo il bagaglio, proprio perché permette tanto tempo sui pedali senza ammazzarti schiena e braccia. Continuo a vederla inadatta a ciclisti potenti e agonisti, troppo mortificante per loro.

Peccato non si venda il solo kit telaio (o almeno io non ne ho trovato traccia sul sito ufficiale) perché negli allestimenti più economici (più economici rispetto agli altri prezzi di listino) alcuni componenti sono davvero di bassa qualità e sarebbe preferibile acquistare solo il telaio e montarselo al meglio.

Dopo tutte queste lodi chiudo con una considerazione personale: io non la comprerei, nemmeno il kit telaio se fosse disponibile. Ma come, dopo tutto questo parlarne bene? Si, dopo averne riconosciuto le qualità lo stesso io questa bici non la vorrei per me. Non è questione di qualità o meno, ma di come ognuno di noi vive il “suo” ciclismo.

Quando scrivo un test cerco di essere oggettivo e non lasciarmi guidare dalle mie preferenze personali, come quando monto la bici di qualcuno che sarà quelle che piace a lui, non a me. Non è che se non mi piace dico che è una schifezza e non la monto.

Con i test è lo stesso, questa bici non mi ha coinvolto, non mi ha preso il cuore o entusiasmato come per esempio la Caad10, impietosa nel dimostrami la mia inadeguatezza a sfruttarla al limite ma coinvolgente nella sua sportività e nulla le potevi rifiutare.

Questa via Nirone 7 non è semplicemente adatta a me; troppo morbida come sportiva, troppo rigida come turistica, troppo ibrida insomma e a me le ibridazioni eccessive non sono mai piaciute. Non per niente ho più di una bici  🙂

Solita carrellata finale di immagini, un poco alla rinfusa.

 

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Carmine

    Ciao. Prima di tutto complimenti per le tue recensioni, non semplici articoli ma vere e proprie emozioni di vita su bici trascritte a parole. Non ho trovato di meglio su tutta la rete, hai dato un forte contributo alla mia decisione di acquisto che va al di là della semplice recensione tecnica…mi hai dato ciò che cercavo, le sensazioni! Alle volte molto più importanti per chi cerca una bici senza pretese per il semplice gusto di pedalare e non ha esperienza sulle scelte (è il mio primo alluminio dopo 4 anni in acciaio)

    • Ciao Carmine, ti ringrazio per i complimenti che fanno sempre piacere; questo blog vuole essere tecnico ma sono anzitutto un appassionato ed è l’amore che ho per il ciclismo in (quasi) tutte le sue sfaccettature quello che cerco di trasmettere. E poi, diciamolo, di test puramente tecnici ma freddi abbonda già la reta e la carta stampata, mondo quest’ultimo da cui provengo ed è lì che ho capito che la tecnica è importante ma a chi legge devi cercare di trasmettere un emozione. Sono contento di esserci riuscito.
      Non credere la via Nirone7 una bici senza pretese, è una ottima bici con evidente pecche nell’allestimento sulle versione più economiche. Le sue pretese le ha, troppo poco sportive per i miei gusti ma del resto io proprio per questo ho una sportiva pura e una bici per le uscite a zonzo, più varie altre.
      Se hai una sola bici con cui voler pedalare tanto in comodità al prezzo di qualche rinuncia nell’uso più spinto (ma per spingere ci vogliono le gambe altrimenti è peggio, come mi resi conto in sella al Caad10) allora si, hai trovato la tua bici. Cambia i freni però se la versione da te scelta monta i reparto corse…

      Fabio

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