Il blogger factotum e progetti vari

Factotum è termine latino, letteralmente significa “fare tutto”.

E ho scoperto sulla mia pelle che per tenere un blog come questo devi saper fare tutto. Quando lo aprii non mi ero posto tanti problemi, lo feci e basta.

Pensavo, ingenuo, bastasse scribacchiare ogni tanto.

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Che poi è l’unica cosa che so fare, e non sto facendo la ruota di pavone mia solita ma enunciando un semplice dato di fatto. Al di là dei contenuti, la matrice comune è che gli articoli sono ben scritti e curati.

Però era molto, ma molto più semplice, quando scrivevo e basta piuttosto che tenere in piedi questa baracca.

Funzionava così. Comunicavo alcune opzioni su cui avrei scritto o mi veniva affidato un tema. Una volta scelto l’argomento stabilivamo lo spazio disponibile e alla fine in redazione arrivava l’articolo. Solo il testo.

Mai dovuto occuparmi del titolo, del sottotitolo, delle immagini, dell’impaginazione, della grafica; e se avevo bisogno di qualche ricerca ulteriore potevo contare su chi la avrebbe svolta per me consegnandomi solo i risultati. Insomma, io scrivevo e basta. Che è quello che mi piace fare.

Ho sottovalutato l’impegno richiesto da un blog, almeno da un blog che vale il tempo dei lettori, e la necessità di imparare tante nuove mansioni: non avevo capito all’inizio che da semplice scribacchino sarei dovuto trasformarmi in un factotum, e che scrivere avrebbe significato non più della quinta o sesta parte dell’impegno richiesto.

Non che questo sia valido per ogni blog, ce ne sono migliaia dove gli autori raccontano i fatti propri e finisce lì. Però o hai una vita decisamente interessante e sai descriverla come Conrad o London, oppure non è che a uno gli freghi poi tanto dei fatti tuoi.

In un blog come questo gli argomenti sono vari e viaggiano su strade diverse, chiedendo differenti stili di scrittura. Fin qui nulla di grave, sono sempre riuscito con facilità a passare dalla scrittura di inchiesta a quella frivola, da quella confidenziale a quella (lievemente) umoristica. Ma scrivere non basta.

A parte che fino al momento dell’apertura del blog il massimo delle mie conoscenze si fermavano all’uso parziale del programma di scrittura, nulla sapevo di come inserire immagini, usare le funzioni della piattaforma, malgrado fossero a prova di ebete (e questo dimostra o che sono più ebete di quel che credo oppure che i comandi sono meno intuitivi di quel che credono gli ingegneri felici…) scegliere un tema grafico e che possibilità offrisse.

Le mie capacità di fotografo potevano rendere appena accettabili le foto segnaletiche, figuriamoci pubblicabili. Titolare poi non è mai stata una cosa che so fare, secondo me lì è talento puro. Puoi studiare e allenarti quanto vuoi, serve a nulla. Talento: e invidio chi lo possiede.

Ho dovuto imparare a usare la piattaforma su cui girava il vecchio blog, ho dovuto reimparare quasi tutto quando ho traslocato su dominio proprietario; ho dovuto imparare (e l’apprendistato continua) come scattare qualche immagine decente e editarla con i programmi di grafica e fotoritocco; ho dovuto imparare il significato e l’uso di tanti altri strumenti, ognuno utile per qualcosa. Ho dovuto attrezzarmi in modo adeguato, allestendo una parodia di set fotografico, dotandomi di apparecchi vari di migliore qualità. Ho dovuto imparare a essere meno schivo, non potendo più continuare sulla strada del “conta ciò che scrivo non chi sono” per procurarmi materiale necessario agli articoli e quindi al blog. E tanto ancora mi resta da imparare.

Ma tutto questo non l’ho scritto per tediarvi coi fatti miei; e poi non ho né la vita interessante di London né la sua capacità di scrivere.

Queste riflessioni nascono, al solito, dai messaggi che mi inviate, che spesso non hanno come tema solo il ciclismo e c’è chi vuole soddisfare curiosità differenti. Ma anche questi sono messaggi per me importanti, mi danno il polso dei lettori.

Ho ricevuto tanto supporto da molti e altrettanti consigli. Alcuni li ho sposati convinto, altri li ho accettati ma nutro qualche dubbio, altri ancora li ho ascoltati e subito scartati.

Tra quelli accettati con riserva c’è la “pubblicità” sui social, che davvero non mi convince. E non per la mia ritrosia (avversione?) contro questi strumenti, ma perché alla fine li reputo poco funzionali al blog così come è strutturato.

Forse sbaglio, ma non seguo la regola per cui in rete bisogna essere brevi, sintetici: un tweet o poco più. I miei articoli sono lunghi, richiedono attenzione (almeno quelli tecnici) vogliono tempo. Per scriverli e per leggerli.

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Poco si concilia questa impostazione con la istantaneità di un “Mi piace”. Alla fine chi si collega al suo social per dare una rapida occhiata nel mare magnum dei messaggi inviati dai tanti amici per avvisare che si sta andando a dormire o mostrare orgoglioso la portata della cena non è che poi si applica più di tanto su un articolo da 3000 battute.

Ma se in tanti mi sollecitate su questa strada è evidente che non posso non prenderla in considerazione. Ci sto provando, ma bene non mi viene. In ogni caso, giusto per non farmi mancare niente, ho aperto anche un account su Instagram 🙂

Non so però fino a che punto continuerò su questa strada: è soprattutto una questione di tempo disponibile. L’ho detto sopra, scrivere è diventato residuale: la quasi totalità del tempo dedicato al blog è richiesto da mille altre cose. E ogni tanto vorrei anche pedalare…

A proposito di pedalare; ieri mentre ero a zonzo con la Rose Team Dx cross uno scooterista impegnato a scambiare messaggi al telefono mentre guidava ha ritenuto doveroso tamponarmi. Ero a un incrocio, quasi fermo. Sono atterrato sul ginocchio destro, gran botta ma nulla di rotto anche se stamattina fa piuttosto male. Ho sacrificato anche la mano destra, che ho tenuto ferma sulla piega a protezione delle (costose) leve freno idrauliche. Nulla di rotto anche qui, sia alla mano che alla bici, solo un trascurabile taglio sul nastro manubrio. Tanta rabbia e riposo forzato per qualche giorno. Vero che pensare prima alla bici non è stato saggio, ma una cosa è sottoporre una bicicletta a ogni sevizia per tirarne fuori tutto il possibile, altra romperla e basta, anche se non per colpa mia. Ma è affidata a me, e io su queste cose sono intransigente.

Passo ad altro suggerimento che mi viene proposto con insistenza da mesi e di cui riconosco la validità: una versione in inglese almeno per gli articoli tecnici. Statistiche alla mano questo blog riceve visite da tutti e cinque i continenti, dopo l’Italia sono Stati Uniti e Inghilterra le nazioni con il maggior numero di accessi. In aumento costante le visite dai Paesi dell’Estremo Oriente, dove il ciclismo ha grande seguito. E dove, per lo stupore di mia sorella che lì vive, mi conoscono e seguono. Ma mi seguono usando i traduttori reperibili in rete, che sappiamo errori ne fanno.

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Non ho una padronanza tale della lingua inglese da poter tradurre gli articoli con le mie chiacchiere, ma potrei riuscire a rendere più comprensibili di un traduttore elettronico quelli tecnici, magari tenendomi solo sulle istruzioni e tralasciando gli intermezzi in cui mi perdo. Devo fare qualche prova, capire anche quanto tempo mi porterebbe via e se riuscirei comunque a mantenere la chiarezza di esposizione che contraddistingue questo blog. Ah, se qualcuno vuole aiutare…

Non saprei invece come impaginare, conosco poco delle potenzialità e funzioni di questa piattaforma. Antonello, inizia a pensare a una soluzione… 🙂

Vorrei tirar fuori dal cassetto due altri progetti a cui non diedi seguito lo scorso inverno, sempre per mancanza di tempo. Un manuale di tecnica e manutenzione e uno sul ciclismo urbano. Scrivere un libro è un impegno totalizzante, non puoi più dedicarti ad altro e questo mi frena. Inoltre mentre lo scorso anno avevo un editore e un contratto ma non avevo un libro, adesso ho in mente i libri ma non ho un editore. Che non avrei grosse difficoltà a trovare, ma è altro impegno da aggiungere.

Tra lo studio di questi progetti, le uscite con la Rose per testarla (e posso assicurarvi che quella bici mi sta mettendo a dura prova per trovarle difetti) e il lavoro per far arrivare altre bici e componenti per i test, senza dimenticare la sezione delle interviste che vorrei rimpinguare, è ovvio che per qualche tempo le pubblicazioni qui, sul blog, andranno a rilento.

Perché quando non pubblico non significa che lo sto trascurando ma solo che ci sto lavorando ancora di più.

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Giancarlo Rinaldi

    Salve, innanzitutto complimenti per il sito, il tempo dedicato e il lavoro proprio ben fatto. Davvero bravo.
    Più che un libro, sarebbe interessante la realizzazione di una serie di video tutorial a corredo dei testi che hai già prodotto.
    Giancarlo Rinaldi

    • Elessarbicycle

      Ciao Giancarlo, a una serie di video per completare alcuni articoli, per esempio quelli su installazione e regolazione del cambio ci ho pensato, così come rifare quelli sulla raggiatura delle ruote. Probabilmente alla prossima bici che mi troverò a montare da zero li farò.
      I video, almeno per me poco avvezzo a queste tecnologie, sono complicati da montare; inoltre ho bisogno di qualcuno che riprenda, a telecamera fissa non vengono bene.
      Ma è una delle tante migliorie in scaletta.

      Riprendere invece l’idea del manuale ha anche ragioni economiche: i libri li vendi e hai denari da investire poi qui. I guadagni finora percepiti dal libro “La bici perfetta” infatti hanno finanziato parte delle spese del blog. Che non è solo questione di dominio (che tra l’altro mi ha regalato Antonello…) ma di tante cose che voi dall’altra parte non vedete ma che sono necessarie ai contenuti del blog. Che è gratuito, senza pubblicità e riceve alcune donazioni per le quali ringrazio, ma insufficienti a coprire le spese.

      Fabio

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