I cattivi della Rete

I presunti cattivi del titolo sarebbero quelli che acquistano online. Perché? Adesso lo dico.

Ho detto più volte che uno dei vantaggi di avere un blog è poterci scrivere quello che voglio, tanto è uno spazio mio e le regole le faccio io. Chi non è interessato, passa oltre.

Avviso, da subito, che stavolta sono decisamente incline alla polemica.

Forse invecchio male e non ho più la tolleranza di un tempo o forse sono stufo di sentire corbellerie e me ne frego (ma questo da sempre) di cercare l’altrui approvazione, di essere a tutti costi simpatico. Sostengo e sosterrò sempre le mie idee; se per questo a qualcuno sto sulle balle o si innervosisce, il problema è suo. Io resto indifferente.

Ho anche più volte scritto che frequento un paio di forum a tema ciclistico, soprattutto per tenermi informato sulle novità, per scoprire soluzioni tecniche che potrebbero tornarmi utili e per avere il polso di cosa interessa ai ciclisti.

I forum sono liberi, hanno regole e moderatori, ma troppo spesso frequentati da persone che parlano di argomenti senza averne alcuna cognizione oppure usano quello spazio per sfogare il proprio astio verso l’universo mondo. In un forum, molto famoso e frequentato, limito parecchio le mie risposte, soprattutto quelle tecniche, perché tanto spunta sempre qualcuno che non ha mai messo le mani su una bici, ha letto qualche scemenza in rete e sta lì a trifolare o a ingaggiare una gara, di cui senza rendersene conto è unico concorrente, a chi la fa più lontano. Però è comunque un forum molto interessante, perché nella pletora di messaggi inutili si trovano anche tante perle da conservare con cura.

Oltre, appunto, a offrirmi la possibilità di capire cosa turba i pensieri dei pedalatori e fornirmi spunti da poi riversare qui, aumentando i byte di sciocchezze reperibili in rete…

Lo spunto stavolta è il timore di chi acquista una bici online e si pone il problema dell’assistenza meccanica. Se cioè, acquistando una bicicletta presso una casa che vende solo via internet o un grande store online, poi dopo, per la manutenzione e le eventuali riparazioni un meccanico possa snobbargli la bici o, peggio, non accettarla proprio.

Anzi, lo spunto sono alcune delle sciocchezze che ho letto in risposta a chi poneva il quesito, di chi è partito lancia in resta contro chi acquista online, causa di tutti i mali odierni.

In ogni caso, chiariamo subito che come timore, quello che il meccanico non ti faccia assistenza, è del tutto infondato. Un meccanico serio, e che ha un negozio da tirare avanti, lavora su qualunque bici gli portate, la avete acquistata da lui, online o su Marte. Entrate, pagate e ve ne andate con la bici sistemata.

Certo, per consuetudine il primo tagliando, quello che si fa dopo poche ore di utilizzo per dare una regolata in seguito all’assestamento dei cavi e dei componenti il meccanico non ve lo farà pagare se la bici l’avete acquistata da lui. Tutto il resto, giustamente, si.

Ogni tanto però spuntano quelli che, del tutto ignari delle dinamiche che sottendono alla gestione di una attività commerciale, accusano chi acquista online di distruggere, col loro comportamento, i negozianti.

Una sciocchezza colossale. Anzi, fantozzianamente, una boiata pazzesca.

Come ho scritto nell’articolo “Non sparate sul meccanico”, oramai l’officina pura (quella cioè che lavora solo facendo assistenza) non esiste più. E’ sempre un negozio che vende bici, abbigliamento, accessori vari e svolge anche la manutenzione, sulle bici che vende e qualunque bici gli portano.

Soprattutto sulle bici da corsa e quelle di alta gamma in particolare, la vendita per il negoziante non è mai conveniente. Il margine di guadagno è basso, a volte nullo (in alcuni casi in perdita) a causa della miope politica delle Case. Il cliente troppo spesso, dopo aver sborsato i soldi per l’acquisto pretende la manutenzione gratis a vita tanto “ma dai, una regolata al cambio, che ci vuole…”.

E sovente quelli che pretendono di non pagare il meccanico oppure si lamentano se è stato, ai loro occhi, troppo esoso, sono quelli che sparano ad alzo zero contro chi acquista online.

Prima straparlano di tutela dei piccoli commercianti, poi la spesa la fanno al supermercato e non dal negoziante sottocasa (che chiuderà) per risparmiare, ma qui il loro risparmio è sacrosanto, mica come quelli che comprano online per riuscire a rientrare nel budget senza sacrificare soldi per la famiglia. Oppure si indignano per l’invasione cinese che toglie lavoro agli italiani, ma lesti corrono ad acquistare il divano che prima costava 1500 euro e adesso trecento, senza porsi il problema che quel divano è stato assemblato da operai ridotti in schiavitù e che se solo rifiutassero di acquistarlo il sistema crollerebbe da solo. Oppure ancora non riflettono che due euro per quella t- shirt o dieci per quel giubbotto sono un prezzo troppo basso perché non ci sia qualcuno che ha lavorato ampiamente sottopagato e ancor più ampiamente sfruttato.

Ma tant’è, le persone così vivono dei loro pregiudizi, delle loro granitiche certezze, in una beata ignoranza travestita con qualche massima filosofica che nemmeno sui baci perugina pubblicherebbero.

Leggevo qualcuno che proponeva come idea la conversione dei negozi in centri assistenza per non essere soverchiati dalla distribuzione online, che offre prezzi più bassi quasi sempre.

Sarebbe un ritorno al passato, quando, appunto, esistevano le officine pure. Bella idea, ma non funzionerebbe in Italia.

I servizi, adesso si chiamano così, qui nessuno li vuole pagare. E’ come se il lavoro immateriale (anche se la manutenzione è materiale come una consulenza del resto), quello cioè dove l’acquirente non ha un oggetto nuovo da rigirarsi tra le mani dopo aver pagato, non avesse alcun valore.

Molti, troppi, (s)ragionano, sbagliando, ritenendo la messa a punto di una bici una operazione semplice, magari perché vedono il meccanico impiegarci poco tempo.

Bene, avete il componente tra le mani, provate a montarlo e non ci riuscite oppure ci riuscite ma di regolarlo, dopo tre ore di tentativi, non se ne parla proprio. Anzi, nel vostro improvvisarvi meccanici avete solo fatto danni. Il meccanico ci mette cinque minuti. Perché era una sciocchezza o perchè è bravo? Perché è bravo, ma non è nato così. Ha imparato, ha studiato, ha accumulato esperienza. Tutto questo deve essergli riconosciuto, quindi il ciclista pagasse e basta, senza storie.

In Belgio un ragazzo si sta guadagnando la pagnotta con una scuola in cui insegna la manutenzione della bici. E’ un servizio, cioè una persona che mette a disposizione le sue conoscenze per un compenso. Qui avrebbe fatto la fame, tanto “perché pagare, mi cerco il filmato su youtube”.

No, non funziona così. Nessun filmato, nessuna foto o forum possono sostituire l’esperienza trasmessa di persona. Me ne rendo conto io per primo, con questo mio blog e gli articoli dell’officina. Tante chiacchiere per qualcosa che dal vivo potrei spiegare in cinque minuti ed in modo molto più efficace e completo di quello che mi impone il formato scritto. Ma come fai a scrivere di quanto tendere un raggio per centrare una ruota o avvitare una brugola per regolare la serie sterzo? Non puoi, e infatti non l’ho scritto nell’ultimo articolo pubblicato. Dal vivo si, avrei potuto mostrarlo, avrei potuto mettere la chiave in mano al ciclista, come faccio qui in microfficina dove cerco di far svolgere i lavori al proprietario della bici, che così si rende conto immediatamente della resistenza offerta dal nipplo, della tensione, di come si riduce lo scostamento.

Perché ci si rivolge a un professionista, in qualunque campo, se si ha un problema? Perché ha studiato e studia tutt’ora, si informa e per farlo deve investire molti soldi, passerà ore e ore a approfondire il vostro problema per offrirvi la soluzione. E vi chiederà, giustamente, di essere pagato.

Ma no, subito a lamentarsi, perché “alla fine abbiamo fatto una chiacchierata, che sarà mai!”.

D’accordo, se è così semplice, perché non lo avete fatto voi? Perché non ne siete capaci, non avete la necessaria conoscenza, questo è quanto. Volete il servizio, ma non volete pagarlo.

C’è chi compra la bici in negozio perché vuole avere un punto di riferimento, ha stima delle capacità del meccanico e gli fa piacere pagare anche qualcosa in più ma avere una consulenza nella scelta, nel posizionamento e quant’altro.

E c’è chi invece compra le bici in negozio non perché tiene a cuore le sorti del negoziante, ma perché dopo pretende di non pagare più niente, avere fortissimi sconti sull’abbigliamento e sugli accessori. Non mascherassero questa ipocrisia sotto un velo di buonismo.

Tanto, vi assicuro perché vivo spesso, da moltissimi anni (a lavorare in un negozio di bici mi ci sono pagato l’università) la realtà che c’è dall’altro lato del bancone: se i negozianti potessero evitare di vendere le top di gamma e occuparsi solo della manutenzione, sarebbero più felici. Perché guadagnerebbero di più e non avrebbero a che fare col solito profittatore.

Acquistate tranquilli una bici dove trovate il prezzo che vi conviene, tanto non è su quello che un negozio guadagna. Guadagnerà quando voi gliela porterete per un tagliando, quando vi venderà l’abbigliamento o il casco. E sarà lieto di non averci dovuto rimettere di tasca sua vendendovi la bici con un grosso sconto perché la casa costruttrice ha deciso così dalla sera alla mattina (senza riconoscere analogo sconto a lui) pur di non perdere un (forse) futuro cliente.

Nessun negoziante serio e capace vi manderà via perché la bici è stata acquistata altrove: se la farà, vorrà dire che è uno che il suo lavoro non sa farlo, quindi non avrete perso niente.

Una altro aspetto che i detrattori del mercato online ignorano è l’impossibilità di trovare in negozio quello che ci serve.

Quando ho stilato la lista dei componenti di Elessar, escludendo i prodotti Velo Orange, sono andato dal mio negoziante di fiducia e gli ho chiesto cosa poteva procurarmi lui.

Ben poco, mi ha risposto sconsolato, perché i distributori non li avevano oppure per avere quel marchio in negozio era richiesto un acquisto minimo talmente elevato che non poteva correre il rischio di avere tanta giacenza in magazzino. Persino una cosa banale, il trittico Ritchey Classic, ho dovuto ordinarlo online perché il distributore non lo aveva a catalogo.

Con ovvio vorticoso giramento degli zebedei del negoziante, che si è visto così sottrarre, non per sua o mia colpa, ma perché in Italia case costruttrici e distributori non hanno alcuna lungimiranza, un guadagno. E con l’aggiunta del mio trifolamento a lui (ma per quello mi sono sdebitato…) perché la roba ordinata in negozio non arrivava o arrivava sbagliata e la bici languiva mesi incompleta sul cavalletto, quando quella acquistata online dopo massimo tre giorni dall’acquisto era nella mia officina.

Ignorano, sempre i detrattori del mercato online, come funziona la garanzia, sbeffeggiando chi ha acquistato la bici con un “E se si rompe che fai, la rimandi indietro?”.

Si, rispondo, ovviamente la rimando indietro. A spese del venditore sia all’andata che al ritorno e con tempi decisamente inferiori a quelli di un negoziante.

Perché la garanzia compete al venditore, il quale ha poi diritto di chiedere il rimborso alla casa madre. Se però la casa madre dovesse ritenere quella riparazione e/o sostituzione non eseguibile in garanzia, il venditore ci rimetterà di tasca sua. Ergo, prima di dire si, nicchierà e contatterà la Casa che a sua volta farà mille problemi, perché finché il negoziante non avrà certezza che quel danno gli sarà riconosciuto dal produttore non attiverà alcuna procedura. Morale, passano i mesi e il ciclista è a piedi mentre venditore e casa giocano a scaricabarile.

Vabbè, mi fermo qui. Esempi e storie ce ne sarebbero ancora da raccontare, ma tanto chi la pensa diversamente perché saturo di pregiudizi e impermeabile a qualunque argomentazione non cambierà idea (e la cosa, in tutta onestà, non mi interessa) mentre io, alla fine dei giochi, ma che mi sbatto a fare?

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Ciao Fabio! Fai bene ad affrontare tematiche spinose. Uno dei problemi é che scrivere sui forum non costa e dietro il nickname chiunque può tentare di vendersi per un grande. Contento lui… In certi casi sarebbe auspicabile maggiore moderazione. Comunque meglio avere i forum, pur con tutti i difetti.

    • Ciao Franz, lo sai, non sono contro i forum, anzi li trovo utili. Tutti e due frequentiamo gli stessi forum, quindi conosci il fenomeno.
      Però a volte la stupidità di certi atteggiamenti mi fa cadere le braccia. Ma tant’è, si prende ciò che c’è di buono, e si lascia perdere il resto.
      Fabio

  • fabrizio ippolito

    Ciao,
    sono d’accordo con te, la maggior parte delle volte non e’ solo il presunto ostracismo dei negozianti nei confronti di chi magari acquista una bici online a mettere in discussione un normale rapporto tra questi e il potenziale cliente dell’officina, ma proprio l’errore di fondo che spesso si fa non attribuendo al lavoro degli altri la giusta dimensione.
    Spesso la competenza meccanica e’ vista come una naturale estensione dei benefici legati all’acquisto del mezzo presso questo o quel negoziante, dimenticandosi che a nessuno piace veder ridotto il proprio margine di guadagno praticando sconti e sconticini oppure sottostare ai capricci dei propri clienti perdendo tempo sulle bici, magari non guadagnandoci nulla.
    Per me a cadere in trappola sono proprio i negozianti talvolta, data la concorrenza sempre piu’ agguerrita che li spinge ad accaparrarsi un cliente senza avere la possibilita’ di seguirlo in un certo modo dopo l’acquisto, parlo soprattutto dei neofiti che invogliati all’acquisto spesso sono lasciati un po’ soli nell’avvicinamento alla pratica eppure sono quelli che avrebbero bisogno di consigli o maggiori attenzione nella manutenzione.
    Chiusa questa parentesi, apro quella dei clienti.
    Mi e’ capitato spesso di vedere gente che crede di aver trovato uno psicologo a buon mercato nel proprio venditore o, gente che ha bisogno settimanalmente di questo o quel lavoretto o altri ancora che mentono spudoratamente dopo aver armeggiato il proprio mezzo rivolgendosi poi in officina per un pronto rimedio ai guasti provocati, magari gratis.
    Concludendo, personalmente ogni volta che vado in officina chiedo e pago il conto, se mi capita che non mi venga chiesto niente so benissimo che me lo merito perche’ sono un buon cliente eppure non mai fatto mistero del fatto che acquisti anche merce online.
    Di certo il piacere di recarsi in negozio e magari provare un capo o toccare con mano un componente e’ impagabile, per questo il piu’ delle volte sono io a dire grazie al mio negoziante di fiducia.

    • Ciao Fabrizio, condivido pienamente la tua analisi.
      Io sono uno che acquista molto online (anche perché quello che mi serve spesso non lo trovo in Italia) e di qualcuno che mi faccia manutenzione alla bici, passatemi la presunzione, proprio non ne ho bisogno.
      Eppure passo ugualmente molto tempo in negozio, se termino prima un giro in bici cerco di fermarmi per un saluto, se vedo che sono molto indaffarati metto una bici sul cavalletto e inizio ad aggiustarla o monto quelle nuove appena uscite dagli scatoli. E vedo le cose dal di dentro, vedo le fatture, leggo i fax, il negoziante mi chiede consiglio legale sull’ultima vessazione subita dalla casa, insomma, tocco con mano come funziona.
      E mentre sono lì, vedessi quanti entrano e pretendono, sia cose assurde che non pagare, sempre per il discorso “la bici l’ho comprata qui”.
      Io, glielo dico spesso, li manderei al diavolo all’istante; lui, il negoziante, mi risponde sconsolato “non puoi permetterti di mandar via nessuno, sennò la baracca si ferma”.
      Non sono quelli che comprano online a far sparire i negozianti, sono quelli che non vogliono pagare. Che sono quasi sempre quelli che denigrano chi acquista online.
      Fabio

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