Gravel?

6486 Peugeot Anjou Passepartout 29Sono passati molti anni da quando iniziai a sfruttare Mtb in acciaio o telai da ciclocross per creare quelle che ora chiamano gravel. A seconda dell’uso e del budget disponibile si decideva se lavorare su un telaio per ruote da 26 votato al fuoristrada oppure su un telaio per ruote da 28 da usare più su asfalto e limitando l’off-road a leggeri sterrati. Le migliori venivano fuori da telai francesi o inglesi da turismo, qualcosa di simile alla Passepartout che mi sono ricreato in omaggio a quegli anni.

Nessuno nell’ambiente credeva in queste bici. Vero che la disponibilità di componenti non era ampia come adesso e quindi tante attuali finezze erano impossibili. Ma dire che era un tipo di bici che nessuno mai avrebbe preso in considerazione la ritenevo una sciocchezza. Produttori e commercianti a ripetermi che questi strani miscugli non sarebbero mai riusciti a venderli. Io non ero d’accordo all’epoca, la situazione del mercato oggi mi ha dato ragione. Avessi brevettato l’idea, se mai fosse stato possibile, sarei ricco.

Non le chiamavo gravel: per me erano semplicemente bici tuttofare per divertirsi ovunque. Essenziali o addobbate con portapacchi e parafanghi; addirittura anticipammo il bikepacking quando un amico fece cucire alla madre una borsa triangolare da inserire nel telaio. Con l’incoscienza dell’età sforacchiammo la forcella e ci sparammo due bussole per attaccarci i portaborraccia. Adesso te lo propongono come un plus. Eravamo nella seconda metà degli anni ottanta, non esistevano i cellulari, internet era qualcosa solo per pochi eletti e molti avevano in listino ancora le bici condorino.

Il tempo è stato galantuomo, dando ragione a me e quei pochi che mi aiutavano durante queste strane creazioni.

Però c’è l’effetto collaterale: tali e tanti i modelli che le case etichettano gravel che capirci qualcosa è impossibile. Così come molte le trasformazioni fai da te, coi soliti nei forum che pensano basta mettere una piega su una mtb o due gomme grasse su una vecchia bdc e il gioco è fatto.

Non è così semplice. Spesso, anzi sempre, queste trasformazioni improvvisate non fanno che rendere l’utilizzo della bici ancora più limitato. Quello che si deve raggiungere è aumentare lo spettro di utilizzo, con qualche compromesso è ovvio, ma senza sacrificare i tratti salienti e i pregi delle bici di partenza.

Se metto una piega su una Mtb non avrò una bici veloce su strada: avrò una bici lenta uguale su strada e in più difficile da controllare in fuoristrada. Oltre che scomoda se non si è lavorato bene sulla triangolazione in sella.

Che un errore simile lo compiano ciclisti inesperti ci può stare, ed è pure meglio così. Sperimentando si impara e si comprende dove si è sbagliato. Che lo stesso errore lo commettano i costruttori è grave. Non gravel: grave e basta.

Una buona parte dei modelli proposti negli scorsi anni erano dei pasticci, quest’anno si sta aggiustando il tiro. Malgrado alcuni dogmi, come quello sul monocorona che se non c’è non è una gravel. Ecco, la vera essenza della bici gravel è proprio il non avere dogmi.

Quello che rende una bici gravel è la sua capacità di fare un poco tutto senza eccellere in niente: sali in sella e pedali, pensando solo a divertirti, senza doversi curare del tipo di strada. E deve essere comoda, perché in sella vuoi passarci, di solito, parecchie ore. La velocità è relativa, intesa come passo. Molto meglio guardare a maneggevolezza e spunto, la capacità di risposta alla pedalata. Meno ritardo c’è, meglio è.

Poi è possibile calibrare sulle singole necessità e gusti. Chi si arrampicherà per sentieri e monti avrà una bici diversa da chi ogni tanto lascia l’asfalto per esplorare un sentiero in terra battuta.

Riuscire a capirci qualcosa tra i tanti modelli ora in listino è difficile per tutti, io per primo. La bici che mi arriverà a giorni cos’è? Una gravel? Una Touring? Una Urban? Ma devo per forza etichettarla? A me sembra semplicemente una bici pensata per pedalare senza fisime, almeno sulla carta. Poi scoprirò cosa sa fare una volta salito in sella e potrei anche decretare che è un bel bidone da marketing.

E quando ho inforcato la mia super specialistica Rose X-Lite Team e senza farmi troppi scrupoli ho deviato per un bello sterrato per scoprire dove sbucava, ho trasformato la bici in una gravel?

Elessar cos’è? Va un amore su asfalto, affronta fuoristrada leggero senza patemi, è comoda, ha attacchi parafanghi e portapacchi, monta gomme da 32 e fino a 35 coi parafanghi installati. Sembra la scheda di presentazione di una gravel. Boh, per me è solo la mia bici, quella con cui sono felice quando pedalo.

Io sinceramente non ho risposte certe, troppe voci a cantare insieme senza alcun accordo. Ora come ora ho serie difficoltà con chi mi chiede di consigliargli una gravel bella e pronta tra le tante proposte dalle case, alcune pure a prezzi decisamente allettanti.

Mi verrebbe quasi da dire che l’antesignana di ogni gravel era la Graziella: qualcuno di voi, onestamente, saprebbe trovare una bici con cui pedalare senza alcuna preoccupazione come facevamo con queste simpatiche pieghevoli a ruote piccole?

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • paolo zattoni

    sulla graziella hai ragione, infatti nell’est europeo c’è un gruppo di ragazzi che si fanno giri spettacolari con quelle che sono fra le eredi della mitica graziella. e sulle gravel pure, (hai ragione). da neofita della customizzazione ho trasformato la mia citybike in bici da granturismo.ci viaggio su stradale, e d’estate è la mia preferita per le uscite in pineta sull’adriatico, in romagna. se poi uso copertoni tacchettati da 32 riesco anche a fare circuiti da mtb, fra i campi. la condizione principale è la comodità, dopo di chè…. nasce la gravel. lasciamo al commercio le etichette.

  • max

    A conferma di quanto dicevi a proposito di graziella, ma anche quello che diceva Paolo (vedi sopra) ci sono molte di persone affezionate alla mitica Graziella. Suggerisco senza nessun fine questo gruppo di amici che amano fare delle “scorribande” con i loro mezzi pre fenomeno gravel: https://randonneepercaso.wordpress.com/2014/06/07/coast-to-coast-italia-2014-no-stop-in-graziella-si-puo-fare/

    Max

    • Elessarbicycle

      Ciao Massimo, molto simpatica questa iniziativa. Però teniamo pure presente che la mia era una provocazione, un invito a fermarsi e ragionare senza lasciarsi accecare dalle mode. Sennò sembra che la Graziella sia lei, finalmente, la tanto agognata bici perfetta 🙂

      Fabio

      • Max

        Forse all’epoca lo era ora non più

        • Elessarbicycle

          Ciao Massimo, concordo. All’epoca la sottovalutavamo, ma quante pedalate spensierate con quelle bici. Io da ragazzetto avevo anche la fastidiosa tendenza a spaccarle saltando da un terrapieno all’altro sui versanti terrazzati delle colline. Mia madre non era contenta…

          Fabio

  • Francesco

    Una cosa che mi piace delle ultime tendenze ciclistiche è la ricerca di bici tuttofare , non specialistiche , ma comode senza essere delle bici da passeggio.Il punto di forza di tante bici tuttofare è questo e mi hanno incuriosito . Poi le chiamino pure gravel , io preferisco tuttofare !
    Tra le altre cose , il ritorno dell’acciaio non è stata una moda passeggera , ma una solidoa nicchia in un mondo che sembrava averlo dimenticato.Perchè per un certo tipo di bici, non alla ricerca della prestazione PURISSIMA, è uno dei materiali migliori.

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, ultima tendenza da noi, perché in USA, in Giappone, in Estremo oriente (la Thailandia capofila) è realtà consolidata. E’ paradossale che i nostri migliori telai in acciaio, penso a Battaglin e Pegoretti per esempio, siano apprezzatissimi all’estero e snobbati da noi. Prima o poi cresceremo…

      Fabio

      • Francesco

        Io non faccio testo perchè dopo il furto sono passato dall’acciaio artiginale (usato) all’alluminio industriale nuovo (Fuji Tread),
        ma qui a Milano sto vedendo una vivace e continua richiesta di bici in acciaio di gamma almeno media .

  • Giovanni

    Io non credo cresceremo mai, almeno non più, vedo possibile solo una continua involuzione. Anche Casati se non erro ad esempio, è una marchio molto più apprezzato in Estremo Oriente che non da noi, nonostante produca secondo me alcune delle più belle bici che ci sono in giro.

  • Fabio, sono pienamente d’accordo con te. Io mi occupo di marketing e capisco che segmentare il mercato e creare nuovi bisogni sia un’esigenza primaria delle aziende, azione in cui specialmente i colossi USA sono bravissimi. Ma come dici tu, questa mania di etichettare crea dei fenomeni passeggeri che più che altro sono fuorvianti per i pedalatori meno attenti ed esperti. Con il risultato, ad esempio, di una schiera di ciclisti dotata di una fat-bike ferma in garage che probabilmente non userà mai più. Certo, gravel è l’esatta antitesi della specializzazione delle fat, spacciate per MTB tuttofare (se ne vedono diverse girare in città…). Ma come dici tu il timore è che ancora una volta si crei confusione, che sulla scia di un’etichetta le aziende ti rifilino quello che non vuoi. L’ideale sarebbe che tutti leggessero il blog di Ellessar…Comunque domenica scorsa ho chiuso con soddisfazione il più grande evento gravel che abbiamo in Italia… l’Eroica. Cavalcando una Olmo Sanremo di 30 anni fa, una gravel bike ante litteram che ha fatto pienamente il suo dovere.

  • Adriano

    Vorrei spezzare una lancia (piccola e poco appuntita) a favore di un mercato vivace – e perchè no? – segmentato. La bicicletta grazie a questo marketing, a questa “fuffa” se vogliamo, è uscita da molti anni dagli angolini nei quali era confinata: da un lato l’uso sportivo (benissimo), dall’altro la nomea di mezzo per “sfigati” (ho due figli e tali hanno ritenuta la bici – loro e i loro amici- tale per molto tempo. Ora entrambi la usano come mezzo di trasporto) e tale nomea di certo non andava bene.
    Dunque si un mercato che etichetta, divide, gonfia ed esplode di “giocattoloni” ma dall’altro un si anche a un mercato che spinge sul settore e crea curiosità, interesse e spesso passione. 🙂

  • Adriano, come ho detto mi occupo di marketing e non sto certo “sputando nel piatto in cui mangio”. Certo, nella misura in cui il fenomeno gravel (o altri) aumenta il numero di persone che si avvicinano alla bici perché “cool”, ben venga. Non so quanto questo crei dei ciclisti “convinti” come siamo noi, ma l’auspicio è che comunque il bilancio alla fine resti positivo, e che la passione sbocci al di la del “quanto è fico andare in fissa/gravel/fat bike”. Comunque è vero: come noi volevamo Vespa e Ciao, adesso i ragazzi vogliono la bici! questo non può che essere un bene.

    • Elessarbicycle

      Interessanti, molto interessanti questi ultimi interventi. Complimenti subito a Ricky per l’Eroica, bravo!

      Non sono un esperto di marketing, di leggi economiche e di mercato ne so meno che di bici (già perché qualcuno ci è cascato e mi scambia per un esperto di pedali…) però non credo che questo proliferare di mode, etichette, divisioni, nicchie e spasmodica ricerca della novità tecnica sia indice di un mercato florido, anzi. La bici ha avuto un notevole boom dopo anni di oblio. I numeri continuano a essere alti ma non con quella impennata che si è avuta. L’offerta è tanta, e quando su un mercato c’è troppa offerta qualcosa non va per il verso giusto. L’impressione che ne ricavo è che si cerca di proporre all’infinito nella speranza di catturare. Si spinge sulle novità non perché oggettivamente migliori ma per (sperare di) innescare un bisogno e recuperare vendite. Con il contraltare delle tante bolle di sapone destinate a scoppiare, come giustamente rileva Ricky con l’esempio fat bike.
      Come ho scritto nell’articolo, ho sempre creduto nelle bici tuttofare; da avere come unica bici e per i più accaniti a far da compagna alla specialissima da corsa o da fuoristrada. Le creavo quando il nome gravel non esisteva e il muro di Berlino si; e solo chi le provava riusciva a capirne il potenziale e il gran divertimento: gli altri solo scettici senza mai aver dato un giro di pedale. Ora tutti vogliono una gravel e sono contento perché significa che alla fine avevo ragione io. Ma troppe complicazioni, troppe indecisioni, troppe incongruenze: tutti questi troppi rendono la vita del ciclista poco esperto davvero difficile, impossibile districarsi.
      Ma sono felice perché anche io ho notato, così come ha sostenuto Adriano, una rinnovata voglia di bici nei ragazzi. Mia figlia ha appena iniziato il liceo, domani vivrà la sua prima assemblea di istituto. Quando il liceo lo facevo io nel nostro ordine del giorno c’era, immancabile, la richiesta di uno spazio per parcheggiare il motorino: ora leggo che vogliono uno spazio maggiore per le bici. Maggiore: non basta quello che hanno, in bici già molti ci vanno!
      Fat bike, gravel e qualunque altra categoria vogliono inventarsi aiutano a far venire voglia di bici ai ragazzi? Io spero di si, almeno trovo un senso nel caos degli ultimi saloni.

      Fabio

  • Giovanni

    Sicuramente il marketing conta ma lavorando nel mondo dell’autoveicolo il primo vero aiuto alla riconquista di uno spazio nel mercato per la bicicletta si è avuto nel momento in cui il costo del carburante ha ragiunto un livello insostenibile accompagnato dai primi momenti della crisi economica. Dopo il risveglio c’è stata anche una riscoperta del mezzo che prima era stato relegato dalla più spinta motorizzazione. Decisamente anche io guardo con speranza i tanti ragazzi che entrano nei negozi per scegliere ora la loro prima Bmx o Mtb ect
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      Cavolo, sembriamo tanti vecchietti che sperano nelle nuove generazioni…
      Ma siamo giovanotti pure noi, sicuramente nello spirito 😀

      Fabio

  • Giovanni

    La vera speranza è che aprono gli occhi e vedano magari di fare meglio di noi. Ho la netta sensazione che tra la generazione dei miei e la mia le cose siano un tantino peggiorate, fra la mia e quella degli attuali 18enni sono proprio precipitate. Se continua così prima dei 18anni del mio piccolo ci siamo estinti 🙂

    • Elessarbicycle

      Sono darwiniano, convinto che la generazione successiva è sempre migliore della precedente. Molti malintesi nascono perché non riusciamo a comprenderli ed è difficile accettare ciò che non si capisce. In fin dei conti pure a noi da adolescenti ci davano del debosciato nullafacente macometivesti cherazzadicapelliporti abbassaquestamusicaassordante. Ce lo siamo dimenticato?
      Ma come siamo finiti a parlare di giovani moderni? Boh…

      Fabio

  • Giovanni

    Quando i pedala insieme si finisce per parlare di tutto..hihihi

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