Elessar: la trasmissione

La scelta dei rapporti su una bici è qualcosa di strettamente personale perché se ne possa ricavare una regola generale, valida per tutti.

Il tipo di utilizzo, lo stato di forma, i percorsi abituali, la quantità di carico e così via sono diversi per ognuno di noi; e diversa sarà quindi la strada che ognuno di noi vorrà percorrere.

Però alcune certezze ci sono. La prima è che raramente una bici di serie ha la gamma esatta dei “nostri” rapporti. Piuttosto siamo noi che con l’uso ci adattiamo. Ma è una scelta inevitabile per le case costruttrici, che devono riuscire con un unico prodotto ad accontentare una pletora di ciclisti, e finiscono con il montare improbabili scale pignoni 11-32, con salti enormi tra un pignone e l’altro e, a ben guardare, pure inutili perché chi ha gamba per l’11 non necessiterà del 32 (sovente abbinato alla 22 anteriore da mtb) e chi frulla le gambe col 32 non userà l’11 nemmeno in discesa.

La seconda certezza è che la scelta dei rapporti adatti a noi non è immediata, ma il frutto di prove continue e giorni, mesi, a volte anni, sui pedali.

La terza, e ultima, è che troppo spesso sottovalutiamo quanto il nostro stato di forma (ossia il nostro allenamento) incida sulla scelta dei rapporti. Inseguiamo una agilità al limite dell’equilibrio, spesso distruttiva per il nostro corpo (perché le altissime cadenze necessarie a rapporti troppo agili portano a sforzare in modo anomalo cuore e polmoni) quando invece basta pedalare più spesso e dedicare mezz’ora al giorno a qualche esercizio di potenziamento, fattibile anche a casa, per rendere inutili pignoni oversize e corone piccole quanto un braccialetto da signora.

La scelta della trasmissione per Elessar è stata, e ci mancherebbe altro, lungamente ponderata. E non aggiungo altro…

Anni sui pedali, la Trek sacrificata a fare da cavia per varie soluzioni e la configurazione era bella pronta nella mia testa.

Però non è stata quella adottata. Si, d’accordo, starete pensando che il solito neurone asfittico stavolta è andato del tutto fuori uso. Ma chi mi conosce e/o segue questo blog, sa anche che alcune scelte di Elessar non sono state dettate solo da motivazioni puramente tecniche ma l’estetica ha avuto il suo peso. Non al punto da sacrificare l’utilizzo o, peggio, creare una bici “strampalata”, ma qualche compromesso tra cuore e razionalità c’è stato.

La razionalità, e le tante prove fatte, mi avevano portato a una tripla semi-stradale: corone 48-36-26 e pacco pignoni 10 velocità (ma ne sarebbero bastate anche 9) 13-26. Agilità e velocità, ambedue più che sufficienti.

Però è subentrato il cuore, perché su Elessar io volevo Campagnolo, che non prevede in catalogo una siffatta configurazione, e avrei dovuto optare per la nipponica rivale. Fuori discussione. Per carità, gran gruppi quelli Shimano, una infinità di combinazioni possibili grazie alla compatibilità dichiarata (ma spesso funzionano anche se la compatibilità è esclusa…) tra i tantissimi componenti, ma: primo, non amo il sistema di cambiata dei comandi da corsa, con la levo freno basculante; secondo, esteticamente non digerisco né i comandi né le guarniture.

Certo, Campagnolo aveva messo in catalogo le nuove triple più o meno mentre assemblavo Elessar, e sarebbero potute essere una valida scelta, seppure non perfettamente rispondenti alla mia personale scala di rapporti. Ma sia la gamma Veloce che Centaur che Athena (quest’ultima a 11 velocità, ossia 33 rapporti!) hanno una limitazione: sono tutte con tecnologia Power Torque, mentre una altro punto fisso nella progettazione era fare il possibile per montare una trasmissione Campagnolo con tecnologia Ultra Torque.

Sistema che mamma Campy utilizzava per tutta la gamma fino a qualche anno fa, ma che poi ha riservato solo alla fascia alta di Chorus e Record.

Inoltre alla tripla preferivo la classica compact 50-34 che, abbinata a un pacco pignoni 13-29, mi avrebbe garantito sia la velocità che l’agilità per me sufficiente, visto che non ho necessità di grossi carichi.

Dopo alcune settimane di elucubrazioni, ho lasciato che a decidere fosse il fato.

Ho acceso il computer e mi sono detto: “Se trovo una guarnitura Veloce o Centaur con sistema Ultra Torque, nuova, fondo di magazzino, in finitura silver, compatta e con pedivelle 172,5, allora vuol dire che è destino che debba montarla”.

Dopo pochi minuti di ricerca, sul monitor si è materializzata una guarnitura Veloce, nuova, compact, silver, unica rimasta in misura 172,5, compresa di calotte movimento e a un prezzo tutto sommato più che onesto: se non è un segno del destino questo…

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Il resto è stato semplice, perché l’abbinamento con il pacco pignoni 13-29 era già stato oggetto di alcuni miei test in precedenza quindi si è trattato solo di ordinare i singoli componenti, tutti ovviamente in finitura silver.

E se la guarnitura è del 2010, tutto il resto è gamma 2013.

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Notevolmente migliorata, tanto da ricordare, per precisione e fluidità (lo so che sto per dire una eresia, ma pazientate…) una trasmissione Shimano.

Montaggio e regolazioni hanno richiesto solo il tempo necessario a fare un buon lavoro, senza inconvenienti di sorta. Il cambio è la versione a gabbia media, per meglio supportare il pignone da 29.

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Un attento posizionamento del deragliatore (a saldare, montato usando una fascetta) e una regolazione di fino mi consentono di viaggiare anche incrociando la 50 col 29.

 

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Inutile su strada, tranne per qualche brevissimo strappetto per il quale non hai voglia di scendere sul 34, e potenzialmente dannoso per la longevità della trasmissione; diciamo che l’ho fatto per vezzo tecnico, una di quelle fesserie che faccio per potermi dire “quanto sono bravo”. Si, appunto, una fesseria, l’ho appena scritto.

Una menzione a parte la meritano i comandi, dall’ergonomia perfetta per le mie mani e il mio stile di guida, che è molto sbilanciato nell’uso in presa alta sui comandi. Consentono di frenare sia in presa alta che bassa riuscendo ad applicare tutta la forza necessaria, le leve di cambiata sono sempre facilmente raggiungibili qualunque sia l’impugnatura del momento e hanno una corsa sufficientemente breve (solo la leva di discesa, in resina, tende a flettere un pochino, soprattutto se confrontata alla rigidissima leva Sram in carbonio) e poi sono semplicemente bellissimi.

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L’unico componente non Campagnolo è la catena. Ho preferito una Kmc per due motivi. Primo perché mi trovo benissimo con la falsamaglia (che avrei potuto installare anche sulla catena Campagnolo, è vero) e secondo perché mi piace moltissimo la finitura di alleggerimento. Un poco più rumorosa della catena originale e anche meno durevole (le fresature sulle maglie si pagano in termini di durata) ma che dona quel tocco di sportività che nell’insieme non guasta.

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A parte la solita regolazione a poche ore di utilizzo dall’assemblaggio, necessario a causa del fisiologico assestamento di cavi e guaine, in questi mesi si è resa necessaria solo una piccola regolazione del deragliatore. Rispetto al mio vecchio (2008) Campagnolo Centaur che richiedeva una lunga seduta sul cavalletto quasi dopo ogni uscita, il passo avanti è notevole.

Malgrado tutte queste belle cose, non mi sentirei però di raccomandare la stessa scelta per uso turistico spinto.

Anzitutto perché aumentando il peso del bagaglio, la rapportatura corsaiola può mettere in difficoltà. E poi perché la tecnologia Ultra Torque è vero che dona una notevole rigidità e riduce moltissimo il fattore Q (la distanza del piede dal movimento) ma il sistema a cuscinetti integrati nei semi asse della guarnitura, con la calotte chiamate a svolgere la semplice funzione di “gusci” (molto sensibili a sporco e acqua), è delicato e richiede costante manutenzione per essere tenuto in perfetta efficienza. Nel mio caso non è limite, visto l’uso che faccio di Elessar. Ma per chi si trova a percorrere diverse migliaia di chilometri in un solo viaggio, può essere un problema. I cuscinetti sono facilmente reperibili (e nemmeno portarseli dietro è un problema), è vero, ma non tutti hanno strumenti e capacità per eseguire il lavoro a regola d’arte. E con il cuscinetto montato storto o danneggiato in fase di montaggio perché si è intervenuti in modo maldestro, non si arriva da nessuna parte.

In definitiva, al momento attuale non rimpiango aver seguito il cuore piuttosto che la ragione. Poi chissà, magari in futuro proverò qualcosa di diverso, del resto lo sapete, non sono capace di far riposare gli attrezzi a lungo.

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