Elessar, il telaio

Elessar è una bicicletta tradizionale e fuori dal coro al tempo stesso.

Si caratterizza per alcune scelte tecniche apparentemente contraddittorie, come la trasmissione quasi da corsa su una bici che da corsa non è; e per la profusione di componenti e particolari per i quali ho cercato quanto di meglio, o quasi, offrisse il mercato.

Ad alcuni mesi dal suo assemblaggio e con svariate centinaia di chilometri percorsi, è giunto il momento di analizzare la bicicletta in tutte le sue singole parti.

Di come sia fatta e di alcuni componenti ho già parlato in altri articoli, quindi qualche ripetizione ci sarà. Profittando però della nuova impaginazione del blog ho deciso di creare una altra categoria, dedicata solo ed esclusivamente ad Elessar, in cui cercherò di dare di volta in volta un giudizio su un componente o un accessorio.

E ovviamente non posso che partire dal cuore di ogni bici, ossia il telaio.

Il telaio di Elessar è stato costruito dalla ditta Vetta ed è in acciaio Dedacciai01; saldato a congiunzioni con il metodo “brasatura forte“, usando come lega, riprendo dalle note del produttore, un materiale di apporto composto da una lega ad altissimo tenore di argento.

Stesso materiale e tecnica costruttiva anche per la forcella, che è da 1” non filettata.

Telaio e forcella sono poi stati sottoposti a procedimento di cataforesi per prevenire l’insorgere di procedimenti corrosivi.

Le congiunzioni (tranne quella della scatola movimento) e gli specchi dei forcellini sono stati cromati, verniciatura completa in bianco crema (RAL 9001), applicazione delle scritte bicolori (ottenute per laminatura) e uno strato di trasparente a completare l’opera.

Il telaio nudo di Elessar
Il telaio nudo di Elessar

Le quote del telaio sono quelle ottimali per la mia conformazione, mentre per le geometrie ho puntato più sulla comodità e smorzamento delle imperfezioni trasmesse dalla strada che sulla rigidità.

Sono alto (o basso, a seconda dei punti di vista…) 172 cm, cavallo 820, tronco 579, braccia 532/537, coscia 417/415 e gamba 316/315.

Il telaio ha le quote riportate nell’immagine qui sotto; la lunghezza del carro è stata aumentata di 1cm, rispetto al disegno, al momento della costruzione per ricavare lo spazio necessario all’alloggiamento della pompa da viaggio. Può ospitare copertoncini fino a 700×35 montando anche i parafanghi e 700×42 rinunciandovi. La battuta del carro è 132,5: un modo per non precludermi la possibilità di montare mozzi diversi.

0135 Progetto telaio Vetta con quote

 

Inoltre, sempre rispetto alle quote indicate nel progetto, ho preferito utilizzare pedivelle da 172,5 e alzare la sella di circa mezzo centimetro, per meglio adattare la posizione al mio stile di pedalata.

Il risultato finale è un telaio che si è rivelato molto comodo nell’uso, con una grandissima capacità di smorzare le imperfezioni stradali, una discreta trasmissione delle pedalata (qualcosa il carro lungo lo assorbe) una stabilità in discesa e con carico degna di una motocicletta che però non rovina la maneggevolezza e, soprattutto, l’impagabile sensazione di essere sul “tuo” telaio.

Non è scattante e nervoso come un telaio da corsa, ma visto che lo scopo di questa bici non è l’uso sportivo, non ne sento la mancanza.

Innumerevoli le bussole filettate per poter avvitare qualunque tipo di accessorio e portapacchi.

Oltre infatti ai tre canonici attacchi per i portaborraccia (due all’interno del triangolo e il terzo esterno sull’obliquo) ho voluto aggiungere alcuni attacchi poco diffusi ma che semplificano il montaggio di alcuni modelli di portapacchi del giapponese Nitto, che prima o poi acquisterò.

Dietro sono quindi presenti gli attacchi superiori e inferiori classici, dove montare portapacchi e parafanghi. In più sui discendenti del carro sono state saldate due bussole, una per lato, a circa 6cm dai supporti dei freni. Nell’immagine si notano anche i supporti dietro il piantone per l’alloggiamento della pompa.

0136 Elessar Vetta randonneur bicycle 02

 

Lo stesso sulla forcella, dove, oltre ai canonici attacchi per parafanghi e portapacchi low-rider, sono presenti due bussole poste anch’esse circa sei cm al di sotto degli attacchi freno.

0137 Elessar Vetta randonneur bicycle 03

 

Avevo preso in considerazione l’eventualità di dotare la forcella di una ulteriore coppia di attacchi sullo stile delle forcelle dell’americana Salsa, dove applicare i loro “portatutto”. Ma, oltre al fatto che il telaio rischiava di diventare una gruviera, sapevo che non li avrei mai montati, quindi non aveva senso.

Su Elessar infatti è presente solo ciò che mi serve o servirà; parafrasando il grande De André, quello che non c’è è quello che non mi manca.

Per questo è assente qualsivoglia appiglio per il cavalletto, accessorio che non ho mai amato.

Il telaio può supportare sia i freni cantilever/v-brake che i tradizionali caliper. Una scelta dettata dalla voglia di non precludermi alcuna possibilità tecnica che da reale necessità.

Per la scatola movimento ho preferito il passo inglese, più pratico di quello italiano.

I cavi della trasmissione scorrono esterni, in posizione classica con passaggio sotto il movimento. Il cavo freno posteriore è invece interno, soluzione scelta sia per la bellezza e pulizia della linea e sia per comodità di manutenzione, perché in questo modo non si verifica lo schiacciamento del cavo (e conseguente ruota frenata) quando la bici è nella morsa del cavalletto da lavoro.

0138 Elessar Vetta randonneur bicycle 06

 

Non ho voluto, anche se esteticamente lo preferivo, il supporto deragliatore a saldare, optando per un deragliatore a saldare ma montato utilizzando la fascetta, che tra l’altro non è stato semplice trovare in versione lucida.

Non l’ho voluto, dicevo, perché purtroppo, per quanta delicatezza si possa usare, spostare il deragliatore rovina sempre la vernice. Con la fascetta, se devo alzare o abbassare il deragliatore o lavorare sul suo allineamento nel caso cambiassi guarnitura, posso rovinare solo quella, lasciando il telaio intonso.

Intorno a questo telaio ho costruito la “mia” bici e mentirei spudoratamente se dicessi che non ne sono orgoglioso.

0139 Elessar Vetta randonneur bicycle 240

 

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Antonio Preto

    Sto valutando anch’io un telaio Vetta, ti chiedo un’informazione: nella scelta del materiale c’e’ un motivo particolare per aver scelto dedacciai (e non gli altri acciai in catalogo Vetta)? E’ stata una tua valutazione o ti sei affidato al telaista?
    Grazie
    Antonio

  • Complimenti, un gran telaio……una gran bicicletta per viaggi all’insegna della comodità. Telaio spettacolare in ogni dettaglio…degno proprio della migliore “Grand Bois”..al di fuori di ogni moda e di ogni tempo, ma costruita unicamente per soddisfare i tuoi desideri. Complimenti ancora.

    Giuseppe

    • Grazie Giuseppe, lieto che ti piaccia e che piaccia a un ciclista con il tuo buon gusto.
      I complimenti te li devo fare io nel vedere i lavori sul tuo blog

      Fabio

      • Grazie Fabio….come te anche io amo la bicicletta più come spirito di condivisione e libertà piuttosto che come moda o mezzo di prestazione pura, come te amo aiutare gli amici a trovare la “loro bicicletta perfetta” e unica e come te ho una visione romantica dell’essere ciclista ed amo regalare ai telai componenti che ne esaltino lo spirito in loro innato (e se non li trovo li produco personalmente)…felice di avere incontrato nel mio cammino un ciclista che ha la mia stesa visione delle due ruote.

        Complimenti anche per la tua profonda conoscenza della tecnica della bicicletta: le tue recensioni dimostrano che anche, se ti schernisci come ciclista, la bicicletta la sai mettere alla frusta e sai indicare con chiarezza cosa tecnicamente causa un suo determinato comportamento….

        Scrivi benissimo, bellissimo blog, Bravo G

    • Ciao Giuseppe, non mi schernisco, anzi, qualcuno potrebbe dirti che sono spesso fin troppo vanitoso.
      E forse un poco lo sono, di sicuro, l’ho detto spesso qui sul blog, sono orgoglioso.
      Un orgoglio che tu puoi comprendere, perché è quello che sono certo provi pure tu alla fine di un lavoro ben fatto.
      Non lo stupido atteggiamento di chi si ritiene superiore in nome di non si sa cosa: è la gioia che proviamo quando siamo riusciti a dare forma a una idea, vediamo il ciclista felice e sappiamo che è frutto delle nostri mani. Che non si muovono in modo meccanico ma guidate dal profondo amore che abbiamo per questo strumento di felicità a due ruote e, soprattutto, per le cose fatte bene.

      Mi perdonino tutti gli altri che leggono il blog se ogni tanto apro il recinto del mio romanticismo sui pedali, ma qui, con Giuseppe, posso affermare dopo una lettura del suo blog (che vi consiglio) e di quello che scrive che c’è molta, ma molta affinità.

      Peccato Giuseppe che sul blog sei parsimonioso che la descrizione dei lavori, magari ti rubavo qualche segreto 🙂

      Fabio

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