E quest’è?

La domanda, in tono gergale, è quella che mi ha rivolto ieri sera un mio vicino di casa dopo che in circa quindici minuti gli ho sistemato una bici.

Ci avrei messo anche meno se avessi avuto i miei attrezzi, ma quest’anno, per precisa egoistica scelta, non ho traslocato la microfficina qui, alla casa al mare dove mi trovo e dove sono tre giorni che piove. Che piova non c’entra con il contenuto dell’articolo, è solo per dirvi che non potendo uscire in bici, trifolo voi con le mie chiacchiere 🙂

No, non è così semplice come sembra, caro vicino di casa. Il fatto che tu ci abbia sbattuto il grugno una giornata intera senza venirne a capo dovrebbe farti supporre che una bici è semplice solo in apparenza e che per poterci mettere le mani sopra devi avere conoscenza ed esperienza.

La prossima volta mi porterà il carico completo...
La prossima volta mi porterà il carico completo…

Non mi sono né risentito né offeso, ci mancherebbe; ma ci ho tenuto a ribadire un concetto che ho espresso anche qui sul blog più volte, quando sento e leggo ciclisti lamentarsi perché, a detta loro, alla fine il meccanico ha chiesto troppo per un lavoro che gli ha portato via poco tempo.

Come se l’averci impiegato poco fosse sinonimo di semplicità, qualcosa alla portata di chiunque. Non è così.

E’ vero che non ci vogliono poteri divini per sistemare una bici, ma è anche vero che un bravo ed esperto meccanico eseguirà un lavoro a regola d’arte in un decimo del tempo di un novellino, con risultati certi e non improbabili.

Un mio amico che aggiustare bici lo fa per mestiere, spesso si prende il triplo del tempo necessario “Fabio, devo farlo, altrimenti pensano che mi sono limitato a girare una vite”.

Già, però sapere come e quanto girare la nostra fantomatica vite è frutto di anni di lavoro ed esperienza accumulata, e tutto questo è un valore che deve essere ripagato.

Spesso mi è capitato di ascoltare ciclisti che dopo essere impazziti per giorni per scovare la fonte di quel rumore fastidioso, snobbavano la cosa con un “Si, l’ho portata dal meccanico, era una sciocchezza, in cinque minuti ha risolto…”.

E no, scusa, ma qui l’unica sciocchezza è la tua: vuoi pensare per favore che ti ha trovato la fonte del rumore e risolto il problema in soli cinque minuti perché è bravo ed esperto e non perché era facile? Se era poi così facile, perché per due giorni non hai capito un accidente?

Errori ne facciamo tutti, io per primo. Ricordo, e mi brucia ancora, quando anni addietro non riuscivo a trovare soluzione a una trasmissione che mi saltava su due pignoni.

Telefonai a un amico meccanico e gli esposi il problema: “Fabio” – mi rispose prima che terminassi la mia spiegazione – “hai agganciato il cavetto dall’altro lato…”.

Si, l’avevo fatto, un errore da principiante, una di quelle cose che sfuggono proprio perché lo hai fatto centinaia di volte e alla milleunesima volta lo fai con sufficienza e poca concentrazione e sbagli. Non solo sbagliai, ma nemmeno mi venne in mente di controllare se era lì il problema, dando per scontato che poiché era un lavoro di routine svolto una infinità di volte, non avessi potuto commettere un tale errore.

Sono stato, ovviamente, preso per i fondelli per mesi, e me lo sono pure meritato.

Quindi, cari vicini di casa e ciclisti superficiali, non sottovalutate un lavoro ben fatto solo perché c’è voluto poco tempo. C’è voluto poco tempo a farlo, ma tanto tempo per imparare, altrimenti saremmo tutti capaci dopo un corso serale di pittura di creare la Gioconda…

 

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Enzo

    Lo stesso vale per noi tecnici informatici…

  • Rinaldo

    M’è venuta in mente questa storiella leggendo il tuo post…
    ah, sono informatico, appassionato di pedali…. 😀
    Comunque bel blog, mi piace leggerlo quando posso.
    Ciao
    ….
    “Un ingegnere fu chiamato a riparare un computer molto grande ed estremamente complesso, un computer del valore di 12 milioni di dollari.
    Sedutosi di fronte allo schermo, premuti alcuni tasti, annuì, mormorò qualcosa tra sé e lo spense.
    Prese un piccolo cacciavite dalla tasca e girò a metà a una piccola vite. Poi accese di nuovo il computer e scoprì che funzionava perfettamente.
    Il presidente della società fu felice e si offrì di pagare il conto sul posto.
    – “Quanto le devo?” – chiese
    – “In totale mille dollari”
    – “Mille dollari?! Mille dollari per un paio di minuti di lavoro?! Mille dollari, semplicemente per aver girato una piccola vite?! Io so che questo super computer costa 12 milioni di dollari, ma… mille dollari è un importo pazzesco! Pagherò solo se mi invia una fattura dettagliata che giustifichi perfettamente questa cifra!”
    Il tecnico informatico annuì e se ne andò.
    La mattina seguente, il Presidente ricevette la fattura, lesse attentamente, scosse la testa e procedette a pagare, senza indugio.
    La fattura riportava:
    Servizi offerti:
    – Serrare una vite: Dollari 1
    – Sapere quale vite serrare: Dollari 999
    Questa storia è dedicata ai professionisti che ogni giorno affrontano il disprezzo di coloro che per la loro stessa ignoranza non riescono a capire il valore della conoscenza professionale.

    Morale: Si vince per quel che si sa, non per quel che si fa.
    “..

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