E’ così difficile essere educati?

La mia insana passione per questo magnifico manufatto a pedali che è la bicicletta mi porta, spesso, ad averne in casa un numero notevole; oltre a scatoli pieni di accessori, componenti, ricambi e qualunque cosa possa essere montata su una bici.

In realtà il materiale nelle scatole è diviso, oltre che per tipologia, anche per utilizzo. Una cosa sono ricambi e accessori che raccolgo o mi sono donati per la microfficina (gratuiti e a disposizione di chi ne ha bisogno), altra quelli che acquisto io per una mia bici, e che poi per un qualunque motivo non mi servono più. Spesso finiscono tra quelli della microfficina, a volte li destino alla vendita per finanziare un nuovo progetto.

Stessa sorte per le bici, dove, a parte qualche vendita dovuta allo sconforto, come il caso dell’ultima Peugeot, o perché lo spazio è finito o perché per le bici non intendo scalfire il bilancio familiare, ne vendo qualcuna per avere liquidità da investire su altre bici o componenti.

Seguo inoltre costantemente gli annunci dei vari mercatini, perché qualche buon affare o quel pezzo che mi serve può saltare fuori.

Questo da molti anni e quindi posso dire di avere una certa esperienza di compravendita. Capisco subito se uno è interessato oppure vuol solo perdere tempo. E mi rifiuto di vendere agli scostumati.

Si, perché per motivi che mi sono tutt’ora ignoti, ci sono persone che hanno sempre fretta quando scrivono per chiedere informazioni e ignorano le regole basilari di comportamento.

Non un buongiorno, una estrema sintesi che cozza con la sintassi, un tono quasi minaccioso che sottende sempre un “prendere o lasciare” e il dubbio, malcelato, che poiché la vendita parte da Napoli, ci sia sotto chissà quale truffa.

Quelli poi che per un oggetto posto in vendita a chessò, 100 euro, ti scrivono “te ne do 10”, punto, manco rispondo.

Ma, chiedo, costa tanto essere educati? Se trovo un annuncio di una bici che potrebbe interessarmi ma dove, per esempio, mancano le misure o le foto sono poco chiare, chiedo. Questo è il testo di una mail che ho inviato per una Trek 420 che, ahimè, era grande: “Buongiorno, potrebbe cortesemente indicarmi la taglia del telaio? In particolare mi servirebbe conoscere la misura dell’orizzontale centro/fine, del piantone centro/centro e dell’attacco manubrio. Se avesse difficoltà a prendere queste misure, me lo faccia sapere che le posso descrivere la corretta procedura. In allegato c’è comunque una immagine in cui sono chiaramente indicate le misure che mi servono. Dalla foto pubblicata sembra che la taglia sia grande per me, lo noto dalla lunghezza del cannotto di sterzo, sembra una 55-56 (io ho bisogno di una 53). Se invece misurandola risultasse adatta a me, mi indichi quando le è comodo incontrarci in modo da vedere la bici dal vivo (quest’ultima parte solo se è vicino, altrimenti chiedo foto dettagliate indicando cosa e come fotografare). I cerchi non sono quelli originali, li ha sostituiti lei o la bici l’ha presa già così? Nel caso li abbia sostituiti lei, possiede anche gli originali? Grazie”.

Ok, trifolo pure un po’ troppo, ma non è meglio uno come me che un altro che ti dice “50 euro li vuoi”, senza nemmeno il punto di domanda? A proposito, la bici era una 55, occhio buono il mio, eh? 🙂

Allo stesso modo, soprattutto per chi è lontano, cerco di offrire tutti i particolari al possibile acquirente. Si, è ovvio che ho interesse a vendere, altrimenti non metterei l’annuncio, ma mi pongo pure dall’altra parte, mi immedesimo nell’acquirente e quindi lo tratto come vorrei trattassero me.

Più di una volta ho fatto desistere acquirenti che si erano innamorati di una mia bici ma la taglia non era quella giusta (ho l’abitudine di chiedere le misure, non voglio vendere a tutti i costi, voglio che una mia bici vada a chi la potrà usare con felicità) oppure, parlandoci, inadatta ai suoi scopi.

Così come per abitudine, se un componente è rovinato perché gli anni e l’uso hanno voluto il loro tributo, è la prima cosa che scrivo; e la prima immagine che pubblico, quella che appare subito quando apri l’annuncio, è proprio del punto più rovinato. Scattata col flash, che evidenzia ancor di più graffi e usura.

Ho fatto così, per esempio, per una coppia di pedali Shimano Dura-Ace d’epoca, segnati dall’uso.

Quando il nuovo proprietario ha aperto il pacco e li ha visti, mi ha scritto subito che gliela avevo fatta più tragica di quanto sembrava, i pedali erano in condizioni molto migliori di come li avevo descritti e fotografati. Ovviamente prima di spedire mi ero preoccupato di pulirli, revisionarli e dargli una lucidata, nonché ingrassare le fascette in cuoio.

Una volta invece un tipo mi ha tampinato per una settimana, raccontandomene di tutti i colori, che gli avevano rubato la bici, stava senza soldi e cercava di costruirne una al risparmio chiedendomi uno sconto su una coppia di ruote. Che, per inciso, avevo messo in vendita a un prezzo irrisorio, una coppia di Campagnolo Vento G3 col peccato originale però di avere il corpetto Shimano: ai puristi fa un poco schifo, pure a me in verità perché Campy deve andare con Campy, ma tant’è, mi servivano per un gruppo Shimano e così le presi. Alla fine mi commuovo, gli dico che va bene, a 40 euro gliele vendo.

Mi chiede, ordina quasi, con un tono come stessi facendomi un favore a comprarsi le mie ruote (che pretendo!) se gliele posso portare a Caserta; ovviamente no, rispondo, nell’annuncio è chiaramente indicato che non consegno a domicilio ma deve essere l’acquirente a venire da me, te le posso spedire con 10 euro, tanto a venire a Napoli ne spendi di più di benzina e autostrada.

Prendiamo appuntamento, lontano da casa mia perché dice di non essere pratico della città. Non è venuto, non ha fatto una telefonata, mandato un sms o una mail per avvisare e/o scusarsi.

Ho venduto le ruote il giorno dopo al prezzo dell’annuncio, che era, per la cronaca 70 euro più spedizione; ricevendo, pochi giorni dopo, una mail di ringraziamento dall’acquirente per le ottime condizioni dell’imballo e delle ruote.

Ecco, io questo lo chiamo rispetto. Rispetto per chi vende, che significa non fargli perdere tempo con proposte folli, toni minacciosi, ultimatum. Rispetto per chi compra, che non deve temere il bidone.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Vero, vero… Poi a volte i fenomeni da te descritti iniziano con la classica formula nell’ inserzione (presenti esclusi, ovvio) “No perditempo”. Se da una parte si capisce che non sono gradite persone non realmente interessate che hanno tempo da perdere senza reale intenzione o necessità di comprare dall’ altra trovo sia una definizione veramente poco adatta. Se chiedo un’ informazione sul prodotto che vado ad acquistare sono un perditempo?! Se non concludo l’ affare per un qualsiasi motivo: sono un perditempo?! Direi che sono anche espressioni autolesioniste ai fini della vendita!

    • Quando vendo non scrivo “No perditempo” ma a volte mi verrebbe di scrivere “No rompicoglioni”…
      Da venditore metto in conto che dovrò rispondere a mail (il telefono lo do solo dopo, in privato) che non porteranno alla vendita, e me ne accorgo. Ma lo stesso sono disponibile e prodigo di informazioni, è un dovere. Da acquirente pongo domande precise e chiedo risposte precise, magari aiutando se dall’altra parte non sanno nemmeno che significa. Sai quante volte chiedendo la taglia mi rispondono “Una 28”? Si, vabbè, 28 sono le ruote, io chiedevo la taglia del telaio “Perché, le bici hanno le taglie come i vestiti?”.
      Ma su questo e tante altre cose, sia da venditore che da acquirente, sono paziente. Sulla mancanza di educazione no. Lì tronco subito ogni trattativa, sia da venditore che da acquirente.
      Fabio

  • fabrizio ippolito

    Ciao,
    io penso che la maleducazione sia la quintessenza del nostro tempo, figuriamoci poi in una compravendita online cosa possa succedere.
    Per molti scrivere, scrivere bene, anche solo sinteticamente descrivere un oggetto e’ una perdita di tempo, così come rispondere ad una mail.
    Quando ho venduto qualcosa ho sempre specificato per bene le condizioni dell’oggetto e ho eseguito un imballo perfetto, perche’ quando compro qualcosa vorrei che quella cosa corrisponda perfettamente alla descrizione e che mi arrivi integra.
    Devo dire che mi e’ sempre andata bene sia quando ho comprato che quando ho venduto, qualche intoppo c’e’ stato in un paio di acquisti, ma niente di che.
    Personalmente mi sono sentito gratificato quando l’acquirente della mia Cannondale alla mia domanda di cosa pensasse dell’acquisto fatto, mi ha risposto che era meglio di una nuova!
    Non siamo fatti tutti allo stesso modo e non tutti ci teniamo alle cose allo stesso modo, e tornando in tema, l’educazione e’ ormai merce rara.

    • fabrizio ippolito scrive:
      18 dicembre 2013 alle 21:47 (Modifica)
      Ciao,
      io penso che la maleducazione sia la quintessenza del nostro tempo

      Vero, tristemente vero…
      Fabio

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