Doping tecnico

Da tempo volevo affrontare l’argomento del doping tecnico e da tempo mi giungono sollecitazioni a parlarne. Lo farò, ma a modo mio. Sono consapevole di addentrarmi su un sentiero difficile, capace di scatenare guerre di religione dalle quali ho sempre cercato di tener fuori il blog. E sono consapevole delle contraddizioni che con malizia sarebbe possibile trovare nella impostazione che darò.

Ma correrò il rischio, fidando nell’intelligenza di voi lettori, sicuro che pur in equilibrio su un crinale sottile quanto un capello, non cercherete di buttarmi di sotto mettendomi in bocca ciò che non ho pronunciato.

Non uso mai le parole a caso e se scrivo “doping” non è per uniformarmi a un dire comune, piuttosto per rafforzare un semplice e fondamentale concetto: il doping è una droga, è sleale e come ogni droga può creare dipendenza.

Seppure esistano molte forme di doping farmacologico che dipendenza non creano, non nel senso medico almeno, in realtà la dipendenza esiste: non si esce in bici se prima non ci si è pompati. Ecco, anche questa è una forma di dipendenza.

Il doping farmacologico è sempre sbagliato e non lo dico per buonismo o per essere politicamente corretto: non sono né buono né corretto infatti. Detesto il doping nello sport perché è sleale. Se uno decide di rischiare la pelle per specchiarsi muscoloso sono affari suoi. Se uno, anche se non rischia la pelle, inganna gli altri, gli appassionati e chi crede che lo sport debba essere sempre una continua sfida contro se stessi senza scorciatoie ma solo frutto dell’impegno, allora sono fatti miei che in quell’atleta credo.

Col doping tecnico il discorso cambia. Cosa è doping? Un motore elettrico nascosto per vincere una gara sicuramente si. Quello stesso motore non visibile montato dal cicloamatore poco allenato che però vuole ugualmente inerpicarsi sullo Zoncolan e non ha tempo per allenarsi a sufficienza è sempre da definire doping tecnico? Una coppia di ruote particolarmente leggere e performanti è doping tecnico o la ricerca della migliore prestazione? O più semplicemente il gusto di possederle?

Ecco, potrei continuare con gli esempi ma già così è chiaro che la questione non è tecnica. Tranne ciò che è proibito da regolamento durante le competizioni e solo per loro, non possiamo indicare con doping tecnico qualunque aggeggio ci faccia pedalare più forte: questo lo chiamiamo progresso.

Allora il discorso deve cambiare prospettiva e spostarsi dall’elemento tecnico a quello psicologico. Altrimenti si finisce per includere nel doping tecnico qualunque miglioria questi decenni hanno portato sulle bici e dovremmo tutti pedalare sulla safety bicycle di oltre un secolo fa per non essere definiti imbroglioni.

E da questa diversa prospettiva dobbiamo tener fuori l’agonismo, professionale o amatoriale. Sfruttare in gara qualunque vantaggio la tecnologia offre e non è vietato da alcun regolamento non solo è lecito ma è giusto, in qualunque sport. Che si tratti di un paio di scarpini per il centometrista, un treno di gomme per il motociclista o un trattamento particolare che riduce gli attriti per il ciclista.

Teniamoci solo in ambito amatoriale, quello di noi pedalatori della domenica. E qui chi volesse interpretare con malizia le mie parole potrebbe obiettarmi che io per primo sono vittima del doping tecnico. Altrimenti perché avrei comprato una leggera bici in fibra di carbonio e l’avrei anche personalizzata con ruote più snelle? Non mi bastavano quelle di serie? Non mi bastava la bici da corsa in acciaio che avevo venti anni fa?

Però non è così; potrò essere vittima del marketing (ma almeno so contenermi, infatti una Surly per me non l’ho mai costruita…), mai del doping tecnico. E del resto durante il mese di agosto appena passato i percorsi più difficili e le salite più impervie le ho sempre affrontate pedalando sui tanti chili di acciaio e cromo di Elessar, non sfruttando la leggerezza della mia X-lite.

Allora perché non tenere la precedente bici da corsa, che era una signora bici? E così domandando all’indietro fino alla mia prima bici da corsa? No, la prima no, non esageriamo; avevo dodici anni, son cresciuto per fortuna e ora mi sarebbe piccola.

Eccoci così al cuore del problema, quello che identifico nella sottile differenza tra il gusto e il doping.

Non ho deciso di acquistare una bici da corsa estrema, sportiva e leggera per potermi avvantaggiare nel giro della domenica rispetto ad altri. L’ho scelta per godere delle sensazioni che una bici al top può offrire nella pedalata. Reattività, trasmissione nella potenza, rigidità, precisione di guida, prontezza di risposta: questi e altri i tanti gusti che una bici da gara può offrire.

E perché dotarla di ruote diverse? Perché le ruote sono importanti, più del telaio. E un telaio al vertice può essere mortificato nelle sensazioni che offre se le ruote non sono a livello. Oltre al fatto che io ho una passione per i prodotti artigianali e quei mozzi sono la dimostrazione del genio di chi li ha pensati; mi basta questo per spingermi all’acquisto.

Ma soprattutto desideravo possedere una bici votata solo alla guida sportiva, senza compromessi; godendomi proprio la guida sportiva al massimo livello le mie gambe consentono.

Per esempio, oltre una certa velocità in discesa la mia precedente bici non poteva andare. Rilanciare fuori dalle curve con rapporti duri significava avvertire quel fastidioso stantuffare del retrotreno che impone un calo del ritmo. Ora sapete bene che a me piacciono le salite e pure le discese, solo la pianura mi annoia. Potevo permettermi l’acquisto, perché negarmelo? E’ doping volere qualcosa che è reperibile sul mercato e può farti divertire di più? No, non è doping, solo la voglia di giocare che non mi è mai passata.

Eppure acquistare una bici più estrema può anche essere controproducente. La mia precedente Xeon era più morbida, più amichevole. Tante ore in sella e mi stancavo di meno. Andavo si più piano come media, ma la bici era dolce, mi accompagnava serena. La X-lite no, lei pretende. Ti offre molto ma chiede gamba per essere sfruttata appieno e godere del suo carattere. Se vai piano è uno strazio, meglio la sorellina che l’ha preceduta. Ma non conta, io questo cercavo, questo ho trovato e sono felice così. Per le uscite randagie ho la mia Elessar e altre bici in grado di coprire le mie esigenze. Mi fosse stato imposto di avere una sola bici probabilmente non l’avrei presa, scegliendo qualcosa di polivalente. Potendo avere un harem a due ruote (a due gambe no, mia moglie dissente…) perché negarmela? Sono un dopato per questo? No, solo un bambino mai cresciuto.

Quindi attenzione, perché non sempre la bici o il componente più sportivo e performante è un bene. Paradossalmente pedalare su una bici molto sportiva è più faticoso, perché per goderne appieno le qualità devi spingere forte. E’ entusiasmante cercarne il limite che poi, alla fine, significa spingersi alla ricerca del proprio limite per battere l’unico ciclista che vale la pena sconfiggere: se stessi.

Messa così allora posso definirmi un dopato. Non un dopato tecnico e men che meno di farmaci: un dopato di ciclismo, dipendente dalla voglia di pedalare, che entra in astinenza se non riesce a uscire in bici. Ma sono anche un ciclista che punta a divertirsi in sella e non accetta un solo modo di vivere il ciclismo. Amo la pedalata sportiva, ma non potrei rinunciare a quella randagia con Elessar; mi diverto tanto anche con la mia vecchia Peugeot trasformata per percorrere sentieri e blando fuoristrada. Persino andare a prendere i cornetti al borgo con l’olandesina mi divertiva durante l’estate passata. Il ciclismo ha molte facce e io non riesco a viverlo in un modo solo.

Ma ci sono tanti ciclisti in giro e non tutti la pensano come me. Inutile mentire a noi stessi affermando che siamo migliori degli altri, di quelli che in bici non ci vanno. Non è così, nel nostro piccolo mondo si rispecchiano le stesse umane miserie di quello più vasto che ci circonda. Invidie, sgarbi, malignità, gelosie, dispetti, slealtà ci sono tutte. E troviamo il doping farmacologico come quello tecnico.

Davvero triste quello mi hanno raccontato un paio di ciclisti con cui condividevo in cima l’attesa dei rispettivi compagni di uscita, ognuno che arrancava da un versante. Scherzavamo sulla lunga attesa sotto il sole, io perfido ribadivo che il mio compagno stava venendo su dal versante più semplice e tardava oltre misura e loro “Già, ma sapesti quanti si bombardano con l’impossibile comprato su internet per venir qui la domenica e far vedere che stanno avanti a tutti…”.

Non posso affermare con certezza esista un legame tra chi ricorre ai farmaci e chi a ogni vantaggio tecnico, reale o presunto, per andar forte. Spesso convivono nella stessa persona, ma non sempre.

Eccoci allora al doping tecnico come lo intendo io; eccoci davanti al confine tra il volere una bici performante per gustarsene le qualità e il volerla per primeggiare nelle innocue uscite domenicali. Per questo ho voluto da subito interpretare il fenomeno come psicologico.

La spasmodica ricerca di ogni più piccolo aiuto possa offrire la tecnica per poter dire “sono avanti a voi”, ma non in gara bensì nelle semplici uscite in gruppo, quelle dove tra un colpo di pedale e l’altro c’è tempo per chiacchierare, raccontarsi qualcosa, fermarsi per una foto, e tutto per sopperire a una mancanza di gamba (e di intelletto, aggiungo) ebbene questo si che è doping tecnico.

Non è la miglioria in sé a classificarsi doping: è la motivazione che spinge il ciclista a volerla il vero doping.

C’è chi è disposto a spendere una fortuna per due cuscinetti che eliminano ogni attrito, piazza la bici sul cavalletto, da una bella manata alla ruota (pratica inutile ma divertente) e poi si accomoda in poltrona birra in mano godendo del suo girare infinito. E’ felice di questo, di avere qualcosa di tecnologicamente all’avanguardia, qualcosa che richiede una notevole lavorazione meccanica, di assoluta precisione. Poi una volta messa la bici su strada se la godrà per quello che offre, senza curarsi di chi sta avanti o dietro, se è in testa o in coda al gruppo. Magari durante una sosta farà un poco lo sbruffone mostrando ai colleghi di uscita come girino fluide le sue ruote, ma sappiamo che i ciclisti in fin dei conti non crescono mai, per poi tornare a casa felice della bella mattinata trascorsa.

E c’è chi spende una fortuna per quegli stessi cuscinetti, cronometra per quanto tempo le ruote scorrano, esegue varie prove comparando i risultati e si sogna il giorno dopo in testa al gruppo a mostrare quanto è forte. Però il giorno dopo è molto probabile finirà in coda al gruppo, perché in bici ci vuole la gamba e se non la tieni nessun cuscinetto ti salva, tornerà a casa nervoso e intossicato lanciandosi sul pc alla ricerca di qualche altro nuovo componente o accorgimento che gli costerà una fortuna, sperando così di essere davanti la volta successiva. Ma non si godrà mai la bici, nemmeno una volta.

Lo stesso vale per i vari motori elettrici, più o meno nascosti: pure qui conta la motivazione. Un paio di anni fa diedi l’anima per stare dietro a due tipi in Mtb su una lunga salita dove loro pedalavano sciolti e io soffrivo a quella velocità. Ed ero in buona forma, per giunta. Una volta ripresi e passati mi accorsi che le bici erano dotate di batteria all’obliquo. Erano vittime di doping tecnico? Nemmeno per sogno. Come mi dissero dopo, uscivano non spesso a causa del brutto clima del loro Paese (nel Nord della Germania) e gli piaceva salire lungo i sentieri che avevano dalle loro parti e godersi la natura. Grazie a quelle bici elettroassistite avevano potuto finalmente percorrere zone a cui prima non riuscivano ad arrivare. Ed è lo stesso motivo per cui non posso parlare di doping tecnico per qualunque bici a pedalata assistita viene usata come mezzo di trasporto, magari in una città collinare come la mia, per arrivare al lavoro intonsi e non una zuppa di sudore.

Chi invece bara montando un motorino elettrico nascosto nel movimento centrale e lo usa per stare avanti senza che nessuno lo sappia non è solo vittima di doping tecnico ma anche della propria stupidità. Quindi non la miglioria, non l’oggetto, ma il perché vi si ricorre. Per me il cicloamatore poco allenato che candidamente ammette di usare un motorino elettrico sulla sua bici perché altrimenti quei passi dolomitici non ce la fa a salirli e invece adesso si gode aria pura e stupendi paesaggi non è un dopato. E uno che vive la bici come può e vuole, felice e senza ansia.

C’è chi stigmatizza “Ma hai visto quello? Ha speso 8000 euro per quella bici e vado più forte io con la mia che costa un quarto, che idiota!”. No, per niente. Se uno spende i propri soldi onestamente guadagnati per il piacere di avere una bici di gran marca ed è felice per questo, per me va benissimo. Chi lo accusa è solo roso dall’invidia.

Ognuno libero di godersi la bici e il ciclismo che preferisce; se voglio (e posso, ma non sono io…) spendere 4000 euro per un set di ruote perché mi piace l’idea di averle e quando guardo la bici così montata mi sento felice non è doping tecnico. Sarò scemo ma non dopato.

Se compro quelle ruote nella speranza mi diano un vantaggio sul prossimo nel giro del paesello, perché oltre non so andare, e quando resto dietro guardo con odio quella bici che mi è costata un patrimonio e la vedo come un cancello, allora si, è doping tecnico.

So di aver ribadito, con parole ed esempi diversi, sempre lo stesso concetto e questo va contro ogni regola del bravo giornalista e del buon scrivere. Ma il tema è troppo spinoso per lasciare anche il pur minimo spiraglio al dubbio.

Ho più di un amico vittima del doping tecnico, pronto a cambiare la bici con la frequenza di un paio di calzini. Solo che i calzini costano poco e te li cambi ogni giorno (o dovresti, almeno…) le bici no, costano tanto. E spendere tutti questi denari non per il gusto di guidare una tale bici ma perché dopo una settimana pensi che la tua iperspecialissina è un ferrovecchio visto che stai sempre dietro a tutti è patologico. Ma se provo anche solo ad accennare la cosa scoppia il putiferio, la bici, sostiene, la cambia perché sennò in discesa non può tirare e nei salti non atterra bene, e poi la pietraia non la può fare così o colà. Si, perché vittime del doping tecnico non sono solo gli sportivi stradali, il fenomeno e assai vasto e persino più diffuso tra i fuoristradisti. E’ una semplice questione numerica, girano più ciclisti in Mtb che su bici da corsa, ovvio che più persone ci sono più è facile trovarne di fuori di testa.

Così come ho amici che pedalano forte, ma davvero forte e spendono per avere componenti e bici al top; hanno la gamba per spingerle al limite riuscendo a godersene le qualità che, a velocità inferiori, non emergerebbero. Sono felici per questo, non gli importa nulla se stanno avanti o in coda e non si fanno alcun problema a fermarsi in cima, non mi fanno pesare l’attesa. Ognuno sale col suo passo, l’importante è divertirsi, si esce insieme e si torna insieme. Magari con una sosta mentre il nostro unico doping rosola sul barbecue…

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Giovanni

    Il doping inteso come la necessità di voler primeggiare attraverso mezzi poco leciti credo che sia una delle piaghe di questo nostro paese. Dal ciclismo alla politica, dalla sport alla finanza lo si vede diffondersi come un fiume in piena. Ed è uno spettacolo veramente triste. Come Fabio sà, amo molto il body building, e nelle palestre di scorciatoie nè ho viste prendere molte così come anche nelle domenicali uscite in bici. C’è chi gode nel superare anche i vecchietti sulla Graziella neanche avese fatto mangiare la polvere a Cipollini in volata. Proprio domenica mi è successo che mentre ero rapito dalla contemplazione del Grande Blu e dai riflessi dorati del sole sul’acqua, mi hanno superato con acredine due ciclisti guardandomi un pò “schifati” come stessi facendo un reato nell’occupare la strada con la mia vecchia acciaiosa e stessi ammirando la natura. Gli ho guardati, ho saluto, sorriso e continuato a godermi il mare e la sua calma piatta.

  • Quoto in pieno. Anzi potrei tranquillamente aver scritto io. Ormai lo sai come la penso. Ho la nausea nel sentire le solite ovvietà del tipo “Puoi comprare quello che vuoi ma se non hai la gamba” oppure “Inutile spendere tutti quei soldi, mica devi fare le corse!”
    Potessi,cambierei modello ogni anno. Non tanto per un discorso puramente prestazionale, quanto per curiosità; Mi piace conoscere a fondo ciò che mi appassiona. Certo, è innegabile trovare affascinante il mezzo maggiormente prestazionionale ma il movente principale (per me) rimane la curiosità, la necessità di sapere quanto puoi emozionarti. Tanto mi basta.
    Stare avanti? Oggi tocca a me, domani ad un altro. Siamo una moltitudine, primeggiare è quasi utopia. Figuriamoci se basta un bici un po’ meglio diun altra.
    Doping tecnico? Può darsi. Ma è un effetto placebo che mi aiuta a vivere meglio e mi fa star bene con me stesso e con gli altri. Tutto ciò nonostante il bugiardino sventolato dal qualunquismo generale allerti sui distruttivi effetti collaterali.
    Sarà, ma ad oggi lunico a patire è stato semmai, il portafogli…

    Daniele

  • Luca Mazzarese

    Bellissimo articolo che non posso che quotare in pieno.
    Quest’estate ho affittato un pio di bici elettriche per arrivare con mia moglie la dove nessun uomo è mai andat…… per arrivare laddove lei non sarebbe potuta….per arrivare in cima a un ghiacciaio che altrimenti nessuno dei due avrebbe raggiunto. 😀
    Devo dire che ci siamo divertiti come due matti consci che non stavamo imbrogliando sulle nostre possibilità ma ampliandone il raggio grazie alla tecnologia.
    Cosi come compatisco chi percorre in moto le salite per avere una “traccia Strava” da KOM, allo stesso modo invidio chi potendosi permettere un MTB elettrica ha un raggio di uscite da far impallidire il mio.
    Alla fine non sono i mezzi che fanno lo Sportivo la la testa che li comanda.

    • Elessarbicycle

      Ciao Luca, confesso di non amare le bici a pedalata assistita. Ma il fatto che a me non interessa usarle non significa nulla. Sono un vecchio fanatico, se una salita non la faccio solo con le mie gambe non me la godo. Bene avete fatto tu e tua moglie a noleggiare le bici e godervi l’uscita che altrimenti non ci sarebbe stata. E’ questo quello che conta.
      Io forse non l’avrei fatto, però se a me non piace una cosa non impongo agli altri che sia sbagliata, e in questo sta la differenza con tanti, con quelli che, e riprendo pure quanto scritto da Giovanni, ti guardano dall’alto in basso se pedali su qualcosa che non è ritenuto da loro all’altezza.
      Io in sella sono sempre lo stesso ma diverso è l’approccio che hanno con me quelli che incontro per strada a seconda della bici che in quel momento uso. Con risvolti esilaranti, come quando ad agosto ho caricato due sedie da spiaggia, un ombrellone e due teli mare sul portapacchi della modesta Mtb che ho alla casa di vacanza. Arrivato sulla statale dopo un centinaio di metri mi sono trovato l’atleta che succhiava la scia (scia notevole dato l’ingombro, riconosco…) per poi scattare sui pedali, passarmi e rivolgermi uno sguardo soddisfatto. Io ho iniziato a ridere che per poco non stramazzavo, con questo tizio che dopo avermi passato si è pure piantato, immaginando la strana scena che vedevano dall’esterno: un improbabile ciclista in infradito, costume e canotta che pedala su una bici caricata alla carlona e un altro dietro a inseguire nel suo completo attillato e sulla sua bici di alta gamma.
      Ognuno libero di vivere il ciclismo come crede, ma star lì a fare gli sboroni lo trovo patetico. Ignoravo quella delle salite in moto per la traccia Strava, effettivamente è da idioti.

      Fabio

      • Luca Mazzarese

        Sante parole, succede lo stesso anche con le moto: se esco con il “manubrio basso” quelli con le ruote dentate mi guardano come se fossi un folle, se esco con le “ruote grasse” mi schifano i piegaioli come se avessi la lebbra…

        Probabilmente ad alcuni le 2 ruote danno alla testa.
        PS mi sarebbe piaciuto assistere alla scena anche se girando per la Liguria, che non è povera di salite, ho spesso visto vecchietti su quelli che alcuni definiscono “cancelli” staccare in slauita il Froome di turno con bici da migliaia di neuri!!

        Luca

        • Elessarbicycle

          Vabbè, ma io mica sono vecchietto; sono maturo al punto giusto….

          Fabio

          • Luca Mazzarese

            Ma nooooo! tu come il barolo sei affinato!!

            Quelli ai quali mi riferisco io sono “giovanotti” che hanno fatto la campagna di Russia…in bici!

            😀

  • Lorenzo

    la bici mi piace per il 50% perché ci pedalo sopra e mi svago, l’altro 50% per l’oggetto tecnico e meccanico in sé
    Potessi metterei tutti i componenti più esoterici solo per il gusto di averli e guardarli
    amo poi le piccole serie e le cose artigianali che hanno dentro anima e passione di chi li ha fatti

  • GIAN GIACOMO PITTALUGA

    Doping = Frode. Doping tecnico = frode ottenuta con mezzi tecnici. Tutto il resto è umanità, colorita, variegata, a volte zotica e carlona. Umanità che perchè tale va compresa, tollerata, a volte derisa (in privato, senza esagerare). Vado come vado, come posso e con ciò che posso permettermi. A volte anch’io punto una bici là davanti a me e mi dico ” .. dai Gian, vediamo se riusciamo a prenderlo …. ” . Immaturo ? Si forse. Faccio del male a qualcuno ..? No assolutamente … . Quindi perchè no ? Ma poi di solito in salita, se trovo qualcuno che fatica più di me (ed è difficile con i miei 90 Kg. per 185 cm di altezza), allora una buona parola per quel compagno di fatica ce l’ho sempre .. ” … dai siamo quasi arrivati … non mollare… “. Ben vengano le “Ferrari” a due ruote, anche se in mano ad attepati o meno sbruffoncelli … Se me la regalassero per il mio compleanno sarei contentissimo !!! .. e godrei un sacco a farci i miei soliti giretti … e in salita farei sempre la solita fatica…. . Il mondo è bello perchè e vario, e la varietà ci piace, ci diverte. La bici a pedalata assistita …. boh .., io non la capisco. Ma se c’è a chi piace benvenga …., c’è posto anche per loro nel nostro variegato circo equestre .. !!! Saluti a tutti.

    • Elessarbicycle

      Ciao Gian Giacomo, hai centrato perfettamente il punto mettendo in risalto il comune denominatore: la frode.
      Sono draconiano contro il doping farmacologico, più tollerante verso quello tecnico se gli acquisti sono dettati dal gusto di possedere quella bici e non dalla spasmodica ricerca del primato. Passione? Stupidità? Infantilismo? Non lo so, non mi interessa. Se i tuoi soldi te li guadagni onestamente e vuoi toglierti lo sfizio di avere due ruote da 850 grammi chi sono io per giudicare?
      Alla fine riduco tutto alla motivazione: se non è la frode lo scopo, allora ognuno facesse come crede.

      Fabio

  • Anche un Rolex serve – in seconda battuta – a leggere l’ora, ma non viene comperato per questo. E ovviamente non c’è nulla di male!

    • Elessarbicycle

      Giusto Adriano, andiamo oltre la sola utilità. Basta, rifacendomi al tuo esempio, che il Rolex te lo compri per gusto tuo e non per dire “Ah, io sono meglio di te che giri con l’orologio di plastica”. A parte che io l’orologio manco lo uso, non sopporto bracciali, anelli, ciondoli, ma è sempre la spinta psicologica il discrimine. Perché pure un acquisto per sfoggio è doping alla fine.
      Dico sempre a tutti: comprate quello che vi piace e siate felici, ma per voi stessi.

      Fabio

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