Dinamo Velogical

Un altro componente inusuale per questo blog: una dinamo a cerchio. Inusuale perché sapete non sono un grande utilizzatore di componenti per produrre energia, per le mie esigenze bastano un paio di luci a batteria e più piccole sono meglio è.

Un impianto di illuminazione mi serve per essere visto e non per vedere la strada, e tra le due cose c’è una bella differenza. Però il fatto un componente non rientri tra ciò che servirebbe su una mia bici non significa che non debba provarne l’efficacia. Anzi, proprio quando si tratta di componenti e accessori di cui posso fare tranquillamente a meno vuol dire che debbo testarli, perché oltre l’efficacia è un modo salutare per mettere in discussione le proprie convinzioni. E chi è sempre convinto, mai sfiorato da dubbi e animato da curiosità, non va avanti.

Mi sono così imbattuto in questa piccolissima dinamo a cerchio, molto carina e ben fatta, e leggendo la ricca documentazione tecnica presente sul sito mi è venuto il dubbio che un oggetto tanto piccino fosse capace di tali prestazioni. Si è immediatamente accesa la lampadina (metafora deboluccia, eh?) e quindi subito è partita la richiesta di un esemplare test.

Esemplare che il produttore Velogical mi ha inviato a stretto giro, allegando un faro anteriore e il necessario per l’installazione. La luce posteriore è stata una mia aggiunta, per rendere il test completo. E sempre per amore di completezza stavolta, diversamente dal solito, sono ricorso anche ad immagini non mie ma prelevate dagli album messi online da Velogical. A catalogo infatti ci sono diversi sistemi di fissaggio alla bici, farmeli inviare tutti non aveva senso; e poi devo dire che le foto pubblicate da Ogando sono davvero di ottima qualità, io non saprei fare altrettanto… 😀

Possiamo partire e fare conoscenza con la nostra piccola e leggera dinamo.

Nessuna forma a fiasco o bottiglia a cui siamo stati abituati per anni: linee semplici, pulite, geometriche e impreziosite dalla precisa lavorazione della base ricavata dal pieno.

Base che presenta sia la coppia di cavi elettrici che due fori filettati, di cui uno chiuso da una piccola brugola. Il tappo in plastica protegge l’asse interno, a sua volta assicurato da un minuscolo anello seeger; troppo piccolo per la mia attrezzatura e mi sono astenuto dal rimuoverlo…

Comunque per i più curiosi ecco l’interno, con una immagine prelevata da questa comparativa, in tedesco però.

I fori appena visti corrispondono a quelli posti sulla circonferenza esterna: al loro interno correrà il perno di ancoraggio della dinamo alla sua staffa, e sarà tenuta in sede grazie alla piccola brugola vista sopra.

I fori filettati sono giustamente due e se ne impegna uno solo per fissare l’asse perché la dinamo esiste in versione per essere montata a sinistra o a destra. Il che rende necessario invertire il montaggio e non avrebbe avuto senso creare un “piede” diverso a seconda del verso di installazione.

Le dimensioni complessive sono davvero minime, come si può vedere nel confronto con una moneta da un euro.

Però mi piace essere dettagliato nelle informazioni, quindi vi informo che il diametro al netto dell’anello di gomma è 27mm e la lunghezza 37mm.

Il tutto in appena 52 grami di peso, senza o-ring.

Nel chiedere la dinamo in prova ho indicato montaggio al carro della mia London Road, quindi Velogical mi ha inviato la piastra con l’archetto di fissaggio nella misura idonea. Una guaina in gomma evita danni alla vernice.

La piccola piastra presenta diversi fori per adattarsi ad archetti in differente misura, così da essere compatibile con praticamente tutti i diametri dei tubi presenti, siano acciaio e titanio, più sottili, o alluminio, quindi più spessi. Integrato e protetto da un velo di grasso c’è il perno a cui assicurare la dinamo. Perno che dovrà passare tra i fori visti sopra integrati alla base e poi assicurato con la piccola brugola. Una morbida spugnetta previene graffi nel contatto col telaio. La molla che si vede nella parte posteriore è quella che comanda avvicinamento e allontanamento della dinamo dal cerchio. La sua posizione è regolata da intagli angolati a misura.

La lunghezza complessiva, comprensiva della sporgenza della molla, è circa 6,5cm.

E questo in dettaglio è l’archetto di fissaggio usato da me, su tubo da 20mm di diametro.

Sommando dinamo e attacco, a seconda della versione scelta, abbiamo un peso complessivo compreso tra i 70 e i 90g. Siamo lontani da qualunque dinamo a cerchio e lontanissimi da quelle a mozzo.

Come si può vedere la scelta di misure è ampia, capace di coprire un range da 12 a 46 mm, comprendendo così non solo il carro posteriore ma anche le forcelle, pure quelle in alluminio o carbonio che hanno foderi molto grossi.

Oltre al sistema di ancoraggio la dotazione prevede il termistore, ossia un resistore con la funzione di proteggere il circuito da eccessiva tensione. Nella immagine in basso lo vediamo in compagnia di alcuni anelli in gomma di ricambio  un paio di guaine termostringenti (che fanno parte di una ben più corposa dotazione) e due attrezzi molto utili. Il primo è una chiave a brugola da 3, per agire sulla quella di fermo del perno visto sopra. La seconda è una bussola da 5,5, misura non sempre facilmente reperibile e quasi mai compresa nei normali set di attrezzi domestici, per poter lavorare sui dadi di chiusura dell’archetto di fissaggio. E’ compreso anche il cavo elettrico di collegamento, non presente però in foto.

Come si può notare nel dettaglio gli anelli sono previsti in due spessori: quello maggiore rende più bassa la velocità di avvio della dinamo. La durata garantita dal produttore, che comunque ha sempre una variabilità in base all’uso, è tra i 5000 e i 7000 km. Sostituirla richiede pochi secondi e nessun attrezzo.

Il termistore sfrutta una lampadina a bulbo da 20w di assorbimento. Protegge dall’over voltage e la sua installazione è compatibile con altri sistemi di protezione, per esempio quello di casa Shimano.

L’uso del termistore mi era sembrato un eccesso di prudenza del produttore; poi dopo aver montato e collegato la dinamo e dato due giri di pedale, la potenza luminosa espressa già a velocità così bassa mi ha fatto capire che l’efficienza è alta e una protezione serve. Collegarlo è semplice: un cavo del termistore si collega a uno della dinamo e l’altro cavo si collega a uno solo proveniente dal faro. Piazzarlo sulla bici invece può richiedere un poco di creatività, come vedremo più avanti.

Per adesso continuo col fissaggio della dinamo alla bici. Nel mio caso è stato il fodero alto a darle ospitalità, lato sinistro.

Perdonerete il mio montaggio poco pulito; ma dovete considerare che i componenti li testo e poi li restituisco. Significa che quando monto qualcosa devo assicurarmi che sia tutto perfettamente funzionante, ma devo anche tener conto della velocità di intervento per eventuali problemi o necessità di ulteriori prove; e devo applicare un montaggio che sia il meno “invasivo” possibile per il componente, in modo da poterlo restituire al meglio delle sue condizioni. Questo spiega anche perché ho preferito usare i fori inferiori della piastra e non quelli superiore dove, a mio giudizio, sarebbe stato più corretto inserire l’archetto: per pochissimo ma non riuscivo a far passare agevolmente la chiave che porto con me in strada e trattandosi di test devo essere pronto a ogni evenienza per non vanificare una uscita di prova.

Per rimediare ecco alcuni montaggi puliti e ben fatti, sempre presi dagli album Flickr di Ogando, titolare Velogical.

Il montaggio al telaio non è l’unico disponibile: è possibile anche sfruttare l’attacco per freni cantilever/V-brake, grazie a piastre correttamente conformate.

Comprendono l’hardware di montaggio e ovviamente integrano la molla.

Ecco alcuni esempi di installazione.

Interessante l’eventualità di far saldare un supporto al telaio, per chi sta creando un telaio su misura; alcuni esempi sono visibili sempre tra gli album Flickr di Ogando.

Il termistore ha due piccoli agganci per poter essere assicurato alla guaina freno.

O ad alcuni tipi di staffe di sostegno dei faretti.

Nel caso della Planet X London Road usata durante il test ho avuto il problema della guaina freno a passaggio basso, sotto il carro per capirci. Troppa distanza dalla dinamo che attaccarci il termistore. Avrei potuto allungare il cavo, ma comunque mi sarei trovato con il dispositivo di sicurezza in posizione esposta. E tra il rischio di danneggiare il componente o usare un montaggio poco elegante ho scelto questa ultima opzione. Creando io un supporto in gomma con integrato un pezzetto di guaina freno a fungere da punto di ancoraggio.

Una mano di vernice in tinta col telaio e il supporto nemmeno si nota. Il groviglio di cavi si, ma era importante per me averli sempre a vista per poter lavorare velocemente. Per chi volesse un montaggio pulito l’ideale è passarli all’interno di una guaina; quelle a spirale sono veloci da applicare.

A proposito di cavi, mio consiglio per preservare l’efficienza nella trasmissione della corrente: saldateli tra loro. E’ semplice, bastano un poco di stagno e un piccolo saldatore elettrico. Uniamo le estremità dei cavi intrecciandoli e poi “sciogliamo” una goccia di stagno sopra, spandendola bene col saldatore.

Per poter svolgere il test Velogical mi ha fornito un faro della Trelock, versione con sensore per accensione e spegnimento automatici e catadiottro integrato, secondo la normativa di omologazione tedesca.

Il sistema di accensione automatico ha senso con le dinamo a mozzo, molte delle quali non sono disinseribili e quindi tanto vale lasciare sia il faretto ad illuminarci la strada appena serve. Nel nostro caso la dinamo invece possiamo decidere noi se impegnarla o meno. Però è talmente basso l’attrito, praticamente inesistente, che mi sono ritrovato spesso a lasciarla in funzione anche di giorno.

Per rendere il test completo ho applicato una mia luce a led posteriore, una piccola BM con fori distanti 50mm e da applicare al portapacchi. Però durante questo test il portapacchi è stato rimosso e quindi anche qui ho risolto con un poco di fantasia, creando una piccola staffa apposita. Una leggera mano di vernice in tinta col telaio e ben si camuffa, sempre groviglio di cavi a parte…

La lista delle luci compatibili è ampia, possiamo dire che ogni faretto a led per dinamo a mozzo può essere installato con questa dinamo Velogical. In ogni caso sulla pagina ufficiale c’è una lista di impianti già testati e quindi sicuramente installabili.

Prima di passare alle mie valutazioni su strada chiudo questa lunga presentazione, giustificata dalla unicità di questa dinamo, informandovi che è prevista in tre versioni, differenziate per prestazioni e caratterizzate dal diverso colore.

Abbiamo la Sport, la Trekking e la Special.

La Sport è riconoscibile dal cappuccio rosso; per uso universale, minima resistenza di rotolamento e con velocità minima di ingaggio fissata in 10km/h che scendono a circa 7-8 km/h adottando l’o-ring più spesso.

La Trekking ha cappuccio silver e ingaggia già a 8km/h, con o-ring sottile. Probabilmente la più adatta ad uso cittadino, anche se posso dirvi che la Sport, cioè la versione usata da me, si è rivelata perfetta anche a bassissima velocità.

Infine la Sport, con cappuccio blu; la velocità di ingaggio scende ancora, attestandosi a 5km/h. Ma soprattutto offre un plus di energia anche a bassa velocità e si rivela utile per potervi collegare dispositivi di ricarica Usb, come quelli presenti in commercio e che permettono di mantenere in efficienza il telefono o il tablet.

Bene, terminata la lunga presentazione possiamo accendere i riflettori sulla prova in strada. Questa è ancora più brutta come metafora, eh? Scusate, sono fuori forma creativa…

Una dinamo ha funzionamento semplice (nell’uso, non mi riferisco alla tecnica): più vai veloce più hai energia per alimentare le luci. Però a me dell’efficienza a 30 o 50 km/h interessa relativamente. D’accordo, soprattutto in discesa è importante, perché sale la velocità e avere buona visione della strada è importante. Ma volevo indagare sulle prestazioni a bassa velocità, campo dove le dinamo a mozzo dimostrano una incredibile efficienza.

Non ho svolto test comparativi né sfruttato attrezzature per misurare amperaggio, watt e così via; sul sito e in rete c’è già ampia documentazione e poi, lo sapete, io bado all’aspetto pratico nei test. Cerco di rispondere alle domande che ogni ciclista tipo si pone e in questo caso la domanda è: con questa piccola dinamo la strada la illumino? Si, molto; anche a bassissima velocità, senza quasi avvertire attrito e portandomi dietro solo pochi grammi, luci escluse ovviamente perché dipende dai faretti scelti.

Ho viaggiato spesso a velocità inferiore a 20 km/h, abbassandola quasi al limite dell’equilibrio su alcune salite proprio per scoprire quanta luce riuscissi a generare. Sempre tanta e sempre più di quanto necessario. Per esigenze fotografiche ho abbassato il faretto facendolo puntare a terra: queste in basso sono immagini scattate in movimento (si vede…) alla ridicola velocità di 9km/h. E seppure in notturna, il parco usato come location è comunque illuminato e questo sfasa la visuale.

Di seguito sempre a velocità inferiore ai 10 km/h (ho usato l’o-ring più spesso) e ferma con i condensatori di cui sono provvisti le luci in funzione.

Scusata la bassa qualità delle immagini, ma né la mia attrezzatura né la mia capacità di fotografo si conciliano con le immagini in notturna. Però compenso con la lunga esperienza nell’uso di luci a dinamo, perché se anche non le monto su mie bici, sono decine e decine le biciclette che mi sono passate per le mani o sulle quali ho installato impianti luci non a batteria.

Il confronto con qualunque dinamo a cerchio vede sempre in vantaggio questa piccola Velogical; il confronto con dinamo a mozzo la vede soccombere solo rispetto ad alcuni mostri sacri, per esempio la Son che basta guardarla e già illumina a giorno. Però qui abbiamo alcuni vantaggi che una dinamo a mozzo non ha. Non tanto il costo, perché effettivamente la Velogical non è propriamente economica, siamo sui 150 euro a cui aggiungere la spesa per i faretti, ma questa è voce comune anche a una dinamo a mozzo.

No, qui abbiamo un peso sensibilmente inferiore. Certo, si potrà obiettare una dinamo a mozzo deve pesare di più perché c’è appunto il mozzo. Vero, ma io tra una ruota leggera e con un mozzo di alta qualità e una ruota complessivamente più pesante (senza tralasciare che su alcuni mozzi a dinamo lavorare alla manutenzione dei cuscinetti porta via tanto tempo, richiede attrezzi specifici e non tutti vantano adeguata scorrevolezza) scelgo sempre la ruota leggera e i pochi grammi al telaio di questa dinamo Velogical.

Le ruote complete di dinamo, belle e pronte intendo, non sono molto diffuse e più facilmente reperibili sono quelle più economiche. Con prestazioni, sia sotto l’aspetto energetico che dinamico, non proprio esaltanti. E’ infatti pratica comune acquistare una dinamo a mozzo e poi assemblare o farsi assemblare la ruota da un meccanico, in quest’ultimo caso con giusto aggravio di spesa. E portandosi sempre dietro il peso aggiuntivo, anche quando della dinamo potremmo fare a meno. Invece l’installazione di questa dinamo a cerchio è davvero semplice, alla portata di qualunque bricoleur con meno di mezz’ora a disposizione. E le istruzioni fornite in dotazione sono sufficientemente chiare, in inglese ma comprensibili anche da chi ha poca familiarità con l’idioma d’oltremanica.

E badate bene, sto raffrontando con le dinamo a mozzo perché rispetto a qualunque dinamo a cerchio abbia mai provato non c’è partita, vince Velogical. Forse solo la B&M Dymotec 6 riesce a essere competitiva a bassa velocità; è passato troppo tempo dall’ultima volta che l’ho usata e quindi potrei sbagliare, ma a bassissima velocità la Dymotec potrebbe anche essere in vantaggio. Al prezzo però di una maggiore resistenza e, diciamolo, non è che sia bella da vedere…

La prova, empirica ma indicativa, dell’efficacia della Velogical è stata sulla carica dei condensatori. Qualche centinaio di metri e già ho accumulato energia sufficiente a tenere i condensatori in funzione per i canonici quattro minuti.

La quantità di luce prodotta, ovviamente conta anche la qualità del faretto che però deve essere adeguatamente alimentato altrimenti puoi avere il più efficiente faretto del mondo la strada resta buia, è più che abbondante per illuminare il percorso, oltre a renderci ben visibili anche da grande distanza. Non posso pronunciarmi sulla capacità di ricarica di dispositivi elettronici non avendo testato direttamente questo aspetto. E anche se la versione in prova non è quella più indicata per questo utilizzo, da quello che ho visto non dubito sarà realmente efficace.

Posso pronunciarmi sulla impermeabilità ed efficienza sotto la pioggia, perché non voluto ho preso un violentissimo e improvviso acquazzone durante una uscita di prova. Nessun slittamento dell’o-ring sul cerchio (ricordo che ho usato una bici con freni a disco e con cerchio specifico, quindi senza pista frenate: la presa è più difficile), nessun calo di tensione, nessuna infiltrazione. Non posso dire lo stesso per la luce anteriore, ma non ne faccio un problema trattandosi di un esemplare con già lunga vita sulle spalle, che ha lamentato qualche infiltrazione e la formazione di condensa.

Anche se sotto la pioggia ha dimostrato di non perdere funzionalità, potrebbe essere una idea offrire una piccola protezione da installare sulla piastra, sagomata a forma della dinamo, per proteggerla da acqua e fanghiglia sparati dalla ruota. Come si faceva una volta, soprattutto su bici francesi.

In questo breve video ho racchiuso alcune situazioni tipo durante tragitti urbani; sempre a bassa velocità, mai superato i 25 km/h durante le riprese e in salita ho pedalato al limite dell’equilibrio. Perché, come detto all’inizio, mi interessava più vederla in azione a bassa velocità che a 40km/h. E poi chi pedala tutto il tempo a 40km/h? Io no…

Ed ora le conclusioni. Parto da una valutazione sul prezzo di acquisto. Elevato se raffrontato ad altre dinamo a cerchio. Ma questa piccola Velogical non è con loro che deve vedersela: è una valida alternativa alle dinamo a mozzo, e così inquadrata la spesa si ridimensiona. Perché non c’è da aggiungere il costo di cerchio e raggiatura.

E se raffronto con una dinamo a mozzo non posso che ritornare sul peso e la semplicità di montaggio, in ambedue i casi è vincente Velogical, almeno se uno per la seconda ipotesi la ruota la fa assemblare. Oltre al peso complessivo tengo anche conto che nel caso di dinamo a mozzo io quel peso lo tengo sulle ruote, sul mozzo e non in periferia, ma pur sempre sulla massa rotante. E io ho una particolare idiosincrasia per le ruote pesanti…

Non ho misurato l’efficienza energetica con appositi strumenti ma non è grave. Alla fine preme stabilire sa fa luce o no, se è sfruttabile o inutile. Tabelle e grafici sono reperibili nella documentazione presente sul sito per chi volesse, io miro all’aspetto pratico. E qui la piccola Velogical ha diversi punti a suo favore. Pochi giri di pedale e hai già energia sufficiente ad illuminare il percorso, la velocità necessaria a ottenere buona visuale è decisamente bassa, rallentando ancora si rischia di cadere; l’attrito è quasi del tutto assente e quel minimo presente è subito annullato dall’effetto volano delle ruote. Non si avverte alcuna resistenza nemmeno nelle salite più impervie affrontate a velocità ridicola, e lo stesso non posso dire per ogni dinamo a mozzo presente sul mercato, con riferimento a quelle di fascia più economica. Non c’è alcun fastidioso rumore nell’utilizzo, non presente nemmeno con le dinamo a mozzo ma con altre a cerchio si, e nel corso del test ho avvertito solo un fastidioso “tic tic”; perché avevo lo scalino dell’adesivo sul cerchio nella zona di contatto. Come ho detto sopra, infatti, ho usato cerchi per freni a disco, privi di pista frenante.

E’ adatta a qualunque cerchio e qualunque bici, quindi non contano né il diametro della ruota né, aspetto tutt’altro che secondario, la tipologia del mozzo. Trovare dinamo a mozzo con perno passante per freni a disco non è semplice e quando le trovi non costano poco. Oltre al fatto di essere obbligato nella scelta della raggiatura. Tutti problemi che con la Velogical non compaiono, quindi totale libertà tecnica, e senza alcun sacrificio sul piano dell’efficienza energetica.

Ho finora battuto sulla efficacia a bassa velocità, ma prima di chiudere due parole sulla efficacia salendo di velocità ci vogliono, anzi una sola: ottima. L’unica cosa che mi ha frenato nel ritmo in discese tortuose è stato il montaggio del faretto sulla testa della forcella, che come sappiamo è una soluzione poco efficace per illuminare bene la sede stradale in traiettoria. Lo sguardo in curva punta sempre più interno di dove in quel momento sono le ruote, a trovare la giusta linea.

Con un montaggio meno “da test” di quello mio, e di cui avete tanti esempi negli album fotografici, è facile camuffare cavi e cavetti integrandoli senza difficoltà sulla bici. E comunque quello dei cavi a vista, a meno di non avere i passaggi interni al telaio, è problema comune a qualunque dinamo. Solo il termistore richiede, o potrebbe richiedere se non si vogliono allungare i cavi, qualche lavoretto in più per tenerlo vicino alla dinamo e allo stesso tempo riparato da urti. Anche se a proteggere il bulbo c’è una solida gabbietta, un sasso sparato dalla strada potrebbe comunque danneggiarlo.

A chi consigliare questa dinamo? A chiunque come me non ama appesantire la ruota con una dinamo a mozzo e a chiunque, non come me, ha bisogno di una forte fonte di energia sempre disponibile. Ciclisti urbani, turisti, randonneur che curano il peso della bici, fuoristradisti (nessun problema di montaggio anche su forcelle ammortizzate), viaggiatori tecnologici che per volontà o forza maggiore portano con sé Gps e macchine fotografiche che richiedono continue ricariche; meno gli sportivi puri e non per controindicazioni tecniche ma perché la dinamo è leggerissima però i faretti no: e io su una sportiva pura guardo al peso finale. Però se cerco pari potenza rilevo anche che ottenerne una uguale con una luce a batteria significherebbe ricorrere a impianti che nel complesso risultano molto più pesanti dell’insieme dinamo/faretti a led. Considerato che con una coppia di serraggio sotto i 4Nm la dinamo è già più che salda al telaio, non ci sono controindicazioni nemmeno per i telai in carbonio. Insomma, l’uso è universale, quindi la domanda non è più se è efficace o meno perché a questa abbiamo trovato risposta ed è si. La domanda diventa “mi serve”? Ecco, a questa potete rispondere solo voi.

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Damiano

    Interessante. Personalmente ho optato già un paio d’anni fa per la dinamo a mozzo SP per una questione di maggiore potenza (arrivano a 3W) e robustezza. Una dinamo a mozzo sta lì e a meno di spaccare la ruota continuerà a funzionare. Più elegante. Però in effetti questa dinamo è bella piccola e compatta, molto essenziale ed efficiente.
    Forse continuerei a scegliere la dinamo a mozzo per le mie esigenze di commuting invernale su strade non illuminate o per i percorsi su ciclabili nel bosco. Con in più un po’ di potenza in eccesso per poter ricaricare dispositivi elettronici in viaggio/cicloturismo…

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, conosco bene le Sp, ho raggiato molte ruote con le dinamo di questo marchio; sia perché hanno ottime prestazioni a un prezzo onesto e sia perché offrono parecchie varianti tecniche (sono state tra le prime per freno e disco e perno passante, per esempio) ma ti assicuro che al di là dei numeri, nell’atto pratico questa piccolissima Velogical ha davvero poco da temere nel confronto.
      Confronto che a questo punto si sposta non tanto sulle prestazioni ma su aspetti pratici; non tutti, io per primo, amano il peso aggiuntivo alla ruota. E su tante bici, usando un montaggio meno caotico del mio, che è stato dettato da esigenze pratiche come ho indicato, la resa estetica è buona, come si può vedere negli album fotografici linkati. Infine, utilizzando connettori rapidi, in 5 minuti rimuovi tutto. Vero che puoi farlo anche con la dinamo a mozzo, ma una ruota costa di più 😀
      Diciamo che alla fine sono prodotti assimilabili sul piano prestazionale (anche nella ricarica di dispositivi esterni) e la scelta tra un sistema e l’altro diventa questione di esigenze e gusti personali. Io se dovessi dotare una mia bici di un sistema per produrre energia adotterei questa Velogical e non quella a mozzo, ma perché per me le ruote devono essere leggere e i mozzi subito accessibili, visto che alla fine del test mi sono reco conto che non perderei alcunché in resa energetica. Ma è appunto una mia scelta; i test invece servono a scoprire se una cosa funziona o no, poi ognuno sceglierà ma almeno l’avrò messo in condizioni di scegliere ben informato.

      Fabio

  • Damiano

    Concordo con te, Fabio! La differenza è di estetica e di gusti personali! A me piace molto il mozzo dinamo ma in effetti una dinamo rimovibile lascia linee più pulite e semplici quando non c’è…
    Ad ognuno il suo insomma 😀

  • Francesco Vigotti

    Ho cercato le istruzioni di montaggio sul sito per verificare un dubbio ma non le ho trovate.Quindi chiedo a te:i due cavi sono uno il positivo e l’altro la massa, giusto?Anche perchè ormai i fari prevedono tutti il colelgamento a massa tramite cavo e non più attravero il telaio come nei classici impainti monofilari di una volta.

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, diciamo che il sito ufficiale non brilla per chiarezza… 😀 😀
      Ok, brutta pure questa. Comunque le istruzioni arrivano insieme alla dinamo e lo schema di collegamento in configurazione luce anteriore e posteriore è questo dell’immagine in basso, prelevata dal foglio di istruzioni. E’ possibile anche alimentare due faretti anteriori, ma lo schema varia.

      Fabio

  • Lorenzo

    per curiosità hai visto se si riesce ad installarla sulla forcella della London?

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, non ho fatto la prova perché ho chiesto solo attacco per il carro; ma a guardare le specifiche dei diversi attacchi non si siamo, nella zona da sfruttare la forcella è 52mm. Fissarla dietro invece è possibile praticamente su qualunque telaio.

      Fabio

      • Grazie Fabio,
        praticamente se volessi installarla su Gitana va montata posteriormente sul carro e portato il cavo sino al faro anteriore.
        …….io che ho tutti i passaggi interni lo vedo brutto 🙁

        • Elessarbicycle

          Ciao Lorenzo, si devi montarla dietro. Comunque puoi sempre contattare Velogical, a cui non manca l’inventiva.
          Ma sfruttare uno dei passaggi interni? Ti ci entrerebbe? Male che vada prendi un trapano, sai quanti ne ho fatti di passaggi per cavi dinamo… 😀

          Fabio

  • Ciao fabio, mettiamo voglia montarla sulla mia bici, non mi interessa collegarci i faretti ma usare quell” energia per caricare smartphone, navigatore ecc c’è bisogno di una batteria tampone o di che per riuscire a fare quest’ operazione? (mi sono persa qualcosa forse dovevo scriverlo sul forum)

    • Elessarbicycle

      Ciao Beatrice, per usarla come fonte di ricarica devi comunque montare anche un Usb-Werk, come faresti pure con una dinamo a mozzo. Di solito hanno una batteria tampone che evita il calo di energia rallentando. Però secondo me la soluzione migliore, anche se non economica, è collegare l’Usb-Werk a una batteria tampone in modo che la carica sia costante. Se dai una occhiata ai vari produttori, per esempio Bush e Muller, trovi tutto.

      Tra dinamo, werk e batteria potresti sfiorare o superare di poco i 400 euro; però devi considerare che una ruota completa con una buona dinamo a mozzo da sola ti costerebbe quanto tutto l’impianto fatto con questa dinamo, cioè compreso di werk e batteria. E qui hai tanto peso in meno e non cambi la tua ruota anteriore.

      Fabio

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