Di tutti i lavori sulla bici, è il più bello

Il titolo non è mio: la frase me l’ha scritta l’amico Claudio. Che è riuscito con queste e le altre parole che le accompagnano a rendere pienamente, e devo dire meglio di quanto io sia riuscito mai a fare, la bellezza della raggiatura di una ruota.

Sì, è questa l’operazione più bella e appagante tra le tante che si possono fare su una bicicletta.

Quando decisi di aprire questo blog avevo poche idee ma confuse su quali contenuti avrei pubblicato.

Nessuna scaletta a tavolino, nessun piano editoriale già organizzato, nessuna certezza nemmeno sul fatto che mi ci sarei davvero dedicato.

Uno strumento, questo del blog, quanto di più lontano dalla mia esperienza giornalistica, nata coi quotidiani dove mi sono fatto le ossa lavorando come un mulo e firmando meno dell’un per cento degli articoli pubblicati; che non era strano a quei tempi, era gavetta e ho imparato tanto. Proseguita coi mensili, dove facevo un poco di tutto, compreso spacciarmi per il Direttore nelle risposte ai lettori, ma dove comunque scrivevo e basta; niente titoli, foto, impaginazione e tutto ciò che serve alla composizione: lo facevano altri, come è normale sulla carta stampata.

Incursioni nel frattempo nel mondo web, che allora era agli albori, ma con le cui regole avevo difficoltà ad andare d’accordo. Troppo diversi il linguaggio, la struttura degli articoli, le esigenze. Col senno di poi, un errore mollare quel giro.

Fino al giorno in cui sono stato inflessibile una volta di troppo con le ingerenze degli inserzionisti: tra il perdere molti soldi di pubblicità e tenersi un puntiglioso pennivendolo, il mio Direttore dell’epoca preferì accettare le mie dimissioni.

E siccome alla fine tutto ciò che faccio lo faccio anzitutto se mi piace farlo, decisi che era il momento di lasciar perdere.

Però le passioni covano sotto la cenere e basta un leggero soffio a riattizzarle; e scrivere per me è sempre stata una passione. E così durante una chiacchierata un ex collega della carta stampata mi lanciò l’idea: perché non ti apri un blog? Pensaci, puoi scrivere quello che vuoi, senza padroni: solo tu e i lettori. Se ci saranno, la mia risposta…

Invece malgrado esordi non proprio esaltanti, i lettori arrivarono, arrivano di nuovi ogni giorno e solo negli ultimi 36 mesi (cioè da quando il blog è su dominio proprietario) mi trovo a contare oltre 4 milioni di visite. Per essere un blog di nicchia, è diventata una nicchia abbastanza ampia.

Ma sto divagando; che c’entra con la raggiatura? Beh, in qualche modo c’entra: sia la raggiatura che Claudio.

Dicevo che all’inizio non sapevo quali contenuti avrebbero colmato queste pagine virtuali. I fatti miei? Poco interessanti? Vita sui pedali? Poca, ma non è che ogni mia uscita meriti attenzione. Teoria sulla tecnica della bici? Già va meglio, qualcosa se ne può ricavare. Consigli pratici per la manutenzione? Ecco, questa si che mi sembra una bella idea!

Giusto, ma come partire? A parte la mia incapacità nello scattare immagini decenti, dobbiamo tener presente che quando il blog prese vita girava su una piattaforma gratuita, con limiti di storage molto ristretti; e che io manco la sapevo inserire una immagine nel testo, quindi potete ben immaginare le difficoltà. Dovute alla mia incapacità di stringere amicizia con la tecnologia. Però tutto, o quasi, si riesce prima o poi a imparare e adesso me la cavo, più o meno.

Primi articoli, gli argomenti scelti tra quelli più gettonati sui forum e che ero certo sarebbero serviti a molti. Però mi lasciavano insoddisfatto. Il che è normale, io sono sempre insoddisfatto di ciò che scrivo, trovo mille errori. Sono implacabile anzitutto con me stesso. E poi con gli altri, poverelli…

Una cosa però mi rendevo conto che mi veniva bene: rendere facilmente comprensibili concetti astrusi; che poi è sempre stata la mia unica qualità di scribacchino.

E così la decisione: ora scrivo come si raggia una ruota! Bell’argomento. Servono anche foto e video: ah, e chi li sa fare? E infatti devo riconoscere che la parte grafica di quella serie di articoli è decisamente scadente. Per non dire del caos generato dalle immagini modificate, che per qualche ragione che mi è tutt’ora ignota, sono sfasate rispetto a quelle che ho io. Ma se anche le ricarico, ugualmente sfasano. Alla fine ho rinunciato a chiedermene la ragione.

Perché la raggiatura della ruota? Perché è l’operazione che più spaventa il novello ciclista meccanico; perché è l’operazione dove il divario tra la semplicità della tecnica, servono tre parole per illustrarla, e la necessità di spiegare quella tecnica è il più ampio; perché è l’unica operazione dove puoi spendere anche milioni di parole ma solo mettere una tiraraggi in mano a chi vuole imparare è realmente utile.

Ma soprattutto perché, a usare le parole di Claudio: di tutti i lavori sulla bici, è il più bello.

Io ho sempre detto che la ruota è armonia: tanti elementi che si fondono per creare la bellezza della perfezione.

Claudio, più abile di me, ha sintetizzato: “Un rapporto con la ruota, non conta più se la bici è tua, di un amico o della nonna. Sei tu e la ruota.

E quando gira giusta ti da l’idea  che ogni singolo elemento – mozzo, raggi, nippli, cerchio – stia facendo il suo lavoro coralmente con tutti gli altri.

Un esempio di cooperazione ed armonia-funzionale che agli uomini non riesce.

Insomma, alla fine contemplo la perfezione e, anche se non si vede, sono io che ho convinto tutti gli elementi a combinarsi“.

Ora, mi vanto spesso (tra le mie altre vanterie) di essere uno che con le parole ci sa fare; del resto mi ci guadagno la pagnotta, anche se non con le parole scritte su questo blog che, anzi, sono solo spese.

E per quanto spesso sia ricorso alla figura retorica dell’umanizzazione della bici, alla cooperazione ed armonia funzionale che agli uomini non riesce non ci avevo mai pensato.

Un parallelo bellissimo: tutti uniti, ognuno con le sue specificità, che si fondono nella creazione di un elemento perfetto.

Ma oltre a queste bellissime parole, l’altra cosa che mi ha colpito e, ammetto, fatto assai piacere è che Claudio a raggiare una ruota proprio non voleva cimentarsi. Fu uno di quelli a cui girai le bozze di quegli articoli, chiedendogli se fossero comprensibili; e l’ho minacciato per anni che prima o poi l’avrei convinto a raggiare una ruota.

Non certo le mie minacce ma la sua voglia di conoscere, e da qualche tempo anche Claudio si dedica con successo a questa bellissima operazione.

Apprezzando così anche lui quello che ho sempre cercato di dirvi e che Claudio è riuscito a esprimere meglio di me: una ruota è armonia; nulla è più bello che creare armonia.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Claudio

    Grazie. Son commosso.
    Scrivere due righe alle 9,21 e trovarle citate in un articolo alle 12,30 dello stesso giorno.

    …quando si dice “efficienza partenopea”.

    ciao, claudio.

    • Elessarbicycle

      E certo, mica come voi padani che vi trastullate… 😀
      No, scherzo; stavo sistemando le immagini del test Shimano XC5, e se c’è una cosa che mi annoia a morte è proprio fare questo. Mi hai fatto venire una idea e prima che fuggisse via, una volta tanto che ho una idea, ho scritto di getto. E poi mi è piaciuto troppo il parallelo con gli uomini, andava reso noto.

      Fabio

  • Giovanni

    Le parole scivolano leggere sotto gli occhi, l’emozione della condivisione della passione si fa largo nel cuore mentre un sorriso illumina il viso. Questo in breve è ciò che nasce dalle parole di questo blog nato dietro un consiglio ma che assomiglia tanto ad una “rivoluzione”. Si , perché alle rivoluzioni puoi dare vita ma non sai mai come vanno a finire. Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ma no Giovanni, non esageriamo. Mi fai e mi fate sempre migliore di quel che sono.
      Vi ho raccontato spesso che la prima cosa che mi insegnarono fu che la gente ti ricorda per quel che scrivi, non per quello che cancelli.
      Pensa se non mi fossi mai attenuto a questa regola e avessi sempre pubblicato tutto: avreste una opinione assai diversa di me… 😀

      Fabio

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