Devo ricaricarmi…

Scrivere richiede molto impegno, almeno se aspiri a farlo bene. Questo blog nacque per caso ma è allevato con professionalità; quella che mi viene da anni e anni di militanza tra carta stampata e siti di informazione. Lo curo con passione, senza dimenticare di essere un giornalista. Un giornalista pubblicista e non professionista. Per chi non è uso a questa distinzione sintetizzo: un giornalista professionista ha un suo albo, sostiene un esame dopo un periodo obbligatorio di praticantato e svolge questa come attività principale, con una serie di limitazione se vuole dedicarsi a differenti impegni. Un giornalista pubblicista chiede l’iscrizione all’albo una volta pubblicato un certo numero di articoli retribuiti (il numero varia a seconda della periodicità della testata e non valgono quelli gratuiti) e non ha alcuna incompatibilità con altre professioni.

E’ una distinzione che non esiste in altri campi lavorativi e si spiega con la peculiarità dello scrivere. Anche un giornalista crea, seppure senza deragliare dai binari della verità che scorrono lunga la linea dei fatti nudi e crudi. C’è chi scrive meglio, chi peggio ma tutti abbiamo la stessa passione per le parole messe in riga.

Ognuno di noi col tempo sviluppa i propri metodi, non tutti di noi hanno avuto la fortuna di incontrare persone che gli hanno insegnato tanto, pochi di noi hanno avuto l’intelligenza di tacere e ascoltare chi la propria esperienza donava.

Non ho mai considerato essere un pubblicista un ripiego; perché mai ho voluto intraprendere la carriera di giornalista professionista. Certo, fare il giornalista è pur sempre meglio che lavorare, ma il mio essere pubblicista mentre svolgo una professione del tutto diversa mi ha consentito e mi consente una libertà che da professionista non avrei avuto.

La libertà di scegliere come e dove scrivere, di cosa e quando e senza mai l’assillo di dover battagliare per conservare il posto in redazione. Questo mi ha permesso di essere sempre io a dettare le regole, che poi alla fine è una sola: mai ingannare i lettori.

Però a un certo punto dissi basta. Non riuscivo più a conciliare gli impegni, mi mancava il tempo per lavorare e scrivere. Come mi ripeteva sempre il mio mentore, la gente ti ricorda per quello che scrivi, non per quello che non pubblichi. E non riuscendo più a garantire un impegno capace di produrre articoli leggibili preferii fare un passo indietro. Aiutato da una situazione poco piacevole in un mondo editoriale che non sapeva come gestire lo sbarco delle testate online, con periodici che cercavano solo di accumulare introiti prima di affondare: anche a scapito dei lettori e questo non potevo accettarlo.

Da allora diradai sempre più le mie collaborazioni, giusto un aiuto a vecchi amici e compagni di redazione che si imbarcavano in nuovi progetti editoriali. Fino a decidere di smettere del tutto. Fino ad accorgermi che scrivere mi mancava. Fino a tentare l’esperimento di questo blog.

Nessuna conoscenza informatica, impiegai giorni a capire come caricare una immagine nel testo e moltissimi mesi per imparare a inserire un link. Non sapevo nemmeno di cosa avrei scritto, solo che lo avrei fatto seguendo il cuore e senza mai nascondere nulla a chi avrebbe deciso di dedicare il suo tempo a leggermi.

Ho commesso errori, ne ho pagato il prezzo. Ho lasciato che i molti impegni da seguire e le limitatissime capacità tecniche nella gestione della piattaforma mi conducessero ad affidarmi a persone che poi hanno del tutto tradito la mia fiducia.

Ho ottenuto e ottengo tante soddisfazioni. La più grande è avere voi che leggete, perché il patrimonio di ogni scribacchino, persino uno modesto come me, sono i lettori. Senza di loro non sei nessuno. Non si scrive mai per se stessi, scrivi per gli altri, per donare loro qualcosa. E vuoi sempre che il tuo dono sia bello, ben curato, unico.

Il fatto che il blog sia mio, e sia io a decidere cosa pubblicare e come, non mi offre alcun porto per ripararmi dalla burrasca di sbagli del capitano che pretende di governare in solitudine la nave.

Il fatto che il blog sia mio mi lascia la libertà di scegliere sempre la rotta; e poterla scegliere senza dover seguire per forza quelle commerciali ma decidendo di puntare la prua dove più aggrada.

Il fatto che il blog sia mio significa che mi devo occupare di tutto, non solo scrivere. E ogni tanto devo fermarmi, riposare e ricaricare le energie per proseguire. Come adesso. Meglio una pausa che pubblicare articoli brutti.

E mi serve tempo per altro. Non solo la nuova Elessar che è ormai in attesa di ricevere le ultime finiture dal telaista perché qui, dove sono adesso, non ho l’attrezzatura e quindi ho chiesto di fresare scatola movimento e tubo sterzo. Mi serve tempo per me, per mettere a fuoco altri progetti.

Sono sempre stato convinto che il lavoro ben fatto alla fine ripaga, te lo riconoscono. E’ successo un paio di anni fa, quando Mondadori mi contattò chiedendomi la disponibilità a pubblicare un libro con loro. La mia iniziale titubanza, il fatto non facessi salti di gioia quando ogni giorno migliaia di persone inviano i loro manoscritti implorando una pubblicazione fu male interpretata, credo, nelle prime fasi. In realtà ero indeciso se accettare o meno perché non sapevo se avrei potuto garantire il mio impegno. In ogni cosa, nello scrivere come nel mio lavoro, accetto un incarico solo se ho raggiunto la certezza che potrò dedicarmici al massimo delle mie possibilità.

I riconoscimenti continuano ad arrivare, sotto forma di offerte di collaborazione, tutte sempre rifiutate. Non potrei garantire il mio impegno, sarebbe scorretto accettare.

Poi un mesetto fa, in un momento in cui ero in piena apnea col lavoro, è arrivata una richiesta che mi ha fatto riflettere. Non ho risposto subito “No grazie, non riuscirei a seguire la cosa” ma ho voluto approfondire. Trovando dall’altra parte persone, anzi una persona, animata dalla mia stessa passione, dal mio stesso amore per le cose ben fatte. Più che ciò che mi ha detto, sicuramente fa piacere riceve tanti lusinghieri complimenti da chi ha una tale esperienza in questo settore ma non sono loro a convincermi, mai, è stato il modo: traspariva l’amore per questo strano mondo a pedali.

Ha fatto vacillare la mia risoluzione a non scrivere più per “conto terzi”.

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Mi spiace solo che tutto stia capitando e sia capitato in un momento in cui anche i minuti hanno un peso; chi mi conosce più da vicino sa che ho traslocato alla casa di vacanza ma non sono in vacanza. Anzi, si può dire che sono più indaffarato di quando sono al mio studio. Però qui ho il vantaggio di alzarmi godendo l’alba sul lago, i suoni della natura, riesco a prendere la bici e concedermi qualche pausa rinfrescante a fine giornata. Lavoro uguale se non di più, ma lavoro in condizioni migliori.

Ancora non sono riuscito a scrivere alcunché da inviare, ho diverse idee ma non il tempo per svilupparle né ho un piano ben preciso per la cifra di scrittura che intendo usare. Così come ancora non ho accettato; ho dato si la mia disponibilità ma specificando che prima ho bisogno di capire se poi alla fine sono in grado di offrire qualche scritto degno di essere letto. Mi è stata garantita carta bianca, ma riempirla con parole degne del tempo dei lettori non è mai semplice.

Stare lì a girarci intorno senza una idea chiara serve solo a confondersi di più. So che una idea arriverà e so che arriverà mentre non ci penso. L’ho detto sopra, ognuno di noi affina la propria tecnica di scrittura, che comprende anche l’ispirazione se così vogliamo definirla. A me viene se libero la mente facendo altro. Un giro in bici, qualche lavoro in microfficina, una passeggiata per boschi.

Più provo a soffiare forte un vento capace di disperdere le nubi, più queste si addensano soffocando ogni spiraglio di luce. Un mattino mi sveglierò col cielo terso e saprò che è il momento di scrivere.

Devo ricaricarmi e tra impegni di lavoro e incombenze continue non è facile; questo spiega anche la mia assenza dal blog, favorita da una connessione alla rete non ottimale. Ma non sono indispensabile, le ruote delle vostre bici gireranno felici anche senza le mie chiacchiere. Che mancheranno per un poco di tempo: però poi tornano 😀

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