Costruire supporti per luci o accessori

Succede che la nostra bici non abbia un numero di occhielli sufficienti o a una distanza che non va bene per ciò che ci serve; oppure che un faretto non ci piace nella sua classica posizione; oppure ancora che dobbiamo riciclare due parafanghi e le astine sono troppo corte per il nuovo telaio o c’è un freno a disco che interferisce.

Insomma, succede che ci serve un supporto, una piastrina, qualcosa che ci renda possibile un montaggio come piace a noi; e succede che ci piace giocare con le nostre bici, personalizzando anche piccoli e nascosti particolari.

Per questo adesso vedremo qualche esempio su come costruire un supporto per luce posteriore a dinamo e creare una piastrina che sposti i fori di attacco dei parafanghi. Il tutto realizzabile senza possedere una attrezzatura specifica, perché sarebbe facile con tornio e fresatrice: bastano un seghetto, qualche lima, un trapano, nessuna fretta e la lettura di questo articolo.

Con una sola premessa: quelli che vedremo sono lavori svolti solo per questo articolo, per mostrare la procedura. Quindi mi sono tenuto su misure che rendessero facilmente visibili i pezzi e non ho dato una forma troppo particolare per risparmiare tempo.

La scelta del materiale da usare è fondamentale: per poter lavorare senza possedere una attrezzatura specifica l’unica soluzione praticabile è l’alluminio. Profilati in differente larghezza e forma (anche angolari, se servono) e due millimetri di spessore si trovano presso qualunque brico a prezzi molto contenuti.

Sono facilmente lavorabili, è possibile verniciarli o lucidarli a specchio e robusti a sufficienza per piccoli accessori; in realtà ci ho fatto spesso anche supporti per portapacchi e fino a 15/17 kg non ho mai avuto problemi. Ma in tutta onestà non mi sento di consigliare carichi oltre i 9/10 kg per tenersi sicuri. Poi tutto dipende da forma e montaggio, perché se ancorati su due punti allora va bene un peso superiore.

Io prendo anche il tubo tondo con diametro interno da 6mm, perfetto per creare distanziali su misura. Qui in basso un esempio, dove ho usato il tubo tondo per coprire la barra filettata (molto rigida e robusta) che ho usato per tenere in bolla il portapacchi della Peugeot Anjou/Passepartout; verniciando poi in tinta col telaio, piccoli vezzi miei.

Bene, fine dell’introduzione, è proprio vero che quando inizio a chiacchierare poi non mi fermo più, e partiamo con un piccolo supporto faro posteriore per dinamo.

A prestarsi per le operazione è una lucetta B&M, che ho usato per il test della dinamo Velogical. E’ la classica lucetta da portapacchi, con interasse tra i fori di 50mm.

 

Però durante il test non avevo il portapacchi montato e comunque non è mia abitudine tenerlo fisso sulla bici; la London Road è sempre più la bicicletta a cui tocca fare da portatrice d’acqua nei test, sobbarcandosi gli accessori e i componenti più disparati e quindi tendo a tenerla libera da ciò a cui in quel momento posso rinunciare. Già, ma senza portapacchi la luce dove la attaccavo? Problema risolto costruendo velocemente una staffetta; e dimenticandomi nell’occasione di scattare le foto, per cui ho rimediato facendone una altra per questo articolo. Più lunga, ma senza una reale motivazione tecnica, solo per semplificarmi la vita con le immagini.

Ho usato una barra da 15mm di larghezza, perfetta in questo caso; ovviamente qui spiego la procedura, poi le dimensioni andranno stabilite caso per caso a seconda di cosa dobbiamo montare e dove.

Per prima cosa tracciamo una linea che divida esattamente in due la nostra barra: mi raccomando, la precisione in questo caso è 9/10 della buona riuscita finale. Io confesso di non esserlo stato troppo, ma ho svolto il lavoro solo per fare le foto, il supporto non mi serve.

Verifichiamo sia esatta e prendiamo i riferimenti per i due fori per la luce.

Lo standard delle viti di ancoraggio è M5, quindi serve una punta da 5; volendo per accessori molto leggeri si può usare una punta da 5,5: la piccola differenza aiuta a correggere eventuali imperfezioni di centratura durante il montaggio. Presi i riferimenti possiamo forare: l’ideale sarebbe un trapano a colonna: in mancanza si può punzonare il punto di foratura, in modo che il trapano a mano lavori nel punto preciso.

Fatti i due fori alle estremità ce ne serve un terzo; io qui l’ho fatto equidistante dagli altri due, nel supporto che invece ho realmente usato no, mi serviva a una altezza diversa. Fatelo quindi dove più vi piace e vi serve, tenendo sempre conto che poi il faretto non dovrà interferire con parti della bici e che questo terzo foro non dovrà essere troppo vicino a quelli esterni, serve spazio per i dadi di fissaggio. Lo vedremo proseguendo.

Fissiamo il nostro faretto e tracciamo i contorni, serviranno per sagomare il supporto di alluminio.

Ora che abbiamo la sagoma disegnata possiamo tagliare la nostra barra, lasciandoci del margine rispetto alla forma. Meglio rifinire lavorando con materiale in eccesso che tagliare giusti e rischiare di essere corti dopo.

Adesso prendiamo un altro pezzo della nostra barra e posizioniamo per prendere il riferimento col foro centrale: questo infatti servirà ad accoppiare i due elementi tra loro.

Foriamo e pratichiamo anche un altro alla distanza che ci serve: è il foro che useremo per applicare la staffa al telaio della bici. Nel calcolare la distanza bisogna tener conto della larghezza della staffa creata per alloggiare la luce. Quindi se, per esempio, vorremo distanziare il faro di 5cm dalla bici, la distanza tra i due fori dovrà essere circa 6cm, meglio qualche mm in più per non forare troppo al limite.

Si può notare che uno dei due fori è disassato; non è un errore, l’ho fatto apposta. Infatti bisogna tener conto di dove monteremo questa staffa e poiché nel mio caso andrà in prossimità del QR ho voluto tenermi più luce. Quindi prima di forare valutate bene quanto spazio avete.

Ora dobbiamo prendere una altra misura, dobbiamo piegare la staffa di attacco al telaio. Uniamo quindi le due staffe per prendere la misura del punto di piegatura. Anche in questo caso si nota ci siamo tenuti del margine, lo elimineremo dopo.

Prima di piegare però è più comodo dare una sgrossata alla sagoma e rimuovere il grosso della vernice (se intendiamo verniciare meglio portare il metallo a nudo) perché dopo è complicato lavorare nell’angolo.

Una lima e diamo una forma; in questa fase può succedere che sfinando e stondando il foro che prima era esattamente centrato ora appaia fuori asse, come in foto. Nessun problema, è solo questione di lima e pazienza, ma le rifiniture si faranno alla fine.

Ora pieghiamo; è alluminio facilmente lavorabile: bastano una piccola morsa, le mani e un mazzuolo in gomma per il tocco finale.

Posizioniamo con il riferimento per la piegatura esattamente a filo con la morsa e che guarda verso di noi: e poi pieghiamo all’indietro.

L’unica attenzione che dovremo avere al momento di prendere il riferimento e poi inserire nella morsa è che stiamo rispettando il giusto verso nel caso abbiamo disassato il foro, altrimenti potremo trovarci la staffa con la piegatura al contrario al momento del montaggio.

Ecco fatto.

Ora possiamo unirle e rifinire la sagoma prima di verniciare. Questo però lo vedremo dopo, adesso passiamo velocemente a scoprire come costruire un paio di piastre per variare un punto di ancoraggio per i parafanghi e per aver un attacco che sulla bici non c’è e che a noi servirebbe.

Se la bici ha un solo occhiello allora prenderemo la misura da lì in base a ciò che dobbiamo fare; se invece ha due occhielli, sfruttarli tutti e due per la nostra piastra significa aumentarne la portanza: significa cioè poterci applicare anche un portapacchi con carico più pesante. E quindi è saggio, dovendo fare il lavoro, creare la nostra piastra in modo da poterla ancorare bene.

Prendiamo del nastro carta e attacchiamolo sigli occhielli; con una matita tracciamo i contorni e segniamo i fori. La linea rossa nella foto è solo per evidenziare che sotto il nastro si scorge la sagoma del telaio.

Lo scopo di segnare i fori è intuitivo: ma la sagoma? Beh, dipende da ciò che vogliamo fare: io la segno perché di solito tendo a creare una forma che riprenda qualche curva del telaio in quella zona, per camuffare la linea.

Prendiamo una barretta di alluminio; in questo caso per comodità ho sfruttato un paio di pezzi già precedentemente tagliati, larghezza 30mm, e applichiamo il nastro carta rimosso dalla bici coi riferimenti segnati.

Foriamo.

Montiamo sulla bici per una prova: argh, troppo lungo, tocca con le sporgenze del telaio!

In realtà lo sapevo, l’ho fatto apposta più lungo per giustificare il seguito. E’ sempre bene lasciare del materiale in più, aiuta nella sagomatura, ma si può eccedere e trovarsi a dover rimediare. Tagliamo allora gli eccessi, con tagli diagonali.

Con la piastra in sede possiamo prendere il riferimento per il terzo foro, quello che ci serve a una distanza diversa da quelli già presenti sulla bici. Uno o due dipende da cosa dobbiamo fare e da quanto grande è la piastrina che intendiamo creare. Pure tre volendo; insomma ognuno farà ciò che gli serve. Lasciando però sempre abbastanza materiale per non indebolire la struttura.

Foriamo, prendiamo una seconda piastrina identica a avvitiamole insieme.

Adesso, rispettando i fori (ed è facile abbiamo le viti a fare da riferimento) è solo questione di fantasia per la forma che vogliamo dare.

Io ho dato solo una leggera sgrossata, giusto per creare un esempio.

Ma davvero non c’è limite alla fantasia, basta conservare la solidità. Tempo fa ne ho create un paio a forma di spada, per una bici che aveva proprio una spada come logo. E’ bastato stampare varie prove, calcolare dove posizionare gli attacchi, attaccare il tutto su un supporto e lavorare (molto tempo, è vero…) a dare la forma voluta.

Comunque data la forma possiamo mandare tutti i pezzi, pure quelli per la luce posteriore, in verniciatura.

Un semplice nero opaco, per mantenere il tono sulla bici.

Consiglio; meglio usare un nero lucido e poi un trasparente opaco; più resistente. Nero opaco e trasparente opaco diventano antracite, non va bene.

Adesso assembliamo il nostro supporto faro. Abbiamo un problema: unire le due parti. Possiamo ricorrere a un paio di rivetti, ma visto che abbiamo fatto il foro per la vite (che io preferisco, consente di orientare) useremo una vite. La cui testa avrà però una sporgenza, impedendo al faretto di aderire al supporto. Che fare? Facile, basta prendere un pezzo di gomma e creare una base.

Con i due fori alle estremità e uno centrale, largo quanto la testa della vite, dove questa affogherà andando a filo. Se invece della normale punta da trapano ne usiamo una alesatrice il risultato è più pulito. La gomma svolge anche un efficace lavoro di smorzamento delle vibrazioni, quindi doppio vantaggio.

Montiamo il tutto e tagliamo la gomma seguendo il profilo.

Ed ecco il nostro supporto pronto per andare sulla bici.

 

In questa sequenza fotografica possiamo vedere il supporto appena creato montato sulla bici, quello che ho fatto non per questo articolo (più piccolo), le piastre appena create e quelle che soggiornano da mesi sulla London Road (più piccole e ormai segnate da infiniti montaggi e smontaggi).

Oppure possiamo creare velocemente due “prolunghe” per collegare un parafango riciclando una vecchia astina a V che all’epoca fu tagliata corta per una altra bici.

Facciamo due calcoli: al netto delle foto e senza applicarmi troppo il supporto faro ha richiesto circa 20 minuti, escluso verniciatura. Le piastre altrettanto.

Significa che lavorando con più cura e dando una forma più aggraziata (le piastre fatte per l’articolo sono bruttine: quelle montate sulla LR seguono meglio la linea, scompaiono alla vista) possiamo supporre mezz’ora di lavoro. Usando utensili manuali, tranne il trapano per i fori. Se abbiamo utensili elettrici, per esempio un trapano a colonna, anche hobbistico, il tempo si dimezza. Con due punte di fresa e qualche mola è davvero lavoro di poco.

Vale la pena? Serve? Solo voi potete rispondere. A me fanno comodo, mi semplificano la vita durante i test e mi consentono di addobbare la bici con più facilità senza dover modificare in modo permanente i componenti. Ne faccio infatti ampio uso e per le più svariate mansioni. La spesa in materiale è modesta, le lime (di buona qualità) le compri una volta e durano parecchio tempo, fatta la mano si diventa veloci. Quindi adesso se qualcuno non sa come venirne a capo, e cerca ovunque delle staffe per spostare l’attacco del parafango o aggirare una pinza freno a disco invece di spendere denari per adattatori belli e fatti (in USA se ne trovano parecchi) ora potrà far da sé. E chi fa da sé…

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • michele

    ALTA SCUOLA….. grande fabio. Ci vorrebbe una micro officina così anche a Bologna 🙂

    • Elessarbicycle

      Ma no, semplice bricolage a basso costo, alla portata di chiunque. Con una fresatrice, un tornio, un buon trapano a colonna allora si che puoi divertirti.
      Segnalo che per chi ha familiarità con CAD che ormai esistono moltissime aziende a cui puoi mandare il file e ricevere il pezzo. Anche uno solo. Se poi si ha la fortuna di vivere in zone dove esistono realtà artigianali di eccellenza, trovare uno che abbia la tagliatrice ad acqua sarebbe il massimo: ti disegni e fai tagliare quello che vuoi.

      Fabio

  • Ciao, ma le sagometure le hai fatte con una smerigliatrice angolare (io lo chiamo flessibile).?
    Grazie
    Francesco

    • Elessarbicycle

      No, sarebbe eccessiva una smerigliatrice; è alluminio da 1mm, basta qualche lima piatta, tonda e a spillo e in pochi minuti si lavora. Lime di buona fattura però.

      Fabio

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