Cosa metto nel corpetto?

Buoni, non lasciatevi fuorviare dal titolo: il corpetto del titolo è quello del mozzo su cui alloggiano i pignoni e non il mai passato di moda indumento femminile, che se ben indossato è sicuramente più interessante. Almeno per noi che non viviamo di sole bici.

Ma da più parti, da tempo, mi viene chiesto di scrivere un articolo sulla manutenzione di questo benedetto corpetto, quello del mozzo intendo. A tutti ho spiegato che è impossibile una guida esaustiva: esistono decine di varianti, sia per la procedura di smontaggio che per il tipo di manutenzione necessaria.

Non è semplicemente la questione della compatibilità Shimano/Sram e Campagnolo, che sappiamo avere calettatura differente, come possiamo vedere nell’immagine in basso, dove ho messo a confronto due corpetti per identico mozzo: ma uno dedicato ai pignoni giapponesi e americani e l’altro, quello nero, ai pignoni della casa italiana.

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Il disegno dei “binari” è diverso, balza subito all’occhio. Che questa differenza abbia una sua reale motivazione tecnica o semplicemente sia solo una delle tante piccole e grandi difficoltà che si inventano le case per renderci la vita complicata è mistero che non sono in grado di indagare.

Fosse solo questo il discorso sarebbe semplice. Invece anche tra i modelli proposti dallo stesso produttore esistono diversità enormi. Nel sistema di ritenuta al mozzo, nella disposizione e ancoraggio dei cani, nella procedura di rimozione, nel sistema di fermo dei pignoni oltre la calettatura; fino ai corpetti più economici, sigillati: una volta usurati si cambiano, impossibile smontarli per eseguire la lubrificazione.

Escludiamo subito quest’ultima ipotesi, ossia i corpetti sigillati che sono semplicemente da avvitare al mozzo come quello ritratto nella immagine in basso (dove si nota che il meccanismo è interno), e che una volta inizino a grattare o perdere la presa (smettiamo di pedalare, riprendiamo e abbiamo una corsa a vuoto, più o meno breve: sono i cani che faticano ad aprirsi) vanno sostituiti. A volte è impossibile trovarli di ricambio, tanto vale cambiare il mozzo ma c’è in questo caso da aggiungere la spesa per la nuova raggiatura, se non provvediamo da soli. Magari sfruttando gli articoli sul tema presenti sul blog 🙂

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Allora cosa hanno in comune tutti gli altri corpetti, diversi per foggia, sistema di aggancio e quindi procedura di rimozione? La lubrificazione, ecco l’elemento che condividono. Anzi, la necessità di periodica lubrificazione sia dei cani che della cremagliera interna al mozzo.

Che deve essere eseguita col corpetto separato dal mozzo, e poiché per ognuno esiste una procedura diversa per svitarlo qui non è possibile trattare l’argomento, generalizzando.

Iniziamo dai cani, ossia i dentini sagomanti che grazie a una molla si aprono quando pedaliamo e si chiudono mentre le gambe sono ferme, consentendo alla ruota di girare ugualmente.

Seppure non completa di tutti i sistemi in commercio, una grande distinzione possiamo farla tra due sistemi di ritenuta dei cani al corpetto e che, per semplicità espositiva, definiremo a molle interne e a molla esterna. Non è l’unica classificazione possibile ma almeno la stragrande maggioranza dei corpetti così sono fatti, quindi la “copertura del pezzo” è buona.

Gli esempi li vediamo in basso, dove a sinistra dello schermo abbiamo un mozzo Campagnolo con i cani provvisti di singole mollette interne, che spingono dal basso; a destra dello schermo la stessa coppia di mozzi visti prima, dove i cani sono comandati da una unica molla circolare che li avvolge. E, aggiungo, poiché quello nero è un corpetto per pignoni Campagnolo ma proposto da una altra casa, non possiamo affermare che qualunque corpetto compatibile Campagnolo (o Shimano o Sram) ha sempre lo stesso sistema per il funzionamento dei cani: che sistema usare non lo decide la compatibilità coi pignoni ma solo il produttore del mozzo.

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Questi cani lavorano moltissimo, mi viene da dire che fanno una vita da cani ma sarebbe squallido: immaginate durante una semplice uscita di una cinquantina di chilometri quante volte sono chiamati ad aprirsi e chiudersi. Ovvio che devono essere sempre ben lubrificati (anche a vantaggio della scorrevolezza del mozzo quando i pedali son fermi) e la loro apertura deve essere repentina, immediata. Per evitare quel fastidioso fenomeno della corsa a vuoto di cui ho parlato prima.

Le domande che mi vengono rivolte di continuo è se usare olio o grasso, quali preferire e cosa lubrificare. Rispondo.

Partiamo dai cani a molle interne, che richiedono due diverse lubrificazioni; anche se una non è una vera lubrificazione in senso stretto perché il grasso ha lo scopo di tenere in sede le molle durante l’assemblaggio. Una spiegazione molto completa sulla manutenzione totale di questo mozzo e quindi anche del suo corpetto la trovate in questo articolo.

Come possiamo vedere nella sequenza fotografica in basso (ripresa dall’articolo appena citato), il grasso servirà a tenere le mollette nei loro alloggiamenti quando abbiamo il corpetto ancora rimosso dal mozzo e i cani solidali alle mollette. Di fatto una minima utilità la riveste solo quest’ultima lubrificazione, quella cioè tra il cane e la sua molletta, ma è trascurabile.

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Per questa operazione io uso il grasso al teflon, per due ragioni: ha una alta adesività, seppure inferiore a quella del grasso al litio bianco; lubrifico poi i cani con olio al teflon, i cui additivi entrerebbero in conflitto con il grasso al litio se avessi preferito sfruttarne la maggiore tenacia.

Le frecce indicano le zone dove versare alcune gocce di olio al teflon

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Il corpetto a molla esterna è più semplice, sia nella lubrificazione che nell’operazione di riassemblaggio del mozzo. In questo caso dovremo dare qualche goccia di olio che andrà a infilarsi tra la sede di alloggiamento del cane e il profilo del cane stesso.

Anche qui le frecce indicano i punti da lubrificare; nella immagine che la affianca ho usato, per dare contrasto fotografico, un olio minerale ad alta densità. Ma di solito utilizzo quello al teflon.

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Quindi che olio usare? Dipende, perché su alcuni mozzi è buona norma dare un leggero velo di grasso anche sulla cremagliera, come vedremo a breve. E poiché è preferibile usare grasso al teflon, vien da sé che anche l’olio usato per i cani sarà al teflon, per ovvia compatibilità. Nel caso di mozzi che non vogliono grasso sulla cremagliera (per scoprirlo bisogna chiedere al costruttore) la mia preferenza va all’assai tenace olio Phil Wood. Che non costa tantissimo, è solo dannatamente difficile da trovare in Italia e cerco sempre di inserirlo nel carrello quando ho acquisti online, giusto per ammortizzare la spedizione. Anzi, nel link appena sopra costa pure poco (confezione da 10 se ho ben capito) e sarebbe una buona idea farne una scorta o un gruppo di acquisto… 🙂

In alternativa possiamo ricorrere a un olio automobilistico a base minerale. Attenzione però, perché la gradazione indica la viscosità e non la densità; inoltre sono oli studiati per esprimere le loro capacità ad alti regimi di rotazione e lavorando con elevate temperature. Tenuto conto di questo, per mie esperienza diretta i risultati migliori li ho ottenuti con olio per cambio Sae 80/90. Ma non li ho sperimentati tutti e comunque è da considerare una soluzione di ripiego su quei mozzi che non accettano l’olio al teflon (alcuni ci sono, anche qui bisogna consultare il manuale del produttore) e non abbiamo subito reperibile il Phil Wood.

E poi viene la cremagliera, fonte di tanti dubbi irrisolti. Olio? Grasso? Lascio così? Solo all’ultima domanda rispondo senza alcun dubbio no, non lasciamo così: lubrifichiamo, anche per protezione ed evitare di trovarci disastri come questo mozzo ossidato che mi sono trovato davanti.

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Ma come per i cani anche per la cremagliera dobbiamo distinguere.

Se abbiamo a che fare coi cani a molle interne, per esempio quello Campagnolo visto all’inizio in cui abbiamo usato del grasso al teflon per assicurarci la tenuta loro e delle relative mollette, allora io inondo la cremagliera di olio al teflon. Evito il grasso che, dato il sistema delle mollette, potrebbe accumularsi dove non deve, bloccando i cani o almeno rallentandone l’apertura. Nell’immagine si può notare l’olio accumulato in basso. Una volta inserito il corpetto basta dare qualche giro che si spanderà in modo uniforme.

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Su cremagliere destinate a lavorare con corpetti a molla esterna spennello un sottile velo di grasso al teflon; sottile mi raccomando. E’ il grasso più indicato per questa operazione, che eseguo sempre, anche su mozzi dove il costruttore suggerisce di non lubrificare. Perché il più indicato? Chi lo usa avrà notato che quando ne mettiamo in eccesso e puliamo con uno straccio, rimuoverlo del tutto è difficile senza ricorrere a uno sgrassante: resta sempre quella patina oleosa, diciamo così. Ecco, usando quello al teflon, sempre un velo (nella foto in basso è di più, per renderlo visibile) ottengo protezione e una buona lubrificazione dei denti senza compromettere la funzionalità dei cani.

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Confesso che qualche volta per far contento il ciclista che non ama il ronzio insistente di alcuni mozzi, che poi è la colonna sonora dell’andare in bici da quando l’hanno inventata e infatti io non amo i mozzi moderni “silenziati”, ingrasso con razioni più abbondanti la cremagliera. Il grasso funziona così anche da silenziatore, però, romanticismo a parte, la mia puntigliosità meccanica mi impone di anticipare possibili malfunzionamenti aggiungendo al grasso anche dell’olio, in modo da renderlo più fluido. Sempre rispettando la compatibilità, quindi grasso al teflon e olio al teflon.

Ho aperto dichiarando l’impossibilità di pubblicare un articolo che prendesse in esame ogni singolo corpetto: sono centinaia, il sistema è in uso dagli anni ottanta del secolo scorso, facile immaginare quante versioni si sono succedute sul mercato. Però malgrado sia una semplificazione, l’aver diviso nelle due grandi famiglie in base al sistema di molle che comandano i cani ha consentito di trovare un minimo comun denominatore su cui lavorare. E poiché la quasi totalità dei corpetti in commercio (esclusi sempre i sigillati) ricorre a uno di questi due sistemi, al netto delle operazioni di smontaggio del corpetto bene o male l’articolo potrà essere sfruttato da molti.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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