#coromavirus: uscire in bici e la contraddizione del Viminale

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Fino ad oggi vi ho proposto diversi articoli, attenendomi ai fatti per quanto, parlando di provvedimenti legislativi e amministrativi, la certezza non esiste.

L’ho fatto sfruttando la mia conoscenza e avvalendomi della verifica di altri specialisti del settore: avvocati, magistrati, docenti universitari.

Non sono l’unico ad aver sollevato perplessità su quella che è una vera e propria incongruenza dei recenti decreti nonché sulla interpretezaione estensiva data dal Viminale a proposito dell’attività motoria all’aperto, una interpretazione in contrasto con quanto sostenuto la sera prima dalla Protezione civile, dallo spirito stesso del decreto e, non ultimo, dalle indicazioni della Organizzazione Mondiale della Sanità.

Se in questi giorni mi sono avvalso di Costituzione e codici per spiegare, oggi lascio da parte le considerazioni tecniche per provare con voi a capire se effettivamente il Ministero degli Interni si stia muovendo nella giusta direzione.

Diversi Governatori regionali stanno sollevando perplessità, molti Sindaci stanno chiudendo i parchi, forse qualcosa che non torna c’è.

Ma prima dobbiamo fare chiarezza fra noi pedalatori.

Cosa vogliamo intendere per attività motoria all’aperto? Ecco, perché è da qui che nasce tutto.

Per il nostro ceto politico, da sempre direi, andare in bici significa la pedalata di pochi metri sul lungomare o nel parco. Basta vedere la gran pompa che si fa inaugurando una ciclabile di 500 metri che serve a nulla per la mobilità sicura, nella convinzione che in fin dei conti i ciclisti questo sono, sfaccendati che fanno su e giù nel recinto.

Noi che invece pedaliamo per passione sappiamo che gli 80/100km sono la norma; sappiamo che con 20km nemmeno abbiamo completato il riscaldamento. Mi dite allora che ce ne facciamo del giretto nel parco?

D’altro canto è a dir poco scorretto avvalersi, per noi ciclisti, di quel permesso per le attività motorie all’aperto sfruttandolo per uscite in bici così come siamo abituati a farle. 

Uscite cioè lungo il territorio, di molti chilometri, non il giro della fontana. 

E’ qui il corto circuito tra interpretazione del Viminale e messa in pratica del decreto.

Manca, per volontà, per necessità, per esigenze politiche, per ignoranza, la necessaria chiarezza.

Io comprendo che in un momento eccezionale ci sono tante esigenze di cui tener conto. Tra queste anche tranquillizzare, offrire comunque la sensazione che le cose sono si gravi, ma non così tanto. 

Comprendo anche, perché reale, la necessità di una valvola di sfogo: provate a immaginare cosa significa, in termini di risorse di uomini e mezzi, attivare un controllo a tappeto per chiunque sia in giro. Le Forze dell’Ordine hanno cose più importanti da fare che trasformarsi in balie asciutte.

Eppure, malgrado io comprenda questo e tutte le altre necessità contingenti, non ultima la “velocità” nella emanazione dei provvedimenti che sempre porta con sé qualche incongruenza, quel capoverso tanto invocato dai ciclisti per giustificare le loro uscite di allenamento è pericoloso.

Non lascia aperto uno spiraglio: spalanca un portone interpretativo capace, da solo, di vanificare lo spirito e la prescrizione regina di tutto l’impianto dei provvedimenti emanati.

Che si riassume nel non uscire se non per comprovate esigenze.

Quel permesso alle attività motorie è stato inserito pensando, con troppa leggerezza aggiungo, alla passeggiata a piedi nel parco, alla ginnastica, al massimo la corsetta breve. Credendo che anche noi ciclisti più del tour fra le aiuole non andiamo.

Invece no, perché il nostro pedalare trova sfogo nella distanza, nella durata: pensate a tutti quelli che conoscete e che restano sorpresi e basiti quando alla loro domanda su dove siamo andati, rispondiamo citando luoghi che loro si stancano a raggiungere persino in auto.

Per noi è normale, noi che lo facciamo sappiamo che è nulla di speciale. Chi non ha la nostra passione no, non lo sa.

E chi ha formulato i decreti non ha la nostra passione, non ci conosce. 

Non gliene faccio una colpa.

Non assolvo invece quei ciclisti che sfruttano questa oggettiva incongruenza per aggirare la prescrizione regina, quella fondamentale.

Ormai si è capito, i dati che sono arrivati dalla Cina e soprattutto quelli che arrivano da Codogno lo confermano, che l’unica strategia vincente è restare a casa. 

Ma io percorro il viottolo di campagna! Ma io pedalo su strade deserte! Ma io…!

No cari ciclisti, non aggrappiamoci a queste sciocchezze.

Non abbiamo bisogno di pene, sanzioni, minacce per fare la cosa giusta.

Pochi giorni, perché al momento in cui scrivo di questo si tratta, senza pedalare a zonzo non sono una tragedia.

Novembre dalle mie parti è piovuto quasi tutto il mese. Nelle mie quotidiane uscite se incrociavo 5 ciclisti era tanto.

Mi spiegate adesso che vi prende? Possibile mai che due settimane senza uscire siano così gravi, una rinuncia talmente pesante da farvi dimenticare la solidarietà, il nostro dovere verso tutti, il rispetto che dobbiamo a chi in questi giorni non riposa, non vede i propri cari, è esposto a mille rischi per assistere e curare chi è malato?

C’è questa “apertura” del Viminale, una vera e propria retromarcia rispetto a quanto affermato da Protezione Civile e consigliato da ogni organismo sanitario nonché da qualunque medico (che è decisamente titolato a parlare, su questo non c’è dubbio) possibile che subito ci si sia gettati sopra senza prima riflettere?

La maggioranza dei ciclisti ha deciso, al netto di imposizioni o permessi vari, di lasciare la bici a riposo.

Una minoranza no. Eppure basta uno che non rispetta il buon senso per rovinare la vita a cento, mille, che il proprio dovere lo fanno.

Chiudo con le ultime notazioni.

Non vantatevi, voi che comunque uscite in barba a ogni logica e rispetto per gli altri, di essere passati sotto il naso delle Forze dell’ordine senza essere fermati. Non hanno voluto rovinarvi la vita.

Già, voi sapete cosa significa una condanna? Significa che se farete domanda per un concorso pubblico la vostra sarà respinta; significa che ogni volta che sarete fermati per un semplice controllo dal sistema risulterà che siete pregiudicati, significa che quando il nuovo datore di lavoro vi chiederà la certificazione del casellario voi risulterete aver subito una condanna (al netto di eventuali benefici, ma sorvoliamo), significa che il vostro nome sarà entrato in un database da cui, vi assicuro, uscirne non è facile né immediato.

Tutto il personale sanitario, senza distinzione di qualifica e mansione, ci sta dicendo che l’unico modo per uscirne meglio che possiamo è stare a casa, senza scappatoie ed egoismi.

Ascoltiamoli, glielo dobbiamo.

Grazie

https://www.elessarbicycle.it/posso-uscire-in-bici-lo-stesso-no/

https://www.elessarbicycle.it/coronavirus-perche-anche-la-bici-va-in-quarantena/

https://www.elessarbicycle.it/coronavirus-rispiego-perche-la-bici-resta-a-casa/

https://www.elessarbicycle.it/e-il-momento-della-responsabilita/

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • michele streppone

    Fabio.

    I parchi sono stati chiusi soprattutto perché con il bel tempo e le scuole chiuse , molti genitori hanno avuto la brillante idea di portare i bambini ai parchi creando assembramenti. Solo nella mattinata precedente all ordine di chiusura in un noto parco nel bolognese Sono state denunciate (650 cp) oltre 50 persone.

    I controlli sono tanti perché tutte le normali attività di servizio sono state sospese. È la prima volta che questo accade.
    Quindi tutti concentrati a far osservare il decreto.

    È vero che il decreto lascia uno spiraglio all utilizzo della bici ma non è saggio percorrere decine di km su strade provinciali strette e tortuose. E se per un colpo sfortunato è necessario ricorrere alle cure ospedaliere dove lo andate a trovare un posto letto in ospedale?

    • Elessarbicycle

      Ciao Michele, certo non mi riferisco a parchi invasi da ciclisti; è che se apri un minimo spiraglio, tutti ci si buttano dentro, senza distinzioni.

      Trovo un inutile spreco di risorse, per dirla asetticamente, obbligare le Forze dell’Ordine a starre in strada per i controlli. Bastrebbe il buon senso dei cittadini.
      Ma, e qui resto nel mondo dei pedalatori, in tanti si sentono offesi dal richiamo al buon senso. Mah.

      Fabio

  • Lorenzo

    ma un giretto per sgranchire le gambe senza uscire dal proprio comune si può fare…

    • Elessarbicycle

      No Lorenzo, e non confondiamo uscita in bici col giro dell’aiuola…
      Il fatto che alcune amministrazioni stiano “tollerando” non significa che è permesso.

      Fabio

    • Elessarbicycle

      Soprattutto, devo aggiungere, ricordate che un obbligo a stare a casa, sempre e comunque, non è giuridicamente possibile.
      Per questo ci si appella al buon senso.
      Un divieto esplicito non può essere emanato nel nostro sistema giuridico, iniziate a comprendere questo, tutto il resto vien da sé.

      Fabio

  • michele

    Esatto. A Bologna i ciclisti li fermiamo e li “invitiamo” a tornare a casa. Soprattutto quelli che viaggiano sulla provinciale.
    Il giro della aiuola invece nel rispetto della distanze lo stiamo consentendo

  • Giovanni74

    Fabio,il problema è sempre lo stesso,l’egoismo italico,non siamo abbituati a pensare al bene comune altrimenti questo paese non si troverebbe nello stato in cui è. Dobbiamo far vedere che siamo “furbi”, che possiamo farla in barba a chiunque perchè solo così ci sentiamo i primi della classe. Invece i primi della classe sono le persone che responsabilmente rimangono a casa,i tanti medici ed infermieri che lottano con turni massacranti ed i tanti agenti che cercano di vegliare su di noi. Ma al “furbetto” questo non interessa ed ad aiutarlo c’è la politica becera che emana provvedimenti che vanno interpretati.Questo è il momento di mettere le cose scritte nero su bianco in maniera chiara. Così come sarebbe il caso di prendere in considerazioni norme serie e ben definite, perchè non è una situazione che si concluderà in 15 giorni.

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