“Come fai a pedalare senza computerino?”

“Come fai a pedalare senza il computerino?”
“Semplice, faccio girare le gambe…”

La domanda mi è stata posta per davvero l’altro giorno, e vera è anche la mia risposta fastidiosamente snob.
Confesso di avere uno strano rapporto con questi aggeggini elettronici, che cinicamente ti inchiodano con i loro freddi numeri alla tua condizione di plinto in bicicletta.
L’ho usato per anni, ne riconosco la necessità per chi pedala con intenti agonistici; ne accetto la validità per chi vuole gustarsi i grafici delle proprie uscite; ne rivendico la libertà per chi vuole pedalare e basta.

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Per i due anni successivi al mio ritorno in sella dopo lunga inattività ne ho fatto intenso uso, avendo cura dopo ogni uscita su bici da corsa di segnare distanza e tempi. Poi l’ho perso e ho iniziato a pedalare senza. Deciso a non cedere al mio finto luddismo, ne ho acquistato un altro, con molte più funzioni, tra cui l’altimetro e il valore della pendenza.
A parte che non sono mai riuscito a capire come funzionasse, data la mia incapacità certificata, alla terza uscita l’ho abbandonato. Passavo più tempo a leggere quei numeri che a godermi la bici.
Tragedia poi se la stessa salita la percorrevo 1 km/h più lento della volta precedente o nel solito giro impiegavo due minuti in più.
Una volta ho anche usato il cardiofrequenzimetro, ma quel bip bip malefico mi dava una ansia tale che mi sembrava mi stesse venendo un infarto anche solo a salire un cavalcavia.

Però lo ammetto, a me questi cosini sulla bici piacciono; più funzioni hanno più affascinano.
Ma scopro subito che non so usarli, che ogni uscita è condizionata dai valori che rimanda il piccolo schermo e che se a casa scopro che quell’uscita in cui mi sono divertito è stata percorsa a una media più bassa del solito, il divertimento scompare.
Allora siccome non sono capace di usarlo col necessario distacco, non lo uso e basta.
Vado finché le gambe girano, la cadenza è quella che riesco a tenere, la media di conseguenza, i chilometri percorsi quelli che avevo voglia di fare e il battito cardiaco c’è: tanto mi basta.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Claudio

    Ah, ah, ah!!!
    8 ottobre 1994 andai in bici a vedermi il Giro di Lombardia e, la sera, mi fermai da un amico in zona Monza. Mi aprirono l’auto e la bici mia e di mia moglie presero il volo. Da allora non ho più installato il computerino sulla bici. Pedalo e basta secondo la condizione e la voglia. Sarà anche snob ma così mi va di fare. L’anno scorso l’ho installato sulla bici di mio figlio (10 anni) che è entusiasta sulle salite di potermi dire la velocità e quanti chilometri abbiamo fatto. Oppure, a fine giornata, la velocità massima in discesa. Ecco il computerino è una cosa dell’infanzia…. per bimbi più o meno cresciuti.
    Claudio.

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