Ciao Marco

Per molti oggi è semplicemente San Valentino: per me da tredici anni è il giorno in cui ci ha lasciato Marco. Pochi sportivi hanno saputo appassionare i cuori, infiammare gli animi, dividere ma soprattutto unire i ciclisti sotto una unica bandiera, quella del Pirata.

Une leggenda costruita ogni giorno, ogni tappa, ogni salita, ogni chilometro; una leggenda diventata mito da quando non è più sui pedali. E non mi importa se qualcuno non è d’accordo, se insiste con la storia del doping o che tutti sono dopati, che non è ciclismo. Sono sempre calmo, tranquillo e paziente con tutti. Non toccatemi Pantani però. Se non vi piace, non leggete.

Non leggete queste parole, ma spero non leggerete o non avete letto nemmeno le tante, troppe sciocchezze scritte su quest’uomo. Parole in libertà, senza alcun fondamento e che mai sono riuscite a scalfire il Marco che ognuno di noi porta nel cuore.

Amo il ciclismo, ma non sono cieco alle sue storture: è uno sport dove puoi vincere; è uno sport dove non devi dominare. Se vinci avrai fama e gloria, se domini non ti perdoneranno.

Non nego il doping, non nego ci sia stato né che c’è tutt’ora, seppure in forma minore almeno nel mondo professionistico. Abbonda e straborda in quello dilettantistico.

Nego che quel giorno a Madonna di Campiglio Marco fosse dopato. Non lo nego solo io: lo hanno negato le analisi dell’epoca, lo negano le ultime analisi svolte da poco.

Marco non era un dopato. Cos’era allora? Era il dominatore del suo tempo, quello che il circo variopinto e sponsorizzato che è il ciclismo non può tollerare.

Facciamo una prova: quanti di voi sanno citare un altro ciclista che pedalava ai tempi del Pirata? Ecco, non viene in mente nessuno a nessuno. Nemmeno quando sulla strada vinceva il Cannibale c’è stata una tale e totale immedesimazione di un solo uomo con uno sport, cancellando di fatto tutti gli altri. Coppi non riusciamo a immaginarlo senza Bartali, Merckx senza Gimondi ma Pantani? A chi associarlo? Il ciclismo vive di dualismi, un campione non esiste senza la sua controparte, l’avversario da battere, la lotta continua, il duello.

C’era Marco, c’era la strada, c’era la salita: e poi altri in bici e maglie colorate, che tentavano di strappare una ripresa a una telecamera, e diventare l’altra metà di un binomio che non si è mai creato. Noi non li ricordiamo, forse, anzi sicuramente, ingiustamente. Ma è così, non sappiamo più chi erano. Il Pirata no, lo ricordiamo tutti.

Il Pirata era solo ed era tutto; era la strada che saliva, la fatica, la rabbia, l’agonia, la sofferenza, il coraggio, l’incoscienza, il riscatto, la rivincita. Il Pirata era solo come capita ai grandi uomini, costretti al fardello della loro unicità. Il Pirata era solo nel momento più buio della sua vita, quando nemmeno sapere tutto il nostro affetto gli poteva bastare.

Il Pirata non è più solo: è con noi, in sella e nel cuore. Ciao Marco.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • “Non illuderti: la passione non ottiene mai il perdono”. P.P.P.

  • MAX

    Mai come in questo articolo hai esattamente a mia stessa opinione. Grazie.

  • pietro

    Concordo con la tua analisi Fabio,anch’io lo ricordo con affetto perché fu lui a farmi amare il ciclismo, e il suo dominare dato dalla carica agonistica, spiazzò anche Gianni Mura quando gli chiese: perché Marco vai cosi forte in salita anche dopo che li hai staccati tutti?, e lui: Per abbreviare la mia agonia. E fu inviso a tutto il gruppo dopo l’impresa di Oropa, in quella circostanza si rivelò tutta la sua potenza fossile, da cui il nome Pantadattilo. Adesso il grande campione anche con le sue debolezze che fanno parte dell’umano esistere rimarrà sempre nei nostri cuori.

  • Andrea

    È stato un personaggio alla Senna, indimenticabile e di una tragica fine con un alone di mistero che forse rimarrà per sempre. Ha travalicato i confini del suo sport, come fece Tomba, ricordo che si correva a casa per seguire il campione bolognese. Io, che uno sci manco l’ho mai indossato e manco mi attira provarlo. Ha regalato emozioni immense. Devo ammettere però di essermi emozionato tantissimo anche con i Giri d’Italia vinti da Nibali, hanno per me avuto un gusto epico e senza tempo. Forse senza neanche rendermene conto sono state proprio queste imprese a farmi appassionare, tardivamente (ma sempre meglio che mai!), alle due ruote senza motore.

  • Giovanni

    Nessuno potrà mai toglierci quello che ci ha dato Marco. Il suo voltarsi per poi alzarsi sui pedali macinando la salita con leggerezza e con sofferenza vera. Quella emozione è per sempre nostra.

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