Nel nome il destino

Alcuni, vedendo il nome sull’obliquo della mia Elessar mi hanno chiesto “Che marca è? Non la conosco…”

Non è una marca: è un nome. E scegliere un nome non è mai facile, lo sanno bene quelli fra noi che sono genitori.

I mesi che separano dall’arrivo del futuro pargolo sono scanditi, inesorabilmente, dalle infinite discussioni sulla scelta di come battezzarlo. Problema che non hanno solo quelli che perpetuano la tradizione di tramandare i nomi di famiglia, secondo me comoda scorciatoia per non infilarsi nel ginepraio delle migliaia di possibilità.
Ma il nome è importante, te lo porterai appresso tutta la vita senza averlo voluto e anche se il processo mentale avviene a livello inconscio, nel battezzare in cuor tuo speri che le caratteristiche a quel nome associate saranno specchio della persona che sarà.

Ok, qui parliamo di una bici e non di un figlio e la differenza non mi sfugge, non sono messo così male, almeno.

1336 Elessar Vetta randonneur bicycle 124

 

Perché allora la scelta Elessar? Per svariati motivi.

Anzitutto volevo rendere omaggio al mio autore preferito Tolkien, in Italia prima travisato in chiave politica; ma chi ne ciarlava etichettandolo come autore “fascista” non lo aveva mai letto (e dubito che chi classifica un libro per colore politico abbia intelletto per leggere) e come ebbe a dire un mio amico capace di guizzi fulminanti “Ok, ma allora Barbalbero cos’è? Dei Verdi?”.

1337 tolkien

E poi in un recente passato tornato in auge grazie alla trilogia cinematografica (che ne ha svilito molto la grandiosità) con il fastidioso effetto collaterale di un parallelo con produzioni dedicati ai bambini, definite fantasy ma con spregio. Ovviamente nemmeno in questo caso chi ne parla con supponenza si è mai preso la briga di leggerlo.

Volevo quindi un nome scelto nel pantheon dei personaggi creati da questo professore fine linguista, capace, tra le tante altre doti, di creare dei linguaggi alternativi, con proprie regole grammaticali con cui far parlare i suoi eroi. Anche se sono io a definirli eroi, per Tolkien non lo erano: facevano ciò che andava fatto, né più né meno. E guardando la tanta pusillanimità che ci circonda, vien da dire che in questo sta la loro grandezza.

Il personaggio a cui è toccato cedere qualcosa di sé per dare anima a quei tubi saldati che avrebbero formato la mia bicicletta è stato Aragorn, re degli uomini ma prima ancora re senza corona di un popolo nomade, che veglia nell’ombra sulla sicurezza di ignare razze e che nella traduzione italiana sono definiti i “raminghi”; e “Granpasso” il loro sovrano senza terra.

Insomma, l’idea del vagare continuo c’è tutta, non penso che Tolkien avrebbe completamente disapprovato la scelta. E poi andare in bici piaceva pure a lui, la usava per spostarsi nella sua Oxford e ha fatto pronunciare a Gandalf una frase che più ciclistica non si può: “Non tutti quelli che vagano si sono persi”. Bellissima.

Esclusa da subito l’opzione in italiano, nemmeno Aragorn mi piaceva, troppo duro. Volevo qualcosa che fosse anche musicale, dolce e la scelta di usare il suo nome elfico è stata naturale. Anche perché gli elfi appellavano Aragorn “gemma elfica” in quanto detentore proprio di Elessar, un gioiello creato per raccogliere la luce del sole.

Non vi è dubbio, almeno ai miei occhi, che Elessar sia il mio piccolo gioiello, la mia gemma la definii nel primo articolo di questo blog, raccoglie il sole con le sue sfavillanti cromature e parti tirate a lucido con amore; ed è stata creata per vagare ma non perché mi sono perso: una raminga.

1338 Elessar Vetta randonneur bicycle 300

Se nel nome non è inciso un destino, almeno posso credere che mi ci sono avvicinato.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • in effetti dalla prima volta che ho visto la tua bici ( parecchio tempo fa) mi aveva incuriosito il nome. pensavo fosse l’unione di due nomi importanti, tipo le prime iniziali dei figli o cose del genere. ed ora dopo aver appreso la storia della scelta del nome, non posso che rinnovarti, i complimenti. il nome è bello , molto adatto alla bici e fortemente evocativo.

    • Ciao Alberto, ho scritto più volte su questo blog che Elessar non è la migliore bici in assoluto ma la mia bici. Concetto che ho ripreso nel mio libro con una sinossi, devo riconoscere, particolarmente felice.
      Ogni più piccolo dettaglio è stato ponderato, nulla o quasi lasciato al caso e l’unica “pecca” è il ponticello fermaguaina per il cantilever posteriore, troppo basso perché studiato per un impianto frenante diverso, ma quando vidi il Grand Cru Zeste fu amore a prima vista.
      Anche il nome quindi non è stato scelto a casaccio e chi ha letto Tolkien (non solo guardato il film) può capire come con quelle poche lettere ho voluto rispecchiare il carattere della bicicletta; anzi, dell’insieme mio e della bici. Creata per portarmi in giro senza assilli prestazionali, accompagnandomi con dolcezza nel mio vagare sui pedali quando la cadenza diventa il metronomo dei miei pensieri e riesco, finalmente, a staccare dai quotidiani affanni. Per me, va bene così.

      Fabio

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