Cesar Datatag bicycle, la marchiatura invisibile

Sensibile al problema dei furti delle bici, negli ultimi tempi ho avuto fin troppi motivi per ritenere giuste le mie preoccupazioni.

Credevo, ingenuo, che il fatto la mia Elessar fosse un pezzo unico, con il suo bel nome dato da me sull’obliquo e la punzonatura sotto la scatola movimento bastasse a renderla poco appetibile per i ricettatori. Ossia quei ciclisti, perché esistono, che acquistano bici rubate ai mercatini più o meno illegali, giustificandosi che tanto se non la comprano loro lo farebbe un altro. Già, è meglio aprire gli occhi: i ladri rubano non per gusto o cattiveria ma per profitto. Il profitto glielo garantiscono quelli che acquistano le bici rubate, non ci fossero loro non ci sarebbero nemmeno i furti…

Su questo blog ho presentato alcuni presìdi attivi diciamo così, antifurti meccanici che dovrebbero scoraggiare i ladri. Però visto che le bici le rubano uguale, pure mentre ci stai sopra beandoti nei fatti tuoi, ho voluto capire se il mercato offrisse qualcosa che rendesse la bici impossibile da vendere dopo il furto; nonché immediatamente e univocamente identificabile dalle Forze dell’Ordine nel fortunato caso di ritrovamento. Stavolta è stato il mercato a cercare me, nel senso che la Mechanical Line Solutions mi ha contattato presentandomi questo sistema di marchiatura invisibile: il Cesar Datatag Cycle, prodotto dall’inglese Datatag.

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Ho accettato di parlarne, volevo toccare con mano perché mai scrivo copiando cartelle stampa; pochi giorni dopo mi è arrivato questo kit che vi presento.

Il sistema si compone di diversi elementi, alcuni visibili altri invisibili: la funzione è marchiare la bici e le sue parti con stencil visibili solo con lampada UV, nascondere minuscoli microchip con codice ID univoco un poco dappertutto, avvisare che la bici è marchiata da questo sistema grazie a un adesivo ben visibile e infine, dopo l’applicazione, registrarsi nel database della casa (accessibile anche alle forze di polizia) con la certezza che sa la bici viene ritrovata (o qualche suo componente) noi siamo i proprietari. Ma in realtà lo scopo primario è scoraggiare il ladro che avrebbe grosse difficoltà a rivendere la bici, almeno a un ciclista in buona fede. Che, si spera, vedendo l’adesivo chiederà il certificato di registrazione e non ricevendolo non solo non acquisterà la bici provento di furto ma avviserà la polizia.

La registrazione sul sito del produttore è indispensabile per attivare la protezione ed è gratuita; è cedibile, nel senso che in caso di vendita della bici può essere intestata al nuovo proprietario. Ma questa “voltura” ha un costo, leggo di 15 £, ma potrebbe variare. Al momento il form per le bici è solo in lingua inglese.

Il database è accessibile anche alle Forze dell’ordine; di diversi Paesi europei e questo aumenta l’efficacia per bici trafugate sul nostro territorio e “esportate”. Per conoscere le altre nazioni interessate meglio uno sguardo al sito ufficiale, che riceve costante aggiornamento.

Vediamo in dettaglio.

Una etichetta adesiva a prova di manomissione (ma come sempre fino a un certo punto…) e con ID univoco con il compito di avvertire che la bici è protetta dal Datatag.

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Messa a confronto con una penna Usb per dare un ricontro sulle dimensioni; che per i più pignoli, fornisco: 59x14mm. Oltre il simpatico skull and bones abbiamo un QR Code.

Poi alcuni stencil in vinile, quattro, da applicare su differenti zone della bici. I punti rossi sono miei per oscurare il codice. Va a finire che capita qualcuno per caso sul blog, si registra coi miei dati e mi denuncia per furto di una mia bici. Sinceramente, visto quello che mi sta capitando negli ultimi tempi…

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Una volta spennellati con l’apposito liquido in dotazione, scompaiono all’occhio nudo per tornare visibili solo se investiti dal fascio luminoso di una lampada UV.

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E poi il pezzo forte: i Datadots. Minuscoli microchip da 1mm di diametro, ognuno con codice univoco; in un tubetto con la loro colla in sospensione ce ne sono circa un migliaio (leggo dalle istruzioni, non li ho contati…) e si applicano su qualunque zona e componente della bici. Sono quei granelli scuri che si vedono in trasparenza nel flacone.

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Visibili solo grazie a particolari lenti di ingrandimento in dotazione alle forze di polizia consentono di marchiare oltre la bici anche quei componenti e accessori che potrebbero essere smontati e trafugati. Non ne impediscono il furto, ma ne consentono l’identificazione in caso di ritrovamento.

E poiché sulla bici avremo applicato l’adesivo di avvertimento, è probabile che il ladro rinunci anche a sottrarre una sella nel dubbio sia marchiata. Si spera.

Completano la dotazione di serie una certificazione con i  numeri visibili e invisibili, in foto li ho oscurati perché installerò il kit sulla mia bici da città.

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Un foglio con le istruzioni di montaggio, in inglese. Però qui sul blog le cose le facciamo per bene e vi ho convertito in un unico file Pdf, questo Datatag cycle system istruzioni complete, le istruzione complete in italiano. Nonché sia il fac-simile della registrazione che le immagini delle schermate del sito Datatag con i campi da compilare per, appunto, registrarsi. Materiale che mi è stato fornito dal distributore italiano, non è tutto merito mio. I dati inseriti sono di fantasia.

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E infine una pezzuola imbevuta di sgrassante per preparare le superfici alla applicazione degli stencil.

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Io personalmente consiglio di acquistare per pochi spiccioli anche una comoda lampada portatile UV che consente, tra l’altro, di controllare che una volta applicati gli stencil e spennellati con il liquido UV il lavoro sia stato ben eseguito. Anche questa mi è arrivata dal distributore.

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Le scritte non scompariranno subito alla vista, leggo dalle istruzioni che sono necessarie due settimane a che il liquido faccia completamente effetto; meno se la bici viene esposta al sole. Verificherò al montaggio.

Oltre le istruzioni scaricabili in italiano vi pubblico anche un video (in inglese) che spiega il sistema e mostra come installarlo. Mi è sembrato inutile girarne uno io, senza contare che, lo sapete, coi video non sono proprio in gamba…

I consigli miei per l’installazione sono pochi e frutto di buon senso se mai ne ho avuto, non è richiesta alcuna abilità tecnica. E per le poche operazioni un pelo difficili ci sono le abbondanti istruzioni che vi ho pubblicato.

L’etichetta che avvisa della protezione è meglio posizionarla in una zona ben visibile per farle svolgere il suo effetto dissuasivo.

Gli stencil invece sono un poco più difficili. Il telaio, ovvio ma che zona? Meglio evitare la parte bassa dell’obliquo, quella cioè che quando laviamo la bici tendiamo a sfregare con più forza perché, se la bici è sprovvista di parafanghi, è dove si accumula lo sporco più tenace o è soggetta ai graffi in fuoristrada. La zona migliore potrebbe essere la parte inferiore dell’orizzontale. Poi la forcella, ma io posizionerei sì dal lato interno come si vede nel video ufficiale ma più in basso, sempre perché lo sporco lì si accumula meno. Il vero problema sono le ruote: la scritta richiede una superfice utile pari a 61x12mm, come evidenziato nell’immagine in basso, sempre con alcune cifre oscurate da me.

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Un normale cerchio a 32 fori e raggiato in terza presenta una distanza tra i raggi che è inferiore ai 60mm: non c’entra l’adesivo. Se il profilo del cerchio è basso si rischia di finire sulla pista frenante. Quindi va calcolato bene prima di installare l’adesivo. Ma in fin dei conti si risolve con relativa semplicità, perché la scritta su due righe è composta da tre differenti elementi: la dicitura Datatag, a seguire il codice univoco e sulla seconda riga un numero di telefono che è quello della centrale in UK. Ciò che conta realmente è il codice ID, quindi possiamo anche ritagliare il resto e sistemare solo questo, che ha una misura di appena 37x4mm. Ovviamente ho chiesto conferma al distributore che questa mia soluzione non comportasse qualche forma di decadenza dalla “protezione”, e mi è stato confermato che non c’è alcun problema. Del resto il fulcro del sistema è il codice ID, non il numero di telefono.

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Infine i Datadots, il vero cuore del sistema: applicabili in qualunque punto della bici e dei suoi componenti e accessori, ma che sia ben nascosto, protetto e non soggetto a essere lavato con getti ad alta pressione. Sul telaio meglio cercare angoli e punti difficili, anche perché uno spessore, seppur minimo, lo creano e sarebbero visibili in controluce. Vanno bene l’interno delle leve freno (se cave, ovvio) e dei corpi freno, così come la parte nascosta della guarnitura, prestando attenzione a non lavarla con solventi aggressivi. Insomma, a cercare ogni bici ha i suoi “anfratti” da sfruttare. Basta che siano zone dove, come detto, non laveremo con getti ad alta pressione né usando solventi.

Ho trovato due diverse confezioni di vendita in giro: una che è quella che abbiamo visto insieme e una seconda più economica, priva dei Datadots. Inutile dire che io preferisco la prima. A cui manca solo una lampada UV per essere perfetta, ma costa talmente poco che possiamo dotarcene senza difficoltà.

Da poco la casa madre ha introdotto una versione dedicata per telai in titanio e acciaio inox, ma non avendola tra le mani posso solo segnalarla e non eseguire una comparazione per evidenziare differenze. I dettagli potete leggerli scorrendo questa brochure sul sito del produttore. Ciò che si ricava è che le etichette sono più piccole. Ma cercherò in futuro di indagare ulteriormente.

Le mie considerazioni.

E’ un sistema che dovrebbe scoraggiare i furti e per essere efficace richiede due condizioni: che i ladri sappiano che a quell’adesivo corrisponde una bici protetta con Datatag; che un ciclista che acquista un usato vedendo quell’adesivo e non ricevendo alcuna documentazione desista dal suo shopping e avvisi le forze dell’ordine.

Ora, i ladri sono sempre ben informati e quindi lo sanno; i ciclisti meno ma spero che quest’articolo contribuisca a ridurre il gap. Ma se il ciclista ricettatore lo sa e della cosa non gli può importar di meno, allora nulla da fare. Perché questo Datatag si muove su due direzioni: consentire la sicura e facile identificazione del proprietario nel caso di ritrovamento della bici; teoricamente anche una denuncia ben scritta e con sufficienti allegati dovrebbe riuscirci, ma poiché non è sempre così ben vengano questi marchiatori. E soprattutto rendere chiaro ai ladri e a coloro che acquistano una bici usata che quella bici è rubata, perché il ciclista vedendo l’adesivo Datatag chiederà la certificazione. Ecco, forse da qualche settimana guardo il mondo con meno fiducia di prima, ma mi chiedo se in questa bella giornata di sole non ci sia qualcuno che, malgrado tutto, stia pedalando sulla mia Elessar in barba alla sua facilissima identificazione e ampio risalto dato alla rapina e quindi fino a che punto si possa far conto sulla “solidarietà” ciclistica.

Come con qualunque protezione antifurto, sconfiggere i ladri e i ricettatori è impossibile; possiamo rendergli la vita difficile e questo sistema con una minima spesa aiuta a complicargli le cose, anche parecchio. Va bene così.

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COMMENTS

  • Semplice e utile ma ahimè non so li al sud dove vadano le bici rubate ma qui al nord vanno tutte imbarcate per andare collocate nei paesi dell’est. Qui d’estate è pericoloso andare in montagna da soli perché si affiancano con il furgone ti bloccano e se non gli dai la bici ti menano pure. Fortuna è che mirano sopratutto biciclette top di gamma. Per me la soluzione ottimale sarebbe inserire un gps nella forcella o nel tubo reggisella. I costi non sono esagerati come impiantistica ma ancora non accessibili a tutti in più serve pagare ogni anno la ricarica della sim.
    Vita dura per noi ciclisti

    • Elessarbicycle

      Ciao Eurotoni, giusta osservazione che mi ha dato la possibilità di aggiungere nel testo dell’articolo un passaggio che avevo dimenticato.
      Il database è accessibile alle polizie di molti Paesi europei, è questo ne aumenta l’efficacia. Manca quello principe a ricevere le bici rubate, almeno stando alle notizie di cronaca, ma chissà.

      Per il GPS ci sto lavorando, ma la mia idiosincrasia verso i congegni elettronici mi impedisce anche solo di capire come si monta la batteria, figuriamoci accenderlo e settarlo. E’ qui davanti a me da gennaio, mi fissa dalla scrivania in attesa che mi decida a scriverne. Ci riuscirò? Boh…

      Fabio

  • L’idea, di per se è carina, ma una domanda sorge spontanea: le forze dell’ordine si prenderanno la briga di passare questa speciale lente di ingrandimento su ogni bici ritrovata (o anche solo una lampada UV) nella speranza di trovare nanotecnologie capaci di svelarne la proprietà?
    Rimane di sicuro la speranza che lo facciano, o che semplicemente l’adesivo col teschio e le tibie faccia da deterrente vontro il furto.
    Anzi, per caso lo vendono da solo? 😀

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, no, non è speranza: lo fanno.
      Ho voluto, prima di scriverne, accertarmi dell’efficacia reale. Esistono dei protocolli d’intesa, guide ecc con le forze dell’ordine. vedono adesivo, sanno che cercare e come.

      Fabio

  • Un secondo problema del GPS è che va attivato, e normalmente ciò viene fatto a bici ferma. Quindi a poco vale se ti rubano la bici in corsa come successe a te. 🙁

    • Elessarbicycle

      Al momento, e da mesi, il mio problema è che manco so accenderlo… 🙁
      Prima o poi ci riuscirò. Forse.

      Fabio

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