Cala il ritmo nella pubblicazione dei test

Tempo di lettura: 2 minuti

Potete facilmente comprendere che anche questo blog calerà il ritmo delle pubblicazioni, soprattutto nella sezione “test”.

Ho speso l’autunno e parte dell’inverno per gli articoli tecnici, avevo un fitto calendario di prove su strada che ci avrebbe accompagnato da febbraio a giugno inoltrato. Talmente fitto che avevo ridotto la cadenza di pubblicazione: non più settimanale come mia abitudine ma ogni 5 giorni massimo.

Torneremo alla tradizionale pubblicazione ogni sette giorni, da aprile in poi.

Ovviamente già da molti giorni non esco a pedalare, mi sono fermato prima che dovessi farlo per legge: per prudenza e opportunità. 

In questa fase difficile il rischio di farmi male non posso correrlo, quindi già da fine febbraio avevo lasciato le bici a riposo, giusto brevissime uscite per ricavare qualche immagine.

Ho diversi test pronti e quasi del tutto impaginati, devo solo revisionarli. 

E ringrazio Mario Tulone, uno di voi e noi, che mi ha prestato parte del suo tempo per verificare refusi e incongruenze, svolgendo il tedioso compito di correttore di bozze.

Per scrivere servono concentrazione e serenità: da molti mesi mi è difficile trovare la prima, impossibile avere la seconda.

Davanti al bivio tra pubblicare test affrettati o non pubblicare ho scelto la seconda opzione.

Svolgo una quantità incredibile di verifiche, su strada come da fermo.

E non di tutto leggete, perché se una data operazione ha dato esito positivo non ne scrivo, è inutile.

Vi faccio un esempio. Prendiamo il test di un gruppo trasmissione e poniamo una vita media di quella tale bici in 5 anni. Poniamo che due volte l’anno il ciclista cambia nastro manubrio e, se bici a freni idraulici, provvede alla manutenzione. Un eccesso, in genere lo si fa una volta l’anno e nella stessa occasione si svolgono le due operazioni insieme.

Bene, vi starete chiedendo che c’entra. Giusta domanda.

In queste operazioni dobbiamo sollevare i copricomandi, operazione che se malfatta può danneggiarli; e se i copricomandi sono di cattiva qualità, il rischio rottura è ancora più concreto.

Ponendo per eccesso che uno debba lavorarci su 10 volte in 5 anni, io scelgo di compiere questa operazione almeno 100 volte. Proprio per avere certezza non cedano. Non lo fanno, non lo scrivo proprio; mostrano segni, lo scrivo.

Ora se faccio questo da fermo (e tanto altro), immaginate quante manovre svolgo poi su strada.

Per questo ogni test è lavorato sul lungo periodo e non pubblico finché non ho ragionevole certezza che nulla ho tralasciato.

Quindi il materiale che mi è stato consegnato a febbraio e sul quale avrei dovuto iniziare a lavorare nella seconda metà di marzo è fermo, impossibile per me testarlo.

Discorso diverso per ciò che già da tempo ha smesso di essere verificato al mio microscopio.

Avevo programmato una trasferta fotografica per il 10 marzo, ovviamente è saltata.

Qui la scelta è tra pubblicare riciclando immagini in esterno già usate, senza quelle con diverse configurazioni tecniche, oppure non pubblicare in attesa tutto finisca e io possa partire.

Ho scelto la prima opzione.

Significa, a fini pratici, che i set di ruote o i pedali o le selle che hanno girato sia su telai gravel che da strada avranno nelle loro recensioni solo immagini su telai gravel, che ho già. Mancheranno quelle su telaio sportivo, avrei dovuto scattare le immagini proprio nella trasferta del 10 marzo.

Perché parlo di trasferta? Lo spiego a beneficio dei tanti nuovi lettori che da poco hanno conosciuto il blog.

Vivo in centro città, nel centro di una caotica città per meglio dire.

Da un paio di anni ho scelto di sfruttare per le foto in esterno i luoghi intorno la frazione dove ho il mio piccolo rifugio estivo. Mi basta percorre appena 30 metri e posso scorrazzare sui sentieri del lungolago; in 10 minuti di blanda pedalata ho accesso a una infinita teoria di sentieri, strade bianche, percorsi molto tecnici in fuoristrada;  in 15 minuti di allegra pedalata posso sfruttare una moltitudine di ambientazioni stradali.

Se invece volessi sfruttare i dintorni della mia città sarebbero ore e ore perse solo per raggiungere le location, come direbbe uno bravo.

Quindi preferisco raccogliere tutto ciò che ho in prova, partire, star fuori tre giorni col fotografo e avere così riserva di foto per molti articoli.

Stavolta non è possibile, quindi avremo una impaginazione strana; lì dove i riferimenti saranno all’uso stradale/sportivo di quel dato componente o accessorio, a corredo non ci saranno foto.

Una impaginazione un poco più triste, ma almeno potrò offrirvi qualcosa da leggere per tenervi compagnia.

Uno dirà: ma come, con questi quarti di luna stai a pensare al blog?

Si, rispondo. Perché la vita va avanti e voglio e devo pensare che tutto finirà presto. E trovarmi pronto.

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Alfredo Garofalo

    Che dire? Grazie!

  • Ottimo! … e poi sai sicuramente che, come alternativa sempre gradita, anche una tua dissertazione sulla tecnica (di pedalata, di alimentazione, di regolazione, di manutenzione) è sempre un valore aggiunto di grande valore!

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, come ho detto nell’articolo, per scrivere servono serenità e concentrazione; io al momento sono deficitario su entrambe, oltre alla mancanza di tempo perché tutto dedicato a problemi familiari.
      Non pretendo di essere uno scrittore, ma un minimo di scrittura creativa nei miei articoli c’è. E per “sentrirsi creativo” hai bisogno delle giuste condizioni.

      Fabio

  • vinicio bonometto

    Grazie anche da parte mia. Mi permetto di suggerire una “desiderata”. Mi piacerebbe trovare una sezione che tratti argomenti in assoluta economia. Dei consigli su come costruire una bicicletta con 30 euro e non 3000. Non che il tuo blog non abbia trattato questi argomenti, soprattutto nella sezione officina c’è elencata tutta la componentistica, anche quella a basso prezzo e in cui mi sono nutrito assiduamente in questi anni. Di questi tempi dove, non si può acquistare direttamente in negozio, può ritornare utile rispolverare il vecchio scatolone con i pezzi avanzati. E magari arrabattarsi con materiali non di primo pelo. Nota personale: non so perché, anche se, me lo potevo permettere (cifre modeste eh, non certo una Colnago top di gamma) non ho mai comprato una bicicletta nuova, ma sono sempre spinto (e affascinato) nel resuscitare vecchi cancelli pescando nella componentistica che mi sono messo da parte negli anni smontando l’irrecuperabile. Una perversione che penso mi abbia trasmesso mio padre. Non credo perciò di essere il miglior cliente per l’economia del ciclismo, compro davvero lo stretto necessario, ma è questo che mi diverte e mi piace fare. Così facendo ho costruito o sistemato, per me e mia morosa, una bici (ultraeconomica) per ogni occasione (dalla pieghevole alla corsa) alla faccia delle garvel (che tra l’altro mi piacciono molto) che professa l’esatto contrario, una sola bici per fare tutto.

    • Elessarbicycle

      Ciao Vinico, la tua proposta è interessante ma di impossibile realizzazione.
      Esistono centinaia di componenti, servirebbe avere un “magazzino” da far invidia agli store online.
      Molto più pratico fornire regole generali su come si esegue una tale operazione, tanto una serie sterzo si monta alla stessa maniera, qualunque sia il prezzo.
      Così come le regolazioni.
      Con le ruote invece sarebbe il caos; quasi ogni mozzo ha procedura sua per la manutenzione, improponibile.
      Non servono 3000 euro per costruirsi una ottima bici, ma con 30 non vai da nessuna parte; si lo so che la tua è una iperbole, comunque la qualità costa e in realtà è un risparmio.
      Quando vai su componenti buoni non rinunci né a qualità né a funzionalità: pesano di più, punto.
      Poi certo, possiamo discutere all’infinito se avere 9v sia davvero una gran rinuncia e se 12v siano davvero necessarie, ma arriveremo da nessuna parte.
      Io ho capito cosa intendi, ho specificato queste cose a beneficio altrui.
      Lo capisco al punto che il progetto editoriale Trek Checkpoint ALR con trasmissione GRX 2×10 era nato proprio per questo.
      Certo, budget più alto, ma l’idea di fondo era la stessa.
      Per questo telaio in alluminio e non carbonio, trasmissione 10 v e non 11, ruote più pesanti ma dalle ottime caratteristiche dinamiche e così via.
      Poi in corso d’opera ho sfruttato la stessa bici per altri test, montando lì componenti costosi, è vero. Ma l’ho fatto per praticità, una volta sgrossato, per esempio, il reggisella Redshift con bici già conosciuta l’ho passato sulla Trek (che già aveva girato con reggisella tradizionale) per non dover impazzire con troppe bici.
      Tornando più sul pezzo, se una bici è di buona qualità ed è stata ben tenuta è sempre possibile ricavarne qualcosa di godibile.
      Esempio la mia Peugeot, che coi suoi quasi 40 anni riesce a dire la sua.
      Selezionare invece dei componenti per creare articoli su come costruire la bici, messa così, servirebbe a poco e sarebbe molto difficile, come ho detto.
      Tanto alla fine un cambio quello è, come montarlo e regolarlo è spiegato, che sia un Huret o un Simplex o uno Shimano SIS cambia nulla.

      Fabio

  • Grazie! Ti ho scoperto da poco e cerco sempre di leggere ciò che scrivi. Sai farlo alla grande!

  • Luca

    grazie mille, anche da parte mia non posso che manifestare tutta la mia approvazione per il tuo piano editoriale, oltre a dirti che spesso mi trovo a rileggere un articolo di officina già letto al tempo della pubblicazione, magari quando mi appresto a fare manutenzione e mi sono dimenticato una sequenza di steps o un attrezzo specifico. Quindi il catalogo di quanto offri è davvero ampio, direi omnicomprensivo.

    In questi tempi congedarsi con…un abbraccio e buona fortuna non è poi così banale.

    Ciao

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