Caad10, sinfonia sportiva

Una delle mie tante fisse sulle bici è che queste devono essere armoniche; non significa capaci di far tutto, ma di far bene quello per cui sono state pensate, senza stonature.
Non ha senso, per dirne una, prendere un telaio votato alle lunghe distanze e installare due ruote granitiche o viceversa.
Quello che subito risalta su questa Caad10 montata con perizia e gusto è proprio l’armonia: una bicicletta votata alla massima sportività, concentrata sulla prestazione dove ogni componente gioca il suo ruolo in perfetta simbiosi con gli altri, creando una sinfonia sportiva di altissimo livello.

 

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L’allestimento non è da catalogo ma personalizzato dal proprietario e prevede una coppia di ruote Fulcrum 0 2way fasciate da copertoni tubless Ultremo, gruppo Shimano Dura Ace 9000 in versione compact e pacco pignoni 11-25, trittico Fsa Slk e sella Fizik.

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La pedivella sinistra è impreziosita dallo Stages Power Meter, un rilevatore di potenza che io personalmente non ho usato durante il test, per non certificare con la freddezza dei numeri l’enorme divario atletico tra me e il proprietario della bicicletta. Ho lasciato anche il Garmin a casa, del resto non mi interessava valutare la mia prestazione (scarsa) ma il comportamento della bicicletta.
Le geometrie del telaio in alluminio sono decisamente compatte, nella taglia 50 della bicicletta in prova il tubo sterzo è di appena 12cm e l’angolo piantone di 74 gradi per capirci, tutte votate a un unico obiettivo che è la massima efficienza nell’uso sportivo. Obiettivo raggiunto? Si, centrato in pieno.
Fin troppo per le mie modeste capacità pedalatorie, non nascondo che sono andato in crisi durante l’uscita di prova tanto che, per la prima volta, al giro di boa del percorso solito che uso per questi test ho dovuto fermarmi a riprendere fiato.
Vero che nelle ultime settimane sono uscito pochissimo e sappiamo tutti che la bici non ti perdona se la trascuri, ma anche se mi fossi trovato in uno stato di forma migliore mi avrebbe ugualmente messo in difficoltà. E’ una bici che ti da tutta se stessa, ma chiede molto in cambio e io a un certo punto non avevo più nulla da offrire.
Una bicicletta difficile anche da analizzare, perché ogni componente è su livelli di assoluta eccellenza e meriterebbe un test a sé stante. Infatti così farò, dedicando degli articoli specifici in futuro, mentre qui prendo in esame solo la bici nel suo insieme.
Inizio allora dal dato che tutti sempre vogliono conoscere, il peso: 7,8kg alla mia bilancia, per la bici in assetto di marcia. Quindi pedali, portaborracce, borsetta sottosella e Garmin montato. Se a qualcuno possono sembrare tanti confrontati a quelli che di solito leggiamo sulle cartelle stampa, ricordo che lì le bici sono pesate senza nulla installato (come se uno andasse in giro senza pedali…) e sono spesso ottimistici.
L’assetto in sella non l’ho modificato rispetto alle quote del proprietario, che sono comunque abbastanza simili alle mie, ho sofferto (tra la tante…) il dislivello sella manubrio eccessivo per me, ma se pure me la fossi settata per bene sulle mie misure non è che alla fine sarei andato più forte.
Primissimi chilometri ad andatura molto blanda, districandomi tra auto e pedoni lungo la via crucis per lasciare la città, troppo concentrato a non farmi investire per prestare attenzione al comportamento della bici. Eppure, persino in una condizione così disagiata, subito ho notato l’estrema scorrevolezza della bici, due colpi di pedali e lei parte per proseguire in moto perpetuo.
E subito ho notato che bastano pochi gradi di rotazione delle pedivelle che la bici risponde, senza ritardi o indecisioni: basta premere sui pedali e quello che dai, quello mette a terra.
Superfluo dire che con queste sensazioni nella testa, anzi nel cuore, non ho visto l’ora di avere strada libera e i primi venti chilometri sono stati una frustrazione assoluta, causa pavé assolutamente indigeribile per questa bici. Le ruote montate tubless mi hanno dato una mano, è vero, ma ugualmente ho dovuto inserire un rapporto duro, bassa cadenza e postura a sfiorare appena la sella. Il dialogo con la strada è stato così intimo che avrei potuto dare un nome a ogni singolo sampietrino e tutti hanno voluto lasciarmi un loro ricordo, sotto forma di indolenzimento a braccia e spalle.
Pagato dazio, ho finalmente trovato l’asfalto e il “chi me lo ha fatto fare” dei primi chilometri è stato sostituito da un crescendo di “Wow!” a ogni giro di pedale.
Pianura, salita, discesa, strappi, variazioni di ritmo, scatti, progressioni, qualunque manovra mi è venuta in mente la bici ha risposto all’istante, il tempo di un pensiero e lei ad eseguire pronta.
La trasmissione della potenza è immediata, grazie alla rigidità della scatola movimento e della guarnitura Dura Ace 9000 (anche se la Ultegra montata sull’altra bici del proprietario di questa caad mi trasmetteva una sensazione di maggiore rigidità), la trasmissione è piacevolissima da usare con cambio e deragliatore dalla risposta istantanea (solo la discesa dei pignoni non è secca e netta come per i concorrenti americani e italiani), le ruote sembrano aver dimenticato di avere una massa e se non fosse stato per la sella che non ha voluto accordarsi alle mie terga avrei raggiunto l’estasi sui pedali. Ma ci sono andato molto vicino.

Il problema maggiore di questa bici è che non riesci a smettere di pedalare. Che significa? Mi spiego.
Quando siamo in bicicletta, a meno che non siamo impegnati in una crono, approfittiamo spesso della leggera pendenza o del vento a favore per riprendere fiato e gestire le energie smettendo di pedalare. Qui no, fermare le gambe anche solo per pochi secondi ti sembra un delitto, è talmente pronta la risposta che non solo hai sempre voglia di pedalare, ma anche di spingere sempre più.
Perché tutto quello che tu le dai, la bici lo scarica a terra e ti invoglia a pestare sui pedali sempre più forte, a trovare il tuo limite (per me arrivato troppo presto…) perché di suo, la infingarda, non si stanca mai, non si prende una pausa nella risposta che fosse una, una incertezza nel cambio di ritmo o nei rilanci sui pedali, un minimo segno di debolezza che fosse uno e che avrebbe potuto farmi dire “Oibò, allora pure tu non ce la fai!”.
Niente da fare, impietosa ha preteso e io entusiasta ho donato, fino al momento in cui mi sono reso conto che avevo dato troppo e mi sono dovuto fermare. Non nel senso che ho calato il ritmo, mi sono proprio fermato, al tavolino di un bar con rilassante vista sul golfo flegreo, gambe e braccia indolenzite come avessi percorso qualche centinaio di chilometri, mentre erano scarsi sessanta. E quasi altrettanti mi stavano aspettando al ritorno, compreso i micidiali venti di pavè, tanto che sono stato tentato dal rientro in treno. L’orgoglio ha avuto il sopravvento e rifocillato mi sono rimesso in sella, sfruttando la scusa che mi sarei dovuto concentrare a decifrare il comportamento della bici e quindi qualche “pausa” era necessaria per riordinare le idee.
E’ straordinario come noi ciclisti sappiamo prenderci per i fondelli da soli, e alla fine crediamo persino alle sciocchezze che ci raccontiamo.

E vediamolo questo comportamento.

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Pianura, la progressione in velocità è entusiasmante, i rapporti vanno giù che è un piacere finché mi accorgo che ho esagerato e col cavolo che spingo un 11.
Leggero strappo, su di un pignone e in piedi sui pedali, la velocità resta costante, anzi aumenta pure nel primo tratto.
Inizia la salita, su altro pignone ma catena impegnata ancora sul 50, di nuovo in piedi sui pedali a gustare la inebriante sensazione della energia trasmessa a terra senza alcuna dispersione.
La pendenza aumenta, in contemporanea scendo di due pignoni e ingaggio la 34, rialzandomi per l’ennesima volta sui pedali, ingannando me stesso con la scusa che lo faccio perché la sella mi fa male, ma in realtà è perché sto godendo come un riccio.
Scollinamento, dentro di nuovo la 50 e giù i pignoni, le gambe che non vogliono saperne di fermarsi, in presa bassa ad affrontare ogni curva contando sulla precisione assoluta dell’avantreno che mi garantisce una velocità di percorrenza elevatissima, e sull’eccellente franata, mentre la risposta istantanea di ruote e telaio mi consentono di uscirne lanciato come da una fionda.
Ancora pianura, con brevi saliscendi dove nemmeno scalo; se la velocità cala, io rilancio in piedi sui pedali.
Pavè, fine del giro di giostra…

Tornato a casa, quali sensazioni mi sono rimaste dopo questa uscita, a parte il dolore a braccia e spalle?
Anzitutto l’entusiasmo, e credo di non essere riuscito a camuffarlo. Ma nemmeno ho voluto farlo, in bici sono un passionale, il freddo distacco non mi appartiene.
Poi la chiara consapevolezza che non è una bici adatta a me, ciclista dalla poca potenza e dall’allenamento altalenante.
E’ una bici che sa donarti tutta se stessa ho detto sopra, ma il conto che chiede è salato.
Il suo proprietario, ciclista atletico e potente, ha creato la sua perfetta macchina da guerra, una bicicletta da gara senza compromessi e lui che ha le gambe se la gode appieno. Perché questo è il pregio assoluto di questa bici così configurata: se hai le gambe per sfruttarla, non ti delude mai, assecondando ogni tua velleità. Senza buchi, scompensi o compromessi al ribasso.
Tutto amalgamato in una perfetta sinfonia di completa sportività, coinvolgente ma che richiede ciclisti di levatura ben superiore alla mia.
Chi vuole una bicicletta da gara e non soffre delle tante leggende metropolitane sui materiali, troverà in questa Caad10 lo strumento perfetto.
Chi vuole semplicemente godersi una pedalata sportiva la domenica, è meglio lasci perdere perché tutti i suoi pregi li mostra solo se spingi davvero forte, andando a spasso è solo scomoda e rigida.
Avessi vent’anni di meno…

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Daniele

    Prova molto interessante! Ma se dovessi paragonarla alla CRS, a livello puramente sportivo (nel senso più agonistico..), ci sono molte differenze? nel senso che su una salita si apprezza un netto miglioramento o è solo effetto placebo? Chiaro che poi comfort e comodità alla lunga ripagano..grazie!

    • Se hai la gamba, sali nettamente più veloce con la Caad.
      Mi spiego: a parità di forza del ciclista, con la Caad sei più veloce. Però termini prima le energie perché la bici ti rimanda indietro tutto, non respiri mai e questo si paga.
      Un ciclista potente sarà sempre più veloce.
      Un ciclista poco allenato e poco potente come me alla fine è più veloce con la Crs perché “conserva” meglio le energie e riesce a chiudere un giro a medie decenti, mentre con la Caad alla fine sono stato più lento (nella media complessiva) perché a un certo punto non ne avevo proprio più…
      Fabio

  • Giovanni

    Ciao Fabio hai mai provato una caad 9.? Se si c’è molta differenza dalla caad 10?

    • Ciao Giovanni, no, mai provata.
      I test che pubblico usano le bici che mi portano in microfficina e quelle “meritevoli” le uso per scrivere anche le impressioni, quelle più comuni o poco interessanti no.
      Caad9 tra le mani non me ne sono capitati.
      Fabio

  • Giovanni

    Grazie Fabio, possiedo una caad9 da 7 anni e mi sarebbe piaciuto sapere la tua opinione

    • oibò, visto che lo hai tu, perché non ci descrivi le tue sensazioni?
      Fabio

      • Giovanni

        Io la mia caad la trovo confortevole!!
        La uso di rado in quanto utilizzo prevalentemente la MTB, non sono ben allenato ne’ potente, la mia bici che è montata ultegra ha delle ruote della shimano di gamma bassa ( credo Rs501) montate di serie, non ho mai usato bici in carbonio e quindi il mio giudizio non credo valga tanto…

    • Le valutazioni che ho fatto si basano sull’insieme, non sul solo telaio, e l’insieme è risultato quello di una bici che nulla concede al comfort ma è tutto votato alla prestazione.
      Con la tua già le ruote danno una grossa mano, se avessi avuto tempo avrei voluto provare la bici con le mia Dura Ace 7900 c24, ruote dalla comodità incredibile.
      Però le Fulcrum Zero di questa bici le ho messo sotto la mia Rose tempo addietro, ritrovandomi tra le mani quasi una altra bici.
      Quindi più che sul singolo componente, da considerare è sempre la bici nel suo complesso, e quello che più ho apprezzato è il fatto che il proprietario ha saputo trovare una forte connotazione sportiva nel creare questa bici (io ho provveduto al solo assemblaggio, le scelte sono state sue) in modo armonico, come ho scritto nel testo senza stonature.
      Ciò non toglie che il telaio, sia per geometrie che per sua intrinseca compattezza dovuta (anche) alla piccola taglia è risultato rigido, quasi nervoso.
      Ma è venuta fuori davvero una gran bici.

      E poi perché dici che il tuo commento non vale? Hai la bici, la usi, di certo vale più del mio che ho pedalato poche ore. Non essere timido, lo spazio c’è se vuoi commentare…

      Fabio

  • Giovanni

    Non è timidezza, sono solo obiettivo!! Non ho mai provato la mia bici con altre ruote e non ne ho provate altre negli ultimi 7 anni….nel 2007 la prima volta che l’ho usata mi è sembrata più comoda e un po’ meno reattiva nello scatto in salita della wilier che avevo prima e che era sempre di al.
    Cambio MTB ogni anno o quasi ma la mia cannondale no, perché è leggera, scorrevole e bellissima!!
    Rilancio con 2 domande: quanti anni potrà durare ancora il mio telaio senza perdere le sue caratteristiche e la sua affidabilità? Volendo cambiare le ruote che cominciano a risentire degli anni cosa mi consigli?
    Io cerco ruote scorrevoli e leggere a basso profilo perché uso la bici prevalentemente in salita e su strade non proprio levigate. Peso 60 kg e vorrei ruote affidabili spendendo al massimo 500 /800 euro.
    Grazie

    • Tutta la vita, se non lo prendi a martellate…
      Scherzi a parte, questa storia del decadimento dell’alluminio è un falso mito; è vero che ha durata inferiore all’acciaio, ma se la lega è buona (e la tua lo è), ha avuto il giusto trattamento (e il tuo lo ha avuto) e non lo sottoponi a stress anomali, l’alluminio resiste benissimo.
      Non lo dico io ma un noto telaista.

      Ruote; difficile valutare, le ruote incidono sul comportamento di una bicicletta molto più del telaio.
      Se vuoi conservare l’ottimo comfort che hai, senza spendere una fortuna puoi prendere le Shimano Rs 80 c24, si trovano online intorno ai 400 euro.
      Oppure un poco più rigide le sempreverdi Fulcrum3, più o meno nella stessa fascia di prezzo.
      Se vuoi arrivare fino al limite del tuo budget, allora le Shimano 7900 o le 9000 (queste ultime hanno corpetto per 11v, le prime no, e si trovano scontate per questo: se non pensi di passare a 11v in futuro, il risparmio può farti comodo) se prediligi salita e comodità, le Fulcrum R1 o R0 se vuoi godere nei rilanci.

      Mio consiglio spassionato? Shimano Rs 80, vanno più che bene, costano poco e i soldi che ti avanzano te li godi 🙂

      Fabio

  • Giovanni

    Grazie mille!

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