Brooks Team Pro

Il catalogo Brooks è ampio e a prima vista alcuni modelli appaiono sovrapponibili. Solo a prima vista, perché le selle inglesi (almeno di nome se non di fatto visto che il marchio è proprietà italiana) sono particolari e scegliere quella giusta non è semplice. Non è solo questione di misure o di adattabilità alla nostra fisionomia, problema quest’ultimo sempre egregiamente superato grazie alla naturale cedevolezza del cuoio nel tempo che crea un calco delle nostre terga: l’assetto in sella e le geometrie del telaio giocano un ruolo fondamentale.

Prendiamo questa Brooks Team Pro e conosciamone le misure: lunghezza 273mm, larghezza 160 mm e altezza 67, per un peso che nella versione chrome supera abbondantemente il mezzo chilo. Ora confrontiamole con una altra sella della stessa casa, la più sportiva B15 che registra 285mm in lunghezza, 153 in larghezza e 62 in altezza pesando circa un etto in meno. Come si vede differenze minime, pochi millimetri all’apparenza trascurabili. Invece no, perché queste misure da sole non bastano a farci comprendere la sella, a valutare se sulla nostra bici sarà più o meno giusta. C’è un dato che, purtroppo, non viene fornito: lunghezza e zona utile del carrello.

Ossia lo spazio a disposizione e sfruttabile per avanzare o arretrare la sella sul suo reggisella. Che a prima vista sembra uguale a quello della B15, salvo poi scoprire che in realtà è minore e piuttosto arretrato. Questo significa che la sella avrà una posizione decisamente avanzata, col rischio di trovarsi “corti” in sella oltre a determinare un effetto estetico che a me proprio non piace.

Ma guardiamo prima come è fatta questa sella perché, carrello corto o meno, è comunque un bel vedere.

Nella vista laterale appare meno snella di quello che è in realtà, complice la notevole estensione delle superfici laterali che coprono quasi completamente alla vista il telaio.

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Osservandola dall’alto invece si apprezza meglio come la zona centrale sino alla punta sia ragionevolmente sfinata; non come una moderna sella sportiva ma abbastanza da non creare fastidioso attrito con l’interno coscia durante la pedalata.

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Ampia invece la zona posteriore, viene naturale cercarvi l’appoggio.

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Come in molte Brooks la punta è ben dimensionata e si profila verso l’alto, anche perché al di sotto c’è il sistema di tensionamento della pelle; è fastidioso e per limitare la pressione è bene montare la sella con il naso un filo orientato verso il basso.

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Questa che stiamo vedendo è una edizione speciale, quindi concentriamoci prima sulle caratteristiche comuni alla Team Pro Chrome. A iniziare dai grossi rivetti battuti a mano, il principale segno distintivo di questo modello.

Ne abbiamo sei al posteriore e tre all’anteriore; nelle immagini si notano i segni lasciati dalla battitura a mano.

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Capovolgendo la sella vediamo la chiusura dei rivetti che assicura l’accoppiamento tra telaio e seduta.

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Ma non sono solo i rivetti ad essere battuti a mano: anche la lunga finitura che accompagna il profilo basso è ottenuta tagliando il profilo dello scafo a mano con movimento veloce ed esperto. L’ho visto fare, ha tutta la difficoltà della azioni semplici. Un solo movimento perché hai una sola possibilità: quell’operaio è un artista.

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Spostandoci verso l’anteriore e capovolgendo di nuovo la sella troviamo il meccanismo che regola la tensionatura del cuoio.

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Tradizionale la presenza della targhetta in metallo col marchio mentre a impreziosire le zona centrale c’è pressato il nome del modello. Peccato manchino le asole per collegare una borsa sottosella.

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Fin qui quello che c’è in comune con la versione standard; la nostra come detto è invece particolare, fa parte di una piccola serie dedicata all’Eroica. Ma nel nostro caso non l’edizione patria bensì quella che si disputa in aprile in terra californiana.

Il disegno è comune alle diverse varianti (oltre la California ci sono Spagna, Britannia e ovviamente Toscana), cambia solo la scritta che ci ricorda a quale nazione in cui si disputa la rievocazione storica la sella è dedicata. In questo caso abbiamo anche una data, che non è quella di produzione bensì fa riferimento all’edizione dell’Eroica cui la sella è intitolata, nel nostro caso quella dell’aprile 2015.

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Sicuramente una bellissima lavorazione che però non mi fa passare sopra a un limite di questa sella, indipendentemente dalla versione scelta, che sia serie limitata o standard: la mancanza di un qualunque sistema per evitare che col tempo si crei l’effetto barchetta tipico di tante Brooks. Osservandola da sotto notiamo l’assenza sia un sistema di un tenuta come quello previsto sulla B15 e sia l’assenza di fori dove far passare un laccio, presenti invece su altre versioni.

E adesso il punto dolente, quello che sapevo ci avrebbe creato problemi una volta assemblata la Surly Cross Check di Antonello ma che non ebbi il coraggio di dirgli quando, prima della scorsa estate, ci incontrammo e con un sorrisone mi consegnò questa Team Pro: la forma del carrello.

La zona disponibile è limitata e posta in posizione molto arretrata. Sorvolando che nell’immagine in basso la sella punta decisa verso l’alto ma solo perché non regolata, si può notare come sia in una posizione piuttosto avanzata sul reggisella.

In pratica, come detto in apertura, il rischio è ritrovarsi corti o troppo sul movimento centrale. A parte che a guardarla a me la sella posizionata così un poco mi fa schifo, il limite oggettivo è che non è adatta a qualunque bici e qualunque assetto.

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Qui di seguito la Brooks B15 che ha preso il suo posto; è immediato notare la corretta centratura, come la zona utile sia posizionata nella parte mediana e come sia possibile regolarla in più posizioni rispetto alla Team Pro.

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Nel confronto fotografico tra la Team Pro e la Brooks B15 le differenza ci sono ma appaiono meno importanti di quanto siano.

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Ma allora questa sella dove la usiamo? Tranquillamente su bici con geometrie yankee, quelle con l’orizzontale sempre piuttosto lungo rispetto alle altre quote. Su bici che vantano un dislivello assai moderato col manubrio, perché la forma mal si concilia con la schiena troppo inclinata. Su bici dall’angolo piantone molto accentuato, dove a volte ricorriamo a reggisella con offset zero per avvicinarci a manubrio e movimento mentre invece con questa sella risolviamo. Ma sempre venendo a patti con il colpo d’occhio che fa sembrare la sella messa un poco a casaccio.

Per il resto in quelle poche ore che l’ho usata, mentre provavo alcune soluzione per la Surly in attesa consegnassero la sorella più sportiva, ha confermato tutte le qualità di queste selle. Grande comodità, ottimo appoggio, nessun fastidio in zona centrale che, seppure larga, non crea fastidiosi attriti; la necessità di regolarla non proprio in bolla ma facendo puntare leggermente verso il basso il prominente naso e soprattutto la per nulla celata richiesta di una bella ingrassata e tante ore in sella per renderla una sella perfetta.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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