Brooks Cambium C15

Alcuni marchi sono così strettamente connessi con un certo prodotto che finiscono col diventare sinonimi del prodotto stesso. E’ il caso della inglese Brooks: la citi ed è come dire selle in cuoio.

Sul mercato da così tanto tempo, spesso non sappiamo nemmeno se hanno inventato prima la bici o prima la sella. Di sicuro è suo il primo brevetto per un sellino anatomico, depositato nel 1882 da John Boultbee Brooks: ça vans dire era il brevetto per una sella in cuoio. 

Basta però essere riconosciuto come il più antico produttore mondiale di sellini per bicicletta in cuoio per resistere sul mercato da quasi 150 anni? Pare di si, almeno fino a qualche mese fa. 

Perché poi con un calcio a tanta tradizione è arrivata a catalogo una sella non in cuoio. Certo, fedeli al principio di usare solo componenti naturali gli inglesi non sono ricorsi a fibra di carbonio o altri materiali sintetici: gomma naturale e cotone quelli scelti per ampliare la gamma.

Una sella ricavata in un sol pezzo, sorretta da un telaio in acciaio e alluminio, due versioni con le corrispettive varianti con foro centrale e declinate anche al femminile. Sul sito ufficiale trovate tutto. 

Quella che vedremo oggi è la più sportiva, la C15 Cambium.  

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Sportività coniugata sempre nel solco della tradizione Brooks, quella di selle non leggerissime ma comode e, almeno per le versioni in cuoio, durature; molto durature. Una volta parlando con un responsabile della ditta anglosassone mi raccontò che in fabbrica continuano ad arrivare sellini con trenta o quaranta anni di storia sui pedali, per una revisione, la sostituzione dei rivetti ma mai del cuoio ormai conformato sul profilo del ciclista. Ovviamente il profilo che su quella sella trova accoglienza… 

La forma è affusolata, stretta nella parte anteriore e con uno sviluppo posteriore che sembra inferiore ai 140mm misurati. 

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Proseguendo coi numeri, le dimensioni totali sono: lunghezza 283mm, larghezza appunto 140mm e altezza 52mm, per un peso di 405g dichiarati; alla mia bilancia la media di cinque rilevamenti mi ha dato circa 12g in più. Trascurabile. 

La linea è indubbiamente piacevole, classica e senza fronzoli; col piacevole contrasto tra il rivestimento scuro e il luccichio dei rivetti. 

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Non so a voi, ma io ammirandola nella vista da tre quarti posteriore più che un sellino da bici vedo un oggetto pronto a spiccare il volo: viene quasi voglia di prenderlo e correre a perdifiato su un prato per poterlo lanciare verso il cielo. 

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Non sono un amante dei rivetti troppo grossi e immagino che la dimensione di questi della Cambium risponda anzitutto a ragioni tecniche e non solo estetiche; ma come detto sopra il contrasto è piacevole, così come piacevole è la serigrafia su uno di loro con il codice della sella. 

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Rivetto solitario a dominare la scena della parte anteriore

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Sullo scafo in gomma naturale è applicato un altro strato in cotone, che appare ruvido alla vista, molto meno al tatto. 

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Capovolgendo la sella possiamo vedere il telaio removibile. 

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A tenere infatti scafo e telaio insieme provvedono una serie di viti torx che trovano la loro filettatura di accoppiamento nei rivetti. 

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Analogo sistema all’anteriore, dove però la vite torx mantiene chiuso il carrello, mentre quella associata al rivetto non è a vista. 

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Piuttosto massiccio l’arco di sostegno posteriore in alluminio, impreziosito dalla targhetta con impresso il marchio; non agevoli nell’utilizzo invece i due intagli per essere sfruttati come aggancio per le cinghie di una borsa da sella. Troppo distanti tra loro e con una sezione che stringe verso l’esterno, le cinghie in cuoio di borse classiche tipo le Carradice o anche quella in cuoio della stessa Brooks faticano, e non poco, a entrare bene. 

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Questa la descrizione, che non risponde al quesito fondamentale: è comoda? E’ una Brooks? 

Beh, non è facile dare risposte certe. La sella è un componente troppo particolare, giudicarla in modo oggettivo non è semplice perché la sua “rispondenza” alle nostre aspettative è soggettiva. La sella buona per tutti non esiste, solo quella che può adattarsi a un maggior numero possibile di ciclisti. E se la sella che stiamo usando non è quella adatta a noi questo non significa che è una cattiva sella ma solo che il suo profilo (e dimensioni) non sono quelle giuste.  

Per fortuna rientro tra quelli che una sistemazione su questa Cambium C15 l’hanno trovata e quindi qualche ora sopra ce l’ho passata. 

La prima ora di pedalata in realtà è stata piuttosto sconfortante. La sella era troppo avanzata per me ma siccome non volevo variare la regolazione del proprietario ho sorvolato. Finché la pressione in zona perineale ha iniziato a farsi insistente e l’ho leggermente arretrata. 

Quel tanto sufficiente a evitare che il piccolo bozzo immediatamente dietro la punta della sella, che è piuttosto avvertibile, non esercitasse pressione proprio sul nervo. Per lo stesso motivo ho puntato leggermente, ma molto leggermente, la sella verso il basso. 

Non che questa sia la regolazione che devono fare tutti: solo quella che mi ha consentito di trovare una posizione più comoda. 

Risolto il problema della pressione ho potuto iniziare a godermi la sella ed effettivamente la prima qualità che subito emerge è proprio l’ottimo livello di comfort. Morbida ma non cedevole, ammortizza ma non rimbalza e il rivestimento in cotone, che sulla prime mi aveva lasciato perplesso temendo un eccessivo attrito, trattiene ma non sfrega. 

Per avere un riscontro più approfondito, al rientro invece di fiondarmi sotto la doccia mi sono cambiato, indossando un pantaloncino normale, senza fondello. In fin dei conti, ho pensato, non posso definire questa sella una “sella specialistica”: in tanti la useranno con un abbigliamento informale, vediamo quanto merito ha il fondello e quanto la sella.

La sella, molto. E molto più della B15, di fatto la versione sportiva di casa Brooks ma in cuoio, quindi assimilabile per utilizzo a questa Cambium. E visto che la B15 la monto sulla mia Elessar, il confronto mi è venuto facile. 

L’assenza di fondello ha solo fatto emergere in modo più marcato la prominenza sulla parte anteriore, senza però raggiungere livelli di vero fastidio. 

Asfalto, pavè, pantaloncino con fondello o senza, pedalata in agilità, avanzamenti o arretramenti (a patto di sollevarsi appena) a seconda della necessità del momento, tutto digerito dalla sella senza problemi. Però frullando le gambe molto velocemente, magari con un rapporto agile, la zona lì dove inizia ad allargare verso il posteriore è risultata, per me, ampia. L’interno coscia sfregava un poco troppo, complice l’assetto determinato dal manubrio flat della bici su cui l’ho testata che ha determinato una posizione del busto più verticale. A nulla sarebbe valso avanzare io o arretrare la sella per trovare più appoggio sul lungo becco perché poi avrei pagato lo scotto di questo benedetto bozzo in punta che avrebbe vanificato ogni ricerca del comfort. 

Alla fine confesso di non essere riuscito nemmeno io a trarre un giudizio definitivo su questa Brooks; e credo che sia proprio perché è una Brooks, che per me significa selle in cuoio. Magari l’avesse proposta un altro produttore mi sarebbe venuto più facile accettarla, mentre qui la mente va sempre alle loro selle tradizionali, questa la sento un poco come una intrusa. 

Poi certo, bene hanno fatto gli inglesi a esplorare strade nuove, con un prodotto unico e dalle grandi potenzialità. Ha l’elevato livello di comfort delle sorelle di origine animale ma senza i loro “difetti”; ossia senza necessità di rodaggio (non per tutte, alcune versioni escono di fabbrica già belle morbide), senza bisogno di manutenzione e senza temere l’acqua. Sarebbe da vedere nel lungo periodo come reagisce la gomma al naturale cedimento, visto che qui non è possibile ripristinare la tensione come sulle versioni in cuoio. E’ anche vero che non mi da l’idea di una sella classica, di quelle che si montano sulla bici che dovrà invecchiare insieme a noi e quindi forse il problema non si pone. 

E’ una versione sportiva e qui un suo limite, almeno se non si comprende cosa Brooks intenda per sportività. E cosa intendo io per sportività. Come sapete ho una Brooks B15, mi è sembrata una scelta naturale su Elessar, dove il peso è un fattore relativo perché non è la mia bici sportiva. Anche se comodissima non mi sognerei mai di montarla sull’ammiraglia da corsa, zavorrandola con il mezzo chilo abbondante di cuoio e acciaio della sella inglese. C’è chi lo fa, e lo comprendo. Sono ciclisti che anzitutto passano molte ore in sella e meno si preoccupano (con maggior saggezza di me…) dell’etto in più o in meno, ben felici di barattare il risultato della bilancia con il comfort durante la pedalata. 

Lo stesso vale per Brooks, che non ha mai fatto della ricerca della leggerezza il proprio obiettivo; propone, è vero, versioni con telaio in titanio, ma alla fine il risparmio di peso nei confronti di quelle con telaio in acciaio è davvero minimo, inversamente proporzionale al costo che sale su cifre imbarazzanti. 

Questa Cambium invece dove la montiamo? Non su una bici da corsa e non per il peso. La sezione troppo larga lì dove inizia la zona posteriore è un limite oggettivo per chi pedala a cadenza elevata; e la forma della zona anteriore, con questo rigonfiamento poco dopo il rivetto che a vedere non si nota ma a pedalare avanzati (in posizione sportiva) si avverte, non la rendono la compagna perfetta per chi ama farsi le sue tirate pancia a terra. Soprattutto per quei ciclisti che, beati loro, hanno una elasticità della schiena tale da consentirgli un generoso dislivello sella/manubrio. 

Non su una Mtb, almeno per chi la usa per praticare fuoristrada e non per andare a zonzo. Troppo lunga e troppo tenace la presa del cotone che la ricopre; che è comodo nell’uso stradale, meno nella guida in off-road per quei ciclisti che si muovono tanto. 

Nemmeno una trekking andrebbe bene, la sella chiede una leggera inclinazione del busto per essere goduta appieno; la schiena quasi verticale che di solito si mantiene su bici di questo tipo richiede una versione differente, forse la C17. 

Quindi, a non voler contare le Bmx cosa ci resta? Ci restano le sportive con vocazione turistica, biciclette che stanno conoscendo una seconda giovinezza in questi anni, dove le maggiori case almeno un modello lo propongono. Ci restano le gravel, che sempre bici sport-touring sono ma con maggiore vocazione al fuoristrada. Ci restano, e qui secondo me il connubio è prefetto, le bici da rando. Stessa comodità, in alcuni frangneti anche superiore, delle versioni in cuoio; nessun problema se durante la rando piove, si trovano fango o sporco che rovinerebbero il pellame, costanza di rendimento anche dopo tante ore in sella, quando capita che il sudore, ammorbidendo il cuoio, renda le sorelle “classiche” troppo cedevoli. 

Insomma, a capirne la giusta collocazione poi la sella si fa amare. Il suo unico vero handicap resta il blasone. Porta con orgoglio la medaglia col marchio, eppure il primo pensiero che viene in mente è che non è una Brooks. Troppo immediato il collegamento tra il marchio e il cuoio, troppo poco il tempo trascorso dal suo arrivo sul mercato, troppo tradizionalisti i ciclisti (a iniziare da chi sta battendo i ditini sulla tastiera…) per apprezzarla senza pregiudizio.

Ma chi riuscirà a mostrarsi più saggio del sottoscritto (e non dovrebbe essere difficile…) e cerca una sella comoda, da montare su una bici stradale di impostazione turistico/sportiva, esente da manutenzione, a usare quelle in cuoio non si è mai trovato perché gli sembra di pedalare sul manico di un ferro da stiro e del peso proprio non gli importa, beh, si, ha trovato la sua sella.

La serie Cambium, e concluso, prevede una versione Touring che è la C17, la C19, le versioni Carved, ossia con foro centrale e una versione C13 alleggerita con telaio in fibra di carbonio.

Galleria…

 

 

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Con il sedere (sedendo) si ragiona meglio diceva (se non erro) Vittorio Alfieri e, per le selle, mi sembra ancor più vero!
    🙂

  • Ciao Fabio! Mi pare che in sostanza condividiamo le impressioni su questa tipologia di sella. Comunque siano le simpatie (io preferisco alla fine il cuoio) hanno dimostrato grande slancio con questo prodotto.

    • Elessarbicycle

      Ciao Franz, come ho scritto sopra il suo maggior limite è proprio il fatto che è una Brooks; e per un tradizionalista come me difficile accettare che non sia in cuoio. Ma è solo la fisima di un vecchio brontolona, la sella di suo è davvero una “bella pensata”, sempre però tenendo conto che la sua sportività è quella tipica dei prodotti inglesi.

      Fabio

  • Mattia

    …montata sulla mia rekord745 su cui ho scoperto il piacere del pedalare in bdc dopo anni ed anni di mtb… montata come sella test pochi minuti prima della partenza della prima MiAMi di oramai quasi due anni fa… senza pensare a come sarebbe potuto essere finire un giro gravel di 146km in modalità gara con una sella sbagliata ed una bici non popriamente performante… beh… finita la “gara” ho detto al negoziante che la volevo.
    mai provata una sella più comoda….soprattutto così comoda pedalandola anche con i jeans…
    e tra selleItalia, Fizik ecc ne ho un garage pieno… ora questa sulla vecchia bianchi ed una Chromag Trailmaster LTD sulla bici bella che tra carro in titanio e rivestimento in pelle da un tocco di “bello” al mezzo…
    ma comoda come la c15… per me… ce n’è poche!

    • Elessarbicycle

      Ciao Mattia, probabilmente non ce ne è nessuna; è un bel testa a testa con la sorella in cuoio, che però apprezzi solo dopo qualche tempo. Questa invece è pronta da subito, senza rodaggio. E ha, come hai notato, l’indubbio vantaggio di poter essere usata anche senza fondello, che per chi ha una sola bici tuttofare è un plus notevole.

      Fabio

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