Brooks B15 Swallow

Ancora una altra sella, ancora una Brooks; perché dopo aver conosciuto la Cambium C15 mi è sembrato giusto presentare la versione in cuoio, ossia la B15 Swallow che, per forma e destinazione d’uso, è assimilabile alla sorella in gomma.

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E’ infatti anch’essa una versione sportiva, seppure sportività mitigata in salsa Brooks, quindi ampio risalto al comfort, meno attenzione al peso. Che, nella versione chrome, supera di un soffio i 500g (490 quelli dichiarati) per uno sviluppo di 285mm in lunghezza, 153 in larghezza e 62 in altezza. Esiste anche una versione con telaio in titanio, capace di alleggerire poco l’insieme (370 i grammi dichiarati) e molto il portafoglio, con un costo superiore di circa il 40%. Tre le varianti di colore: nero, miele e marrone.

La sella si presenta abbastanza sviluppata in lunghezza, con la parte anteriore sottile, che appare ancora più sfinata a causa del contrasto con l’ampia estensione della zona posteriore.

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Lo scafo in cuoio è assicurato al telaio in acciaio da una serie di piccoli rivetti; tre all’anteriore e non uno singolo come nella Cambium.

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Rivetti poco appariscenti, come piacciono a me.

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Il posteriore è impreziosito dalla targhetta in metallo con il logo del marchio e, parte integrante del telaio, le due asole per agganciare le fascette di una borsa da sella.

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Sotto il prominente naso anteriore troviamo il sistema di tensionamento dello scafo, che funzione mediante una vite e un dado alloggiati in una apposita asola che manda a battuta la vite stessa assicurando così l’aumento di tensione a ogni giro. Ed è un sistema efficace e sensibile, quindi meglio non eccedere.

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Furba e brevettata, come recita la dicitura sulla targhetta, la soluzione della piccola placca in metallo che chiude lo scafo nella zona inferiore: in questo modo si evita che col tempo la sella si “allarghi”, assumendo la classica forma a barchetta molto infossata al centro vista spesso su selle vissute.

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Questa sella non è una novità, è sul mercato da decenni; e non è novità nemmeno per me che la uso sulla mia Elessar. Al momento della scelta non fu particolarmente difficile decidere quale modello della gamma Brooks avrei montato; sia perché la bici era formata e completa nella mia testa e sia perché, vista l’impostazione globale della bici, la B15 era la soluzione naturale.

Quale? Una sella dalla impostazione sportiva, comoda senza badare al peso, classica nella forma e nei materiali e destinata a invecchiare con la bici stessa. Già, perché così come ho avvertito la Cambium un elemento estraneo in gamma della casa inglese, allo stesso modo il mio conservatorismo ciclistico ha sempre interpretato Brooks sinonimo di selle in cuoio; e anche se altri producono selle nello stesso materiale (alcune davvero carine e ben fatte) non mi ha mai sfiorato il dubbio né di rivolgermi ad altri marchi né di ricorrere a selle che non fossero in cuoio per allestire la mia bici.

Perché la B15 Swallow, prima di ogni altra considerazione tecnica, ha fascino. E ho voluto attendere molti mesi prima di pubblicare questo test perché questa sella è come un cognac pregiato: migliora invecchiando. Il pellame cede con l’uso adattandosi perfettamente al profilo delle terga, nella versione miele inizia a scurirsi nei punti di maggior contatto e lei, che nuova è uguale a tutte le altre sorelle uscite dalla fabbrica, diventa unica, personale. Non troverete due B15 (e nessuna Brooks in cuoio) uguale a una altra.

Una sciocchezza romantica? Si, per molti probabilmente è così. Il fatto l’abbia scelta e montata e passi del tempo a curarla e rimirarla indica che per me non lo è.

Già, le cure; sotto questo aspetto la differenza con la versione in gomma naturale è netta. Se la C15 infatti non teme pioggia ed è del tutto esente da manutenzione, la B15 l’acqua non vuole vederla (come tutte le selle in cuoio del resto) e necessita di attenzioni costanti. Che non significa continue, gli interventi sono piuttosto diradati nel tempo, ma solo che devono essere svolti con regolarità. Nulla di particolarmente complicato, bastano una tensionatura al pellame e una ingrassata. Con cadenza inversa rispetto ad altre selle della Brooks, perché qui il pellame è più morbido: quindi meno grasso (ma sempre in caso di pioggia dopo attenta asciugatura naturale, senza fonti di calore esterne) e più interventi sul registro di tensione.

A proposito di grasso; spesso leggo in rete infinite discussioni su quale usare perché i ciclisti sono spaventati dal costo eccessivo di quello suo, proposto dalla stessa Brooks. Io che preferisco sempre rivolgermi a chi ne sa più di me non mi sono cimentato in improbabili alchimie o tentato esperimenti azzardati, dando invece ascolto a chi la sella la produce, usando il loro grasso. E non mi sono fatto spaventare dal costo, che è relativo: con una decina di euro si acquista la confezione standard, l’applicazione richiede uno strato modesto e dopo anni hai quel barattolino ancora lì.

Restando in tema manutenzione, il mio consiglio è di essere più generosi con l’applicazione nella zona interna della scafo. Oltre a penetrare meglio (ed è più semplice applicarlo se usate un pennellino), il grasso protegge lo scafo da acqua e sporco sollevati dalle ruote. Al contempo è preferibile non eccedere con l’applicazione sulla parte esterna, basta un velo accompagnato da una energica lucidata con un panno di lana.

Bene, ma ancora non siamo entrati nel vivo, rispondendo alla domanda che si pone chiunque legga un test: questa sella come si comporta?

In modo egregio, a distanza di tempo non sono pentito della scelta. Qualche dubbio al primo montaggio mi assalì. Un poco partivo prevenuto dalla fama di selle dure e scomode finché non fossero perfettamente rodate, un altro poco la forma particolare col naso abbastanza accentuato non mi rendeva semplice sistemarla nella giusta posizione. Anche l’arretramento, con una sella così lunga, non è stato intuitivo stabilirlo. Come sempre difficoltà soggettive, legato alla mia “formazione” sportiva e la naturale tendenza ad applicare gli stessi parametri in automatico, spesso senza tener conto delle differenze. Finché poi non ci sbatto il muso (e nel caso della sella ho sbattuto altro…) e inizio a ragionarci su, trovando con facilità la soluzione. Non perché sia particolarmente bravo, anzi. E’ solo che la sella è si una sella sportiva ma non nel senso a cui sono abituato, quindi richiede un set-up differente.

Dopo varie uscite di prova e dopo aver fatto piazza pulita delle vecchie abitudini, ho avanzato leggermente la sella e puntato un poco verso il basso la punta.

L’avanzamento per sfruttare meglio la zona di appoggio posteriore, ma sarebbe più giusto dire la parte mediana della sella; l’abbassamento della punta perché la pelle è morbida, cede un poco anche durante l’uso e il naso (sotto cui è alloggiato anche il sistema di tensionatura) resta invece rigido e prominente, esercitando così una certa pressione sul nervo perineale. Dopo qualche ora in sella tutta la zona è pervasa da un insolito torpore, segno che il sangue non ha circolato come deve; arrivando in alcuni casi a una vera e propria assenza di sensibilità, ma non di funzionalità. Non crea danni, ma è poco piacevole. Ma, ripeto, basta puntare la sella di poco verso il basso e il problema scompare.

Una volta trovato il giusto assetto è fin troppo facile godersi la sella. Il contatto con la superfice naturale è sempre piacevole, anche nelle giornate di caldo intenso. Morbida ma non flaccida ha una sua elasticità intrinseca (volendo la si può accentuare allentando la tensione, a discapito però della durata) che ammortizza la marcia e può risultare fastidiosa solo quando si pedala forte con rapporti duri, come per esempio in discesa quando rilanciamo fuori dalle curve. Ma non è questo il suo utilizzo, seppure molti sportivi la montino con gusto.

Gli spostamenti si eseguono con immediatezza, facile avanzare o arretrare a seconda del bisogno del momento; molto più che con la Cambium perché qui non abbiamo attrito sulla superfice.

Ampia la zona posteriore, su cui è naturale cercare appoggio quando decidiamo per un rapporto agile e vogliamo pedalare comodi; meno confortevole la zona anteriore, che è si morbida ma un pelo troppo larga quando invece spingiamo cercando un maggior carico sul movimento centrale.

E fino all’utilizzo del sistema Monolink sulla mia Rose X-lite Team non avvertivo più di tanto la larghezza lì dove la sella inizia a curvare, espandendosi, verso il posteriore. Invece adesso, dopo aver provato il vantaggio della sella ben sfinata garantito dal Monolink, ogni sella mi sembra larga, sento il contatto con l’interno della coscia come prima non avvertivo.

E’ un aspetto particolare, perché se la confronto con altre selle classiche, ossia con telaio tradizionale a doppio binario, non c’è alcuna differenza. Se invece il confronto lo faccio con una sella a binario singolo allora si, la differenza è netta. Quindi alla fine è un aspetto secondario, perché non è corretto paragonare selle con struttura così differente.

Dove montare allora questa sella? Su bici sportive, e se non si bada al peso anche su cavalli di razza dall’impostazione molto racing. Forma e dimensioni richiedono una bici dall’assetto corsaiolo, anche senza estremizzare ma comunque con un buon dislivello sella/manubrio, tale da avere la schiena in ogni caso piegata in avanti. Troppo lunga e sottile per essere comoda su bici a manubrio alto, da guidare a schiena dritta o quasi per capirci.

Niente trekking, Mtb  (quelle rilassate…) o city bike insomma, ma, come per la sorella in gomma C15, bici sportive e turistiche purché queste ultime abbiano un assetto che si avvicini a quello da corsa. Bici su cui passare tante ore a pedalare, perché dolori e indolenzimenti non sono il prezzo da pagare in nome dell’efficacia o della leggerezza. Spesso l’ho usata anche senza fondello e seppure in questo caso non ho mai superato le tre ore di permanenza in sella, non ho avvertito l’esigenza di indossare pantaloni specifici. Credetemi, sono pochissime le selle che te lo permettono.

E poi c’è il fascino, la storia ma soprattutto vedere la sella che si forma (non deforma) con l’uso, il cuoio che cambia tono, ogni uscita una linea più comoda della precedente. La sella ti accompagna, diventa personale che più personale non si può e se cambi bici te la tieni, per montarla sulla nuova arrivata.

Io col passare degli anni peggioro, divento sempre più brontolone; lei col passare degli anni migliora, diventa sempre più dolce e accogliente.

Per molti, e per me, basta questo per sceglierla.

Galleria solita in chiusura.

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COMMENTS

  • parkerken

    Ciao Fabio, ottima recensione come sempre. Hai idea delle differenze tra la B15 e la B17? Si tratta semplicemente della larghezza?
    Grazie
    Gaetano

    • Elessarbicycle

      Ciao Gaetano, sintetizzando le differenze sono due. Misure e cuoio. Le misure e quindi la foggia rendono la b17 preferibile su bici con assetto più dritto, ossia nullo o quasi dislivello col manubrio. Il cuoio è decisamente più rigido e questo impone un rodaggio maggiore. Poi diventa comoda. L’unica cosa che non mi piace è la mancanza della legatura (stile Imperial) per evitare che i lati dello scafo si aprano col tempo. Mia personale opinione, per un bici con assetto alto preferisco la colt. Tra qualche giorno la vedremo sul blog in versione eroica. Ma prima ho due articoli in scaletta già quasi impaginati. Un poco di pazienza. ..

      Fabio

  • caudio

    La B15 in effetti è una delle Brooks più belle. Io ho la B17 con cui mi trovo benissimo da tre anni (più un paio d’anni di rodaggio sulla bici da città). Unica nota discordante nell’orientamento: son riuscito a trovare un buon feeling con la sella leggermente puntata verso l’alto (2-3mm), mentre vedo che per te è il contrario. Con la sella in bolla perfetta avevo sempre la leggera sensazione di “scivolare” leggermente in avanti. Come alternativa ammiro la Rivet “The Pearl” (600gr).

    • Elessarbicycle

      Ciao Claudio (caudio???), la B17 è più corta ma più che la lunghezza rileva la posizione in sella.
      La B15 è per un assetto sportivo, va bene lì dove hai dislivello sella manubrio e la schiena è reclinata in modo abbastanza deciso; anche senza gli estremi di un assetto da bdc, ma comunque sportivo. La zona mediana della sella cede e la punta molto meno, anche a causa del sistema di tensionamento posto proprio lì che irrigidisce il tutto.
      La B17 è preferibile su bici con assetto rialzato, quindi non sorge la necessità di puntare il “naso” leggermente verso il basso; anzi, come ti sei accorto tu stesso, è controproducente. Prova a montare la tua B17 su una bici sportiva e vedrai che incorrerai nello stesso problema della B15; almeno a me è successo, ma era una sella poco fotogenica (troppo usurata e mal tenuta) e non adatta a ricavarne un decente articolo.
      Vedremo in futuro con la Colt, che si colloca tra le due.

      Fabio

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