Bravo, ce l’hai fatta…

La vita sui pedali è tante cose; molte belle, poche spiacevoli, alcune divertenti. O almeno io cerco di coglierne la vis comica.

Libero come sono in questi giorni dai tanti impegni necessari alla vita di questo blog, finalmente sto pedalando per gusto mio. Mi sento un novellino, uno che ha appena scoperto la bici. Ricevo tanti messaggi da chi si è da poco avvicinato al nostro mondo su due ruote e leggo sempre lo stesso grande entusiasmo.

Un entusiasmo che avevo dimenticato e che mi sto godendo. Uscire in bici senza notes al seguito e senza doversi concentrare unicamente su ciò che in quel momento è in prova è, parafrasando una nota pubblicità, qualcosa che non ha prezzo.

Ma la mia vita non è, per fortuna, tutta in questo blog. E anche per sfortuna, perché ci sono tanti altri impegni che reclamano la mia attenzione.

E poi ci sono incombenze che non mi pesano, anzi; una di queste è scorrazzare mia figlia ovunque mi chiede di essere accompagnata. Siamo in estate, ha tutto il diritto di godersela senza la mia ingombrante presenza dopo un anno scolastico carico di impegni. Lei ha fatto il suo dovere e anche più, ha conquistato il diritto di scegliere come passare il suo tempo (ma tanto io controllo uguale…) e quando le serve l’accompagno io.

Così abbiamo questo sistema dei biglietti vicino la macchinetta del caffè. Lei sa che alle cinque del mattino sono già in piedi (sono uno che sa rilassarsi, io…) e mi lascia messaggi nel posto che è certa sarà il primo che vedrò appena sveglio.

E io mi regolo sugli orari e percorsi per le mie uscite mattutine, calibrandole in modo tale da farmi trovare pronto. Eh si, è la mia principessa, per me ha sempre la priorità.

Ok, ma che c’entra tutto questo? Ci arrivo, piano come il mio passo in salita ma ci arrivo.

Salita appunto. Se mi rendo conto che non ho troppo tempo a disposizione adotto la stessa strategia che uso (usavo in realtà) quando durante l’anno riesco a ritagliare un paio d’ore per allenarmi ma è importante possa rientrare rapidamente al campo base: scelgo una salita non troppo distante e me la sparo tre, quattro, cinque o anche sei volte.

Salgo e scendo e se nel frattempo mi arriva una telefonata che mi impone il rientro al lavoro, in meno di mezz’ora sono pronto.

Ieri non mi attendevano impegni di lavoro ma familiari; però mia figlia non aveva indicato un orario perché accompagnassi lei e alcuni suoi amici in spiaggia e così ho selezionato la salita e sono uscito.

Con la London Road che è in assetto fuoristrada in questo momento, perché volevo esplorare un sentiero da poco riaperto secondo la vulgata della stampa locale. E che invece era bellamente transennato: mai fidarsi dei giornalisti…

Non proprio un animale da salita quindi, ma va bene uguale. Tanto lo scopo è riprendermi quel pignone perso e scegliere una bici più pesante è valida strategia per riacquistarlo in tempi brevi.

Per chi bazzica queste zone, la salita scelta è stata quella che porta al Tempio di Giove Anxur a Terracina. Nulla di proibitivo (caldo a parte) però alla quinta volta consecutiva che la scali inizi a sentirla. Soprattutto un breve tratto con una discreta pendenza che se sbagli i calcoli e il rapporto poi ti taglia le gambe per proseguire.

Sole che inizia a fare capolino, unico ciclista in strada in quel momento e inizio la prima salita, agile per sciogliere la gamba. Arrivo in cima, riscendo e reinterpreto la salita ma pedalando più duro. E così per altre tre volte.

Alla sesta e ultima ascensione, con la stanchezza che a questo punto c’è, decido un passo più lento.

E zakkete! Ecco il postino del luogo. Che non è il portalettere ma il ciclista che si apposta dietro la curva e attende che un altro pedalatore inizi a salire per poterlo sopravanzare e fregiarsi dell’ambito titolo di scalatore. Triste, ma vero.

Lo riconosci subito. Anzitutto non è sudato, ed è impossibile con 35 gradi a meno che non stai fermo all’ombra ad attendere. Poi ha sempre una bici da corsa di gran marca, preferibilmente strafighissima. Le ruote o sono top in carbonio o niente. L’abbigliamento è stracolmo di sponsor locali, dal panettiere al ferramenta di quartiere. Una volta ne beccai uno sponsorizzato da una agenzia di pompe funebri: li morté…

Ah, la gamba è perfettamente depilata e adeguatamente oliata, ci mancherebbe.

La domenica è il loro giorno preferito, quando hanno più prede da aggredire. Stavolta è stato un giorno settimanale, avrà avuto una crisi d’astinenza.

E vabbè, mi ha beccato, mi devo portare la croce sul Golgota pure io.

Anzi no, ora calo subito il ritmo, magari ho la fortuna che mi ritiene troppo scarso e preferisce tornare al suo punto di osservazione. Non perché mi freghi più di tanto della sua presenza, però mi sembra uno di quelli che ti si incolla alla ruota senza saperla tenere, spostandosi a destra e sinistra a ogni metro e francamente non mi va di essere buttato giù da un pirla. Ho già dato, grazie.

Purtroppo la mia strategia è perdente, io rallento, lui pure. Rallento di più, lui pure. Mi fermo con la scusa di fare una foto al panorama che manco c’è perché in quel punto ci sono case a sinistra e alberi a destra e lui pure. Eccheppalle!

Non ho scelta, salgo col postino a ruota. So già dove porterà il suo attacco micidiale: sul quel breve muro di cui vi ho detto. Bene, mi dico, lo prendo a velocità al limite dell’equilibrio, mi passa e se ne va felice e io continuo per i fatti miei. In fondo basta poco per far contenti i postini.

E invece niente! Incollato alla ruota, roba che poco ci manca devo mettere il piede a terra per non cadere e lui nisba, non mi passa.

A ‘stò punto mi inizio a infastidire pure io, con questo scemo che mi fa vedere la sua ruota anteriore prima da un lato e poi dall’altro a ogni giro di pedale, costringendomi a voltarmi di continuo per capire dove andare per aggirare i tanti dossi creati dalle radici che corrono sotto il manto stradale, sollevandolo.

Ma soprattutto mi incuriosisco: questo postino è strano, è diverso. Non passa, non si alza sui pedali per andarsene con saluto d’ordinanza come fanno sempre: a quale trofeo ambisce?

Boh, fatti suoi. Io rilancio la mia andatura, mi attesto sul mio passo, lui facesse quello che vuole.

E così si è fatto il resto della salita attaccato alla mia ruota, senza mai passarmi malgrado, era evidente, ne avesse più di me. Bici pesante a parte, io ero alla sesta ascensione consecutiva, sarebbe stato un miracolo non fossi stanco. Anzi, già è un miracolo non essere stramazzato prima.

Si avvicina l’ultimo tornate, ormai restano meno di 80 metri di strada e il postino ancora non fa la sua mossa.

Tornante e sinistra, mi tengo largo per lasciargli strada, vorrà fare lì il suo scatto esplosivo? E invece no, a ruota persino in questa mia traiettoria bislacca.

40 metri allo spiazzo in cima: a postì, e datti na mossa!

E si, a pochi metri da un traguardo che solo lui vede finalmente mi affianca e con tono rassicurante mi fa “Bravo, ce l’hai fatta…”

Nooooooooooooo!!!!!!!!!!!

Non ci posso credere!!!!!!!!!

‘Stò scemo è stato tutto il tempo là dietro per potermi battere una metaforica pacca sulla spalla e sentirsi superiore?

E qui, vi confesso, stavo cadendo dalla bici. Appena le sinapsi si sono attivate e hanno informato i miei due neuroni dello scopo di tutta la pantomima mi sono fermato di botto e iniziato a ridere che m’avranno sentito fino al Circeo…

Sono stato buoni dieci minuti a cavallo dell’orizzontale senza riuscire a smettere, poco ci mancava mi venissero le convulsioni…

Eh si, la vita sui pedali è fatta di tanti momenti belli, pochi brutti, spesso divertenti: a volte anche ridicoli.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Michael

    ROFL. Made my day Fabio, grazie!

  • Guybrush Threepwood

    Passo del Gavia. Più o meno a metà percorso mi imbatto in un ciclista in sella a MTB front elettroassistita. Lo supero e scambiando due parole mi confessa di essere in dubbio che la batteria duri sino al superamento del passo e relativa discesa sul fronte opposto. Mi congendo e lo stacco procedendo a velocità quasi doppia.
    Data la mia abitudine a scattare foto lungo le salite (almeno quelle più spettacolari e che frequento raramente) ci riprendiamo e ti sorpassiamo diverse volte. Gli ultimissimi km spianano e mi allontano parecchio .Arrivato in cima, comunque mi raggiunge dopo pochi minuti e senza nemmeno un poco di fiatone, afferma: “Caspita vai veloce! Bhe certo che pero con una bici da corsa e tutta un altra vosa!”
    Azz… questo sale col motore, ci impiega appena qualche minuto più di me (ma solo perché temeva di scaricare troppo le batterie) e mi dice pure che sono avvantaggiato?
    Fingo il nulla e rispondo: “Bhe sì, questa poi è davvero leggerissima e fatta per la salita. Sono avvantaggiato!”

    Daniele

    • Paolo Mori

      Io non c’ero e non so come te l’ha detto… ma a me sembra un complimento 🙂
      Vero che aveva il motore elettrico, ma in salita, soprattutto se devi risparmiare batteria, il peso di quei cancelli si sente, eccome. Aggiungi le gomme da mtb e a quel punto la fatica rispetto ad una bici normale non è tanto differente, magari guadagni qualche km/h di media (rispetto ad una mtb normale).
      Da come è riportato, ho il sospetto che il paragone nella sua testa fosse questo, o meglio, il confronto tra una salita in mtb normale (senza motore) e una con bici da corsa, non fra ciclisti. Oppure può ben essere che l’altitudine faccia brutti scherzi 😀

      • Guybrush Threepwood

        Paolo, infatti era un complimento subito dopo ridimensionato dal constatare che però salivo in bdc e non in MTB. La sua però era elettrica

  • Giovanni

    Primissime uscite in bicicletta e Fabio viveva tranquillo ignaro della mia esistenza. Allora ero in sella ad una vecchia signora in acciaio con manettini, 52/42 avanti e Regina 6v 13-23 dietro. Percorrevo il lungo mare sereno e tranquillo godendomi il sole e la brezza marina, da dietro sento, fischi ed urla, del tipo pastore che richiama le greggi, Mi passa un gruppo di 5 “firmati top gamma”. Io da neofita mi ero già spostato sulla destra per lasciare spazio però il “Togliti!!!” che mi sono sentito dire era un pò di troppo e siccome la differenza in bicicletta da che mondo e mondo la fanno le gambe, e credo sia questo un dogma,mi sono alzato sui pedali dando tutto me stesso e rimontando i Top five :-). Il Leader si volta distrattamente in dietro riguarda avanti e poi si rigira di scatto incredulo, una volta affiancato gli dico ” Buongiorno anche a lei”. Dovevate vedere che faccia aveva, credo che in quel momento fossi simile ad un’apparizione sacra. Credo che la buona educazione non vada mai messa da parte così come dovremmo ricordare che c’è sempre “nel vecchio west qualcuno più veloce di noi”..:-)

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