Bici su misura: punto di partenza o di arrivo?

Tempo di lettura: 5 minuti

Arriva l’autunno, cadono le foglie e ai ciclisti viene la fregola della bici nuova. Complici le novità presentate nelle maggiori kermesse estive e il clima che volge al brutto obbligando i pedalatori a restare a casa, eccoli tutti intenti a sfogliare cataloghi.

Poi magari la creatura vedrà la luce in primavera o agli inizi dell’estate, trasformando il nostro ciclista in puerpera; ma è adesso che sogna la bici che sarà.

E la posta del cuore è inondata di vostri messaggi. Richieste di consigli, modelli a confronto, esigenze tra le più varie, budget di spesa con cui fare i conti. Molto difficile, faccio quel che posso. Ma sapete che con oltre duemila marchi di bici, ognuna con corposo catalogo, è complicato stabilire la bici giusta con buon grado di certezza.

Aggiungiamo che non è mio costume affermare solo sulla carta: se una bici l’ho provata, usata, guidata allora mi esprimo con cognizione di causa. Ma se l’ho vista solo in fotografia al massimo posso dire se vale potenzialmente i soldi chiesti oppure già da catalogo è talmente mal montata che è meglio investire i propri risparmi altrove.

Leggo la vostra delusione quando vi rispondo così e mi dispiace; come leggo la vostra delusione quando mi sottoponete quesiti su bici usate e, anche in questo caso, non posso fornirvi un aiuto concreto perché un usato o lo vedi dal vivo (o almeno ne conosci la storia e/o il proprietario) oppure sapere se sarà un affare o un colossale bagno è impossibile.

Questo blog ha poche linee guida ma queste poche sono assai rigorose; mai parlare per sentito dire come avviene in tanti forum: ogni parola deve essere frutto dell’esperienza diretta.

E’ vero che così limito gli argomenti, per esempio non pubblico mai le news che mi arrivano quotidianamente dai tanti uffici stampa e comunicazione perché non tocco con mano; non ha senso riportare ciò che è scritto da altri, sicuramente in buona fede ma comunque parti in causa e che potete trovare facilmente tra le migliaia di siti che a vario titolo (o senza…) si occupano del nostro mondo a pedali.

Chi arriva qui trova risposte, si pone domande, ricava poche certezze.

E una di queste è che si, il telaio su misura ha senso, è una validissima opzione. Nei casi giusti però.

Escludiamo l’ipotesi puramente scolastica di un budget infinito. Oibò, è probabile che chi ha lo stipendio di un calciatore effettivamente può non porsi limiti. Però è ugualmente probabile non sia tra i miei lettori: tra festicciole e serate in compagnia di leggiadre fanciulle dubito troverebbe il tempo di venir qui. E se lo facesse avrebbe qualche problema…

Per noi persone normali ha senso investire cifre importanti per un telaio sartoriale? Importanti fino a un certo punto, ci sono telai di serie che costano più di un buon artigianale.

Comunque, poniamo che il denaro in cassa c’è e siamo indecisi: industriale o artigianale?

La risposta è facile e difficile al tempo stesso: sono valide scelte entrambe, ognuna per le sue ragioni.

Una volta materiali, geometrie, soluzioni tecniche erano poche e sempre le stesse.

Le bici da corsa solo in acciaio, solo a congiunzioni, solo con misure quadre, solo con gli stessi angoli. Minime variazioni e, soprattutto, la necessità di differenziarsi nei dettagli. Così nacquero gli accessori e i componenti pantografati, le colorazioni speciali, le congiunzioni elaborate. Ma le bici quelle erano una volta messe su strada, andavano tutte praticamente uguale.

Poi sono arrivati l’alluminio prima e le fibre composite poi. E’ aumentata la scelta, si è persa molta bellezza, si è guadagnata efficacia. E anche se a guardare i listini viene da pensare il contrario, i prezzi sono scesi.

Perché ormai con poco più di mille euro hai una onestissima bici da corsa; con duemila accedi a modelli performanti, con quattromila pedali su bici top. Puoi raddoppiare o triplicare il budget e toglierti lo sfizio del modello esoterico, è vero; ma non avrai guadagnato chissà cosa, se non il gusto del tutto legittimo di possedere la bici dei tuoi sogni.

Chi vuole una bici da corsa leggera e performante e ha un limite di spesa farà benissimo a scegliere un modello di produzione.

Sia perché una bici completa costa meno che assemblarsela (noi i componenti li paghiamo più dei prezzi Oem praticati ai costruttori) e sia perché grazie alle fibre composite è impossibile non trovare la bici che fa per noi.

Telai rigidi o più comodi, aggressivi o per lunghe ore in sella, passaggi gomme con ampia scelta, carri compatti o allungati, insomma davvero ne abbiamo per tutti i gusti.

Il contraltare, salendo di gamma, è l’estrema specializzazione. Che è un vantaggio se si hanno le idee chiare, un poco meno se le idee sono confuse.

Resta però il fatto che il ciclista che vuole una bici da corsa pura troverà sempre ottima soluzione in un prodotto industriale.

Le cose cambiano se il nostro ciclista la sua sportiva la vuole in nobile acciaio: l’artigianale diventa valida opzione, più che altro perché al momento la scelta è limitata. Meno di una decina di modelli, tutti di altissimo pregio e costi di conseguenza. Qualcosa si sta muovendo anche qui in realtà, ma non è fenomeno (ri)esploso.

Le cose cambiano ancor più, anzi si ribaltano, se il nostro ciclista vuole una bici poliedrica: sportiva ma comoda, performante ma capace di portare bagaglio, a suo agio su asfalto e fuori e così via.

E ciclisti così ce ne sono tanti. Infatti le aziende lo hanno capito e stanno infarcendo i cataloghi di bici double face. Chi le chiama gravel, chi Marathon, chi sport touring, chi non le chiama per niente. Accumunate da geometrie più comode, angoli più aperti, passaggio gomme ampio, forcelle irrobustite. Molte con telai misti alluminio/carbonio, poche al momento interamente in fibra composita, tanta scelta per l’acciaio.

Lo spazio per un telaio artigianale si riduce. Fino a quattro o cinque anni fa sarebbe stata scelta obbligata, ora opzioni valide ce ne sono e in futuro, ne sono certo, le scelte aumenteranno. E con essa, paradossalmente, la specializzazione: e ancora una volta ci avviteremo su noi stessi.

Oppure sceglieremo il telaio su misura. Che è qualcosa che va ben oltre le semplici quote.

E’ qui infatti il primo equivoco: un telaio su misura non significa solo un telaio perfetto per le nostre quote antropometriche. Fosse tutto qui, con l’ampia scelta attuale non avrebbe senso affrontare la spesa. A parte la gamma economica e nemmeno tutta, la varietà di taglie e misure è talmente ampia che chiunque troverà il corretto assetto di guida. Insomma, a meno di misure antropometriche particolari, la bici della giusta taglia c’è sempre.

Il secondo è pensare al telaio su misura solo ed esclusivamente in lega: alluminio o acciaio (ché è anch’esso una lega) tagliando fuori le fibre composite. Invece no, perché esistono anche i telai su misura in fibra. E costano meno di quanto si pensi. Sempre tanto è vero, ma una ricerca tra i (pochi) costruttori potrebbe rivelarvi qualche sorpresa.

Eliminati questi equivoci appare chiaro perché un telaio artigianale ha ancora la sua ragione di esistere; perché è in certi casi la migliore soluzione possibile fino a diventare l’unica per molti ciclisti: un telaio artigianale permette di conciliare esigenze spesso inconciliabili.

Sia chiaro, sarà in ogni caso un compromesso: ma un compromesso verso l’alto.

Con pochi limiti. Possiamo creare una bici sportiva capace di affrontare lunghe trasferte; una bici da portare per boschi e sentieri e per allenarci su strada; una bici che monterà freni, ruote, accessori e quant’altro vogliamo solo ed esclusivamente secondo i nostri desideri.

Una bici che ci calzerà come un guanto: ma soprattutto una bici che sarà la summa del nostro modo di vivere pedalando.

Perché non sarà una bici che dovrà cercare di accontentare una vasta platea, o almeno scontentarne il meno possibile. No, sarà la bici che dovrà far felici noi e basta.

Un prodotto di serie per sua stessa natura deve rivolgersi all’ampio mercato. E se la specializzazione estrema ha finito con creare una infinità di nicchie e in ognuna il ciclista troverà la sua sportiva ideale, altrettanto non può dirsi per chi ama un ciclismo a più ampio respiro.

Però, come detto, le aziende hanno compreso la grande voglia dei ciclisti di uscire dal circoscritto recinto in cui sono stati chiusi per anni. E non commettiamo il solito errore di guardare solo al nostro piccolo orticello: c’è un mondo lì fuori che è tanto più avanti di noi. Nazioni che snobbiamo perché qualche solone le ha definite ciclisticamente arretrate mostrano una vivacità che i leoni da tastiera nemmeno immaginano.

Siamo stati per decenni la patria dei telaisti artigiani. Da poco ci ha lasciato uno dei grandi maestri; eppure erano anni che aveva deciso di non rivolgersi più al mercato italiano, troppo provinciale e culturalmente limitato.

Ma, per fortuna, la rete non è specchio fedele della realtà; malgrado di ciò si illuda la nostra mediocre classe dirigente.

Inizia a prendere corpo una maggioranza silenziosa di ciclisti che delle guerre di religione non sanno che farsene; di ciclisti che non si lasciano sfuggire nessuna occasione per balzare in sella; di ciclisti che amano pedalare: di ciclisti, appunto.

E a loro sempre consiglio un telaio artigianale. Che significa andare oltre, fino a creare la propria bici. La propria bici perfetta, mi autocito.

Però (quasi) mai lo consiglio come punto di partenza: ma di arrivo.

Proprio perché non è solo la costruzione di un telaio che rispetti al centesimo le nostre quote antropometriche ma la creazione di una bicicletta intera, capace di esprimere il nostro amore per questo strumento di felicità e nel quale rispecchiare la nostra passione, allora potremo arrivare a lei solo quando saremo pronti.

Quando avremo raccolto sufficiente esperienza, quando le nostre idee saranno se non chiare almeno formate, le nostre esigenze delineate.

Vero, nulla impedisce di iniziare da un telaio su misura. I bravi artigiani non si limitano a saldare tubi, sanno tradurre in realtà ciò che spesso fatichiamo ad esprimere. A volte sanno guardare oltre, anticipando ciò che ancora non sappiamo di noi stessi. Una sapienza che sta scomparendo.

Io però preferisco che il ciclista ci arrivi da solo. Lasciandosi aiutare ma non guidare, facendosi consigliare ma non imporre. Col tempo ognuno troverà la propria strada, sempre.

E la percorrerà felice insieme alla sua compagna. Sua e basta.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Eugenio

    Ecco qua, come il cacio sui maccheroni, proprio la scimmia che mi salta in testa da qualche settimana… facciamo che per distrarmi mi metto a preparare il riepilogo dei lavori e modifiche fatte alla Trek e te lo mando. Proprio il fatto di aver trovato la fine delle migliorie sulla tuttofare che ritengo oramai essere in assetto definitivo mi ha messo in testa il “su misura”! A presto.

  • Ciao Fabio,
    questi sono gli articoli che mi piacciono di più, senza nulla togliere alle recensioni che pure uso come guida predominante quando ho dei dubbi senza possibilità di provare con mano.
    Volevo solo aggiungere che chiedere ai telaisti un preventivo può portare a gradite sorprese… Un Maestro toscano mi ha indicato per un telaio completamente in acciaio (di fascia media) monocolore una cifra intorno ai 500€. Prendendo il miglior acciaio disponibile si va intorno ai 1.000. Se si vuole l’inox 2.000.
    Cifre indicative, certo, e comunque cifre che non tutti vogliono o possono spendere (poi c’è il resto del materiale), ma quando guardo le foto della bici che presi per mio figlio e la cura nella rifinitura delle saldature giuro che sembra di osservare un monoscocca in carbonio – ed è inteso come complimento. Per non parlare poi dei fregi… Un’opera d’arte, e si sta parlando di una bici che era stata presa da una piccola squadra per i bambini, quindi presumo non esattamente un top di gamma.
    Ho già detto più volte che la mia prossima bici sarà costruita intorno ad un suo telaio, sto solo aspettando di decidere come assemblarla, e niente vieta di partire utilizzando componenti più umili per poi crescere, ma il telaio resta quello…
    E tutto sommato io ho misure abbastanza standard a parte le braccia un filo corte, quindi il prodotto industriale per me è solitamente perfetto.
    Scusate per lo sproloquio 🙂
    Ciao
    Samuele

    • Elessarbicycle

      Ciao Samuele, confesso che anche a me piace scriverli. Senza entrare in inutili tecnicismi (inutili in questo contesto, le indicazioni arriveranno), limitandomi a offrire uno spunto di riflessione. Qualcuno sicuramente leggerà con troppa fretta, come sempre, fraintendendo la differenza tra una bici adatta alle proprie esigenze e una bici su misura ma è rischio calcolato.
      Questo blog dal dominio improbabile nacque per amore di una bici e di lei porta il nome. Una vera bici su misura, la seconda forse più della prima, che ricordo mi è stata rubata e dove scelsi una estetica più minimale per non suscitare malevoli tentazioni. Con scarso successo, evidentemente, quindi tanto valeva farmela come l’avevo sempre pensata.
      Telaio si, ma quando parliamo o almeno quando io parlo, di bici su misura intendo proprio tutta la bici. Dove ogni componente, accessorio, dettaglio è strettamente personale.
      Alla fine si spende è vero; però meno di quanto si creda. E non sempre conviene partire da un assemblaggio più economico a meno che non si abbia già in casa; perché poi, a conti fatti, si spende tanto in più.

      Fabio

  • Giovanni

    Io sono stato uno di quelli che: “Fabio che ne pensi di questo usato?'”, “Fabio che ne pensi di questa marca?”. ero diventato un tormento ed alla fine ho acquistato la bicicletta sbagliata, vi spiego perchè sperando di essere d’aiuto. Ero all’inizio del mio percorso ciclistico ignaro di tantissime cose, pedalavo su una vecchia bicicletta anni 70 sognando di aver altro. Mi imbatto nel blog di Fabio e da li inizia la mia “formazione” se mi passate il termine. Fabio però giustamente ci dà delle indicazioni ed a distanza non può e non poteva consigliarmi su una bicicleta che non vedeva o su modelli che non aveva provato.
    In effetti ci rimanevo male di alcune sue risposte politicamente corrette ma ora ne capisco il senso.
    Parliamoci però fuori dai denti. Mio personale consiglio basato sull’esperienza, se siete all’inzio lascerei stare l’acquisto di una bicicletta usata, ci sono troppe cose a cui prestare attenzione. Meglio a mio avviso indirizzarsi sul nuovo. Ora chi come me abita in piccoli paesi, sopratutto nel sud Italia, non ha certo molto da scegliere. Nei negozi nella mia zona, dove per zona si intende un raggio di 100 km, possiamo trovare circa una diecina di marchi. Ovviamente della diecina di marchi ci saranno solo alcuni modelli. Modelli che vengono costruiti su 4 taglie S M L XL, a seconda delle misure atropometriche, con spesso la brutta condizione di trovarsi a cavallo fra due taglie. Primo consiglio basato sulla prima fregatura. Se nel negozio il titolare vi guarda ed ad occhio vi dice “questa è la bicicletta giusta per voi”, lasciate perdere, allo stesso modo se si limita a misurarvi il cavallo.
    Se invece vi fà pedalare, vi osserva con attenzione e poi vi consiglia o se meglio ancora dispone di quello che sembra un simulacro di bicicletta, anche “rustico”, su cui vi fà pedalare, esegue delle regolazioni e poi vi indica un certo modello allora magari siete nel posto giusto o almeno in una situazione ottimale.
    Tutti i marchi hanno delle ottime biciclette con cui iniziare e con un budget di solito che parte dai 650 -700 Euro. Io dopo la scottatura presa all’inzio ho scelto di farmi costruire la bicicletta su misura avendo in zona tale possibilità. La spesa alla fine è stata attorno ai 2000 euro. Scelta che però ho fatto dopo aver cercato di recuperare tutto il mio “gap” di ignoranza ciclistica perchè, quell’incauto acquisto iniziale mi brucia ancora.
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      E, aggiungo, sei anche quello che ha scelto la strada della bici sportiva in acciaio artigianale (si Eugenio, la Carlà è sua) e nel tuo caso è stata saggia mossa. Un poco meno, credo te lo dissi, la bici da crono.
      Politicamente corretto io? Non so. Più che altro preferisco parlare di ciò che conosco. Mi sarebbe facile scrivere di tutto, passando per un sapientone e accrescendo il traffico sul blog. Ma non sarei più me stesso né questo blog quello che è. Una nicchia, sicuramente, perché i miei numeri sono lontani da altri che scrivono di ogni cosa, che fanno il giro dell’isolato e lo spacciano come test o pubblicano la cartella stampa come fosse propria. Quest’ultima è legittima, ci mancherebbe. Mica si penetra nottetempo nelle aziende per carpirne le novità, è ovvio che ciò che leggete è stato inviato dalle aziende stesse. Che mi rimproverano, a volte, il fatto invece io mai dia seguito ai loro comunicati.
      Ma non è questo l’oggetto dell’articolo, lo sto raccontando perché tirato in ballo e so perfettamente tutte le volte in cui ci siete rimasti male anche se non me lo dite.
      Però rifletteteci un momento: meglio una risposta fasulla o una leale indicazione di massima che vi fornisce, comunque, gli strumenti per poter valutare in prima persona?

      Fabio

  • @Giovanni: sei il Giovanni della Carlà da corsa?

  • Giovanni

    Si Eugenio, sono io. Fabio, il mio politicamente corretto, l’ho usato di proposito per indicare l’assoluta mancanza a condizionamenti esterni che ho sempre trovato in ogni tua affermazione che ho trovato sempre basata su esperienza diretta e sottile intelligenza. Il tuo giudizio l’ho sentito sempre imparziale e sono certo che, se pur di nicchia, come dici tu, le lusinghe a scrivere “bene di” non credo siano mai mancate. Le tue risposte se pur, come detto, alle volte ci lasciano spiazzati, hanno il grande vantaggio di spronarci a cercare la giusta direzione. Ammiro il tuo metodo didattico, ma questo lo sai. Tornado all’argomento centrale consiglierei di partire da un buon mezzo nuovo, fare esperienza, ed approfondire tanto leggendo libri, manuali tecnici, guardando le gare (sopratutto il commento è del grande Magrini) montando e smontando la propria bicicletta. Nel ciclismo non si finisce mai di imparare

  • Giovanni

    P.S. La Wilier Tricrono per bella è bella ma avevi ed hai ragione è stato un errore per altro di difficile soluzione. Vedi che succede a non ascoltarti intestardendosi 🙂 Finisce che te la regalo 🙂

  • Giovanni

    Sicuro..è una bella 54…secondo me ti va a pennello 🙂

  • Giovanni

    Uno di questi giorni ti toccherà aprire un bel pacchetto: -) almeno non dovrai farci una recensione

  • Fabio a me è rimasta un pò la voglia della Pass Hunter della VO

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