Avid BB7, la manutenzione della pinza

Dopo un primo articolo in cui abbiamo visto come operare l’ordinaria manutenzione adesso tocca a quella che possiamo definire straordinaria manutenzione: lo smontaggio della pinza.

A che serve smontare la pinza completamente? Secondo alcuni a ben poco, secondo altri, e in questi altri è compresa anche Avid che il freno lo produce, è utile avere tutti i meccanismi sempre puliti e ben lubrificati. Non dobbiamo dimenticare che gli Avid BB7 sono freni a comando meccanico, quindi abbiamo una quantità di parti più o meno piccole in movimento, cuscinetti, filettature, molle e così via. E dove ci sono parti in movimento, soggette a usura ed esposte allo sporco io per principio eseguo la manutenzione.

Quella che vedremo è la procedura suggerita anche da Avid ed è valida per tutta la famiglia BB7; anche se a essere sezionata sarà una pinza Road, ossia quella per comandi stradali, i componenti interni sono uguali per principio di funzionamento con la serie Mtb e Mtn. Ovviamente variano molla e tiraggio per poter funzionare con leve freno da fuoristrada.

Non è una operazione difficile in sé, richiede come spesso avviene solo seguire passo passo una “cronologia” di intervento; perché non è procedura intuitiva e perché se prima non agiamo su un pezzo non possiamo smontarne un altro. Non richiede nemmeno una attrezzatura particolare, anche se per un passaggio avere uno strumento specifico è meglio; e daremo per scontato che tutte le definizioni e le operazioni precedenti (smontaggio pinza dal telaio, rimozione pastiglie ecc) siano già conosciute, altrimenti ci ritroveremo a replicare buona parte dell’articolo precedente.

Prima di iniziare due righe sulla pubblicità, con cui sto ancora cercando di familiarizzare. In questo, come nel precedente articolo, ho deciso per una diversa impostazione. Nel testo i link in blu rimandano, lo sapete già, alla pagina del prodotto citato; stavolta ho cambiato e i link nel testo non rimandano solo a quello specifico attrezzo o componente bensì al risultato di ricerca di quell’attrezzo o componente per parola chiave. In fondo al testo invece troveremo sempre i link diretti a uno specifico prodotto.

Possiamo partire e per farlo dobbiamo aver smontato la pinza dal telaio e rimosso le pastiglie.

La prima operazione è sfilare via il registro esterno: un piccolo giravite e faremo leva sollevandolo lungo tutta la circonferenza.

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Pomello in plastica rimosso.

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Sotto il pomello troveremo una corona, sfiliamo anche lei.

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In questo modo avremo accesso al dado di fermo della camma, da svitare con una poligonale da 11.

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Poiché come sappiamo si svita in senso antiorario è necessario esercitare una decisa pressione sulla camma, che altrimenti ruoterebbe mentre proviamo a svitare, danneggiando la molla interna. Le frecce indicano il verso in cui applicare la forza con la mano.

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Prendiamo la poligonale da 11 e svitiamo il dado.

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Rimosso il dado una altra rondella, dalla forma concava; sfiliamo anche lei, a mano. Fondamentale in fase di rimontaggio rispettare il verso.

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Aver sfilato dado e rondella concava ci consente di liberare la camma.

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Rimuoviamo la molla, inutile liberarla dalla guarnizione in gomma; anzi, meglio lasciarla in sede, ci servirà da riferimento per il verso giusto in fase di rimontaggio. E’ buona norma con tutte le parti in gomma dargli una periodica spruzzata con del silicone spray; mantiene elasticità ed evita crepe.

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E sfiliamo infine anche il sottile dado che troveremo tolta la molla.

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Questi tutti i pezzi che abbiamo rimosso; conserviamoli a parte tranne la camma che prima di essere riposta potrebbe aver bisogno di un piccolo intervento.

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Come è possibile vedere nella parte posteriore troviamo una piccola vite di registro: la sua funzione è assicurare il precarico della molla di apertura della camma, il suo rilascio per capirci. Il principio è lo stesso delle viti di regolazione delle molle dei V-brake e dei cantilever.

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Con una chiave a brugola da 2mm svitiamola.

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Diamo un velo di grasso al teflon e rimontiamola.

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Perché farlo? Perché è in una zona esposta ad acqua e sporco che arrivano dalla strada; perché come tutti le brugole di regolazione è piccola e con un ingaggio per l’attrezzo molto ridotto (2mm credetemi è poco, non immaginate quanto Tektro faccia la differenza usando quelle da 2,5mm) e se si ossida o blocca potrebbe essere davvero difficile farla funzionare, perdendo così la possibilità di registrare il precarico della molla.

Mettiamo da parte la camma con la sua vite di registro lubrificata e protetta e torniamo a dedicarci alla pinza. Aver rimosso la camma significa aver liberato il pistone mobile, che però non potrà ancora abbondonare la sua sede visto che non è possibile sfilarla dal lato esterno e lungo il percorso naturale incontra il blocco rappresentato dall’altro pistone, quello fisso.

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Il passo successivo è dividere la pinza nelle sue due metà, agendo sulle viti a brugola che la tengono unita; serve una chiave da 5mm.

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Mi fermo un momento e anticipo una possibile obiezione: non era più semplice aprire in due la pinza prima di rimuovere la camma? No, perché avere la pinza ancora assemblata nelle due sue metà consente di lavorare molto più agevolmente sul dado da 11 che abbiamo visto sopra, la pinza non scappa dalle mani e non c’è rischio di farsi male. Dovendo scegliere la sequenza, tanto prima o poi la pinza la devo aprire, preferisco una procedura che limiti al massimo ogni rischio. La molla della camma ha una bella forza, sembra una sciocchezza ma posso assicurarvi che se piazzate il dito in mezzo fa male, molto male…

Mentre svitiamo prestiamo attenzione a che il pistoncino mobile, ormai libero dalla camma, si sfili eccessivamente. Come si nota nell’immagine in basso, in cui l’ho spostato apposta, all’interno ci sono tre piccole sfere che potrebbero scappare via. Per buona abitudine è sempre preferibile operare con una bacinella magnetica sotto. Se scappa il cuscinetto vi finisce dentro e la sempre benedetta calamita gli impedirà di nascondersi negli anfratti più reconditi della microfficina…

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Le brugole che tengono insieme le due parti della pinza hanno lunghezza differente; chi ha poca momoria meglio se si annota il verso o scatta una foto. Memoria difettosa come la mia a parte, quando smontiamo qualcosa per la prima volta appuntare la sequenza è sempre utile. Adesso poi che qualunque telefono ha la fotocamera scattare una immagine è un attimo.

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Pinza aperta: posiamo la parte esterna, quella col pistone mobile, dedicando sempre massima attenzione a non perdere i cuscinetti e dedichiamoci al lato dove è presente il pistone fisso. Che fisso non è, lo chiamiamo così solo perché non è comandato dal cavo. Semplificando è una larga vita, da svitare con una chiave Torx T25.

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Rimossa dalla sede estraiamo anche la rotella in plastica, verrà via subito senza forzare, se già non si è sfilata mentre svitiamo con la Torx.

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E’ come detto null’altro che una grossa vite la cui funzione è avvicinare o allontanare la pastiglia dal disco. E in quanto vite è filettata, quindi che facciamo? Bravi, la puliamo e la ingrassiamo.

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Anche se è abbastanza protetta (e in queste immagini la vedete intonsa perché ho pulito tutto prima di fotografare, poi rimontato e smontato per scattare la sequenza…) col tempo potrebbe comunque ossidarsi. Nulla di pregiudizievole, è grossa e il fatto di avere una ingaggio robusto per l’attrezzo la rende sempre facilmente gestibile. Però con un velo di grasso al teflon sarà in forma perfetta per molto più tempo.

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Reinseriamola nuovamente nel corpo pinza avvitandola completamente; sia per assicurarci che la filettatura scorra bene che per far disporre il grasso, rimuovendo poi quello in eccesso eventualmente fuoriuscito.

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A registro tutto avvitato (più facile e immediato) con una leggera pressione ricollochiamo la ruota in plastica e mettiamo da parte il tutto perché adesso toccherà all’altra sezione della pinza.

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Quella più importante, il grosso del lavoro lo fanno i meccanismi al suo interno, a iniziare dai piccoli cuscinetti intravisti prima.

Con l’accortezza di una bacinella magnetica sotto (in mancanza un panno non teso, più “avvallamenti” ci sono più facile il cuscinetto si fermi) sfiliamo il pistoncino ma non prima di aver sfilato e messo da parte il fermo superiore delle pastiglie.

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E’ possibile che i cuscinetti siano rimasti nella loro sede scavata sul pistoncino o in quella ricavata all’interno della pinza. Dove che siano rimasti, prendiamoli con una pinzetta e riponiamoli nella nostra bacinella magnetica o un qualunque contenitore.

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In dettaglio il pistoncino con i cuscinetti in sede e l’interno della pinza con gli incavi dove questi stessi cuscinetti lavorano.

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Anche se a prima vista non sembra, il pistoncino è smontabile.

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E’ composto di tre parti, vediamo come separarle. Ci serve una pinza a becchi dritti e sottili o, meglio, l’attrezzo per rimuovere le valvole delle camere d’aria o delle forcelle; non però quello tradizionale ma quello tipo giravite. Che mi sarebbe piaciuto mostrare ma è una delle tante piccole e grandi cose che nel tempo sono state trafugate dalla microfficina e che non ho ancora rimpiazzato.

Con la nostra pinza o l’attrezzo per rimuovere le valvole agiamo sulla piccola bandella che svetta dal pistoncino e che altro non è che la vite di regolazione della distanza del pistone esterno, quella che, a pinza montata, facciamo lavorare con il pomellino rosso. Dobbiamo avvitare e non svitare, in questo modo uscirà dal davanti. E come si può notare nelle immagini in basso, spingerà in fuori anche il pistoncino vero e proprio.

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Insistendo ancora il pistoncino uscirà completamente dal suo alloggiamento, sganciandosi dalla vite di regolazione.

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Usando sempre la nostra pinzetta come giravite rimuoviamo completamente la vite interna.

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Ed ecco che abbiamo i tre elementi che compongono il pistoncino esterno tra loro separati.

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Ispezione visiva per valutare se ci sono danni, una buona pulizia e dedichiamoci all’ultima parte rimasta, la metà esterna della pinza. Che, lo abbiamo visto sopra, reca al suo interno le lavorazioni per i cuscinetti oltre ad essere la sede del pistone. Puliamo con cura, alcool o uno sgrassante domestico non troppo aggressivo per non opacizzare le zone a contatto. E in ogni caso nulla lasci residui oleosi.

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Una punta di grasso al teflon nelle sedi dei cuscinetti.

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Inseriamo i cuscinetti puliti o nuovi se li avessimo trovati usurati e copriamo con un ulteriore velo di grasso, sfruttando la sua naturale adesività per tenerli in sede.

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Prendiamo i tre elementi che compongono il pistoncino che abbiamo appena smontato e anche qui dopo la pulizia provvediamo a ingrassare sia la filettatura della vite che la zona interna in cui la vite alloggerà e riavvitiamola.

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Ora il pistoncino vero e proprio e ingrassiamo il cuscinetto posto in cima e la sede in cui dovremo ricollocarlo.

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Infiliamo il pistoncino, assicurandoci di non aver perso il piccolissimo anello di tenuta.

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Il montaggio è a pressione, quindi pistoncino ben dritto in posizione e con due dita spingiamo forte.

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Un velo di grasso al teflon sulle pareti interne del corpo pinza che hanno già i cuscinetti in sede, un velo sulla circonferenza del pistoncino (in foto non c’è ma l’ho dovuto rimuovere perché per motivi a me ignoti col grasso la macchina non metteva a fuoco…) e reinseriamo il pistoncino.

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Basta ruotarlo leggermente e troverà la sua naturale collocazione coi i cuscinetti chiusi nei rispettivi incavi ricavati nel corpo pinza e nel pistoncino. Se dovesse fuoriuscire grasso in eccesso dobbiamo pulire.

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Con questa prima operazione abbiamo dato inizio al riassemblaggio della pinza, con tutti i componenti puliti e lubrificati.

Inseriamo il sottile dado.

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Poi la molla, prestando attenzione alla giusta estremità (indicata dalla freccia) da inserire nel foro di fermo presente sul corpo della pinza; se abbiamo lasciato in sede l’anello in gomma sarà subito individuabile.

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Inseriamo la camma, avendo cura che l’altra estremità della molla sia in sede, ossia lo spazio ricavato dove abbiamo visto il registro (la vite a brugola) prima. Impossibile fotografarlo, è coperto.

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Premiamo con decisione per vincere la forza della molla e inseriamo la rondella a tazza (quella concava), anche in questo caso dovremo fare attenzione al verso giusto di montaggio che è ben visibile in foto.

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Adesso il dado da 11 che, come vedete, non è un dado completo, non ha cioè profilo esagonale lungo tutta il perimetro; la parte cilindrica è quella che dovrà toccare la rondella concava appena inserita.

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Stringiamo il tutto per rimontare la camma. Se abbiamo una chiave dinamometrica regoliamola a 6 Nm per stringere il dado da 11. Se non l’abbiamo stringiamo piano assicurandoci di continuo che la camma sia libera di muoversi. Se infatti stringiamo troppo finiremmo col comprimere in modo eccessivo la molla pregiudicando il movimento. In pratica si blocca. Se non abbiamo la dinamometrica (ed è male, una officina, anche se domestica, dovrebbe sempre dotarsene…) noi stringiamo fino ad avvertire che appunto si blocca, non scorre più fluida. Arrivati a questo momento dobbiamo solo svitare un poco per riacquistare scorrevolezza e la ragionevole certezza di aver stretto in modo sufficiente affinché non si allenti.

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Rimontiamo la piccola corona e poi il pomello, anche qui basta una leggera pressione.

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Adesso prendiamo l’elemento di fermo superiore delle pastiglie e poniamolo in sede.

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Uniamo le due metà della pinza, sempre con la solita attenzione da dedicare in questo caso a evitare che il fermo si sposti.

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Inseriamo le brugole, magari dopo avergli dato un velo di grasso e chiudiamo la pinza. Se abbiamo una dinamometrica usiamola, è meglio. Il valore corretto è 9 Nm, Avid suggerisce di arrivare fino a 10 ma io mi tengo sempre una virgola sotto per evitare rischi alle filettature ricavate nel corpo pinza che è alluminio. Sempre Avid suggerisce un frenafiletti medio, ma come sapete io non lo uso quasi mai. E mai ho avuto problemi.

Ora non resta che reinserire le pastiglie, avvitare la pinza al telaio, collegare il cavetto, centratura e registrazione della distanza delle pastiglie. Tutto compreso, ossia dal momento che abbiamo sganciato il cavetto e rimosso la pinza dal telaio fino al completo rispristino operativo del freno impiegheremo circa 40 minuti. Lavorando con calma e concedendoci un sorso di birra ogni tanto. La prima volta probabilmente qualcosa in più.

Ne vale la pena? Secondo me si, è una operazione che consiglio e che reputo sufficientemente importante da meritare un approfondito articolo. Mi piace che una bici mia o che passa dalle mie mani sia sempre in perfetta efficienza in tutte le sue parti, anche quelle che non si vedono. E mi sento più tranquillo quando in perfetta efficienza è l’impianto frenante.

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COMMENTS

  • claudio

    Bello e molto dettagliato. Le foto sono anche più luminose del solito.
    Mi son deciso ad acquistare gli attrezzi che mi mancano. A gennaio procedo con la manutenzione approfondita.
    Complimenti e grazie ancora.

    • Elessarbicycle

      Grazie Claudio; ma che attrezzi ti mancano? Per le pinze servono attrezzi comuni, nulla di specifico tranne quello per le valvole, ma si rimedia con la pinza.
      Buon lavoro

      Fabio

  • claudio

    Mi manca la dinamometria.
    Ho sempre fatto senza visto il mio parco circolante tutto in acciaio.
    Penso che sia una mancanza che è ora di colmare.

    Ancora grazie.

  • claudio

    Sabato scorso ho seguito scrupolosamente le istruzioni ed ho concluso felicemente la manutenzione di entrambe le pinze.
    Qualche incertezza all’inizio con dubbi sempre dipanati dalle tue dettagliate istruzioni.
    La seconda pinza l’ho fatta senza alcun problema, quasi ad occhi chiusi.
    Grazie.

    • Elessarbicycle

      Ciao Claudio, mi fa piacere ti siano state utili; del resto o scopo è quello.
      Non sono poi dissimili da quello che indica Avid, solo che lì non tutti i passaggi sono chiari. Ma come hai visto, fatta una pinza la prima volta poi diventa una passeggiata.
      Hai fatto bene a fare questa piccola manutenzione, sembra poca roba ma aumenta di parecchio la vita utile del componente.

      Fabio

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