AeroSystem di Redshift Sports

I ragazzi della Redshift Sports non hanno inventato solo l’attacco manubrio ammortizzato che tanto mi è piaciuto: hanno ideato anche l’AeroSystem, immesso sul mercato prima dello ShockStop, che trasforma in due click una bici sportiva in una bici da triathlon o duathlon.

Ma sarebbe riduttivo applicare l’AeroSystem solo a queste discipline. Perché ti permette di assumere una efficace posizione aerodinamica se cerchi velocità; o una confortevole posizione distesa se hai tanti chilometri da fare. Una sola bici che si trasforma, pronta per più usi, e tutto senza mai sacrificare l’efficienza della pedalata potendo mantenere sempre la corretta posizione in sella.

E come riesce a ottenere tutti questi risultati? Grazie a un sistema che integra due elementi: il reggisella Dual Post e le appendici Quick Release Aerobars. Tradotto, un reggisella con pantografo che permette di avanzare o arretrare la sella senza nemmeno smettere di pedalare; e una coppia di appendici da crono con infinite possibilità di regolazione e che rimuovi in un attimo grazie al sistema di aggancio a Quick release.

Il tutto con l’ottima qualità costruttiva a cui ci ha abituato la factory di Philapdelphia. Vediamo in dettaglio, partendo dal reggisella.

Balza subito alla vista il parallelogramma del Dual Position, che è di fatto il cuore del sistema.

Può spostare il sellino avanti e indietro, senza mai scendere di sella o calare il ritmo: giusto il tempo di staccare una mano dal manubrio, spingere da dietro  e via, pronti a pedalare. Nelle immagini in basso le due posizioni, ovviamente senza sellino per non coprire la visuale.

Per riportarlo in avanti basta tirare dalla punta del sellino oppure, come ho fatto spesso, avanzare leggermente sollevandosi dal sellino e spingendo con le terga.

Il pantografo è una idea eccellente, semplice da usare e tenace il giusto per essere manovrato ma senza essere flaccido, tanto da causare improvvisi avanzamenti o arretramenti non voluti. Però ha un limite: spostando la sella da una posizione all’altra questa non resterà in bolla.

Ma Redshift Sports ha trovato la soluzione: una vite posta sul pantografo e con brugola di sicurezza per evitare rotazioni accidentali che permette di variare l’angolo di inclinazione in punta del sellino. Questo sistema consente una regolazione praticamente perfetta, per cui il sellino sarà sempre perfettamente in bolla in ambedue gli assetti di guida.

Basta allentare la piccola brugola posta sul davanti, agire sulla vite posta lateralmente e poi serrare di nuovo la brugola.

Tre le possibili regolazioni: 1, 3 e 5 gradi.

Sul retro abbiamo la scala graduata per il facile riferimento nella regolazione dell’altezza e l’avviso di sicurezza sull’inserimento minimo al telaio

Il sistema di aggancio del sellino è quello standard a doppio binario (non è previsto un attacco Monolink) con la coppia di brugole per poter mettere la sella in bolla. Il pantografo in questo caso intralcia, quindi dobbiamo agire su una vite alla volta, spostare il sellino per portare alla luce l’altra vite e via così fino alla regolazione definitiva. Qualche minuto in più per l’operazione è l’unico fastidio.

Il reggisella è disponibile con stelo in alluminio o in carbonio, mentre il pantografo è sempre in alluminio ma può essere nero o rosso. Il diametro è unico: solo il 27,2 al momento. Però Redshift offre una buona scelta di spessori (shim) per poter usare il reggisella anche su telai con piantone di maggior sezione, con una scala che parte dal 28,6 e termina col 31,8. Tutta la gamma di bici prodotte da vent’anni a questa parte, e anche prima, è coperta. E comunque sono accessori facilmente reperibili sul mercato a pochi spiccioli, ne parlo in questo articolo.

L’offset è di 34mm in posizione aero e di 16mm in posizione road. Misure E e D nell’immagine in basso.

Il peso non è contenuto perché parliamo di 400g nella versione in alluminio e 34o per quella in carbonio. Valori più alti di un normale reggisella, che però non deve fare i conti col peso supplementare del pantografo: ma siccome senza pantografo questo Dual Position sarebbe un semplice reggisella allora l’aggravio è giustificato. E compensato dalla funzionalità.

Ora passiamo a scoprire le Quick Release Aerobars; per praticità ne vedremo una sola, tanto l’altra è uguale nella dotazione.

Tanta roba vero? Si, vista così sembra una cosa complicatissima, ma in realtà l’assemblaggio è alla portata di chiunque. Bastano tre chiavi a brugola o, meglio, una dinamometrica e tre inserti: da 3, 4 e 5mm.

Comunque vi rassicuro subito e vi informo che le prolunghe sono due. Io ho chiesto per il test la versione a S che vedete in foto.

In catalogo anche la versione L.

Tutto alluminio o misto alluminio per la struttura e carbonio per le impugnature. Una struttura molto ben fatta, con la precisione delle lavorazioni meccaniche che mi piace sempre. In basso vediamo la base di appoggio per le braccia, con una fitta foratura per regolare la posizione e ampie fresature di alleggerimento.

Si può notare come i fori esterni siano ovali e inclinati: così è possibile gestire anche l’angolazione degli appoggi. Appoggi che andranno fissati sulle loro staffe, anche qui presenti più fori per poter ampliare o restringere la posizione.

A garantire il comfort sono chiamati i cuscinetti sagomati. Morbidi ma non cedevoli, assicurati saldamente alla base grazie al velcro e lavabili.

Ed ecco il meccanismo Quick Release, che con la sua presenza da il nome a queste prolunghe.

Si innesta sul collarino, che in basso vediamo sia nudo che con lo shim per ridurre il diametro interno.

La tenuta dei quick è sicura, oltre la leva si può agire sul lato opposto con una chiave a brugola da 3; il collarino presenta la scanalatura che ospita l’asse del release, che, abbiamo visto sopra, è mobile: ossia ha delle molle che consentono di alzare l’asse per poterlo inserire sulla base posta sul collarino. Vedremo tutto meglio in un video più avanti.

In basso due esempi di regolazione delle basi di appoggio.

E poi il sistema prima parzialmente montato, senza cuscinetti e prolunghe per esigenze fotografiche…

…e completamente assemblato.

Ma le regolazioni non si fermano a quanto abbiamo già visto: infatti possiamo anche decidere l’altezza degli appoggi, grazie a questi spessori.

Possiamo montarne nessuno, uno o due per ogni lato, sfruttando anche le viti di differenti lunghezza in dotazione.

Mantenendo sempre senza alcun spessore l’appoggio a sinistra delle immagini, un confronto fotografico evidenzia meglio le differenti altezze ottenibili.

Quindi questo AeroSystem si compone del reggisella, che potrà restare sempre sulla bici ed essere usato pedalando in assetto road; con un rapido movimento sposteremo il sellino per favorire il lavoro delle gambe pedalando in assetto aero.

Le prolunghe invece potremo decidere se lasciarle sulla bici oppure rimuoverle velocemente grazie al sistema Quick release, lasciando sulla piega solo i (leggeri) collarini.

Un breve video mostra reggisella e prolunghe in azione.

Un ulteriore vantaggio: i collarini sono disponibili anche come ricambio, solo loro. Significa che con un solo kit Aerobars e una coppia supplementare di collarini potremo equipaggiare una altra bici, abbattendo i costi.

Inoltre è possibile equipaggiare le prolunghe anche con un portaborraccia dedicato e un supporto universale per il ciclocomputer.

Una sola bici e differenti possibilità di allenamento. In configurazione road risalta solo il reggisella col pantografo in vista.

Mentre i collarini scompaiono, piccoli e camuffati sulla piega.

Montando le prolunghe avremo la bici in assetto road lasciando la sella arretrata o in assetto aero avanzandola. In ambedue le posizioni della sella le prolunghe restano comunque sfruttabili, magari anche solo perché abbiamo vento forte contrario o vogliamo riposare un poco.

Bene, fin qui la presentazione, adesso la domanda: servono? Si, e non solo a chi pratica triathlon. Ma per capirne l’utilità è necessaria una breve precisazione.

In estrema sintesi, a seconda dell’assetto in sella si pedala attivando determinate fasce muscolari. Più si pedala agili più si arretra sulla sella, perché si sfrutta l’elasticità del bicipite femorale; più si pedala duri più si avanza, per permettere al quadricipite di dispiegare tutta la sua potenza. Di solito tendiamo a classificare questa ultima posizione come “pedalare sul movimento” ed è ormai retaggio in uso amatoriale solo per chi ha superato gli anta, quando la corona minore era la 42 e i pignoni da 26 una rarità.

Quindi appare ovvio che in piano e usando rapporti veloci abbassarsi a fendere l’aria e poter assumere con un click la corretta posizione delle gambe è un bel vantaggio. Arrivati alla salita un altro click e riavremo la gamba pronta per scendere di corona e salire di pignone.

Pensare che però la possibilità di variare la posizione sia utile solo per chi gareggia è riduttivo: è un vantaggio per tutti, anche per noi ciclisti amatoriali. Si ottiene una posizione più adatta a vincere la resistenza aerodinamica e, la foto in basso lo conferma, meno sacrificata di quella che si avrebbe usando la presa finale, che tra l’altro stanca di più le braccia.

Io poi ho usato i manubri a S, ma anche se non ho provato quelli Redshift conosco bene i supporti a L, molto comodi quando si macinano tanti chilometri. Considerato che le Aerobars QR hanno diverse possibilità di regolazione nonché una dotazione di spessori che permette agli appoggi un montaggio rialzato, ecco che queste appendici diventano fruibili nella rando come nel turismo a lungo raggio. Removibili in pochi secondi, e non è poco.

Lo stesso discorso è applicabile al Dual Post, che può funzionare anche senza le appendici, può cioè tornare utile anche nella pedalata in assetto con la piega spoglia. Qui però il discorso è più particolare, perché bisogna essere ciclisti con una predilezione per la posizione carica sul movimento, ed è il mio caso. Ho trovato un gran giovamento nell’appoggio grazie al sistema Monolink, perché mi consente di essere avanzato senza essere costretto a sfruttare solo la punta della sella. Ho trovato giovamento ancora superiore potendo avanzare alla bisogna tutta la sella col Dual Post. Però, ripeto, questa è una considerazione più personale, meno asettica e universale come dovrebbe essere quella di un test rivolto al pubblico. Dalla sua il Dual Post aumenta il peso complessivo della bici e come detto all’inizio, non posso fargliene una colpa, il sistema a pantografo paga dazio. Vero non è peso in una zona “influente” della bici, come potrebbero essere le ruote: ma sempre peso in più da portarsi dietro è. Quindi al ciclista valutare in base alle proprie esigenze.

Perché quello che ho capito è che l’AeroSystem è nato per gli specialisti del duathlon e triathlon, ma all’atto pratico si rivela adatto a una più vasta schiera di ciclisti; il sistema nel suo complesso o i singoli elementi. Per esempio in questi giorni, a test chiuso quindi, ho rimosso il solo Dual Post (ma non per colpa sua, è che la sella usata per il test non è delle più comode per le mie terga e sono tornato alla mia) lasciando le prolunghe ma con assetto rialzato rispetto a quello visto in foto. Per me che in pianura, terreno che non amo, e in salita, terreno che amo, è abitudine poggiare gli avanbracci sulla piega, poter contare sul morbido appoggio offerto dagli Aerobars è diventata piacevole routine.

Un poco bisogna fare l’abitudine alla diversa sensazione di guida, è vero. Anzitutto non usare MAI le appendici in discesa e in condizioni di traffico intenso, perché il controllo dell’avantreno si fa più delicato e le leve freno sono lontane, troppo lontane. Questo vale per qualunque appendice aerodinamica.

La bici che si è sottoposta a essere equipaggiata, lo avete visto in foto, è stata la mia Rose X-lite team: bici che ha nella sveltezza dell’avantreno una delle sue più entusiasmanti caratteristiche di guida ma che impugnando le appendici diventa troppo nervosa. Una uscita di adattamento è stata necessaria.

Io consiglio, ma anche questa è valutazione che faccio con qualunque appendice aerodinamica da applicare al manubrio, di usare la piega in alluminio e non quella in carbonio. Le appendici esercitano leva, chiedono un serraggio tra i 5 e i 6Nm, quindi uguale più o meno a quello dell’attacco manubrio; però l’attacco manubrio lavora in una zona della piega progettata apposta per accoglierlo, le appendici no. In ogni caso io ho serrato a 6Nm sulla mia Ritchey SuperLogic in carbonio e problemi non ne ho avuti. Ho solo applicato una sottile protezione adesiva perché finito il test non volevo ritrovarmi con la serigrafia segnata dai collarini.

Bene, allora a chi consigliare questo AeroSystem o i suoi componenti singolarmente? Anzitutto agli sportivi, ci mancherebbe. Poter avere due bici in una è un bel vantaggio. E parlo di due bici perché cambiare la posizione in sella mentre si pedala è davvero una gran bella comodità. Sistema completo o solo le appendici, meglio se in versione a L, anche a randonneur impenitenti e turisti macinatori di chilometri, tanto si riesce ad applicare comunque una borsa da manubrio e grazie al supporto universale anche una luce e un ciclocomputer. E quando non necessarie basta rimuoverle, senza perdere poi al successivo rimontaggio alcuna regolazione dell’assetto. Due bici in uno, ottimizzazione dell’assetto in base al tipo di pedalata e rapidità di montaggio/smontaggio. Chissà se i ragazzi della Redshift hanno qualche altro progetto in cantiere, lavorano bene e con cognizione perché sono anzitutto ciclisti e sanno cosa ci serve. Sono sicuro che se inventeranno qualcos’altro non si smentiranno: e io sarò qui a testarlo, statene certi.

Buone pedalate.

Sito ufficiale: www.redshiftsports.com

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Giovanni

    Ciao Fabio, come si fà a stabile la giusta distanza fra le appendici? Dipende dalla larghezza delle spalle o entrano in gioco altri parametri? Comunque pare che l’idea di cui ti parli non era tanto peregrina 🙂 mi hanno dato però una bella idea 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, non devi guardare la distanza tra le appendici quanto quella degli appoggi; è lì che bisogna lavorare per non comprimere la cassa toracica, poi dal gomito al polso le braccia si chiuderanno in modo naturale verso le prolunghe. Questo per chi cerca la penetrazione aerodinamica. Se invece punti al solo appoggio in pianura (perché sono comode, molto più della presa finale) allora basta tenere le spalle in linea.

      Fabio

  • Giovanni

    La distanza più congeniale quindi la dovrei cercare attraverso prove successive, evitando la compressione, o c’è un paramentro o proporzione di cui tenere conto?

    • Elessarbicycle

      A meno di non essere atleti professionisti e comunque di alto livello, per noi semplici pedalatori basta non chiudere troppo le spalle. Poi tutto dipende anche dalla propria conformazione, la posizione da crono è qualcosa di particolare, si lavora caso per caso ma lo si fa solo se il ciclista è, appunto, un professionista. Per noi, ripeto, basta non compromettere la respirazione e assumere una posizione che permetta un sicuro controllo della bici su strada aperta al traffico.

      Fabio

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