Il blog

Questo blog è nato per raccontare una storia d’amore: amore per le bici, amore per un mondo, ma, soprattutto, amore per una bicicletta. La mia Elessar.

Elessar nasce in poco tempo, ma l’idea presente e viva già da molti anni, modificata e affinata pedalando sulle bici più disparate alla ricerca della “bici perfetta”. Non in assoluto perfetta, solo per me, il suo ideatore.

Questo blog intendeva raccontarvi quella storia; poi i commenti, i messaggi, le indicazioni di amici e lettori mi hanno spinto a divagare, affrontando anche altri argomenti, seppur legati dal filo di un mondo sui pedali.

Molte le modifiche affrontate fin qui, il blog ha subito una costante evoluzione grafica per tenere il passo con l’inserimento di nuove rubriche. Fino al salto della barricata, con il passaggio a un dominio proprio e uno spazio di archiviazione più ampio.

Finisce qui? Non lo so. Io preferisco scrivere piuttosto che curare l’involucro. Un libro potrà anche essere rilegato in fine pellame con cifre incise in oro; ma se le parole contenute all’interno sono di poco valore, tutto perde valore.

Da più parti mi giungono esortazioni e consigli, tutto elargito nella convinzione di tutelare i miei interessi; consigli per avere maggiore visibilità, contatti, maggior successo insomma. Esortazioni a convertire poi questo successo in moneta.

Non tanto per un guadagno personale ma per riuscire a ricavare quanto necessario ad affrontare le continue spese che mantenere questo blog e la microfficina (senza la quale anche il blog non sarebbe così ricco, altrimenti come farei per la stesura degli articoli tecnici?) comporta.

Mi mostrano, per spingermi ad adeguarmi, esempi di casi di successo in rete, e vedo che tutti sono accumunati da due fattori: la brevità e la superficialità.

Che la brevità sia una regola sacra della rete mi è notorio da tempo, da quando collaboravo a diverse testate giornalistiche online; la superficialità è un male sempre presente.

Eppure io, che a questi inviolabili totem presto poco ascolto, credo che una altra via esiste: scrivere (e bene) usando lo spazio necessario e garantendo un buon livello di conoscenza.  Qual è lo spazio necessario? Esattamente quello che serve. Supero la fatidica soglia delle 5000 battute? Poco importa.

Se un articolo è interessante, se l’argomento lo richiede e se ho bisogno del doppio delle battute per consentire a chiunque di avere piena e totale comprensione di quella materia, io utilizzerò il preciso numero di battute che mi garantirà il risultato.

Perché da sempre sono convinto, diversamente da quanto sostenevano tanti miei (ex)direttori, che i lettori sono ben più intelligenti di quello che loro, i direttori, credono; e il mio rispetto nei confronti di chi mi legge mi impone il massimo impegno.

Se un lettore ha interesse per quell’argomento non baderà alla lunghezza ma al contenuto: se sarò riuscito a fornirgli tutto ciò che cerca avrò fatto un buon lavoro, quante saranno state le battute utilizzate.

Il rispetto che ho per chi legge mi impone oltre l’impegno anche la correttezza. Chi impiega il proprio tempo a dedicarmi la sua attenzione merita altrettanto da parte mia. Correttezza e attenzioni che si traducono nella ricerca del massimo rigore nella stesura degli articoli più tecnici e uguale rigore negli articoli scritti per “svago”, dove il dato tecnico è spesso assente se non del tutto bandito; ma non l’impegno a offrire una lettura piacevole, priva di errori, dallo stile curato. Nulla di visibile, ed è qui che sta la vera difficoltà per chi scrive: il lavoro che c’è in ogni stesura deve essere invisibile, scomparire tra le parole. L’articolo scorrere fluido, lasciandosi leggere fino alla fine senza pause, con la curiosità di scoprire ogni nuova frase dove condurrà.

So quanto suoni pretenzioso, in fin dei conti non dimentico che questo è un blog di biciclettine. Ma non per questo intendo svilirlo, trascurandolo e trascurando chi legge.

Avrei potuto creare un blog più generalista, fare come tanti che si limitano al “copia e incolla” di qualunque cosa trovano in rete e accumulano accessi che poi barattano in pubblicità.

Oppure seguire la strada della ricerca della qualità, poco importa se il blog è di nicchia o di larga diffusione. Una strada che sale infinita, la vetta nascosta e mai raggiungibile: perché se ti senti in cima allora davanti a te resta solo la discesa.

Solo il tempo potrà indicarmi se la mia rotta è giusta o mi condurrà a perdermi nell’oceano senza fine della rete. Solo il vostro costante supporto potrà essere la bussola a me necessaria: perché questo blog è mio di nome, di fatto è di voi che lo leggete.

Fabio

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