A volte sono indifendibili…

Tempo di lettura: 5 minuti

Su queste pagine ho sovente preso le difese dei negozi/meccanici di bici contro lo strapotere degli store online.

Vero, io sono tra quelli che acquista molto online ma sapete che è per necessità: semplicemente tante cose che monto sulle bici create in microfficina in negozio non le hanno. E non è possibile ordinarle perché non c’è un distributore italiano.

Vero, i prezzi online sono quasi sempre più bassi e capisco chi di noi i denari se li guadagna con fatica e cerca come può di conciliare bilancio familiare e passione superflua. Perché non ritengo un set di ruote da 1kg un bene necessario.

Vero, esistono persone che sfruttano il negozio fisico per misurare a piacimento le scarpe o il completo o dare una sbirciata (magari chiedendo di fare un giro) a una certa bici e poi corrono a casa a cercare il miglior prezzo online. E questo, bilancio familiare o meno, lo trovo eticamente discutibile.

E’ altrettanto vero che un negozio fisico ha costi fissi che sono assai alti; e se quel giorno vendi solo due camere d’aria hai perso parecchio.

Vero, un negozio fisico non può ottenere gli stessi prezzi dei grandi store online che ordinano a carrettate e per forza il ciclista pagherà di più.

Vero, a fronte di un prezzo superiore potrà però contare sul supporto, l’esperienza, i consigli, la sapienza del negoziante e riuscirà a scegliere quello che per lui è meglio.

Vero, molti negozianti pagano componenti e accessori ai distributori nazionali ben più di quanto lo stesso componente e accessorio costi online. E infatti in tanti hanno smesso di fare magazzino, acquistando anche loro online e puntando a fidelizzare il cliente piuttosto che guadagnare sulla vendita. Insomma, ci sta facendo un favore senza incassare un centesimo nella speranza che in futuro ci rivolgiamo ancora a lui: per acquistare qualcosa su cui ha margine o per la manutenzione della bici.

Vero, spesso un meccanico impiega pochi minuti a risolvere un problema che noi in tre giorni manco abbiamo intuito le cause; ma non dobbiamo uscire dal negozio convinti fosse una sciocchezza: riuscire in pochi minuti dove noi falliamo per giorni significa conoscere il proprio mestiere. E questo va premiato; e pagato il giusto.

Tante verità, potete capire che rendendosi conto delle innumerevoli difficoltà che incontrano i negozianti (e ci aggiungo il trattare con una clientela particolare…) cambia il punto di vista e lo sguardo è benevolo.

Il mio lo è sempre stato. Sono cresciuto nei negozi di bici, ho imparato tanto, ci ho lavorato come meccanico fondendo l’utile (qualche soldo in tasca durante l’università e tanti trucchi) e il dilettevole (qualche soldo in tasca durante l’università e tanti trucchi).

Ancora adesso quando è possibile e c’è qualche novità tecnica interessante mi arriva una telefonata e io vado a toccare con mano. Non come fosse un test di quelli che pubblico, ma aiuta molto a tenermi costantemente aggiornato. Altrimenti sarebbe difficile tenere questo blog e rispondere alle vostre mail.

Vabbè, diciamola tutta: io ho sempre difeso la categoria, convinto che tanti attacchi siano ingiustificati.

Però.

Però persino io, quello assai bendisposto, trovo difficile in certi casi schierarmi in loro favore.

Certo, una minoranza disonesta deve essere presa come tale: ossia una minoranza non rappresentativa dell’intera categoria.

Ma quando tre su tre le sparano grosse, significa il 100% e messa così suona diverso.

E soprattutto mi infastidisce siano i negozi che qui in zona (di vacanza, dove sono) vanno per la maggiore. Vendono tanto (anche perché ci stanno quasi solo loro) quando meriterebbero chiudere.

Troppo drastico? Sospendete il giudizio sino alla fine di questo racconto. Poi valuterete.

Primo negozio, un amico mi chiede di accompagnarlo per aiutarlo nella scelta di un nuovo calzoncino.

Siamo a stagione finita, di estivo è rimasto poco quindi la scelta è giocoforza limitata. Molta roba scarsa, pochi capi decenti, giusto un paio buoni.

Il mio amico chiede qualcosa con fondello in gel da lunghe distanze e il negoziante tira fuori un onesto calzoncino di buona azienda anche se non è di quelle che producono solo abbigliamento da bici. Il prezzo è esorbitante ma subito si corregge al mio sguardo perplesso (non ho una faccia da poker) aggiungendo la formula magica “da scontare”.

E poi rovina tutto per voglia di strafare: questo lo usano i prof (maddechè?) è l’alta gamma di XXX (la più importante azienda di componenti e accessori per bici nonché con sua linea di abbigliamento di eccellente qualità, N.d.r) che per la rob(b)a top(pe) usa questo marchio qui….

E io (che non ho una faccia da poker) ho preferito uscire dal negozio, non prima di avvisare con una occhiata il mio amico di lasciar perdere, per impedirmi: a) sputtanare il negoziante; b) telefonare al responsabile marketing dell’azienda XXX in modo spiegasse lui al negoziante che certe cazzate è pericoloso dirle. Ehm, scusate il tono rude, a volte cedo pure io.

Più modestamente, e anche vigliaccamente forse, prima però ho poggiato in bella vista sul bancone il mio telefono, con a schermo la rubrica con nome e cognome del manager marketing dell’azienda XXX nonché il logo perfettamente evidente…

Uscendo ho pensato di aver scelto la strategia sbagliata: quanti ciclisti acquisteranno qualcosa che non è ciò che gli viene detto perché si fidano del venditore? Vabbè, tornare dentro non è cosa, passiamo al secondo episodio.

Stavolta in mia assenza, l’amico di prima (che nel frattempo è diventato esperto di calzoncini e fondelli, ah ah ah) accompagna lui un altro nostro comune amico, sempre per l’acquisto di un calzoncino ma in negozio differente.

Del resto già avevo preavvisato che io in quel negozio mi rifiuto di metterci piede. Ricordo ancora quando anni fa bucai varie volte nella stessa uscita e prima di rientrare a casa deviai per rifornirmi di qualche camera d’aria, avevo finito la mia scorta. Entrai con bici da corsa al seguito e chiesi un paio di camere da 23.

Risposta gelida accompagnata da sdegnata occhiata dall’alto in basso: le ruote da 23 non esistono…

Ok; ammetto di essere stato frettoloso limitandomi al solo spessore: credevo che star lì a chiedere mentre mantenevo una bici da corsa avrebbe reso intuitiva la mia necessità. E poi ero reduce da quasi 150km a pedalare con contorno di tre bucature e oltre 30 gradi: suvvia, un poco di comprensione! No eh? D’accordo.

E così non ne ebbi nemmeno io, sciorinando a memoria non solo misura francese ma anche la Etrto e quella in pollici, aggiungendo per buona creanza in tutte e tre le scale anche le 700×19 e 700×21, visto che la camere hanno un range.

Quando voglio so come rendermi simpatico…

Insomma, la mia assenza dalla spedizione era giustificata.

Al rientro passaggio da casa mia dei ciclisti per caffè, chiacchiere, sfottò di rito e visione del calzoncino. In un momento di distrazione, mentre recepisco gli ordini che quotidianamente mi impartisce mia figlia, colgo un brandello di conversazione sussurrata “non dirgli la cosa del fondello in gel”.

Ma io sono un noto trifolatore e, anche per darmi un contegno dopo essermi mostrato del tutto succube a ogni volontà dalla figliola, con tono imperioso: “cos’è che non dovete dirmi del gel?”

Attimo di imbarazzo, forse temendo che conoscere la verità mi avrebbe fatto partire alla volta del negozio per raderlo al suolo: “no beh, ha detto che i fondelli in gel non esistono, non li fa nessuno…”.

Si, avrebbe meritato essere spianato. Non l’ho fatto e ho sbagliato ancora una volta. Pensando al ciclista di turno che si ritrova il fondello in schiuma fidandosi del venditore. Non si fa.

L’apoteosi è stata il terzo episodio, che ha coinvolto solo me.

Altro negozio ancora, uno che ricordavo era solito avere prezzi umani. Volevo vedere se c’era una guarnitura; non per me, per un amico e speravo di dargli la buona notizia di averla trovata a una cifra decente.

Salve, avete una Shimano Fc-6800, 50/34 e movimento BBr60, passo inglese?

Ora pure tu, caro negoziante, fai due più due: ti entra uno che ti chiede la disponibilità senza darti il nome ma direttamente il codice; ha l’accortezza di indicarti il codice anche del movimento nonché il passo, vuoi pensare che forse un paio di libri li ha letti in vita sua?

No, troppo complicato. E vabbè.

Mi rivolge sguardo sornione, ammicca e si dirige verso il retro del negozio. Prima di varcare la soglia gira il capo sopra la spalla per lanciarmi una altra occhiata.

E qui, scusate, ammetto di essermi preoccupato: cioè, tutte ste occhiate ammiccanti, insomma, io sono della vecchia guardia, a me piace l’altra metà del cielo e di seguirlo nel retro del negozio non ci ho pensato proprio. Anzi, ho valutato a che distanza fosse l’uscita…

Ma no, niente di tutto questo: era andato a prendere la sua chicca.

Torna e mi poggia sul banco una sfavillante, udite udite, Shimano Sora 9v; serie 3500 vi aggiungo io.

Scusi, ma questa che roba è?

Ah, questa è molto meglio, è l’ultimo modello di Shimano: vedi, ha pure le corone che puoi sostituire, così quando si consumano non devi cambiare tutto…

Indeciso se dar fuoco al negozio o solo a lui, salvando bici innocenti che ci sarebbero andate per lo mezzo, preferisco stare al gioco.

Accidenti, una cosa raffinata! Le corone che si smontano, wow! Ma costerà tanto, io ho una bici economica, non voglio spendere troppo…

E prima che potesse dirmi il prezzo e io perdere ogni remora e dar fuoco al negozio, ho salutato e guadagnato lesto l’uscita.

Ecco, io sono bendisposto verso i negozi fisici.

Però a volte è davvero impossibile difenderli.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Paolo Mori

    Ah, si vede proprio che stare in vacanza e goderti la bici ti rilassa 😀

  • supu

    Questo articolo mi è piaciuto meno degli altri.
    Ciao
    S.B.
    P.S.: non sono un negoziante nè ho parenti o amici negozianti.

  • Lorenzo Sampietro

    Sono brutti comportamenti quelli che descrivi soprattutto perché sono rivolti a clienti vacanzieri occasionali mi par di capire.

    Molto irritanti e poco professionali d’accordo dover “sopravvivere”in un mercato e in un paese difficile ma così non va bene.

    Non si deve abusare del cliente occasionale di passaggio che tanto chi lo rivede più

    Trovato il giusto meccanico poi diventa un rapporto di fiducia che si cosolida con il tempo, paga sia il cliente che il negoziante

  • xtanatos

    Purtroppo mi trova d’accordo con te Fabio: ormai è sempre più difficile trovare negozi che abbiano la competenza e la passione di servire i clienti. Fortunatamente ci sono anche negozi che lavorano onestamente e che spingono molto a fidelizzare il cliente puntando sulla manutenzione. Personalmente per la manutenzione della MTB (sospensioni e tagliandi vari) mi rivolgo ad un piccolo negozio in provincia di Milano il cui proprietario è un ragazzo che ha trasformato la sua passione in un lavoro vero: lui stesso in una delle nostre chiacchierate mi ha detto che ormai si vive sulla manutenzione più che sulle vendita delle parti dato che on-line i prezzi sono imbattibili. Così come fanno arrabbiare i negozi che ti dicono che non esisto i fondelli in gel fa piacere trovare un negozio che per centrare la ruota mi ha chiesto 10€.
    Così come per l’informatica il continuo cambiamento e la quantità di varianti non permette di avere nessun tipo di magazzino.

  • Elessarbicycle

    Rispondo in unico post, in ordine cronologico

    Hai ragione Paolo, mi rilassa. La prova è che ho il tempo per queste chiacchierate, come non accadeva da molti mesi 😀

    Per supu; che un mio scritto non piaccia è nell’ordine delle cose. Forse però hai frainteso e forse sei capitato da poco su questo strano blog. Lo intuisco, ma posso sbagliare, dal tuo post scriptum. Superfluo per chi mi legge spesso, che sa perfettamente come qui l’ambiente sia diverso dal resto della rete. Qui ognuno è libero di esprimere ciò che pensa, senza filtri e censure (non c’è moderazione preventiva). L’unica regola inviolabile è offendere gli altri lettori. In questo caso, rarissimo (una o due volte in quasi cinque anni) ho cancellato senza remore.
    Lo intuisco anche dal fatto che spesso, anzi sempre, mi sono schierato a difesa dei negozianti, in diversi articoli qui pubblicati (tempo addietro e quindi è facile non li abbia letti). Proprio perché ne conosco le difficoltà. E per questo mi fa rabbia che una minoranza, perché ho parlato di minoranza nel testo, metta in cattiva luce una intera categoria.
    Categoria di cui ho stima e affetto. Appena il tempo me lo consente non esito a deviare dai miei giri per far visita a questo o quello, scambiare opinione, ascoltare i racconti dei tempi che furono, caffè e poi casco in testa e di nuovo in strada. Conscio che ho speso bene il mio tempo.

    Per Lorenzo; l’andazzo in questa zona dell’agro pontino è questa, purtroppo. Non solo coi clienti occasionali. Rovinando la reputazione anche a chi ha provato a fare della propria passione un mestiere. Più di un bravo ragazzo alla fine ha chiuso, perché tutti preferivano andare da questi grossi nomi, inforcare la bici di gran marca e fa nulla se poi sono stati, a essere modesti, buggerati.
    Vale quanto detto sopra a supu: la mia rabbia è che mettono in cattiva luce tutta la categoria.

    Per Massi; io invece sono quasi d’accordo con te. Perché i negozi e i meccanici onesti sono più di quelli che si pensa. Ma a far più rumore sono sempre i pochi cialtroni. A parte questo, condivido in toto. Soprattutto parlando di meccanici: trovato quello bravo e appassionato non bisogna farselo sfuggire (ovviamente per chi non ama far da sé), è bene osservarlo mentre lavora perché si impara tanto e al momento della fattura è cosa buona portare anche due caffè.

    Fabio

  • Giovanni

    Lavoro nel settore artigianale e le difficoltà di fare azienda e sopratutto di tenere in piedi la propria attività le conosco bene. Ho,però, sperimentato sulla mia pelle quanto siano vere le parole di Fabio. La ragione credo stia nel fatto che ci sono “imprenditori” che aprono attività non per passioni ma per business cercando magari di cogliere l’onda giusta del mercato. Fabio lo sa che è da un po’ che gli pongo domande tecniche perché ho deciso di imparare da solo a mettere in ordine la bici stanco delle situazioni da lui descritte. Spesso quella sparuta minoranza di negozi è gestita da chi ha un’occupazione fissa principale ed ha aperto a nome della moglie il negozio con le ovvie considerazioni di cui sopra. Secondo me l’onestà paga sempre, se un prodotto non è disponibile in negozio basta rassicurare il cliente che lo si può avere in tempi brevissimi fornendo magari un”adeguata consulenza alle esigenze esposte. Al 90% il cliente acconsentira’ riconoscendo la professionalità. Alle volte basterebbe ascoltarlo il cliente prima. Giovanni

    • Elessarbicycle

      Eh già, ne abbiamo parlato spesso io e te.
      Sempre convinti che alla fine l’onestà paghi. Poi vedi questi che a sera contano le carriole di soldi e qualche domanda te la poni…

      Fabio

  • Lorenzo

    Concordo con quest’articolo, e mi rivedo in molte tue parole specialmente quando ero un novizio della bici e i vari meccanici/negozi si divertivano a spillarmi soldi, fortunatamente oggi il 99,9% dei lavori ordinari e straordinari sulla bici me li faccio da solo, lo 0,1% invece sono lavori cui mi devo per forza rivolgere al meccanico, infatti circa un mese fa ci sono andato per farmi tagliare una forcella e installare il ragno, entro, lui sta al computer, dopo un pò mi dedica uno sguardo e mi dice: “mi dica” io gli dico cosa dovevo fare e lui mi replica: “Ha un appuntamento?” Appuntamento? E dentro di me pensavo: e da quando si deve prendere appuntamento per farsi fare un lavoro dal meccanico ciclista? E lui continua: “sa noi lavoriamo su appuntamento, se ha fretta può rivolgersi a quest’altra officina (mi porge senza vergogna un biglietto da visita) che lavora sul momento, se no mi lascia tutto e quando ho 5 minuti gliela faccio anche perché tra un quarto d’ora ho un appuntamento con un cliente”. Premesso che la forcella aveva già la misura del taglio e gli avevo già fornito ragno, per cui non poteva farmi un lavoro di 5 minuti perché aveva un cliente tra un quarto d’ora, forse sono io fuori dal mondo. Buh, un saluto.

    • Elessarbicycle

      Mah, posso capire che presentarsi in negozio col telaio nudo e farselo montare subito non sia corretto.
      Un taglio, veramente 5 minuti, se non hai la coda di gente in attesa lo fai e via. Ti stai facendo un cliente, che poi racconterà quanto sei stato bravo e disponibile ecc.
      Evidentemente frega poco. Secca, almeno a me, che tanti bravi ragazzi seri e volenterosi chiudono; questi invece prosperano.
      Inizio a pensare che lavorare bene forse non paga…

      Fabio

      ps nemmeno io ti chiedo appuntamento per tagliare una forca…

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