500.000!

Eh già, il blog è arrivato a mezzo milione di visite, anzi mentre scrivo le ha già superate. Un numero notevole, perché non si riferisce alle visite dalla nascita del blog ad oggi ma solo a quelle degli ultimi undici mesi, ossia da quando è partita la nuova versione e il contatore ha iniziato il suo lavoro.

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Considerato che questo è un blog, di nicchia per gli argomenti trattati, e non un quotidiano nazionale il dato è buono. Se penso che quando lo aprii mi auguravo di chiudere il suo primo anno di vita con almeno un migliaio di visite mi viene da sorridere.

Invece le visite sono state molte di più, cresciute di pari passo coi contenuti; al momento sono pubblicati 275 articoli e oltre 6000 immagini. Uno sforzo produttivo che ha dato i suoi frutti.

Ma anche uno sforzo che ultimamente mi sta facendo vorticare in un circolo vizioso. Il blog cresce e per crescere ha bisogno di contenuti all’altezza; per crearli ci vogliono molto tempo e buone risorse; tempo e risorse che per ovvie ragioni devo sottrarre alle bici.

Però, e qui sta il circolo vizioso, se sottraggo tempo e risorse alle bici mi trovo senza materiale per gli articoli, e senza articoli il blog non cresce. Ma se mi dedico alle bici non ho tempo da dedicare al blog. Complicato eh?

Vi spiego meglio. Sul blog pubblico solo una parte di ciò che faccio intorno alle bici. Perché alcune operazioni sono già descritte (una serie sterzo quella è: fatta vedere una volta basta così); perché alcuni lavori preferisco non mostrarli, sono procedure particolari indicate solo per quel dato componente e il timore che qualcuno possa essere troppo frettoloso nel leggere e credere di poterlo replicare per qualunque componente analogo è in me sempre presente. Tanto poi mi scrivete in privato e sapete che la risposta specifica ve la fornisco sempre, se la conosco.

Ma più di tutto mi frena la necessità di scattare le immagini. Delle oltre seimila presenti sul blog solo una cinquantina, forse meno, sono prelevate dalla rete e di queste la maggior parte non sono tecniche ma solo per “far vetrina” come quella che pubblicizza questo articolo in home page.

Non sono attrezzato né capace di usare la luce artificiale, come fotografo i miei limiti sono evidenti; ho necessità di sfruttare la luce naturale e questo significa lavorare alle bici solo in alcune ore della giornata. Che però sono anche le ore in cui devo lavorare per la zuppa e quindi una operazione che senza dover scattare foto svolgerei in mezz’ora diventa una impresa che richiede giorni. Sia perché devo trovare quelli liberi, in quelli liberi il cielo non deve essere plumbeo e sia perché quando devi anche fotografare, da solo, i tempi di lavorazione si dilatano oltre misura. D’accordo cavalletto e autoscatto, ma sapeste quante volte ho riversato le immagini sul pc e quelle foto che sembravano buone nell’anteprima fornita dalla macchina una volta aperte a schermo intero erano inguardabili. Rismonta mezza bici, riscatta, ricontrolla: tanti prefissi “ri” significa tanto tempo in più.

Avessi qualcuno che si occupa di scattare mentre lavoro sarebbe un aiuto importante, ma anche se ho diversi amici bravi, uno in particolare è un artista, non posso chiedere la totale disponibilità in base ai miei orari. In effetti tutto il blog è autarchico, tranne per il fondamentale apporto di Antonello. Anzi, senza di lui non ci sarebbe proprio il blog come lo conoscete ora, sarei ancora sulla vecchia piattaforma gratuita. Che era semplicissima da usare per me ma limitata, tanto limitata.

Solo chi sta da questa parte della tastiera sa cosa significa gestire un blog o un sito. In rete se ne trovano tanti che, diciamolo, propongono contenuti banali. Ma a guardarli sono proprio carini. E indagando scopri che hanno qualcuno che si occupa della gestione tecnica, chi provvede solo alle foto e chi solo ai video (io, da solo, che video faccio? I video-selfie? E poi manco so montarli…) chi gestisce solo Seo e Sem (che io proprio non so nemmeno usare), chi è abilissimo nell’uso dei social e li inonda di anteprime e lanci e così via. Ti accorgi che per produrre articoli che sono graziosi da vedere ma non da leggere ci sono almeno una decina di persone dietro, ognuna con specifiche competenze. Siamo ben lontani dal blogger tuttofare di cui vi raccontai.

E poi c’è il mio vecchio cruccio: la miopia di case e distributori italiani. Per crescere nei contenuti un blog come questo ha bisogno del supporto di produce o distribuisce bici e componenti. Ma la collaborazione in Italia è concetto poco conosciuto. Non comprendono il concetto di visibilità, concepiscono solo quello di pubblicità. Se gli parli di inserire un banner ne discutono (ma io per ora è passo che non vorrei compiere) oppure intendono gli articoli solo come pubblicità occulta. Materiale inviato da loro, articoli prodotti dagli uffici stampa e recensioni solo positive, altrimenti nisba. Sorvoliamo che molti, anche interessati a inviare materiale senza fini pubblicitari, quando sentono che devono spedire a Napoli spariscono. Vabbè.

Non comprendono che tutti noi prima di acquistare ormai ci colleghiamo alla rete e cerchiamo le opinioni di chi quelle bici o quei componenti usa: non le cartelle stampa della case.

Con gli stranieri è tutta una altra cosa, prendiamo ad esempio la recensione della luce stop Sigma. Ho fatto richiesta all’ufficio stampa alle otto di sera, dopo dodici ore ho trovato la risposta nella mia casella di posta in cui mi si chiedeva il colore scelto, quarantotto ore dopo la luce era sulla mia scrivania. D’accordo direte, si tratta di un oggetto di poco valore. Sicuramente, ma quando ho scritto per avvisare dell’avvenuta consegna mi è stato risposto “Se hai bisogno di altro, fammelo sapere”.

C’è un grosso negozio di bici che distribuisce marchi del tutto assenti in Europa che vorrebbe inviarmi una bici completa per un test, chiedendo solo in cambio di scrivere che è stato lui, anzi lei (la titolare, donna) a inviarmela. Un negozio a 9000 km in linea d’aria da qui, in una nazione dove oltre ovviamente la lingua anche l’alfabeto è diverso. E la cui titolare segue questo blog, lo apprezza malgrado gli strafalcioni dei traduttori automatici e io sto impazzendo per capire come far arrivare questa bici a costi ragionevoli e senza dover pagare dazi doganali.

Capirete che è paradossale trovare, anzi ricevere perché non sono stato io cercarla ma il contrario, il massimo supporto da chi otterrebbe alla fine ben poco vantaggio (lingua diversa, bici non importata) e il quasi deserto in patria.

Mentre ero alle prese con problemi vari cercando soluzioni per questo blog è arrivata pure la mazzata del furto di Elessar. Non che se fosse avvenuto in un altro momento sarebbe stato meglio, ma effettivamente è vero che i guai non vengono mai da soli.

Il sempre vulcanico Antonello si è lanciato in varie proposte per finanziare una nuova Elessar, dalla sottoscrizione al crowdfunding. Amico mio apprezzo, ma non è cosa.

Io però ho avuto una idea, vedremo se riuscirò a seguirla. Ho chiesto al buon amico Claudio, che di professione è grafico, di creare un logo per il blog. In realtà il logo glielo chiesi mesi fa, lo scopo era girarlo ad Antonello e con quello creare delle magliette ad alta visibilità (nel senso di logo riflettente, per la sicurezza in bici) che poi avrebbe venduto sul sito Zona30, per me non avevo chiesto royalties, ci mancherebbe. A proposito, un articolo su Zona30 è in coda da mesi, se solo Antonello si decidesse a fornirmi le informazioni che mi servono…

Bene, pensavo di creare queste magliette, Claudio mi ha inviato l’altro giorno il file vettoriale del logo (non so che significa, io riporto…), io l’ho girato ad Antonello che dorme al solito suo e ne volevamo tirar fuori delle magliette da vendere qui sul blog o sul sito Zona30 e il cui ricavato andrà sia per la gestione del blog che, se possibile, per una nuova Elessar.

Nuova Elessar sulla quale sono ovviamente già al lavoro, almeno sul progetto. Che prevede una bici in acciaio, saldata a congiunzioni e il telaio affidato alle sapienti mani di Antonio Taverna. Il quale, poverino, mi ha scritto l’altro giorno “Fabio, non ci sto capendo più niente”. Già, perché al solito mio l’idea di un prodotto preconfezionato proprio non mi attira. Io vedo già la bici, qui davanti a me come fosse montata e pronta ad accompagnarmi. Ma le mie idee non sono proprio ortodosse e si scontrano con la difficoltà delle congiunzioni che, diversamente da un telaio saldato silver fillet brazing, impongono angoli e misure visto che si tratta di componenti microfusi e, per quanto la varietà sia ampia, non può certo coprire ogni esigenza.

Se tutto andrà come dico e spero, non è detto che dalla nuova Elessar non nasca una piccola serie di bici; non uguali, telai e allestimenti personalizzati da decidere insieme al ciclista. E’ una idea che ci frulla da tempo in testa, ma che si scontra con leggi e burocrazia, unite indefesse per stroncare ogni velleità creativa. Vedremo.

Per ora mi godo il numero che si aggiorna in home page, è comunque una soddisfazione. Che posso celebrare solo grazie a voi, perché se non ci foste non ci sarebbe nemmeno il blog.

COMMENTS

  • Francesco

    I finti test all’estero (parlo di quelli in lingua inglese) non mancano , però i distributori non guardano solo a quei siti ma a tutti per le recensioni.
    Sono molto incuriosito dalla trasmissione che monterai su Elessar 2, proprio ora campagnolo ha presentato la serie Potenza con un pacco pingoni fino al 32.

  • Se fossimo solo un po’ più vicini le foto te le farei io molto volentieri…

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