42 km in 8 ore…

L’altro giorno chiacchieravo al telefono con Alfonso Cantafora, che avete imparato a conoscere su queste pagine perché è il creatore di BacMilano.

Parlavamo di bici, diversamente da come sarebbe normale tra maschi adulti che dovrebbero invece occuparsi di ben altre bellezze. Ma che dire, un ciclista non sarà mai un adulto, quindi…

Tra una cosa e l’altra il discorso è caduto sui test che ho in lavorazione: “Ah, ma allora Fabio sarai in forma perfetta con tutte queste uscite”.

“No Alfonso, al contrario: sono stanchissimo e sto prendendo peso”.

Già, sembra strano vero? Esco praticamente quasi ogni giorno, appena posso dedico addirittura tutte le ore di luce disponibili e in alcuni casi anche quelle di buio.

Eppure nisba, forma fisica che cala e maniglie dell’amore che fanno capolino. Come mai?

La risposta è parzialmente contenuta nel titolo.

Sono andato a rovistare sui miei notes e ho trovato il record personale: appena 42 km in poco più di 8 ore.

Sono andato così piano? Per niente, la ragione è la metodologia dei test.

Che prevedono diverse prove e i lunghi, ossia uscite passate solo a pedalare, rappresentano solo uno dei test che svolgo e raramente sono più di quattro o cinque.

Il grosso del lavoro lo svolgi su tratti limitati di strada, dove passi e ripassi, provi e riprovi sempre la stessa manovra: alzando ogni volta l’asticella.

Ho detto spesso che durante le prove su strada è fondamentale eliminare ogni possibile variabile. Tutte è utopistico, bastano vento più forte, umido o temperature più basse che le condizioni del manto stradale cambiano.

Però è necessario limitare al massimo le influenze. Così, per fare un esempio, nello scoprire la velocità di ingresso in curva e tenuta in traiettoria percorro quella curva decine di volte. Sempre la stessa, aumentando gradualmente la velocità finché non arrivo al limite mio e del componente in prova.

Se lo facessi durante un lungo, con curve tutte diverse, non avrei la costanza dei dati che invece mi permettono di scrivere con buona certezza le risultanze di un test.

Quindi arrivo sul posto, rincorsa, curva, frenata; si torna indietro, si parte da poco più lontano per avere più velocità, curva, frenata; si torna indietro, si allontana ancor più la partenza per aumentare la velocità, curva, frenata: e si va avanti così anche per due ore, sempre e solo sulla stessa curva e sullo stesso pezzetto di strada.

Ovvio che alla fine della giornata il responso chilometrico è ridicolo in rapporto alle ore passate in compagnia della bici. Ma sono ore, appunto, in compagnia della bici e non tutte sulla bici.

Sono uscite che massacrano il fisico, non si è mai ben caldi come si vorrebbe, soste e partenze spezzano, viene una fame boia: insomma, sono esattamente il contrario di un buon allenamento. Anzi, sono proprio il contrario di qualunque allenamento.

Ma sono uscite fondamentali, senza queste manovre non avrei elementi da offrirvi affinché possiate conoscere, senza sorprese, ciò che ho deciso di recensire.

Chi è all’oscuro di queste metodologie mi invidia: “Eh, sai come ti diverti, ti metti in bici ed esci con cose sempre nuove…”.

Non è proprio così come vedete. A divertirmi mi diverto, altrimenti non lo farei. E’ però un divertimento diverso, direi più la soddisfazione di fare per bene un lavoro.

Quando arriva il fatidico momento di premere il pulsantino “Pubblica”, posso farlo nella assoluta certezza di non aver tralasciato alcunché. E se errore di valutazione c’è, perché è sempre possibile, sono sicuro che ho fatto tutto il possibile per evitarlo.

Del resto la conferma mi arriva proprio da voi, che provando a vostra volta le stesse cose che ho recensito, ne traete uguali risultati.

Divertimento a parte, resta un lavoro faticoso. Potrei evitarmelo, scrivere “di mestiere”: tanto chi lo saprebbe mai se sono uscito per davvero. Avrebbe senso? Per me no, perché questo blog non è qui perché deve esserci: è qui perché voglio ci sia.

Non ho obblighi verso nessuno, non mi serve creare, come ho visto, una tabella di rilevamenti da un semplice foglio Excel, senza aver mai lasciato la scrivania.

Certo, come ho scritto pochi giorni fa mi piacerebbe avere più tempo e smettere di trascurare altre cose. Soprattutto trascurare la mia amata microfficina. Che è anche importante perché mi permette di ricaricare le batterie, sgombrare la mente.

Anzi, sapete che faccio adesso? Tiro giù dai ganci il telaio Soma Wolverine e inizio a montarlo.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Damiano

    Bello questo dietro le quinte!! In effetti il gran lavoro che non vediamo è molto e complesso, a noi arrivano i frutti, interessanti e molto utili. Ma alle volte è bene ricordarci tutta la fatica, il rigore ed il metodo che devi applicare per poter schiacciare quel pulsantino “Pubblica”…

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, è da qualche settimana che cerco di raccontarvi anche la vita da questa parte della tastiera.
      In tanti mi scrivete per chiedere consiglio su come metter su un blog, quanto costa, che impegno ci vuole ecc.
      Io non ho ricette valide, però aprendo piccoli spiragli posso far conoscere cosa c’è dietro. E, forse, è interessante anche per gli altri, che così sanno come il nostro blog funziona.

      Fabio

  • Il Soma Wolverine appeso…..?
    Subito a montarlo perbacco 🙂

  • marko

    Buon lavoro!
    🙂

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